Il Vietnam vuole soffiare alla Cina il primato della delocalizzazione in Asia

Vietnam prepares for supply chain shift from China
(Financial Times, 28 dicembre 2020)

Quando l’amministrazione Trump ha iniziato due anni fa a imporre dazi sui beni cinesi, il Vietnam sembrava già pronto a trarre qualche beneficio dal desiderio di molte aziende di diversificare la propria presenza in Asia, lontano dalla principale sede produttiva cinese.

Gli affaristi veterani di quell’area amano paragonare l’economia in crescita e il clima imprenditoriale esuberante del Vietnam a quello della Thailandia inizio anni ’80, o anche alla Cina di vent’anni fa, quando il settore manifatturiero era in piena ascesa. Ora gli esperti guardano con fiducia alla consolidata esperienza vietnamita nella realizzazione di prodotti secondo standard globali e ad una rete sempre più ampia di accordi di libero scambio, anche con l’UE e il Regno Unito.

Il covid e la chiusura del Vietnam alla maggior parte dei viaggiatori internazionali hanno fatto calare lievemente l’entusiasmo, ma secondo gli analisti la pandemia ha anche imposto alle imprese l’obbligo di diversificare le proprie catene di approvvigionamento a distanza di sicurezza dalla Cina, dove la crisi ha colpito per prima.

“Le aziende pensavano di rifarsi a una filiera globale, invece il covid gli ha dimostrato come la filiera fosse solo cinese“, sostiene Michael Kokalari, capo economista di VinaCapital a Ho Chi Minh City. “Lo spostamento di imprese dalla Cina al Vietnam è appena iniziato e il prossimo anno assisteremo a un’accelerazione”.

Un esempio degno di nota è quello di Apple, nota per la sua enorme base manifatturiera cinese. Durante il secondo trimestre di quest’anno, l’azienda ha iniziato a produrre alcuni dei suoi auricolari wireless in Vietnam mentre la maggior parte del mondo era sotto lockdown. I nuovi arrivati devono però ancora affrontare le sfide che il paese pone come destinazione manifatturiera.

Il mercato del lavoro vietnamita non è però così articolato come quello cinese. L’industria è affamata di spazio, soprattutto nel sud del Paese attorno a Ho Chi Minh, dove ha sede la maggior parte delle fabbriche di abbigliamento, mobili e altri prodotti d’esportazione. L’aeroporto internazionale Tan Son Nhat della città da tempo opera ben oltre le sue capacità (un nuovo aeroporto è in costruzione, ma dovrebbe essere pronto solo nel 2025).

Soprattutto, molti dei componenti utilizzati per fabbricare prodotti di alto valore in Vietnam, dai microchip agli smartphone, provengono ancora da Cina, Corea del Sud, Taiwan e vengono trasportati lì per l’assemblaggio. La base di approvvigionamento locale del Vietnam non può competere con quella della Cina.

“Quando le aziende si trasferiscono in Vietnam, molte di loro devono ancora fare affidamento su filiere cinesi”, afferma Nguyen Phuong Linh, direttore associato della società di consulenza Control Risks. “E il Vietnam non è ancora pronto per il cambiamento. Le infrastrutture non sono pronte, la logistica deve essere migliorata e la manodopera non è più così a buon mercato rispetto ai Paesi vicini”.

Al contempo esplodono gli attriti commerciali con gli Stati Uniti, un altro aspetto negativo del successo delle esportazioni del Vietnam. Sullo sfondo di un crescente deficit commerciale degli USA con la nazione asiatica, Robert Lighthizer, rappresentante commerciale dell’amministrazione uscente, ha recentemente avviato un’indagine per verificare se le autorità vietnamite siano “manipolatori di valuta”. Gli accusati naturalmente negano.

Sebbene non sia ancora chiaro come l’arrivo dell’amministrazione Biden influenzerà l’indagine, Washington ha utilizzato lo stesso meccanismo per imporre dazi sulle esportazioni cinesi, iniziando così la famigerata guerra commerciale.

Il mercato vietnamita sembra comunque pronto ad adattarsi alle difficoltà, anche nel bel mezzo di una pandemia. Novità sono in arrivo: per esempio GLP, il più grande operatore di attività magazziniere in Asia, vuole incrementare le proprie attività ad Hanoi e Ho Chi Minh con una previsione di investimento di un miliardo e mezzo di dollari in tre anni.

Dunque le basi commerciali del Paese restano solide. Nonostante la pandemia, gli investimenti diretti esteri sono diminuiti solo del 2% nell’anno fino a novembre, a 17,2 miliardi di dollari. L’economia vietnamita è sulla buona strada per crescere del 2,4% quest’anno, mentre per il 2021 il governo punta al 6,5%.

Gli analisti affermano che le multinazionali hanno effettivamente iniziato a spostare le filiere in Vietnam, un fenomeno che potrebbe portare il Paese a diventare un serio rivale commerciale del gigante cinese. “Ora finalmente si cominciano concretamente a creare catene di approvvigionamento anche da queste parti”, ha concluso Kokalari.

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