L’Irlanda ricorda l’aiuto del Sultano durante la Grande carestia

Ireland remembers how 19th century aid from Ottoman sultan changed fate of thousands
(Daily Sabah, 16 febbraio 2020)

Memoriale della Grande carestia a Dublino

Le patate hanno un posto speciale nella cultura irlandese, poiché per secoli la popolazione dell’Isola di Smeraldo ha fatto affidamento su questo tubero come alimento base.

Una carestia durata sette anni, nota come Grande carestia, nel XIX secolo uccise più di un milione di persone e le vicende di quel periodo hanno lasciato profonde cicatrici sulla psiche nazionale.

La carestia in Irlanda, all’epoca sotto il dominio britannico, fu innescata dalla peronospora, malattia causata da un organismo simile a un fungo che intacca le coltivazioni.

Il più grande disastro che l’Irlanda abbia mai sofferto (An Gorta Mór in gaelico) costrinse più di un milione di cittadini a emigrare negli Stati Uniti, ma quelli troppo poveri per partire erano condannati a morire di fame o malattia.

Di fronte alla sofferenza, il filantropo inglese James Hack Tuke annotò che le persone nelle aree più colpite “vivevano, o piuttosto morivano, di fame, mangiando cime di rapa, anguille e alghe, una dieta che nessuno in Inghilterra considererebbe adatta alla bestia peggiore”

L’anno orribile della carestia fu il 1847 (Black ’47), ma proprio in quel momento giunse un aiuto inaspettato da molto lontano.

A migliaia di chilometri di distanza, nella capitale ottomana di Istanbul, il sultano Abdülmecid I fu reso consapevole della tragedia quando il suo dentista, che veniva dall’Irlanda, gli parlò della situazione.

Il sultano mise immediatamente a disposizione 10.000 sterline -poco più di un milione di sterline ai valori attuali- per aiutare il popolo affamato dell’Irlanda. Tuttavia, la regina Vittoria aveva già dato all’Irlanda 2.000 sterline e i suoi consiglieri si rifiutarono perciò di accettare qualsiasi offerta che eccedesse l’aiuto del monarca.

Di fronte al diktat, il sultano Abdülmecid ridusse gli aiuti a mille sterline., pur continuando a sentire il desiderio di fare di più per questa causa umanitaria.

“Era ansioso di fare di più, ed è per questo che ordinò a tre navi di portare cibo, medicine e altri beni di prima necessirtà in Irlanda”, ha ricordato l’ambasciatore turco a Dublino, Levent Murat Burhan, ala Analoud Agency. A suo parere, la storica perazione di sostegno si svolse di nascosto, poiché la marina britannica non avrebbe consentito a nessuna nave straniera di attraccare nella capitale Dublino o Cork.

“Le navi ottomane hanno dovuto viaggiare più a nord e consegnare gli aiuti nel porto di Drogheda”, sostiene Burhan. Le provviste furono consegnate al molo Drogheda sulla costa del fiume Boyne, ed è in quel luogo che la generosità dell’Impero ottomano viene ancora ricordata dalla gente del posto, 173 anni dopo.

I visitatori dei musei di Dublino possono trovare memoriali e informazioni su questo indimenticabile aiuto dei turchi ottomani. Una targa sul muro di un edificio centrale di Drogheda, svelata nel 1995 dal sindaco Alderman Godfrey e dall’ambasciatore turco in Irlanda Taner Baytok, recita, “La grande carestia irlandese del 1847 – In ricordo e riconoscimento della generosità del popolo di Turchia verso il popolo d’Irlanda.”

Durante una visita del 2010 ad Ankara, l’allora presidente irlandese Mary McAleese espresse la gratitudine del popolo irlandese per l’aiuto, dicendo che il popolo di Drogheda aveva “incorporato nel suo stemma i vostri splendidi simboli, la mezzaluna e la stella, ed essi sono ancora lì”.

Si può infatti vedere l’emblematica mezzaluna turca e la stella in tutta la città e, soprattutto, nello stemma della squadra di calcio locale, il Drogheda United.

Oltre alla targa nel centro della città, la mezzaluna e la stella sono incise su pietre e dipinte su un muro.

Ma forse la prova più significativa dell’aiuto e della gratitudine locale per esso proviene da una lettera firmata dai dignitari locali di Drogheda.

Con orgoglio, l’ambasciatore Burhan sfoggia una copia della lettera nella sua stanza ufficiale a Dublino. Essa recita:

“In qualità di nobili, dignitari e persone irlandesi, presentiamo la nostra gratitudine al Sultano ottomano per la sua generosa assistenza durante la disastrosa carestia. È inevitabile chiedere l’assistenza di altri paesi per sbarazzarsi della minaccia di fame e morte.
La risposta generosamente offerta dal Sultano è stata un modello per i Paesi europei. Grazie al suo aiuto, molte persone sono state salvate dalla morte certa. Vi rivolgiamo la nostra gratitudine e preghiamo per il Sultano, affinché il suo Paese non debba affrontare una catastrofe come la nostra”.

Un articolo intitolato Benevolent Sultan, pubblicato da una rivista cattolica, elogiava la generosità di Abdülmecid: “Per la prima volta un sovrano [musulmano], che rappresenta moltissime popolazioni islamiche, ha manifestato spontaneamente simpatia per una nazione cristiana. Possano tali simpatie essere coltivate e conservate tra i seguaci della mezzaluna e della croce!”

Una rivista nazionalista irlandese celebrò l’approccio filantropico del sultano alla carestia irlandese, salutando Abdülmecid come “uomo buono, umano e generoso”.

“Un credente nell’Islam, ha agito nel vero spirito di un seguace di Cristo e ha dato l’esempio che molti cristiani professanti farebbero bene a imitare”.

Anche il leggendario romanziere James Joyce fece riferimento all’aiuto di Abdulmejid nell’Ulysses: “Even the Grand Turk sent us his piasters”, dice uno dei personaggi del libro, criticando la mancanza di aiuti da parte degli inglesi in quei tempi difficili.

L’ambasciatore Burhan ha visitato Drogheda diverse volte, ricevendo sempre un caloroso benvenuto dai politici locali. In effetti, il rispetto e l’amore per i turchi è ancora vivo. Burhan ricorda una corsa podistica di beneficenza con Frank Geoffrey, allora sindaco di Drogheda: “Andò a casa a prendere una bandiera turca per l’occasione”.

Burhan ha anche detto che l’ambasciata sta lavorando a piani per una partita di calcio di beneficenza tra Drogheda United e Trabzonspor, squadra turca della regione del Mar Nero. Avendo gli stessi colori sociali (marrone e blu) i due club si sono gemellati nel 2011, ennesima manifestazione dell’affetto che corre tra il popolo irlandese e quello turco.

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