Italia in svendita (2011-2014)

Proverò a riassumere quanto accaduto negli ultimi due anni alle aziende italiane in materia di cessioni, fallimenti e delocalizzazioni. In internet potete trovare diversi elenchi riferiti agli anni ’90, specialmente al periodo 1992-1998. Uno in particolare, quello stilato da Antonio Venier (autore de Il disastro di una nazione, 1999) è riprodotto in diversi siti: sicuramente il più utile per farsi un’idea, anche se la completezza non può essere garantita a causa della mancanza di «una documentazione, accessibile al pubblico, che fornisca l’elenco completo delle innumerevoli privatizzazioni grandi e piccole, indicandone ricavo effettivo, debiti trasferiti ecc…».  Non solo mancano le informazioni, ma le poche disponibili vengono immediatamente dimenticate. Una congiura del silenzio? Io penserei più che altro alla “confederazione di idioti” di swiftiana memoria, poiché i “professionisti dell’opinione” non hanno nemmeno la percezione del problema. Si limitano a riportare notizie di cessioni e acquisizioni come se fossero operazioni necessarie al funzionamento dell’economia globale. Se però tutti trafiletti venissero messi insieme, forse il quadro risulterebbe meno rassicurante. Questo è infatti quello che ho cercato di fare: stilare l’elenco di vendite che hanno avuto corso dal 2011 a luglio 2014.

ACC. “L’Acc venduta alla cinese Wanbao Group Compressor” (Corriere delle Alpi, 1/7/2014): «Wanbao Group Compressor Co Ltd, con sede a Guangzhou in Cina è il gruppo nuovo proprietario del complesso aziendale di Acc, che occupa 600 addetti nello stabilimento produttivo di Mel (Belluno) e negli uffici direzionali di Pordenone».
Acc, l’azienda comprata dai cinesi ora taglia ferie, malattia e costo del lavoro” (La Stampa, 29/07/2014): «Diminuzione dei giorni di ferie, paletti a quelli di malattia, taglio del costo del lavoro e taglio dell’organico. È la cura Made in China per un’azienda fiore all’occhiello del Made in Italy, altro caso significativo di un Nordest ex locomotiva d’Italia: la Acc Compressors di Mel (Belluno), fondata nel florido 1966 e maggior produttrice italiana ed europea di compressori ermetici per refrigerazione domestica»

ALCATEL. L’azienda francese incorporò l’italiana Telettrea negli anni ’90, e dopo la fusione con l’americana Lucent Technologies (2006) annuncia nel 2012 il taglio di 490 posti di lavoro in Italia (“La protesta dei lavoratori Alcatel: Non chiudete la sede di Vimercate”, Corriere, 14/12/2012): «Sono 490 gli esuberi decisi dalla multinazionale, che sta trasferendo software e tecnologie verso gli Stati Uniti».

ALITALIA. «Il 2 febbraio 2014 viene reso noto che tra Alitalia ed Etihad è in corso un negoziato giunta nella fase finale che potrebbe portare all’investimento della compagnia di Abu Dhabi in quella italiana. L’8 agosto dello stesso anno viene siglato a Roma l’accordo che prevede l’acquisizione del 49% delle quote di Alitalia da parte della compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, la Etihad Airways» (Wikipedia)

AR INDUSTRIE ALIMENTARI. “La pummarola passa a Mitsubishi” (IlSole24Ore, 22/1/2012): «Un altro pezzo dell’alimentare italiano finisce nell’orbita di gruppi esteri, anche se la nuova proprietà ne moltiplicherà le capacità distributive e aprirà nuovi mercati. Questa volta è il turno di Ar Industrie Alimentari, primo produttore italiano di pomodoro pelati, che passa sotto il controllo della società anglo-nipponica Princes Ltd, facente capo al gigante Mitsubishi corporation. […]Quali i motivi della cessione? L’azienda italiana ha fatto il passo più lungo della gamba, investendo un’ottantina di milioni nella costruzione del mega stabilimento di Foggia, tra i più grandi e moderni d’Europa, e andando in apnea finanziaria.».

BERLONI. “Le cucine Berloni ai cinesi di Hcg” (IlSole24Ore, 27/7/2013): «Un altro simbolo del made in Italy emigra all’estero. Questa volta tocca alle cucine Berloni che assumono il passaporto cinese. Nulla di male: stile e produzione rimarranno in Italia, a Pesaro, com’è sempre stato dagli anni Sessanta. […] Nella nuova società, la Berloni Group, [la società taiwanese] Hcg ha rilevato il 50% del capitale, Intermedia Holding (la merchant bank di Giovanni Consorte) il 44% e i tre fratelli Berloni il restante 6%».
Il 94% di Berloni passa a Taiwan” (IlSole24Ore, 22/11/2013).

BIALETTI. “Bialetti spinge sul riassetto: a Omegna costi insostenibili” (IlSole24Ore, 18/4/2010): «C’è una storia di ordinaria globalizzazione dietro alla scelta (“sofferta ma inevitabile”) del gruppo Bialetti di chiudere la fabbrica dov’è nata la moka, cessarne la produzione diretta e trasferire alcune lavorazioni all’esterno, in parte in altri stabilimenti del distretto o dello stesso gruppo Bialetti (Romania) e in parte nel Far East».

BRIONI. L’azienda d’abbigliamento italiana fondata nel 1945 è stata acquisita dal gruppo Kering (ex-PPR) di François-Henri Pinault per un importo di circa 350 milioni di euro.

BULGARI. “Bulgari diventa francese: cede controllo a Lvmh” (Libero, 7/3/2011): «L’italianissima Bulgari diventa francese. La maison romana dei gioielli, quotata a Milano, è passata nelle mani di Louis Vuitton Moët Hennessy (Lvmh), il big transalpino del lusso controllato dal magnate Bernard Arnault. […] Lvmh emetterà 16,5 milioni di azioni in concambio dei 152,5 milioni di azioni Bulgari attualmente detenute dalla famiglia. L’operazione è valutata 4,3 miliardi di euro, pari a 6 miliardi di dollari».

CERVED. “Cerved: passa a Cvc per 1,13 miliardi, escono Bain e Clessidra” (Corriere della Sera, 2/1/2013): «Un altro giro di private equity per Cerved, gruppo di business information in passato di proprieta’ di una serie di istituti di credito italiani. Cvc Capital Partners, guidato in Italia da Giampiero Mazza, ha annunciato l’accordo con Bain e Clessidra per rilevare il 100% della societa’ valorizzata 1,13 miliardi».

CHIANTI (GALLO NERO). “Vino, nel Chianti classico ora sbarcano i cinesi” (IlSole24Ore, 16/4/2013): «Era nell’aria da tempo e ora è ufficiale. Un’azienda italiana del vino è finita in mani cinesi. Dell’imprenditore che ha effettuato l’acquisto non si sa molto. Solo che si tratta di un operatore del settore della farmaceutica originario di Hong Kong anche se se ne ignora il nome. A passare di mano non un grande brand ma una azienda medio piccola di proprietà di Sandra Taccetti e che comprende una tenuta a Greve in Chianti, otto ettari di vigneto ai quali se ne aggiunge uno di oliveto più due gruppi di case coloniche (potenzialmente trasformabili in borgo agrituristico)».

COCCINELLE. “Altro marchio parmigiano all’estero. Coccinelle venduto ai coreani” (Repubblica, 7/4/2012): «[…] Il pacchetto azionario dell’azienda Coccinelle – leader nella produzione di borse, scarpe e accessori nel segmento “lusso accessibile” – passa interamente al Gruppo coreano E-Land Europe che negli ultimi anni ha consolidato la sua presenza sul mercato europeo attraverso l’acquisizione di importanti marchi del settore abbigliamento e calzature. Per E-Land, infatti, non si tratta della prima acquisizione sul territorio emiliano: ha infatti da poco perfezionato anche l’acquisto del marchio Mandarina Duck».

COIN. “Pai vende Coin a Bc partners. Operazione da 644 milioni” (Corriere del Veneto, 9/5/2011): «Financiere Tintoretto, società controllata da fondi gestiti da Pai Partners ha sottoscritto un accordo vincolante con Icon, società di nuova costituzione controllata dai fondi assistiti da BC Partners, per la vendita dell’intera partecipazione detenuta in Giorgione Investimenti, la quale a sua volta controlla il 69,3% del capitale sociale di gruppo Coin. Il corrispettivo complessivo della vendita della partecipazione detenuta da Giorgione in Gruppo Coin – rende noto un comunicato congiunto – è pari a 644,5 milioni di euro e corrisponde a un prezzo di 6,50 euro per ciascuna azione Coin».

DAINESE. “Veneto addio, in Tunisia tute Dainese e caschi Agv” (Repubblica, 19/1/2010): «L’impresa fondata da Lino Dainese nel 1972 lascerà l’Italia. Nella sua Molvena, cittadina della pedemontana berica […], resterà solo il cervello dell’azienda, tutta l’attività di Ricerca e Sviluppo e la produzione delle tute dedicate al mondo delle competizioni. Il resto verrà dirottato in Tunisia, nei due stabilimenti che attualmente contano 500 persone».
Dainese ceduta a un fondo arabo. Al fondatore resta in mano il 20%” (Corriere, 5/11/2014): «Dopo Ducati comprata da Audi e Mv Agusta che ha ceduto il 25% alla Mercedes, un’altra società italiana legata al mondo delle moto passa di mano. È la Dainese, fondata a Vicenza nel 1972 da Lino Dainese: l’80% dell’azienda è stato acquistato dal fondo d’investimento del Bahrain Investcorp per 130 milioni di euro».

DUCATI. “La Ducati in mano ai tedeschi. Venduta all’Audi, è ufficiale” (Repubblica, 18/4/2012): «La casa motociclistica italiana Ducati passa ai tedeschi di Audi per 860 milioni di euro».

ERIDANIA. «Nel 2007 Eridania Sadam chiude un accordo commerciale con Tate & Lyle, grande produttore britannico di zucchero, per commercializzare e distribuire in Italia attraverso la nuova società Eridania Tate & Lyle, zucchero di produzione inglese, ma anche i prodotti finiti di Eridania Sadam. Nel 2011 cambiano gli assetti societari di Eridania: esce la Tate & Lyle sostituiti dai francesi di Cristal CO» (Wikipedia).

EDISON. Edison S.p.A., la più antica società europea nel settore dell’energia (fondata nel 1884 a Milano) passa definitivamente in mano francese nel 2012.
L’avanzata dei francesi. Edison, come farsi male da soli” (Panorama, 07/11/2011): «Et voilà, è finita 7 a 2, come da previsioni: due centrali idroelettriche restano in mani italiane, quelle della coppia A2a-Iren, le utility municipali della Lombardia e del Nord-Ovest. Altre sette, assieme al marchio e alla sede storica di Foro Buonaparte, passano alla Edf, decisa a fare della Edison, sotto bandiera francese, una protagonista del mercato europeo del gas. Ci sono voluti 10 anni, ma alla fine l’Electricité de France ce l’ha fatta. Nonostante l’alt quasi minaccioso che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva intimato a marzo, in un burrascoso incontro alla prefettura di Milano, al presidente dell’Edf, Henri Proglio, un fedelissimo di Nicolas Sarkozy».
Edison è tutta francese. A2A e Iren con Edipower i nuovi big italiani” (Il Giornale, 25/05/2012): «[…] Il gruppo transalpino [Edf] guidato da Henri Proglio ha acquistato il 50% di Transalpina di Energia (la scatola che detiene il 61% della società di Foro Buonaparte) per 783,7 milioni e contestualmente ha ceduto all’italiana Delmi (della quale sono azioniste le due utility del Nord) il 50% di Edipower con le sue centrali di produzione elettrica per 883,7 milioni. A loro volta Delmi ed Edipower hanno sottoscritto un contratto di finanziamento a 5 anni da 1,25 miliardi con 9 banche (tra le quali Banca Imi, Mediobanca, Unicredit e Cdp) finalizzato all’esecuzione dell’operazione e al rimborso parziale del finanziamento soci concesso da Edison alla stessa Edipower. Iren avrà delle way-out, cioè potrà uscire dalla società in cambio di centrali».

ESKIGEL. Il gruppo britannico R&R Ice Creamm controllato dal fondo statunitense Oaktree, ha acquisito nell’estate 2012 l’italiana Eskigel per un controvalore di 77 milioni di euro.

FERRETTI. “Il gruppo Ferretti ora parla cinese” (Repubblica, 10/1/2012): «La bandiera della Repubblica cinese sventolerà sulle barche italiane, grazie a un accordo raggiunto con i creditori, per un costo complessivo di 374 milioni di euro – di cui 178 milioni in investimenti e 196 milioni per il finanziamento del debito. A parte la retorica dell’ennesimo marchio italiano del made in Italy finito in mani estere, la storia di Ferretti è esemplare su come la finanza abbia fatto perdere la sensibilità per gli obiettivi industriali. Tutti i grandi advisor bancari hanno messo le mani su Ferretti, portando a casa laute commissioni. Da Mediobanca a Goldman Sachs, da Merrilll Lynch a Lazard, da Rothschild a Citigroup. E chi di volta in volta vendeva ha sempre incassato laute plusvalenze».

FIORUCCI. La Cesare Fiorucci S.p.A., dopo 160 anni di storia, nel 2011 è stata acquisita dal gruppo alimentare spagnolo Campofrio Food Group per 45 milioni di euro.

GANCIA. “Lo spumante Gancia passa in mano russa” (Repubblica, 15/12/2011): «Russian Standard Corporation, la società russa specializzata nella produzione di Vodka di alta gamma, ha acquisito il 70% di Gancia, la storica casa piemontese produttrice di spumanti fondata nel 1850».

GAROFALO. “Pasta Garofalo parla spagnolo” (IlSole24Ore, 4/6/2014): «L’antico Pastificio Lucio Garofalo, tra i principali nel segmento della pasta premium di alta qualità, ha siglato un accordo preliminare per l’ingresso nella propria compagine azionaria, con il 52% del capitale sociale, di Ebro Foods, gruppo multinazionale che opera nei settori del riso, della pasta e dei condimenti, quotato alla Borsa di Madrid. Ebro Foods, entro fine giugno, completerà l’accordo, con un investimento complessivo pari a circa 62 milioni di euro».

INDESIT. “Merloni ha scelto Whirlpool. Indesit diventa americana” (Corriere, 12/7/2014): «Indesit, storico marchio degli elettrodomestici di Fabriano, passa sotto il controllo degli americani di Whirlpool. Per la famiglia Merloni, che ha ceduto per 758 milioni di euro il 60,4% delle azioni fin qui custodite nella holding Fineldo, è questa la scelta che potrà garantire lo sviluppo dell’azienda. […] Il matrimonio viene suggellato così dall’offerta da 758 milioni di euro per il 60,4% della società (equivalente al 66,8% dei diritti di voto), comprendente la quota Fineldo (44,1%), quella in carico ad Ester (11,5%) e a Claudia Merloni (4,8%)».
Nel suo commento per il “Corriere” (Il paradosso del Paese industriale che ha perso il controllo delle ‘sue’ grandi imprese, 12 luglio 2014), Dario Di Vico suggerisce soluzioni impraticabili (e anche incomprensibili) con l’illusione che l’emorragia prima o poi si fermerà:

«Solo se saremo capaci di incamminarci su una strada diversa potremo evitare di essere preda di vivere l’arrivo di un cinese, di un arabo, di un americano e magari di un indiano per l’Ilva come chi assiste allo sfoglio di un carciofo. Per dirla con uno slogan dovremo essere capaci di chiedere più valore e al tempo stesso offrire più valore. Oggi non siamo ancora in grado».

KRIZIA. “La nuova Krizia è cinese e si chiama Zhu” (Corriere, 24/2/2014): «È stato ufficializzato l’accordo per il trasferimento della Krizia Spa alla Shenzhen Marisfrolg Fashion, azienda leader nel mercato asiatico del prêt-à-porter di fascia alta, con sede in Cina. […] La Shenzhen Marisfrolg Fashion (oltre 305 milioni di euro di fatturato, 400 punti vendita) è stata fondata nel 1993 da Zhu ChongYun, che ha creato un impero finanziario basato sulla sua passione per la moda e il design. E proprio lei, la signora Zhu, guiderà la griffe sia come presidente sia come direttore creativo […]. Era il 1964 quando Mariuccia Mandelli, bergamasca, debuttò nel prêt-à-porter a Palazzo Pitti, Sala Bianca, a Firenze. Prima di allora, con un’amica e quattro sarte, nell’appartamento di un tale Lelio Luttazzi (sì, il musicista), confezionava abiti facili, quasi francescani, ma che piacquero subito».

LOQUENDO. Azienda leader nel settore delle tecnologie di riconoscimento vocale, l’intero pacchetto azionario di Telecom Italia è stato ceduto all’americana Nuance Communication per 53 milioni di euro.
Telecom, ceduta Loquendo. La società a Nuance per 53 milioni” (Repubblica, 13/8/2011): «Telecom Italia ha ceduto al gruppo statunitense Nuance Communications la propria partecipazione, pari al 99,98 per cento, nel capitale sociale di Loquendo, in cambio di 53 milioni di euro. La cessione di Loquendo, società con circa 100 dipendenti fondata nel 2001 come spin-off del comparto di tecnologie vocali dei laboratori di ricerca di Telecom Italia, si inserisce nel processo di razionalizzazione del portafoglio delle partecipazioni di Telecom Italia e di focalizzazione nel core business, ovvero nella sua attività principale».

LORO PIANA. “Loro Piana passa al gruppo francese Lvmh” (IlSole24Ore, 8/7/2013): «La famiglia Loro Piana ha deciso di cedere la partecipazione di maggioranza dell’azienda familiare al gruppo del lusso francese LVMH. Una notizia che desta sorpresa, anche perché la famiglia aveva più volte sottolineato di tenere alla propria indipendenza».
L’80% di Loro Piana è stato acquisito per circa 2 miliardi di euro.

MANDARINA DUCK. L’azienda di pelletteria e accessori di design è stata rilevata nel 2011 dal gruppo sudcoreano E-Land per 27 milioni.

OMSA. “Perché Omsa è fuggita in Serbia” (Il Fatto Quotidiano, 10/1/2012): «Le imprese italiane fuggono in Serbia. A cominciare dalla Omsa che, dopo avere annunciato il licenziamento di 300 operaie, ha risposto al boicottaggio lanciato sul web con un comunicato che prima ricordava il principio di libera impresa e poi giustificava la chiusura dello storico stabilimento di Faenza con “la sempre più aggressiva competizione dei paesi a basso costo di produzione”».

PARMALAT. È stata rilevata dalla multinazionale francese Lactalis, che l’ha usata per finanziare acquisizioni infragruppo. “Parmalat acquista Lactalis Usa” (IlSole24Ore, 23/5/2012): «Il gruppo francese Lactalis alla fine ha trovato il modo per risucchiare in Francia il “tesoretto” della Parmalat: la società di Collecchio, controllata all’83% da Lactalis attraverso Sofil, acquisirà entro luglio Lactalis American Group. Il valore dell’operazione (enterprise value) sarà di 904 milioni di dollari: a pagarli sarà la Parmalat stessa “con mezzi propri”. Insomma: l’acquisizione infragruppo sarà finanziata con i soldi della cassa di Parmalat, che passeranno di conseguenza alla casa madre Lactalis».
Parmalat, Passera contro Lactalis: I francesi hanno portato via tutto” (Repubblica, 2/10/2012): «È stata un gran peccato la vendita della Parmalat a un concorrente non italiano. L’ideale era che si mettesse insieme ad altre grandi aziende italiane per fare un campione multinazionale, una super azienda. Certamente non è un buon risultato quello che è successo. Chi è arrivato si è portato via tutto ciò che di buono c’era lasciando quello che non poteva portar via».
Parmalat, inchiesta su Lactalis Usa. Si indaga per appropriazione indebita” (Repubblica, 24/10/2012): «L’acquisizione da parte di Parmalat del business americano del gruppo Lactalis (che controlla l’azienda di Collecchio dall’estate 2011) per 957 milioni di euro è  un’operazione infragruppo, perché Parmalat e Lactalis Usa appartengono entrambe a Bsa Sa, società lussemburghese della famiglia Besnier. Per l’operazione è stato utilizzato gran parte del “tesoretto” da 1,5 miliardi accumulato dalla Parmalat di Enrico Bondi dopo il crac».

PERNIGOTTI. “Pernigotti, Averna cede il marchio. Andrà al gruppo turco Toksoz” (Repubblica, 11/7/2013): «Dopo i cervelli, ora a fuggire dall’Italia sono i marchi storici del nostro paese. A tre giorni dall’acquisizione di Loro Piana da parte del colosso francese del lusso Lvmh, la nuova operazione porta da Parigi a Istanbul: il gruppo turco [Sanset] controllato dalla famiglia Toksoz, tra i principali del paese anatolico, ha rilevato dalla famiglia Averna il marchio Pernigotti».

PINCO PALLINO. “Cinesi a un passo da Pinco Pallino” (Corriere, 21/1/2014): «La Cina va sempre più di moda alla Pinco Pallino, con il nuovo volto societario della griffe di Entratico che potrebbe avere fattezze orientali. […] La PincoPallino, che settimana scorsa ha presentato l’ultima collezione a Pitti Bimbo, fa infatti capo dal 2010 al fondo Opera (dove l’anno scorso è entrata anche la Romed di Carlo De Benedetti, con una quota del 18%), che controlla attualmente l’80% del capitale. Da un anno il restante 20% è di proprietà della Yehoo, controllata dalla cinese Lunar Capital, che avrebbe avanzato una proposta per rilevare l’intera attività. E l’offerta del gruppo di Shanghai sarebbe in pole position rispetto alle altre due aziende interessate all’operazione, la campana Mtg – Manifatture Tessili Gioia Srl di Nola e la marchigiana Boccaccini Spa di Porto Sant’Elpidio, entrambe attive nell’abbigliamento femminile. Quello che dovrebbe maturare a breve è un affitto di ramo d’azienda vincolato alla successiva acquisizione. Nell’offerta la Lunar Capital può far valere a suo favore sia il rapporto consolidato con la griffe bergamasca dato dal 20% di quota societaria, ma anche la joint venture Yeehoo PincoPallino limited, nata per crescere sul mercato asiatico e al 51% di proprietà cinese».

PITTAROSSO. La “21 Investimenti” ha firmato l’accordo per la vendita del gruppo Pittarosso, azienda leader in Italia nel retail di calzature, a Lion Capital per 300 milioni di euro (dal sito ufficiale www.pittarosso.com).

POLTRONA FRAU. “Poltrona Frau venduta agli americani” (l’Espresso, 5/2/2014): «A vendere è soprattutto la società d’investimento Charme Investments di Luca Cordero di Montezemolo, che per cedere il 51,3 per cento incasserà un corrispettivo di circa 213 milioni di euro. Anche il presidente Franco Moschini venderà il 7,3 per cento di Poltrona Frau, incassando a sua volta circa 30 milioni di euro».
Un commento di Pietrangelokri Buttafuoco (“Il Foglio“, 6/2/2014):

«E così anche la Poltrona Frau non è più italiana. È stata venduta agli americani. E così anche il gioiello del patrimonio di Luca di Montezemolo va ad aggiungersi all’ormai lungo elenco di prodotti nazionali trasferiti altrove, come Parmalat, Gancia, Bertolli, Perugina, Buitoni, Stock, San Pellegrino, Invernizzi, Peroni e l’olio Sasso perfino, quello col grande Mulè che nel Carosello ballonzolava felice tanto era leggero e dietetico. Tutta una vetrina di eccellenze nazionali è ormai sotto trasloco, quasi ad avvalorare un’idea, quella della dismissione. Tutto, ormai, è fuori dai confini e una malizia, tutta malinconica, sorge qui spontanea: la stessa Italia è rimasta mai Italia?»

POMELLATO. “Pomellato ceduta ai francesi. Parigi acquisisce un altro gioiello italiano” (Il Fatto Quotidiano, 24/4/2013): «Italia sempre più colonia francese. Dopo l’acquisto di Bulgari da parte del gigante parigino del lusso Lvmh, un altro gioiello italiano passa in mano francesi. Il gruppo Kering, già proprietario in Italia di Gucci e Bottega Veneta, ha acquisito la quota di maggioranza di Pomellato, società fondata nel 1967 da Pino Rabolini. Kering raggiunge l’81 per cento di Pomellato rilevando la holding Ra.Mo., nel cui capitale è presente anche l’amministratore delegato di Pomellato Andrea Morante, che sarà confermato nelle sue funzioni. La transizione sarà finalizzata nelle prossime settimane. L’azienda italiana ha realizzato nel 2012 un fatturato di 146 milioni di euro e ha una rete di distribuzione che comprende 80 negozi monomarca e 600 punti vendita nel mondo».

RICHARD-GINORI. “Richard Ginori va oltre confine” (IlSole24Ore, 15/11/2012): «I liquidatori della Richard Ginori hanno deciso: la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino (Firenze), chiusa dal 31 luglio scorso, andrà in affitto (con impegno irrevocabile e garantito all’acquisto) alla multinazionale americana Lenox e all’azienda rumena (controllata dalla italiana Rodytime) Apulum, che si sono impegnate a riassumere 280 addetti su 319 e a pagare 13 milioni, destinati al concordato preventivo. L’offerta della cordata internazionale è stata preferita […] a quella del gruppo piemontese Sambonet. […] Lenox si è impegnata a riassumere solo 46 dipendenti, mentre gli altri 234 saranno riassorbiti dall’azienda rumena Apulum. È per questo motivo che la Cgil aveva espresso preferenza per la proposta italiana, mentre i Cobas ieri hanno festeggiato la vittoria da parte della cordata internazionale».
Il 7 gennaio 2013 il tribunale di Firenze ha dichiarato il fallimento dell’azienda; nel maggio dello stesso anno viene acquistata da Gucci (Francia) per 13 milioni di euro.

RISO SCOTTI. “Riso Scotti apre la porta al gigante spagnolo Ebro Foods” (IlSole24Ore, 2/8/2013): «Il gigante spagnolo Ebro Foods si mangia il 25% di Riso Scotti. Biglietto d’ingresso 18 milioni che, considerato il premio di maggioranza, corrisponde a una valutazione aziendale di 90-100 milioni, 6 volte il Mol del 2012».

ROTTAPHARM. “Rottapharm passa agli svedesi di Meda, nasce il colosso europeo del farmaco” (La Stampa, 31/7/2014): «Anche un pezzo della farmaceutica Made in Italy lascia l’Italia. Dopo lo stop all’Ipo deciso poche settimane fa, la famiglia Rovati ha venduto Rottapharm agli svedesi di Meda per 2,275 miliardi di euro. L’operazione darà vita al gruppo europeo leader nel settore Specialty Pharma, focalizzato su specifiche aree terapeutiche e nicchie di mercato e su prodotti capaci di rispondere in modo innovativo ai nuovi trend nelle esigenze del consumatore e all’evoluzione dell’industria farmaceutica.
Il gruppo derivante dall’operazione avrà ricavi consolidati ed ebitda, stimati pro forma in riferimento all’esercizio 2013, rispettivamente pari a 1,9 miliardi e a 550 milioni. A conclusione dell’operazione Fidim, holding della famiglia Rovati, sarà il secondo azionista del Gruppo Meda con una quota del 9% (Advisor di Meda nell’operazione è Rothschild)».

SALOV. “E va a Shanghai anche l’olio d’oliva made in Italy” (Corriere della Sera, 24/7/2014): «È ormai pronto per essere servito sulle tavole dei cinesi ricchi l’olio d’oliva e di semi con i marchi Sagra e Berio che producono ricavi di 294 milioni. I tempi dell’accordo sono legati al perfezionamento dei contratti ma l’intesa sembra ormai raggiunta dalla Salov di Lucca e i futuri soci di Shanghai che si apprestano a rilevare la maggioranza dell’azienda di proprietà degli eredi di Dino Fontana e Filippo Berio.A comprare sarà la Bright Food, 7 miliardi di dollari di giro d’affari tra prodotti alimentari locali per la grande distribuzione, allevamenti ed estensioni agricole».

SIXTY. Sixty, marchio di abbigliamento fondato nel 1991 a Roma e proprietario dei marchi Miss Sixty ed Energie, nel maggio 2012 è passato alla società Crescent Hide Park, con sedi a Singapore e Shangai.

STAR. Nel 2012 il Gruppo Alimen di Barcellona (Gallina Blanca) è salito al 75% nella proprietà, conquistando il governo esclusivo del gruppo alimentare e dei suoi marchi “Sogni d’oro”,  “Tigullio”, “Pummarò”, “I piatti del giorno”, “Mare aperto”, “GranRagù Star”, “Orzo Bimbo”.

TELECOM. “Telecom Italia diventa spagnola” (Corriere della Sera, 23/9/2013). Altro da aggiungere?

VALENTINO. “Il Qatar rileva la maison Valentino” (IlSole24Ore, 13/7/2012): «Valentino Fashion Group (Vfg, che comprende il marchio omonimo e la licenza per il marchio M Missoni), è passato per oltre 700 milioni di euro (i dettagli dell’operazione restano segreti) alla Mayhoola for Investment, società del Qatar riconducibile allo sceicco Hamad bin Kahlifa al Thani, Emiro e padrone assoluto del Paese».
(La cessione arriva dopo quelle di Gucci alla francese PPR (oggi Kering), della Safilo al gruppo olandese Hal Holding e del marchio Ferrè al Paris group di Dubai).

VERSACE. “Versace, accordo con Blackstone. Al fondo Usa il 20% della maison” (Corriere, 27/2/2014): «Versace chiude con Blackstone: la maison della Medusa cederà il 20% del capitale al fondo americano in un’operazione che valorizza l’intera azienda circa 1,1 miliardi di euro. Blackstone l’ha spuntata su Investcorp, il fondo mediorientale in passato già azionista di Tiffany e Gucci.
[…] L’acquisizione avviene (per tre quarti) con un aumento di capitale riservato da 150 milioni, e per il resto attraverso la vendita diretta […]. L’incasso servirà ad azzerare l’indebitamento, già ridotto a circa 60 milioni (a fronte di un fatturato 2013 intorno ai 500 milioni) e a finanziare lo sviluppo. Alla famiglia resterà, oltre al controllo, la libertà creativa e strategica. Advisor della transazione sono stati Goldman Sachs e Banca Imi per Versace e la Lazard di Carlo Salvatori per Blackstone».

WIND. Nel 2005 Enel aveva già ceduto la quota di maggioranza ad un magnate egiziano. Nel 2011 si fonde col gruppo russo VimpelCom, che assume il controllo del 100% di Wind Telecomunicazioni.

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