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Kim Jong-Un in lacrime scongiura le donne nordcoreane di fare più figli

Durante la V Conferenza nazionale delle madri a Pyongyang, il Presidente nordcoreano Kim Jong-Un è scoppiato in lacrime chiedendo alle donne della nazione di fare più figli per contrastare il declino delle nascite.

I dati sulla fertilità, seppur più alti rispetto a quello degli altri Paesi sviluppati, cominciano in effetti a destare allarme: da 1,97 figli nel 2000 si è passati a 1,82 nel 2020 (con un pallido picco di 1,88 el 2015).

Dopo gli anni della follia comunista, che ha portato anche in Corea del Nord il libertinismo, la contraccezione di massa e tanti altri mali che saggiamente la famiglia Kim ha cercato di debellare attraverso la dottrina Juche, nel 2015 è stata inasprita la legislazione sull’aborto (tollerato in alcuni periodi) ed è stata apportata una stretta anche alla diffusione della contraccezione, proprio allo scopo di invertire il calo del tasso di natalità.

Bisogna ricordare che la Corea non ha mai praticato l’aborto selettivo delle bambine femmine come altri Paesi dell’area (anche non di ideologia comunista), tuttavia alcune inchieste del “Comitato americano per il rispetto dei diritti umani in Nord Corea” (da prendere ovviamente con le pinze in quanto propaganda nemica) riportano che la pratica sarebbe invece incoraggiata per i figli delle donne coreane vittime della tratta della prostituzione verso la Cina, con il fine di “mantenere la purezza della razza coreana”.

Kim Jong-Un ha promesso alle madri che la nazione starà sempre loro accanto, fornendo assistenza materiale e spirituale ai loro figli, “affinché portino avanti senza esitazioni la Rivoluzione” senza indulgere in comportamenti antisociali e aiutando la Corea del Nord a mantenere la sua indipendenza e il suo ruolo centrale nelle relazioni internazionali.

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