La cosa più sacra al mondo

Il Washington Post ha dedicato un ridondante e superfluo articolo a un tizio che il 2 novembre 2018 è entrato in una palestra della Florida e ha ucciso due donne mentre facevano yoga (How male supremacy fueled  incel attack on Florida yoga studio, 7 giugno 2019): la tipica storia americana che non susciterebbe alcun interesse, se non fosse che costui ha espresso su Youtube la sua misoginia tramite “discorsi a braccio” e una sfilza di canzonette allucinanti (chi vuole farsi del male, veda qui o qui: sembra rock sperimentale anni ’90, già di per sé simbolo di squilibrio mentale).

In una sorta di epica inversa, tale Scott Paul Beierle viene celebrato dall’articolista come il prototipo di una nuova specie di nemico dell’umanità, il male supremacist, il nazi-maschilista appena entrato nelle “tassonomie dell’odio” del Southern Poverty Law Center e dell’Anti-Defamation League. In soldoni però costui non era che un maniaco sessuale cacciato dall’università e dall’esercito per molestie, nonché licenziato dai suoi due unici impieghi (come supplente) per aver guardato pornografia a scuola e palpeggiato una studentessa con la scusa di farle il solletico.

Come al solito, i giornalisti scherzano col fuoco, per motivi che siamo costretti a ricordare continuamente: in primis lanciando un’accusa collettiva all’intera popolazione maschile (in tal caso non dando peraltro alcuna importanza al fatto che a fermare l’assalitore sia stato l’unico uomo presente all’agguato), e offrendo così il destro al prossimo articolo sui “bastardi islamici”; oppure creando affascinanti Angeli della Morte allo scopo di dimostrare che il patriarcato sta morendo e questi non sono che i suoi ultimi rantoli.

Un problema ulteriore, al quale dobbiamo accennare per il semplice motivo che la rivoluzione sessuale è fallita e non siamo più negli anni ’70,  è quello di fingere di ignorare che ciò che viene etichettato come “misoginia online” fa parte della cultura occidentale da migliaia di anni: probabilmente anche il pensatore a cui si ispira questo o quell’altro giornalista ultra-femminista, da qualche parte avrà detto qualcosa contro le donne. Oggi che le “psichedeliche” diatribe sul fallogocentrismo stanno finendo in soffitta almeno dal punto di vista politico (sempre in nome dell’intramontabile cuore antico della modernità, ma non divaghiamo), non va più molto di moda sputare su Hegel, cioè buttare il bambino con l’acqua sporca.

Ingigantire la minaccia patriarcale in una società quasi ginecocentrica è un gioco che non conviene a nessuno. Questa intellighenzia magnifica e progressista che si pone sempre dal lato giusto della storia, con un atteggiamento così intellettualmente scorretto che ormai anche i conservatori disdegnano (quando il mese scorso un trans diciottenne ha sparato in una scuola, nessuno si è azzardato a lanciare accuse collettive), sta relegando troppe cose nell’ambito dell’impensabile, il cosiddetto “cestino della storia” che ora sembra un’enorme discarica attorno a un’aiuola di auto-eletti.

Lascio però tutti questi spunti da parte per concentrarmi su un passaggio che mi ha colpito: citando un noto rappresentante della galassia neonazista americana, tale Weev (in realtà solo un troll) l’articolista del Washington Post è convinto di aver trovato l’anello di congiunzione tra incel e suprematisti bianchi: «Poche persone sono state direttamente danneggiate da un ebreo, ma ogni singolo uomo è rimasto fregato da una puttanella egoista e maliarda». Il senso è che i neonazisti potrebbero attirare maschi soli, divorziati o sfigati semplicemente instillando nelle loro menti l’idea che femminismo, modernità e giudaismo siano teste di una identica idra.

Tale passaggio, come dicevo, mi ha colpito perché mutatis mutandis ricorda una celebre frase di un intellettuale nazista (nazista vero!), Gottfried Feder, Reichskommissar del Reich fino alla Notte dei lunghi coltelli (quando perdette il favore di Hitler e si diede alla carriera universitaria), che nell’aprile nel 1932 così sentenziava:

„Durch die Kräfte der sexuellen Demokratie hat der Jude uns die Frau gestohlen. Unsere Jugend muß sich erheben, um den Drachen zu töten, damit wir von neuem die heilige Sache der Welt erlangen können, die Frau als Jungfrau und Dienerin“.

«Gli ebrei ci hanno sottratto la donna con le loro formule sulla democrazia sessuale. Noi, i giovani, dobbiamo metterci in marcia per uccidere il drago e poter riconquistare nuovamente la cosa più sacra al mondo: la donna come vergine e ancella».

In effetti molti appartenenti alla manosphere potrebbero condividere un pensiero del genere, persino se fossero al corrente di chi l’ha formulato: precisiamo però, ad onta dell’ADL, che molto dell’antisemitismo presente in tale milieu è perlopiù di stampo “goliardico” e dipende dalle radici yankee del movimento (è noto che per motivi storici, sociologici e politici gli americani non contemplano l’antisemitismo tra i “peccati originali”).

Per giunta la frase acquisterebbe più appeal se, meno eufemisticamente, si rendessero Jungfrau e Dienerin con “fantesca”, “sguattera”, “serva”. Non un bel pensiero, dopotutto. Eppure l’idea che il “drago” debba essere ucciso non è poi così inaccettabile: semmai lo è il fatto che un paleonazista, in maniera totalmente ideologica, confidasse nella primigenia genuinità di Madre Natura pervertita dallo “spirito giudaico”, quando l’attuale deriva dei rapporti tra sessi lascia intuire che l’unico “drago” da combattere sia proprio quello delle nostre origini violente. Non a caso un anonimo incel una volta formulò un brillante pensiero partendo dal paradosso dell’antifemminismo di estrema destra: Nazism is female sexuality as an ideology.

D’altro canto, la donna come “vergine e ancella” fu un’obiettivo che il nazismo si pose essotericamente: lo scopo finale rimase sempre il Lebensborn, la colossale orgia pangermanica come fulcro della rivoluzione sociale hitlteriana, che comprendeva l’indebolimento totalitario delle strutture famigliari, le politiche di stampo colonialistico portate nel cuore dell’Europa e, incidentalmente, la famigerata “comunanza delle donne” promossa dai primi teorici del socialismo.

In maniera meno palese, il fenomeno si può notare anche nel fascismo, come dimostrano i noti studi di George L. Mosse: l’accento posto sulla “mascolinità” dal regime portò alla scomparsa della figura del “buon padre di famiglia” dall’immaginario collettivo, favorendo invece tanti piccoli Mussolini erotomani e fedifraghi (a tal proposito si può leggere con profitto Le carte segrete del duce di Cereghino e Fasanella)

Il punto sulla “comunanza delle donne” è degno di approfondimento, poiché nonostante sia sempre parso ovvio specificare che tale “comunanza” avesse a che fare con un libertinismo à la Fourier piuttosto che con l’orda primitiva freudiana, nessun pensatore socialista di ieri e oggi si è mai davvero premurato di concepire separatamente l’istituzione della monogamia e il sistema di produzione capitalistico. L’ennesimo paradosso che si può apprezzare è che la biopolitica nazista, con tutte le sue ossessioni anti-bolsceviche, partecipò in modo più attivo alla dissoluzione della famiglia che non quel “comunismo” che su carta aveva dichiarato guerra senza quartiere a tutte le strutture oppressive tradizionali.

Insomma, alla “comunanza delle donne” il comunismo ci è appena arrivato dal punto di vista teorico, figuriamoci dunque da quello “pratico”. Del resto nemmeno al libertinismo di massa è seguita l’uguaglianza tra generi: dimostrazione a posteriori (ma forse fallace) che la “comunanza” non aveva nulla a che fare con l’idilliaca condizione naturale favoleggiata persino da Marx. Era anch’essa un fenomeno culturale e come tale si sarebbe dovuto imporre: è per questo che oggi ci troviamo al cospetto di una percentuale di maschi apertamente “femministi” che proprio perché rispettano tutte le regole del “gioco” vengono inevitabilmente respinti dalle stesse femministe e finiscono ai margini del “mercato sessuale”.

In ultima analisi, se il “buon” Feder (si fa per dire) ha da insegnarci qualcosa (anche se non sappiamo poi quale fosse il succo del discorso da cui è stata estrapolata la frase, non essendo disponibile per intero da nessuna parte) è che nel monde amoureux esistono in effetti sia il “drago” che “la cosa più sacra al mondo”, e che bisogna semplicemente intendersi sul significato di tali espressioni. Dal momento che lo scopo dell’umanità è la perpetuazione della specie, allora l’unico limite da esso imposto è la possibilità di restare umani, cioè non stravolgere il delicato processo di ominizzazione che stiamo portando avanti da millenni.

Il nazismo non funziona perché ha come coronamento l’orda, la tribalizzazione; il comunismo perché è schizofrenico, nel senso che non trae mai le dovute conseguenze dalle sue permesse (per tornare in tema, si mettano a confronto i manifesti staliniani stile Family Day con le campagne propagandistiche del Progetto Lebensborn); il libertinismo perché facendo tabula rasa di ogni “sovrastruttura” non rende il mondo più giusto, semmai fa emergere antiche e nuove gerarchie che l’umanità ha dimenticato come “addolcire”; il femminismo perché, anche in base alla coerenza ideologica tradita da ogni -ismo, è inconsapevole (o forse finge semplicemente di ignorare) la misera biologica della sessualità umana.

Dunque, tutto ciò soltanto per chiarire: un incel non deve per forza essere un nazi-terrorista, o viceversa. Del resto, il desiderio di avere una donna non ha necessariamente avere a che fare con le molestie, le stragi, il razzismo, la pornografia, l’antisemitismo e i palpeggiamenti sulle ragazzine: queste cose in realtà le possiamo lasciare benissimo ai fedeli “non praticanti” del pansessualismo o agli uomini che si dichiarano “femministi”. Noi vogliamo solo una fidanzatina.

Un commento su “La cosa più sacra al mondo

  1. Quello che gli incel non capiscono è che nella nostra epoca i maschi non possono che essere tutti incel, nessuno può avere una fidanzatina. La perdita della grazia femminile, ossia la piena e costante consapevolezza del proprio valore sessuale – da questo punto di vista hanno potuto molto più i social che il femminismo -, in altre parole, l assoluto essere-per-altro (monetizzabile) della bellezza femminile (il che contraddice a una millenaria comprensione mantica e realistica della bellezza, i cui esiti tedeschi ne sono vaga reminiscenza), impedisce a TUTTI (Chad compresi) di avere una fidanzatina. Personalmente ho avuto fidanzate bellissime (tutte più o meno ruotanti intorno al mondo dello spettacolo), ma sono rimasto radicalmente incel (no volcel, no metalcel).

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