La fantasia dell’#iorestoacasa contempla gli schiavi

Si fatica a comprendere perché le élite progressiste siano passate in un batter d’occhio dall’hashtag #AbbracciaUnCinese (Il vero virus è il razzismo) all’#iorestoacasa, la quarantena di massa difesa con altrettanto fanatismo ed esaltazione.

Va riconosciuto che non si tratta di un problema solo italiano: tutti i sindaci di centro-sinistra hanno cantato la stessa canzone prima del lockdown. Al di là infatti della figura barbina del nostro Beppe Sala (e di tutti gli altri primi piddini), ricordiamo che pure Sadiq Khan (Il miglior sindaco del mondo), dopo il drammatico discorso di Boris Johnson (“Many more families are going to lose loved ones before their time”) dichiarò a una trasmissione radiofonica di essere d’accordo col suo Primo Ministro: “Sono sempre il primo a criticarlo, ma non posso biasimarlo per aver seguito i consigli del Chief Scientific Advisor e del Chief Medical Officer”.

In seguito, come noto, è dovuto tornare sui suoi passi, senza però venir meno alla coerenza politica: di certo tutto un altro stile rispetto a un Dario Nardella (che è diventato una barzelletta anche nell’anglosfera) o appunto il Beppe di cui sopra col suo #MilanoNonSiFerma urlato per ogniddove fino al repentino cambio di registro (Italiani irresponsabili).

Più vicino agli esempi nostrani, il sindaco di New York Bill de Blasio, quello che adesso lancia una fatwa contro i cortei funebri ebraici (ma quante cose si possono permettere i piddini international?!), ma che fino al 3 marzo consigliava ai concittadini di “continuare a vivere come prima” e addirittura suggeriva i film da andare a vedere al cinema…

Ancor più imbarazzante Nancy Pelosi (anche lei italo-americo-piddina: sarà il pedigree?) che a fine febbraio si faceva ritrarre mentre brindava in un ristorante cinese e invitava gli abitanti di San Francisco a recarsi nella loro Chinatown.

Ecco, poi è cambiato tutto: se qualcuno è disposto a credere a una “presa di coscienza”, a piani segretissimi (talmente segreti che non li conosceva nessuno) a informative dei servizi, faccia pure. Io mi sono convinto invece che se i piddini globali hanno cambiato opinione, ciò è probabilmente dovuto al fatto di essersi ricordati di possedere qualche bel villone in cui passare la quarantena. Sì, è un discorso  da plebeo populista, ma obiettivamente l’ipotesi conferisce a tale legione più dignità politica che non la constatazione della loro totale impreparazione, prima ideologica che pratica.

Sono giunto a tale conclusione osservando il tazebao sulla quarantena del disegnatore Grant Snider, uno dei “compagni di strada” del gotha liberal mondiale.

Ah, quale idillio: stare a casa a leggere, rispolverare i classici, scoprire “il mondo al di là delle pagine”. Eppure, non notate un particolare stonato? A parte i tomi in soffitta della splendida maison, il ceto medio riflessivo ha bisogno di “cibo per l’anima” sempre più fresco: ed ecco, all’occorrenza, giungere lo schiavo a recapitare la merce.

Stanco, sudato, probabilmente col coronavirus (ma non è per questo che viene lasciato fuori dalla porta: è soprattutto una questione di classe), il poveraccio è la “polvere sotto il tappeto” del colossale larping a cui ci stanno sottoponendo gli ottimati universali: se persino la loro versione fantasy della quarantena implica l’esistenza di una casta di servitori, si immagini cosa sarebbero disposti a fare pur di non rinunciare a certi privilegi nella vita reale.

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