La festa del raccolto 2020 al Leoncavallo

Lo storico centro sociale milanese Leoncavallo questo fine settimana festeggia i 45 anni dalla fondazione con la tradizionale “Festa del Raccolto”: si tratta di una kermesse all’insegna del buonumore e della marijuana, che da tempo immemore si celebra fra gli squatter di tutta Europa, generalmente col sostegno delle forze di centro-sinistra di riferimento. Il grande Tonino Carotone vent’anni fa ne scrisse l’inno non ufficiale, che  spesso non disdegna di intonare alle Feste dell’Unità (anche in versione piddina):

Quest’anno tuttavia il covid, rischia di incrinare  quella perfetta armonia tra centro-sinistra e centri-sociali: nonostante vada riconosciuto a quelli del Leonka di essersi impegnati ad accogliere gli appelli alla responsabilità del governo giallo-rosso, purtroppo, come hanno scritto sulla loro pagina Facebook, “ci sono ricorrenze a cui non possiamo rinunciare” e “ci sono cose che non si possono fermare, specialmente le lotte e l’allegria”.

Una festa è una ricorrenza e in questo week-end d'Ottobre di ricorrenze ce ne sono ben due a cui non possiamo…

Gepostet von Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito am Mittwoch, 14. Oktober 2020

Sul loro sito ufficiale sono stati ancora più espliciti:

“Abbiamo dato nuovi spazi e nuovi orari alle nostre iniziative contenendo il più possibile i compromessi e cercando di responsabilizzarci tuttX per garantire lo stare bene collettivo e la partecipazione il più possibile sicura. Abbiamo ridisegnato i nostri spazi per essere il più possibile inclusivi ma anche per garantire il rispetto non delle regole bensì delle persone: I NOSTRI FREQUENTATORI.
[…] Le limitazioni si stanno dimostrando più forti della nostra voglia di riscatto e soprattutto della voglia di riscatto di questa società che di Covid-19 si è ammalata per davvero, MAGARI SENZA senza febbre ma con sintomi quali la solitudine e l’ignoranza.
Oggi che la crisi sociale sta colpendo le persone di tutto il mondo prevalendo sui desideri e sulle lotte per realizzarli, avvertiamo la rassegnazione dell’antagonismo e con esso tutte le sue declinazioni: lotte e manifestazioni sussunte dal Sistema e riprodotte in copie edulcorate e asservite, o direttamente bandite come infezioni del ‘benessere’ sanitario individuale e comunitario”.

Ricordiamo che nei primi anni Duemila non pochi squatter sostennero le manifestazione pro-discoteche contro il caro vecchio Giovanardi, che voleva farle chiudere “anticipatamente” (cioè alle tre di notte): così ragionavano ancora al principio del terzo millennio, anche se in fondo il bistrattato senatore modenese voleva solo portare un po’ di civiltà in Italia (“Anche quando fu adottato l’obbligo del casco molti dissero che i giovani l’avrebbero mai messo: è andata diversamente”) e impedire altresì la “regionalizzazione” del divertimento, che negli anni successivi avrebbe fomentato l’anarchia turistica e la degenerazione. E invece no: il ddl fu sabotato dalla Lega (ah! Il Papeete!) e i supergiovani trionfarono contro “i matusa e il governo”.

Vingt ans après, mentre l’industria culturale si adegua diligentemente all’ipocondria filogovernativa (altro che “Forlì Meticcia” contro le ordinanze anti-alcol) con lo stesso zelo con cui i lemming si suicidano in massa (sì lo so che è una leggenda, ma ci sta), riconosciamo almeno al Leonka un minimo di coerenza. Ci vuole coraggio (in tutti i sensi) a stare ancora lì a fare i cazzoni con i menù troppo simpa e neppure vegan (anatema!):

ANTIPASTI
Crostino con burro aromatizzato ai fichi e ganja, con crudo di Parma dop

PRIMO
Lasagna di polenta con besciamella di farina di canapa, zola e noci e burro psicoattivo

SECONDO
Pancia di maiale al forno con semi di canapa decortificati

CONTORNO
Insalata di patate con vinaigrette psicoattiva

DESSERT
Cannoncini con crema alla ganja
Panna cotta alla ganja con marmellata di frutti di montagna

A ben vedere, tuttavia, questo antagonismo, più che “rassegnato”, appare piuttosto goffo, se non fasullo poco credibile: come se gli organizzatori non avessero già messo in conto un’impunità aggiuntiva rispetto a quella accordatagli regolarmente (che ha sempre consentito loro di svolgere il “rituale” in assoluta tranquillità), in virtù della quale gli verrà probabilmente condonato anche il nuovissimo “reato di festeggiamenti”.

Alla luce di ciò, l’unico modo di salvare un residuo di dignità barricadera sarebbe, per quanto possa apparire paradossale, una soffiata anonima da parte di qualche partecipante: perché nelle circostanze attuali un’innocua retata non sarebbe nulla in confronto a una festa “ben riuscita”, che sancirebbe il definitivo passaggio dei “giovani dei centri sociali” dall’antagonismo politico a quello dei fumetti e delle farse.

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