La guerra psicologica dell’esercito britannico per il vaccino anti-covid

Come rivela un’inchiesta del Sunday Times, il governo britannico avrebbe mobilitato la Defence Cultural Specialist Unit, unità della 77a brigata specializzata nella guerra psicologica, per convincere il maggior numero di inglesi a vaccinarsi.

L’unità è stata costituita nel 2010 e si è fatta le ossa in Afghanistan, studiando il comportamento della popolazione civile e suggerendo strategie di mediazione linguistica e culturale alle truppe di terra. L’unità annovererebbe almeno un pezzo grosso di Twitter tra i suoi ranghi e gestirebbe numerosi falsi profili sui social media per influenzare l’opinione pubblica.

In concomitanza con una imminente campagna vaccinale di massa, l’unità sta già “monitorando il cyberspazio per i contenuti riguardanti il Covid-19, allo scopo di comprendere come i cittadini britannici possano divenire bersaglio della propaganda contro i vaccini”. Il rapporto del Times non specifica esattamente come l’unità combatterà contro questo tipo di contenuti.

Un portavoce del Ministero della Difesa ha dichiarato che l’attività della brigata “non è finalizzata alla popolazione del Regno Unito” e, secondo quanto riferito, la sua strategia includerebbe “la raccolta di prove della disinformazione sui vaccini da parte di Stati ostili, a cominciare dalla Russia“.

Nonostante le calunnie contro Mosca, ricorda Russia Today, la Russia è stato il primo Paese al mondo ad approvare un vaccino Covid-19 e dal mese prossimo diventerà anche il primo Paese a renderne disponibile un secondo, sempre di fabbricazione nazionale.

Nel frattempo le strade di Londra sono invase dalle manifestazioni contro le misure di lockdown stabilite del governo, che questa settimana verranno inasprite. La polizia ha già arrestato più di 150 persone coinvolte nelle proteste.

Un commento su “La guerra psicologica dell’esercito britannico per il vaccino anti-covid

  1. questi sembrerebbero gli eredi del Psychological Warfare Branch, il ramo dei servizi segreti in cui militava Renato Mieli (ovviamente papà di Paolo, in Italia quando vedi cognome noto e nome ignoto non è mai omonimia, è proprio un parente…)

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