La moglie dello zar: Paolo I e la sua Granduchessa

Busto della granduchessa Natal’ja Alekseevna

In questi giorni di quarantena collettiva mi sono accorto di quanto il web sia parco di informazioni: è da lunedì che sto cercando di risalire a un aneddoto su Paolo I di Russia in cui mi sono imbattuto da ragazzo (ai tempi in cui probabilmente non avevo neppure un pc) e non ho trovato nulla né in inglese né in russo.

La storia era in breve questa: muore di parto la prima moglie dello zar, Guglielmina d’Assia-Darmstadt (Natal’ja Alekseevna), scelta per lui ovviamente da Caterina II, e la corte per non farlo impazzire gli fa credere che fosse una puttana. Si inventano lettere false scritte dal suo amante e addirittura convincono il padre spirituale della granduchessa a millantare una confessione di adulterio in punto di morte. Tutto questo perché l’imperatrice desiderava fargli trovare moglie al più presto, mentre il povero Paolo, di temperamento già melanconico e -come attesta la Wikipedia inglesemercuriale (per forza, era Bilancia!), meditava semplicemente il suicidio.

Del resto la pazzia di Pavel I è cosa nota (a essa Ernst Lubitsch dedicò un film, Lo zar folle): aveva fama di giacobino, rivoluzionava spesso la corte, costringeva l’esercito a sfilate assurde ecc… tra le altre stranezze, fece disseppellire le ossa di uno dei tanti amanti della madre per farle disperdere. Tuttavia, sulla vicenda appena rievocata non sono riuscito a trovare nulla, finché non ho avuto il colpo di genio di andare su… Wikipedia, che però la racconta in maniera completamente diversa.

“Natalia si dimostrò infedele al marito innamorandosi perdutamente di Andrej Razumovskij. Inoltre la Grand Principessa (sic) ne risultò incinta. Molti a corte ebbero sospetti sulla paternità del nascituro ma Caterina volle comunque non far mancare mai niente alla nuora: si trattava del primo nipote e si sperava in un sano erede maschio. La suocera stette vicino a Natalia anche durante il travaglio”.

La pagina francese è più circostanziata e dedica addirittura un capitolo a La révélation des infidélités de la grande-duchesse:

“Dopo il funerale della Granduchessa, non fu proclamato il lutto alla corte. L’imperatrice desiderava trovare in tempi brevi una nuova moglie per Paolo ma questi, inconsolabile per la perdita che aveva appena subito, rifiutò la prospettiva. Perciò sua madre portò alla sua attenzione la corrispondenza romantica della defunta con André Razoumovski, prova inconfutabile di un adulterio”.

La fonte a cui rimanda è un post del 2007 di un blog russo di pettegolezzi storici (ovviamente su LiveJournal), nel quale si sostiene che

“Caterina II consegnò allo zarevic le lettere trovate nel cassetto segreto della scrivania di Natalia, dalle quali il figlio apprese che la moglie adorata lo tradiva con il suo migliore amico e che dunque avrebbe potuto anche essere lui il padre del figlio per cui è morta. Paolo non si riprese mai completamente da questo colpo, diventando ancora più sospettoso e diffidente”.

Sembra che la modestia della cerimonia funebre per la granduchessa sconcertò il segretario dell’ambasciata francese, che così appuntò nei suoi diari:

“Sono spiacevolmente colpito dalla mancanza di splendore funerario: come se fosse disdicevole renderle degno omaggio. Sembra che la morte stessa non abbia mitigare il sentimento di invidia sorto nel cuore di una persona più potente [Caterina II]”.

Il presunto amante di Natal’ja, il conte Razumovskij, fu spedito prima a Revel (l’odierna Tallin) e poi, probabilmente per inasprire la pena, a Napoli: ovviamente si scherza, anche perché Razumovskij (poi diventato principe) era il discendente di una nobile famiglia cosacca, fu il primo ambasciatore russo nel Regno borbonico e addirittura commissionò tre quartetti d’archi a Beethoven. Non propriamente la carriera di uno “caduto in disgrazia”.

In effetti, ripeto, io la ricordavo diversa: che lettere compromettenti fossero stati fabbricate da Caterina II con l’aiuto del principe Enrico di Prussia (un tempo grande amico di Paolo I, con il quale mi pare poi entro in rotta per le mire sulla Polonia) e che in realtà la povera granduchessa fosse una santa donna.

Ecco dunque che il dubbio rimane: ci fu o meno l’adulterio? Per risolvere il dilemma sul fatto che le donne siano tutte puttane, ci vorrebbe qualche storico di razza. Io, come si dice, “faccio epochè“, cioè sospendo il giudizio in accordo anche a quanto mi suggeriscono dalla regia (“Spero non sembri un discorso femminista, ma non siamo tutte così”).

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