La soluzione finale della questione incel

Elliot Rodger è un universitario californiano che nel maggio del 2014 ha ucciso sei persone in una tipica strage all’americana. Anche se la stampa lo accredita come un “capostipite” del “movimento” incel, egli non si è mai definito come tale né ha mai partecipato alle varie comunità virtuali della cosiddetta manosphere, a parte lo “storico” forum bodybuilding.com (frequentato da milioni di utenti e dove comunque venne abbondantemente sbeffeggiato dopo un paio di post) e PUAHate (un forum nato per criticare la cosiddetta “arte del rimorchio“, dunque non apertamente “maschilista”, e che comunque venne chiuso non appena i grandi giornali indebitamente lo associarono tout court con l’assassino). Questo non ha impedito al mainstream di costruire un mondo parallelo in cui questo Rdoger sarebbe “il corrispettivo degli ispiratori del Califatto, un punto di riferimento” (per citare un giornalista del Corriere che sostiene di “aver studiato il caso”).

La decisione di farne un “simbolo” da parte degli incel nasce a posteriori, come provocazione e dileggio del sensazionalismo massmediatico, peraltro sempre orientato al pinkwashing (“La promozione di un prodotto o di un ente attraverso un apparente atteggiamento di apertura nei confronti dell’emancipazione femminile”). È dunque a partire da una prospettiva post-ironica che va letta la trasformazione di un assassino in un meme, anche se naturalmente è difficile negare che la frustrazione espressa da Rodger non abbia nulla a che fare con quella vissuta da milioni di maschi americani.

Per fare un esempio del contesto in cui ci muoviamo, prendiamo un noto pezzo di Lil Peep (celebre rapper americano morto di overdose a 21 anni), Beamer Boy, che racconta le tribolazioni di un giovane artista alle prese con un successo inaspettato: il “beamer” è propriamente il possessore di una BMW, uno stereotipo attraverso il quale Lil Peep rinverdisce la tradizione del poète maudit, incastonando in due versi memorabili il paradosso di una felicità che svanisce non appena la si riconosce, “But they don’t wanna hear that, they want that real shit | They want that drug talk, that I can’t feel shit”, intendendo che chi gli ha regalato la fama non vorrebbe sentirlo soddisfatto né capace di godere di un effimero istante di gioia, ma lo preferirebbe strafatto e depresso.

La canzone è stata rifatta in versione garage rock da un artista dichiaramente incel, un ragazzo americano di origine asiatica che che si presenta sotto vari pseudonimi ma attualmente come Negative XP (abbiamo tradotto qualche suo pezzo), il quale ha voluto idealmente collegarla all’impresa sanguinaria di Rodger (perché ha effettivamente perpetrato gli omicidi a bordo di una BMW Serie 3). Come si può notare, il video che accompagna il pezzo su Youtube (regolarmente censurato) è introdotto da una delle tante auto-presentazioni che l’assassino amava fare di sé (“Un bellissimo panorama può diventare l’inferno più tetro se devi godertelo da solo, e purtroppo io sono solo ormai da tanto…”).

È difficile credere che sfugga il senso dell’accostamento tra l’americano più figo e quello più sfigato dell’evo contemporaneo: in tal caso il fraintendimento sembra voluto, quasi a sfogare l’impulso alle “accuse collettive” che i giornalisti non posso esprimere nei confronti del terrorismo islamico (formula che non può più nemmeno essere usata dalla stampa conservatrice). Nell’equivoco cade anche l’immarcescibile Franco “Bifo” Berardi, che nel suo feudo digitale cortesemente offertogli dalle edizioni Not/Nero, dopo aver elogiato l’intervento di uno degli autori del sito come “il primo pezzo interessante” sulla questione incel (in realtà uno “sfogo” piuttosto sconclusionato che abbiamo già commentato – per inciso, le cose più interessanti sul tema le hanno scritte autrici femministe sui generis, come Mary Harrington o Jessa Crispin), ci tiene a chiamare in causa non solo Elliot Rodger, ma persino Anders Breivik (che a dirla tutta sarebbe più figlio del “matriarcato” che non del “patriarcato”).

Quando si parla di incel, la contro-cultura scende ai livello non tanto del Foglio o di Marie Claire, ma proprio dei famigerati Bastardi Islamici di Belpietro. E persino nei spazi apparentemente più adatti alla riflessione, si adotta la stessa forma mentis considerata “blasfema” quando messa in pratica dagli appartenenti al campo opposto. Del resto, il problema dei “celibi involontari” ha fatto irruzione nella sfera mediatica nazionale con l’esaltante superficialità delle novità d’oltreoceano (ne ha parlato persino la Rai, che pur confezionando il solito servizio sui “casi umani” ha perlomeno fornito un minimo di coordinate). Uno dei motivi per cui il termine stesso è motivo di controversia riguarda il fatto che non esiste sostanzialmente un vero e proprio lessico per descrivere l’enorme complessità dell’interazione tra il maschile e il femminile ai tempi del “liberismo sessuale”.  L’antropologia ha passato decenni a classificare le strutture sociali di fantasmagoriche tribù congolesi ma si è dimenticata di forgiare uno straccio di termine per indicare un friendzonato al di fuori dell’anglosfera. Eppure gli esempi sarebbe infiniti: tanto per dire, quale espressione migliore di orbiter si potrebbe trovare per descrivere “un uomo che vuole andare a letto con una sua amica e continua a orbitargli attorno nella speranza di ottenere qualcosina”? E, si badi bene, un orbiter non è un simp e nemmeno un beta cuck, semmai ha più affinità con un sub-7 friendzonato dalla propria oneitis.

Una terminologia di riferimento potrebbe perlomeno conferire alla questione una dimensione non più squisitamente individuale, ma sociale, e quindi politica (se non culturale e morale). Perché al momento sono i sedicenti “marxisti” che spendono la lacrimuccia per qualsiasi caso pietoso incasellabile nei loro angusti schemi mentali (stupratore immigrato, spacciatore col reddito di cittadinanza, dipendente comunale che gioca a tennis in orario di lavoro, trans che spacca le vetrine perché gli uomini non vogliono uscire con lui/lei/issa, omosessuale che chiede di togliere i figli ai genitori “omofobi” per darli in affido alle coppie gay eccetera eccetera), ma non appena gli si sussurra la parola incel sono immediatamente disposti, per citare Ulrich Beck, a “offrire soluzioni biografiche alle contraddizioni sistemiche”: vai al bar, vai a puttane, fatti una doccia, fatti una sega, vestiti meglio, non fare il frocio (sic) eccetera eccetera. Pur di negare qualsiasi dignità politica al problema, sono disposti a rivalutare l’omofobia da caserma e il bieco consumismo.

Detto questo, riconosco che nel momento stesso in cui una condizione si trasforma in “identità” (deriva che andrebbe letta anch’essa dalla prospettiva post-ironica, come scimmiottatura della identity politics declinata al maschile), essa potrebbe effettivamente rappresentare un problema non solo politico ma anche sociale. La natura di un movimento che parte da premesse simili risulterebbe talmente “ircocervica” da farne un non-movimento, una delle ideologie potenzialmente più monolitiche e vincolanti che siano mai apparse all’orizzonte del pensiero occidentale, dal momento che contempla la tipica dialettica Bewegung/Partito solo a livello individuale (per farla breve: chi trova una fidanzatina se ne chiama fuori), rendendola paradossalmente impossibile a livello “istituzionale”. In tal senso l’inceldom è un fenomeno sfuggente e inafferrabile per i suoi stessi “militanti” (una volta lo si sarebbe definito Gespenst – se afferrate la citazione metapolitica), poiché li vincola nella misura in cui li sfida a violare tale vincolo: potenzialmente, sarebbe l’unica militanza nella storia a rispettare infine il principio di falsificabilità.

Ma a parte le battute, nota giustamente Jessa Crispin nell’ottimo articolo -Bifo vada a leggerselo- citato sopra (tradotto dalle Edizioni Sur: Gli Incel non sono soltanto dei giovani maschi arrabbiati, 14 Giugno 2018):

“Le preferenze sentimentali sono un fatto politico. Chi scegliamo di corteggiare, chi giudichiamo degno di amore e di attenzione spesso ricade entro categorie che esprimono altre forme di potere. […] L’amore non è solo un bel sentimento, è la struttura su cui si fonda la nostra società. La famiglia, la proprietà, il denaro, il senso di appartenenza, la comunità passano tutti attraverso il filtro del matrimonio. […] Molte persone sono escluse dal mercato sentimentale e sessuale, cosa che da alcuni può essere vissuta come un’esclusione dalla società tout court.
[…] In India, data la preferenza delle famiglie e della società per i figli maschi, esiste attualmente un deficit di circa 63 milioni di ragazze e donne. Da quando questa tendenza è stata messa in luce per la prima volta, nel 2001, hanno iniziato a venire fuori storie dell’orrore: casi di singole donne costrette a fare da moglie per un uomo e per tutti i suoi fratelli, un aumento della percentuale di stupri e aggressioni sessuali, donne rapite e obbligate al matrimonio contro la loro volontà. Gli sbocchi che tradizionalmente erano a disposizione degli uomini celibi e delle donne nubili – i monasteri e i conventi erano la tipica soluzione per chi aveva un figlio o una figlia di troppo da sistemare – sono scomparsi dalla nostra cultura, lasciando il single a vita con poche alternative rispetto a tutti i benefici che può offrire un partner.
[…] Se si parte dal presupposto che la società dovrebbe essere organizzata in maniera da dare la maggior quantità possibile di felicità al maggior numero possibile di persone (ed è questa la mia idea), allora l’amore e il sesso dovrebbero essere ripensati e riorganizzati, e sì, anche redistribuiti. Non nel senso che intendono i commentatori più retrivi, cioè di costringere le donne a relazioni con gli uomini nella speranza di tenere a freno la violenza maschile. Ma se si separassero l’amore e il sesso dallo status e dal privilegio, se si reimmaginassero gli standard che rendono desiderabile un partner, se si offrisse un’alternativa stabile alla vita matrimoniale che non sia la solitudine, allora si potrebbe alleviare la sofferenza. Non soltanto per i giovani maschi arrabbiati di internet, ma per tutti quelli, uomini e donne, che si sentono esclusi e soli”.

Questa è una “signora conclusione” (altro che mansplaining), non quella proposta da Not: “Se ogni persona rifletterà sul proprio desiderio sono certo che le bislacche teorie incel inizieranno a far ridere tutt*”. Quel sorriso sarà un rictus o nel migliore dei casi un cachinno imbarazzato: perché da una parte i media dovranno assumersi l’onere di dimostrare che l’inceldom è solo una paranoia partorita da menti malate (ovviamente maschili) e dall’altra si troveranno costretti a proclamare l’inesistenza di un “diritto al sesso” (come peraltro fanno da tempo) nemmeno in base al grado di “femminismo”, “personalità” o altre astruserie di cui il soggetto è tenuto a dotarsi per avere una chance di accoppiamento. Lose-lose situation.

“Svegliare il can che dorme”, si diceva una volta. Ebbene, se non fosse per la fottutissima mediocrità di tutti i nostri nemici, anche noi potremmo ammettere che la faccenda sta prendendo una “brutta piega”. Rifacendosi alle opinioni di Mishima sul nazismo come “trasformazione politica dell’arte” e “metamorfosi artistica della politica” («Esiste la tendenza a proiettare nel mondo dell’azione concreta aspirazioni che andrebbero rivolte all’arte»), è possibile osservare come anche l’arte incel (i meme) attraverso l’appropriazione post-ironica dei vari modelli proposti dal mainstream, stia facilitando una qualche “proiezione” extra-artistica.

Facciamo esempi concreti perché a noi piace 4chan, non le supercazzole anni ’70. Prendiamo Eggman/Egg White, un fenomeno da baraccone che dopo qualche tentativo di suicido e una carriera da “meme vivente”, ha iniziato a sfornare pezzi trap di una ferocia e una “bruttezza” (in senso lato) talmente mirabile da diventare anche materia di documentari (oltre che di indagini giudiziarie). In particolare, ci riferiamo a un suo “classico”, Alek Minassian, oscena cantilena dedicata a uno dei tanti assassini psicopatici che la stampa ha etichettato come “terroristi incel”.

“Investo queste troie come se fossi Alek Minassian | Salto nel furgone e le schiaccio tutte | Sopra il marciapiede come se fossi Alek Minassian | troie succhiatemi il cazzo mentre travolgo i pedoni”: lo stile è identico a quello degli artisti trap, anche nell’ispirazione “para-terroristica”, se pensiamo per esempio al “capolavoro” del rapper franco-senegalese Booba, che per affinità etnico-religiosa invece di un incel canadese di origine armena ha preferito dedicare il ritornello al franco-algerino Mohammed Merah, che nel 2012 è entrato in una scuola ebraica e ha ucciso un rabbino e i suoi due figli di tre e sei anni: “Porsche Panamera | Cieco o no, chi vivrà vedrà | Porsche Panamera | Spariamo a tutti per una causa: Mohammed Merah!”.

Per lo stesso “ticchio” bispensante dei media (esiste il terrorismo maschilista ma non quello islamico), nonostante entrambi i pezzi ispirino disgusto e indignazione, solo quello di Egg White è stato oggetto di denuncia e viene regolarmente censurato su Youtube; al contrario, l’artistone Booba è ancora portato in palmo di mano dalla stampa e le uniche proteste ufficiali alla sua sortita sono giunte dalla comunità ebraica (altro indice della radicalizzazione dell’identitarismo, ma cosa vuoi che ne capiscano i Bipho’s).

Peraltro vogliamo far notare en passant che questo Egg White è riuscito quasi alla perfezione a immedesimarsi in un vero rapper (si veda il video sotto, dove per l’appunto descrive i motivi per cui ha voluto comporre un pezzo così indecente), dimostrando indirettamente la validità di uno dei “teoremi” incel, ovvero che la personalità per una donna conta meno dell’aspetto: se egli infatti avesse avuto folti capelli e mascella scolpita sicuramente sarebbe stato preso sul serio come artista, invece di essere considerato una macchietta. Con una certa malizia aggiungiamo che ciò si sarebbe forse verificato anche se la sua pelle fosse stata più scuretta, ché anzi in tal caso avrebbe aumentato la propria credibility conformandosi a uno dei modelli propagandati dai media, quello dell’afro-americano violento e misogino.

Da un punto di vista puramente “estetico”, si potrebbe fare lo stesso discorso per Saint Hamudi (anche lui censurato ininterrottamente da Youtube), un immigrato siriano in Germania che nei suoi video-messaggi imita le movenze delle fantasmatiche “palandrane” del Califatto. Ora, se la famosa tesi dell’analista francese Oliver Roy che gli attentati terroristici che hanno colpito l’Europa siano dovuti non a una “radicalizzazione dell’islamismo”, ma a una “islamizzazione del radicalismo” avesse un briciolo di attendibilità, dovrebbe valere anche per il fenomeno incel: eppure sappiamo che l’effimero successo che essa ha incontrato era perlopiù dettato dalla possibilità di servirsene per tacciare qualsiasi critica alla “religione di pace” come islamofobica. È scontato che gli stessi che l’hanno ripetuta fino allo sfinimento non avranno uguale clemenza nei confronti degli incel (soprattutto nel caso che nulla di tutto ciò si traduca in “azione”): no, non sarà “maschilizzazione del radicalismo”, sarà il solito sporco lurido eterno patriarcato del maschio bianco etero occidentale.

In conclusione, è chiaro che non c’è alcuna volontà di integrare la generazione di “barbari verticali” che si prospetta all’orizzonte: la sinistra promette “diritti sessuali” a chiunque (prossimamente pure pedofili e zoofili?) tranne che ai (maschi) brutti; i giornalisti hanno bisogno di un capro espiatorio su cui sfogare tutta la frustrazione per gli innumerevoli tabù imposti dal politicamente corretto (“finalmente una categoria non protetta, via alla sassaiola!”); la destra pare incapace di offrire un modello alla rabbia maschile alternativo a quello del bulletto di periferia o del “bamboccione mannaro”. A questo punto, se come accennavamo sopra, l’emergenza passerà dal politico al sociale (o viceversa), non rimarrà che la nuda e cruda repressione come residuo diaframma tra civiltà e barbarie. Altro che seminari sulla questione maschile, riflessioni sul proprio desiderio o egualitarismo sessuale: ci sarà solo galera, ospedale e cimitero. Paradossalmente, saranno gli incel, gli “uomini in eccesso”, i “rami spogli”, gli “sfigati che non scopano” a farsi carico della salvezza dell’occidente attraverso il martirio: ecco perché dico che sarà un destino da abreki, da nečaevisti, e non da morti di figa.

18 commenti su “La soluzione finale della questione incel

  1. Ma siamo sicuri di questa specie di “intelligenza” Incel, collettiva, post-ironica, sorniona persino cazzeggiante che mette il cappello su Rodger, Minassian, etc facendone simboli per la provocazione e il dileggio massmediatico?
    La verità è che questi casi limite sono il grande buco nero della questione Incel (e maschile in generale), sono l’osceno di fronte al quale si arresta anche l’analisi lucida, serrata e radicale che questo sito porta avanti da anni.
    Se la posizione Incel (e più in generale la questione maschile) é spesso insostenibile apertamente e alla lunga difficilmente argomentabile (le ragioni le hai ben spiegate), lo è ancora di più perché ad un certo punto bisogna farsi carico dell’esplosione del barbarico, degli incel flippati (e di quelli che flipperano) così come di uomini/mariti/padri omicidi (spesso suicidi) e di chiunque dia di matto perché negletto o per non precipitare nella reiezione sessuale.
    Qui non c’è califfo Al-Baghdadi che si intesti i lupi solitari martiri per la causa, qui ci sono casi limite che diventano meme, figurine bandiera delle subculture e invece sono giovani maschi di cui nessuno a livello politico o almeno comunicativo è capace di farsi carico senza che vengano derubricati a folli, killer misogini, femminicidi.
    Eppure sono sintomo di un disagio che bisogna avere il coraggio di maneggiare, di articolare a destra (e a sinistra) e non lasciare solo al discorso psichiatrico o peggio mediatico progressista.
    Tu stesso (come il Redpillatore del resto) ti sei ben guardato dal prendere una posizione su questi “martiri” del pantheon Incel ma anche di molti casi di cronaca che comprensibilmente sono delle vere patate bollenti per chi si occupi del “maschile”; molti episodi (vedi Antonio De Marco assassino reo confesso di Lecce) sono di chiara matrice Incel e chiunque argomenti seriamente di inceldom non può rimuoverli e ribattere poi al disfemismo, alle generalizzazione, al biasimo di osservatori superficiali.

    1. “chiara matrice” non mi pare proprio, del resto è raro che io commenti immediatamente la cronaca (se non per trollare). In ogni caso finora il cosiddetto terrorismo incel è sempre stato stragista, “in onore” dei suoi natali d’oltreoceano. La posizione l’ho presa, ma forse non hai capito: se non può essere avanzata alcuna soluzione a livello sociale o politico, gl iincel vanno semplicemente sbattuti in galera, perché sarà necessario farlo.

      1. “gli incel vanno semplicemente sbattuti in galera, perché sarà necessario farlo”

        Devi spiegare chi sarebbe il “soggetto” morale della questione.

        p.s. soggetto può significare anche sfigato, giusto per far capire anche la, a quanto pare, post-ironia.

        1. Se “incel” può essere definito chiunque abbia un problema mentale (come sostanzialmente sostiene il commentatore di sopra, individuando una “chiara matrice” in un omicidio), allora si riaprano i manicomi. Intendo che va benissimo tornare alla società repressiva, e se gli incel devono farsi carico di tutto questo in veste di capri espiatori, pazienza. Al patto che successivamente qualsiasi “devianza” venga psichiatrizzata, repressa, marginalizzata e polverizzata, altrimenti non c’è fair play!

    2. lo stragismo in America c’è sempre stato, sempre.
      Negli anni 80 stava quasi sbocciando un genere o sottegenere cinematografico che vedeva i licei come il luogo di elezione degli scontri sociali nelle forme della guerriglia urbana o peggio(Class 1984, i suoi seguiti, The Principal).
      Del resto, se si dovesse affrontare questo tema, dalla storia americana della seconda metà dell’ottocento ad oggi, non basterebbe un trattato (perché, oltre alla violenza che l’ha sempre caratterizzata, ci sono le trasformazioni che quella stessa società ha subito negli anni 70, il modo in cui la letteratura e il cinema ne hanno reso conto, etc).

  2. Analisi chiara e condivisibile, se si affronta la problematica dalla parte di chi (o di quel “tipo di incel” per allargare il concetto), pur non volendolo accetta amaramente lo status quo – cfr. “per farla breve: chi trova una fidanzatina se ne chiama fuori”.
    Cambiando la prospettiva e passando a quella dell'”incel radicale”, l’ammutinato dai e dei costumi moderni (o abreki se preferisci), il baricentro su cui si regge l’analisi potrebbe scostarsi di molto… per dirla evolianamente: “Nel clima individualistico della società attuale non si potrebbe invece indicare nessuna superiore ragione a che l’unità familiare debba sussistere quando l’uomo o la donna «non vanno d’accordo»… [etc e quindi l’uomo differenziato] non può dare un qualche valore a matrimonio, famiglia, procreazione. Tutto ciò non può che essergli estraneo; non può riconoscervi nulla di significativo, di meritevole di una sua attenzione”.
    La soluzione finale quindi? Per i più “differenziati” non resta nient’altro che accettare il “martirio”: dal più figafobico MGTOW al più dissoluto e poligamo dei punter, risorgere dall’oblio e dal vizio e mutare con lucidità la propria ad una condizione di “volcel”.

    PS: Aggiungo a corollario la colonna sonora “1965” di Negative XP: https://www.youtube.com/watch?v=Zs3RybcYi2E (a proposito grazie per la segnalazione, non lo conoscevo), un vero capolavoro insieme alla cover di Beamer Boy e ad altre canzoni che sto ascoltando ora.

    1. Maestri della Tradizione, sprezzanti aforisti, tricksters vari alla fine ci inchiodano nelle porte girevoli di un inceldom “differenziato”, elitaristico, solipsistico, sdegnoso, ma autocompiaciuto, autoconsolante, falsamente appagato etc.
      L’inceldom deve essere una brotherhood, una comunità, una moltitudine, una milizia…

      1. Condivido in pieno; vedi ad esempio questa citazioni da mongoloidi di uno dei commenti a questo articolo: <>.
        L’alternativa quindi è tra “spinta verso le unioni stabili” in una società individualistica oppure rinuncia a una qualsiasi manifestazione di protesta verso alcune dinamiche?
        Purtroppo queste comunità sono piene di soggetti che hanno letto un po’ di Nietzsche, un po’ di Metafisica del Sesso, qualche frequentazione dei forum americani o simili e su questi 4 riferimenti pensano di aver sviluppato un pensiero profondo e originale.
        Sono i soggetti che come hai detto tu condannano questa galassia della qm all’irrilevanza.
        Anche perché gli stessi, come ho detto in un messaggio precedente, non sono poi in grado di confrontarsi pubblicamente con nessuno (consapevoli -anche se non lo ammetteranno mai- evidentemente dei propri limiti intellettuali).

        1. Per fortuna che la mia sia solo una umile “non-voce” (che secondo il commentatore di sopra rientra in un suo sotto-insieme di individui, che lui immagina come dei pavidi che non si confrontano pubblicamente per paura?!, con il complesso sociale e non ammesso dei “limiti intellettuali”…), mentre la nobile causa di sensibilizzare il mondo alle tematiche incel e qm (anche se non si capisce a quali interlocutori poi dovrebbe rivolgersi – istituzionali forse? – ed a che pro poi? Organizzare un bel “incel-pride” o davvero il sussidio per le “prostitute di stato”?) sia invece curata da personaggi come lui, che non riescono nemmeno a cogliere il senso di una citazione piuttosto banale: cioè che l’insieme del “malessere” sperimentato nella condizione di incel, non sia ESCLUSIVAMENTE conseguenza di essere nati con una genetica da scarto umano e di fare schifo anche al povero specchio che lo riflette.
          Auguri per il proselitismo comunque: in “una società individualistica” troverai senz’altro orde di “bruttinick” sui bruttiforum, disposti ad arruolarsi per manifestazioni e proteste per la causa…

          Forse ha davvero ragione l’altro commentatore più in alto: L’inceldom è solo una “porta girevole” di sprezzanti aforisti, elitaristi, solipsisti e di falsamente appagati… è tutto sommato vero, ma aggiungerei al calderone anche lo spaccato umano dell’altra faccia della medaglia della “fratellanza” che descrive, quella composta dai casi umani veri: i sempliciotti saccenti con manie di protagonismo ed i frustrati militanti onanisti cronici.

          1. ho per caso scritto qualcosa che avalla l’idea per cui condivido una sorta di darwinismo socio-biologista?
            Potrei smontare anche tutte le altre asserzioni, ma sarebbe inutile, perché ad ogni mia affermazione risponderesti con una polemica che cerca di spostare il focus della conversazione su altro (esattamente come fanno le femministe). Proseguire un’interazione su queste basi è uno sforzo inane, non ne vale la pena

            1. Vai tranquillo, non hai alcun bisogno di argomentare, “smontare” o giustificare di un bel nulla.
              Non ti conosco e quindi, a differenza di altri, non ho pregiudizi e ovviamente nulla di personale, ma lungi da me farti “sforzare” o farti perdere tempo sul “nulla” delle mie citazioni e riflessioni… dal momento che avrai già ben più interessanti alterchi e diatribe con “le femministe” o con altri più importanti interlocutori della “qm” per… la “rivendicazione dei diritti incel”.
              E se proprio non bastasse, ti anticipo che sono anche piuttosto pigro di mio, quindi poiché mi conosco, quando non trovo nulla di condivisibile o di interessante nei commenti, non leggo nemmeno oltre un tot di righe e scrollo avanti.

              Tuttavia sarà che la definizione “sprezzanti aforisti” mi è particolarmente piaciuta, per deontologia lascio sempre dello spicciolo citazionismo che ritengo calzante alle circostanze… in questo caso, l’aver sentito aleggiare nei toni una certa ostentazione ed una “vocazione civile”, mi ha fatto tornare in mente quel “volcel” di Jep declinare la Verità alla “femminista”, con pacata crudezza: https://www.youtube.com/watch?v=vdzIiPu0HCU&ab_channel=La7Attualit%C3%A0

  3. L’affermazione che “chi trova una fidanzatina, se ne tira fuori”, può andar bene per chi frequenta i vari forum o pagine incel/redpill per sfogo, senza nessuna presa di posizione (realistica) rispetto ai temi politici ed etici.
    Tra l’altro si tratta di utenti che individui in tre secondi: quelli che si interessano esclusivamente ai meme, alle foto e alle vicende dei personaggi dello star system; o che al contrario millantano una presunta appartenenza politica, possibilmente radicale, ma che poi guarda caso si cacano in mano all’idea di un confronto pubblico financo con la più insulsa femminista. Questo tipo di utenza purtroppo rappresenta il 98% di quella che fino ad oggi è stata la realtà dei forum e delle pagine incel.
    Il tema delle relazioni e della lusinga sessuale invece è stato sempre presente all’interno degli autori della qm, seppur con un impianto che risentiva delle diverse condizioni socio-economiche dei decenni passati.
    Io personalmente mi sto spendendo da più di un anno per portare la questione incel all’interno di quella della qm (in cui era presente, seppur in maniera diseguale) e per portare le riflessioni anti-femministe e della qm all’interno degli spazi incel.
    Devo riconoscere che è stato molto più facile realizzare la prima parte di questo proposito (far comprendere e accettare i temi incel all’interno della qm) che la seconda .

    1. Condivido, c’è molta confusione, appiattirsi sull’immagine macchiettistica dell’incel accasciato, solitario y final indebolisce persino la finezza speculativa di Mister T.
      L’emergenza del futuro saranno i branchi di adolescenti ottusi a mo’ di gang rape bangladeshe…

  4. A parte che non c’è bisogno di alzare i toni o di insultare, non per una questione di “correttezza” o “etichetta” ma semplicemente perché non ha senso nel contesto del dibattitto.
    In ogni caso ogni posizione è “ideologica”, non se ne esce: anche l’impegno di Deusfur, indipendentemente dal disinteresse e dalla sua nobiltà, rappresenta comunque un tentativo di ideologizzare. E allora un’idea vale un’altra: MGTOW, uomo beta, camerata o “mascolinista”.
    Forse a questo punto l’inceldom non è nemmeno una condizione nel momento stesso in cui si rende conto di esserlo. Ma non per questo deve rifarsi a ideologie estranee, a meno di non farne una forma di cope.

  5. Capisco che vuoi dire, solo che mi scontro quotidianamente con l’inerzia degli mgtow o con le posizioni di chi sostiene che l’unica strada è (o sarebbe) il “ritorno” ad una società in cui le donne sono “sottomesse” (avallando così l’idea che una tale società sia realmente esistita).
    Dal mio punto di vista, si tratta di una falsa narrazione che è strumentale (presentandosi come irricevibile) a tenere in piedi la marcia verso il liberismo più sfrenato.
    E’ evidente, come osservi tu, che nel momento in cui si passa dal “in sé” al “per sé” avviene un’ideologizzazione. Da questo punto di vista, anche la mia posizione è ideologica.
    Nella fattispecie però, sono stanco di leggere le citazioni di Evola in mezzo a espressioni ridicole come “volcel”, per poi ricondurre il discorso al più totale “niente”.
    E il femminismo ringrazia.

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