La Svezia si rifiuta di imporre un nuovo lockdown: “La gente ha sofferto abbastanza”

Le autorità sanitarie svedesi si sono rifiutate di seguire il resto d’Europa sull’imposizione di nuove misure di lockdown contro il covid, sostenendo che la popolazione ha già sofferto abbastanza.

Nonostante in Svezia i contagi da covid siano in aumento, il governo si rifiuta di imporre un nuovo lockdown alla popolazione, considerando l’impatto che esso potrebbe avere sulla salute degli svedesi. Gli anziani, soprattutto, hanno sofferto abbastanza: la loro quotidianità è stata stravolta, hanno passato mesi a sentirsi dire di evitare i trasporti pubblici e i centri commerciali.

E il risultato? Solitudine. Miseria. Depressione. Morte. “Non possiamo solo pensare alla curva dei contagi”, ha affermato Lena Hallengren, Ministro della sanità svedese, “dobbiamo anche pensare alla salute pubblica”.  Il rapporto di 21 pagine della Hallengren riguardo agli effetti del lockdown sulla popolazione segnala un “declino della salute mentale” che “probabilmente peggiorerà quanto più a lungo resteranno in vigore le restrizioni”.

Dopo aver deciso di adottare un approccio di “immunità di gregge” al covid all’inizio della pandemia, la Svezia è stata attaccata da tutte le parti per non aver seguito la linea degli altri Paesi europei. Tuttavia, come ha riconosciuto Newsweek, il tasso di mortalità da covid in Svezia è inferiore a quello di Spagna, Regno Unito e Italia, paesi che hanno tutti imposto quarantene draconiane.

A differenza del resto del continente, anche l’economia svedese è in uno stato migliore e pronta a riprendersi rapidamente. Anche l’epidemiologo Anders Tengell ha criticato l’uso di mascherine per il viso come “molto pericoloso” perché dà un falso senso di sicurezza ma non blocca efficacemente la diffusione del virus.

Fonte: Sweden Refuses to Impose New Lockdown Measures, Saying People Have Suffered Enough (Summit News, 23 ottobre 2020)

8 commenti su “La Svezia si rifiuta di imporre un nuovo lockdown: “La gente ha sofferto abbastanza”

  1. Vorrei precisare alcune cose.
    La prima è che in Svezia non c’è stato mai nessun lockdown, quindi scrivere “rifiuta un NUOVO lockdown” non è corretto. Le persone hanno tenuto, volontariamente, un comportamento saggio diminuendo le occasioni di contagio: gli studi sugli spostamenti delle persone dati dalle celle telefoniche lo rivelano chiaramente. Inoltre si tratta di un paese culturalmente diverso dal nostro: tra conoscenti non ci si saluta con baci e abbracci (meccanismi di infezione), si mantiene una distanza interpersonale maggiore, la densità abitativa è molto minore che da noi, non hanno metropoli come le nostre, i loro mezzi pubblici non sono così affollati, e grazie ad un mix di offerta di lavoro con salari decenti e welfare i giovani dai 20 anni sono tutti fuori casa e non c’è il rischio di contagiare i genitori. I nonni non sono costretti a fare da bambinaie grazie ad asili, e orari lavorativi ridotti dei genitori, e anche questo taglia via molte possibilità di contagio rispetto a noi. Per non parlare del fatto che sono un popolo meno “festaiolo” e dunque hanno meno assembramenti per socializzare o per le sagre di paese. Se paragoni la Svezia con un paese culturalmente e strutturalmente simile, tipo la Norvegia, che ha fatto il lockdown, noti che in percentuale sulla popolazione la Norvegia ha avuto un terzo delle infezioni ed un decimo dei morti. Addirittura dal punto di vista economico ha fatto leggermente meglio la Norvegia !
    Dunque il lockdown funziona, ma se dopo il lockdown fai il cazzone come abbiamo fatto noi in Italia rovini tutto e i contagi tornano. Da Giugno ad adesso la gente in Italia ha continuato a fare quel cavolo che gli pareva: cene fuori (con i tavoli dei ristoranti che col cazzo che erano distanziati), assembramenti tra amici, palestra, aperitivi, baci e abbracci, bambini che giocano in gruppetti, nipoti affidati ai nonni, frequentazioni con prostitute riprese alla grande, feste in discoteca, assembramenti in spiaggia, manifestazioni no mask, no virus e no vax senza mascherine, comizi politici etc. In riviera Romagnola quest’estate era un carnaio, la mascherina per i viali del centro la portavano metà delle persone. Anche negli uffici delle imprese la gente si scorda di mettere la mascherina quando si alza dalla propria scrivania, tanto “era solo per un secondo”. Un popolo di bambocci che non è capace di trattenersi un minimo, di rinunciare a qualcosina, mica a tutto. Tantissimi immaturi che pensano che tutto gli sia dovuto e che si assoggetta al “wishful thinking”: voglio che il virus sia innocuo così posso continuare a fare quel cazzo che mi pare e quindi mi convinco che sia così. A questo aggiungici un governo di incompetenti che nel tempo in cui il virus era diminuito non sono stati capaci di realizzare le azioni giuste, in primis un tracciamento che funzioni davvero, e in secondo luogo (più difficile forse) un piano per la tenuta dei trasporti pubblici. (Con questo non voglio dire che con Salvini e Meloni al loro posto sarebbe stato meglio, anzi sarebbe stato peggio perchè hano un atteggiamento negazionista e per il consenso popolare lascerebbero tutto aperto anche con migliaia di morti al giorno).
    Quali conclusioni trarre? Che gli italiani sono un popolo di egoisti che si comportano come dei bambini e non sanno essere obiettivi, e che i nostri politici sono una diretta emanazione di queste qualità.
    Ora, tornando al discorso della salute mentale: se il fatto di non poter andare al ristorante per un mese o di dover saltare la palestra per due mesi (fermo restando che squat, flessioni, addominali, stretching e corsa si possono fare anche senza la palestra) ti rovina la salute mentale, il problema è a monte. Significa essere già squilibrati. Ma ribadisco, per un paio di mesi l’attività fisica si può fare anche fuori dalla palestra, non c’è lockdown al momento. La salute mentale piuttosto è messa in difficoltà dal fatto che siamo minacciati da un virus e temiamo per la nostra salute e quella degli altri, ma questo non lo puoi evitare: il virus c’è che lo vogliamo o meno. Bisogna guardare in faccia la realtà e smettere di fare i bambini.
    Paolello.

  2. (per chiarezza, quando sopra scrivo “se il fatto di non potere … ti rovina la vita”, era un “ti” impersonale, riferito non a te come autore o lettore, ma all’ipotetica persona a cui la vita “verrebbe rovinata”).
    Paolello

  3. Più che altro a me sembra che esista una concezione “babbonatalista” del virus: porta il carbone solo ai bambini cattivi. Ma qualsiasi precauzione si possa prendere, quello colpisce comunque, e bisogna solo sperare che, sempre per caso, la reazione a esso non sia letale. Le mascherine sono il vero “wishful thinking”. In ogni caso quanto sta accadendo adesso, la fatidica “seconda ondata”, non ha nulla a che fare col fatto che qualcuno sia andato in discoteca a luglio. La reazione dei negazionisti non è meno infantile di quella degli “affermazionisti”, che credono che un virus si possa fermare con le “precauzioni” più che non con l’immunizzazione di massa, che può anche essere raggiunta attraverso un contagio a scoppio ritardato, ma questo non è mai stato spiegato. Eppure è come dice la Capua oggi al Corriere: “Arrivare all’immunità di gregge facendo girare il virus lentamente… Bisogna stare lontani e distanziarsi in modo che l’indice di contagio sia basso, mantenere sotto soglia la circolazione virale ed immunizzarsi piano piano. Poi il vaccino darà il suo contributo”.

  4. Non sono proprio d’accordo con il fatto che le mascherine siano “wishful thinking”: funzionano nel DIMINUIRE il contagio, come tante altre misure, certo non nel fermarlo completamente. Per fermarlo completamente ci vuole il lockdown che è un misura estrema e comporta tantissimi danni (economici, salutari, mentali etc.). Le altre misure invece concorrono a rallentare il virus. Chiaramente si pone il problema del “se il gioco vale la candela”: le misure tipo mascherina e distanziamento rallentano il contagio abbastanza rispetto ai disagi che comportano? Secondo gli “affermazionisti” (e secondo me) sì. Ma la loro efficacia ovviamente diminuisce se sono messe in pratica poco e male e se si continua a fare assembramenti. Se però iniziamo a ingigantire i disagi creati dalle misure di protezione e a lamentarci in modo esagerato per qualsiasi cambiamento introdotto, allora da quel punto di vista è chiaro che risulterebbe un sacrificio inutile. Ma il punto è che secondo me rinunciare a cene fuori, assembramenti e palestra per un paio di mesi non è un gran sacrificio. Resta problematico l’aspetto economico per le chiusure, i ristori economici sono solo una pezza (almeno ci sono, meglio che niente) ma a questo punto non credo si possa fare altro, come ho detto prima bisognava agire in estate con un sistema di tracing veramente funzionante. E guarda che il concetto espresso dalla Capua è simile al mio punto di vista e compatibile con il prendere delle misure di prevenzione (non estreme come il lockdown): non si pretende di bloccare il virus ma di diminuire il rischio, rallentare il contagio, per poter aver una vita comunque vivibile anche se con qualche limitazione in attesa che il vaccino sistemi le cose. L’effetto gregge con il covid-19 non è possibile, se lo intendiamo come effetto duraturo e completo, perchè si sa che dopo qualche mese gli anticorpi spariscono e sono possibili le reinfezioni, quindi con il contagio lento non raggiungi mai l’effetto gregge perchè i vecchi contagiati sono già di nuovo suscettibili. E non è saggio raggiungerlo in modo veloce perchè intaseresti le terapie intensive e gli ospedali e avresti molti morti, e durerebbe solo pochi mesi rendendo la nazione di nuovo contagiabile dall’esterno. Ma credo che la Capua intenda un effetto gregge incompleto, cioè un fattore di rallentamento: anche una percentuale di immunizzati non troppo alta, tipo 15% il virus circola più lentamente, quindi si può permettere la circolazione virale sotto soglia, senza arrivare al limite di occupazione le terapie intensive. Ma le misure di protezione servono proprio a questo. Noto anche che la discussione pubblica sul tema si sta pericolosamente polarizzando – come ormai tutte le discussioni pubbliche in tempi moderni – quelli che una volta stavano nella ragionevolezza di adottare misure efficaci senza chiudere tutto si stanno spostando agli estremi: se prospettano danni economici diventano quasi-negazionisti (direi “testa-sabbisti”) fregandosene della salute degli individui a rischio sanitario, se invece prospettano rischi salutari diventano “chiusuristi” fregandosene degli effetti economici e mentali sugli altri. Devo però osservare che ormai sono più numerosi i testa-sabbisti, forse perchè è una posizione che solleva dall’ansia.

  5. Ciao ‘Tot, perdonami se intervengo in un post rispetto al quale normalmente non mi esporrei, ma il discorso perbenista e colpevolista di Paolello mi irrita da morire.
    Io credo che ogni discorso sul come e sul cosa dovrebbe favorire o limitare la diffusine del virus in realtà sia solo una distrazione dal problema fondamentale.
    Problema fondamentale che – a mio avviso – è la limitazione dei diritti fondamentali.
    Ossia: non v’è nessun motivo valido – eccetto lo stato di guerra – per cui un “lockdown” o comunque la limitazione dei diritti fondamentali costituzionalmente riconosciuti – e che, per inciso, sono l’espressione fisica di ciò che differenzia ontologicamente occidente da oriente – siano giustificati. Punto.
    Tutto il resto è chiacchiera inutile e faziosa. La Svezia, gli ospedali saturi, i ristoranti e le palestre, i morti… sono soltanto epifenomeni.
    Anzi, vorrei essere ancora più chiaro: non me ne frega niente dei morti! Ognuno seppellisca i suoi e stia zitto.
    Che poi, diciamolo, nessuna malattia nella storia ha avuto mai la necessità di una lotta delle autorità per affermarne l’effettiva esistenza di fronte al popolo brutto, cattivo e irresponsabile che non ci vuole credere.
    Maddai… chi ha paura si bardi come una mummia o se ne stia casa e non rompa le balle a chi vuole o deve continuare a vivere. Anzi, per tornare ad altri tuoi post, che si suicidino in massa i timorati dal virus, così lascieranno più spazio a noi viventi per mantenere le distanze.
    E che non mi si venga l’altra puttanata che allora dovrei firmare il documento di rinuncia alle cure in caso di contagio. Che io pago più della metà del mio stipendio in tasse affinché lo Stato mi curi al bisogno. Se non vuole più farlo la smetta di rubarmi migliaia di euro ogni mese.

    Porca troia!

    1. Se avesse studiato diritto (ne dubito, data la sua risposta) saprebbe che le libertà di ogni persona comprimono quelle delle altre persone. Ne deriva che chiunque viva in società e non in un eremo non dispone di libertà assolute, proprio perchè quelle di vari individui si scontrano tra loro. Ad esempio non sono libero di ubriacarmi e guidare, perchè potrei cagionare danni agli altri, sebbene se vivessi nel deserto lo potrei senz’altro fare. Il tuo discorso menefreghista va bene se hai intenzione di ritirarti dalla società, finchè ne fai parte sei soggetto al dialogo democratico nel quale i diritti e le libertà personali sono valutati in base agli effetti che producono sugli altri membri della società. In periodi di pericolo eccezionale, come questi, è giusto che vengano compressi in nome del bene collettivo e rispecchia perfettamente i dettami dello stato di diritto SE FATTO NELLA GIUSTA MISURA. E’ proprio su questa “giusta misura” su cui è bene discutere. Una privazione totale dei diritti sarebbe sicuramente esagerata, ma non mi pare che nessuno la stia proponendo. Anzi, l’obiettivo delle misure intermedie è proprio quello di scongiurare il lockdown. Ognuno può avere la propria idea se una certa misura sia troppo dannosa rispetto ai benefici: le valutazioni dei ristoratori hanno un bias dato dai problemi economici che ne conseguono, e le valutazioni di chi è a rischio salute avranno un bias di segno opposto. Dunque il dibattito è aperto e di sicuro non è possibile attraversare questo periodo pretendendo nessun contagio, o al contrario, pretendendo nessuna perdita economica o nessun cambiamento di abitudini. Il nodo sta nel capire (negoziare?) un equilibrio. Prese di posizione come la sua, del tipo “non chiudiamo niente e chi muore si fotta” sono menefreghiste ed egoistiche al pari di chi dicesse “chiudiamo tutto che non voglio prendere nemmeno un raffreddore”.

  6. Mi perdoni, lei sta riportando il discorso nel merito delle “misure” da prendere. E lo fa perché secondo lei – lo da per scontato – questo sarebbe un momento eccezionale. Ma questo è precisamente ciò che io nego. Non c’è proprio niente di eccezionale per cui si debbano prendere misure. Perciò non voglio nemmeno discutere di quale sarebbe il giusto compromesso (qualsiasi compromesso è illegittimo per definizione). Non è importante. Il discorso è viziato ab origine. Se i padri costituenti non hanno previsto lo stato di emergenza per epidemia c’è chiaramente un motivo e chi non vuol vedere o nega il vulnus inferto all’ordine legittimo è semplicemente un complice del golpe mondiale in atto. A parte ciò non occorre aver studiato diritto per capire che ci sono principi fondamentali inderogabili, sopprimendo i quali cade tutto il castello, per così dire. Soprattutto se lo si fa al di fuori di qualsiasi schema di legittimità (vedasi alla voce “dipiciemme”). Che poi, vogliamo veramente entrare nel merito delle misure prese o prendibili? Non ve n’è una di intelligente. Se si accetta che vi sia un’epidemia mortale si deve accettare la chiusura totale, a cominciare da lavoro e scuola, luoghi ove avviene la pressoché totalità dei contatti tra umani. Tutto il resto serve solo a perdere tempo dando l’impressione di aver fatto qualcosa. Vedrà che i positivi continueranno ad aumentare inevitabilmente… sino a maggio, come ogni anno da millenni. Cordiali saluti

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