La virilità splendida ed eterna di Sean Connery

Nel volume autobiografico Travels (Viaggi) del 1988, Michael Crichton ricorda gli istanti trascorsi con Sean Connery durante le riprese di 1855 – La prima grande rapina al treno. Connery era la star della pellicola e il regista-scrittore si sentiva quasi in soggezione al suo cospetto: gli aneddoti sul carisma del vulcanico scozzese potrebbero essere molto istruttivi per gli uomini di oggi.

Crichton racconta lo scetticismo iniziale sull’intraprendere una carriera di regista: “Sono spaventato, questo è solo il mio terzo film e non mi sento preparato. Non ho mai girato in terra straniera. Non ho mai fatto un film d’epoca. Non ho mai lavorato con una troupe straniera. Per dirigere un film devi essere autorevole, e e io non mi sento affatto tale”. Sin dal principio delle riprese, la produzione è afflitta da miriadi di problemi: anche la composizione della troupe, divisa tra irlandesi e britannici, crea dissidi che, secondo lo stesso Crichton, rispecchiano “un odio atavico”.

Il regista rimane subito affascinato dall’idea di lavorare con Sean Connery in persona. L’attore sprigiona un’energia maschile sempre pronta a esplodere. Connery accetta di girare anche scene pericolose, come camminare in cima a una locomotiva d’epoca. Crichton ci racconta le sue impressioni riguardo all’artista. In un’epoca come la nostra, così bisognosa di modelli maschili positivi, le parole di Crichton assumono ancora più importanza. Queste pagine sono una rappresentazione plastica del celebre motto di Sallustio sulla virtù maschile come “bene splendido ed eterno”.

«Connery si butta totalmente nel proprio lavoro. È una delle persone migliori che abbia mai conosciuto, è spensierato e serio allo stesso tempo. Ho imparato molto dalla sua frequentazione. Ha grande fiducia nelle sue capacità ed è diretto e schietto. “Mi piace mangiare con le mani” dice in un ristorante di lusso, e si mette a prendere il cibo con le mani infischiandosene. Non puoi metterlo in imbarazzo. Mangiare è ciò che conta in quel momento; la gente viene per un autografo e lui li guarda in cagnesco: “Sto mangiando”, li rimbrotta, “Tornate più tardi”. Dopo un po’ ripartono alla carica e lui accetta con cordialità di firmare i loro menù.

Non è capace di serbare rancore, a meno che non voglia. “Ho passato gran parte della mia vita a essere infelice”, dice. “Poi un giorno ho pensato, devo far passare la giornata, spetta a me godermela o meno. Ho deciso che tanto valeva divertirmi”. C’è questa qualità in lui, il controllo totale sulla propria persona e i propri stati d’animo. Ciò lo rende equilibrato e sicuro di sé. L’opinione più comune su di lui infatti è: “Ecco un vero uomo”.

Una volta in aereo una donna fece commenti infiammati sulla sua virilità, facendolo sorridere: “Ma io sono molto femminile”, le ribatté. E lo è per davvero, si diletta di quel lato di sé. Da attore nato, gli piace interpretare tutte le parti. Fa imitazioni incredibili dei membri del cast, inclusi Donald Sutherland e Lesley-Anne Down. Sembra sempre pronto alla battuta, si compiace di ogni lato di se stesso, di tutte le sue brame.

Io invece non sono altrettanto estroverso e lui ogni tanto mi sfotte per questo. Una volta, dopo una ripresa, mi rendo conto che il suo gesticolare è in effetti un po’ troppo effeminato e provo a dirglielo, anche se non sono sicuro come fare: si può dire a 007 che sembra una femminuccia?

“Sean, in quell’ultimo scatto, hai fatto quel gesto con la mano…”
“Sì, che ne dici? Ho pensato fosse una buona idea”
“Beh, era un po’… moscio?”
Socchiuse gli occhi: “Cosa intendi?”
“Beh, potresti essere un po’ più deciso, più forzuto, capisci?”
“Forzuto? Stai dicendo che sembro una checca?”
Adesso sorride, divertito dal mio disagio.
“Sì. Un po’.”
“Beh, dillo e basta, tesoruccio!”, ruggisce. “Di’ solo quel che vuoi! Non abbiamo tutto il giorno!” E riprende la scena, gesticolando in modo diverso

Più tardi mi prende da parte. “Sai,” dice, “dovresti essere più diretto quando ti esprimi, non puoi costringerci a interpretare quel che vuoi. Pensi di essere cortese, ma in realtà rendi solo le cose complicate. Di’ quello che vuoi senza pensarci troppo su”. Gli prometto di provarci. E faccio del mio meglio, ma non riesco mai a essere così diretto come lui: “Dovresti sempre dire la verità, perché se dici la verità e agli altri non sta bene, è un problema loro”.

Segue il suo stesso principio: dice sempre la verità. Sean sembra vivere in un eterno presente, reagendo agli eventi con un’immediatezza incurante del passato e del futuro. È sempre genuino. A volte si arrabbia con i suoi migliori amici. Dice sempre la verità come la vede in quel momento, e se a qualcuno non piace, è un problema loro…

Iniziano le riprese. Sean corre per tutto il treno. Sento un odore aspro e acre provenire dai miei capelli: le ceneri della locomotiva me li hanno bruciati. Cerco di spegnere il fuoco freneticamente e nel frattempo Sean salta, inciampa e cade. Penso: “Sean, che diamine, non esagerare facendolo sembrare chissà che!”. Mi rendo conto però che non farebbe mai nulla del genere, che deve essere davvero caduto… Mi scuoto le ceneri dalla testa mentre la telecamera si sposta per riprendere la scena.

Dopodiché fermiamo il treno; tutti scendono. Connery ha una brutta ferita allo stinco. “Stai bene, Sean?” Mi guarda. “Ti sei accorto che i tuoi capelli stavano bruciando? Dovresti fare più attenzione!”. E ride…

Un giorno, dopo pranzo, mi dice: “Oggi ho finito”
“Che cosa?”
“Ho finito, me ne vado”, afferma tranquillamente. “Finito. Me ne torno a Dublino a farmi una bella dormita”.
Abbiamo in programma altri tre giorni di riprese. Non penso che avremo bisogno di tutti e tre i giorni, ma almeno di uno sì. Perché vuole andarsene?

“Ne ho abbastanza di quel cavolo di treno”. E questo è tutto ciò che dirà. Parte alla fine della giornata, torna a Dublino. La mattina successiva, giriamo alcune scene finali. Sono in cima al treno, con uno stuntman e un cameraman. Stiamo andando molto veloci, il treno oscilla e sussulta in modo irregolare: è snervante.

All’improvviso, in un istante, anch’io non ne posso più di quel treno. I tunnel non sono più divertenti, i cavi strapiombanti non sono più una sfida, i sobbalzi della pista e il vento gelido non mi entusiasmano più. È solo pericoloso ed estenuante e voglio fermarmi e scendere subito. E mi rendo conto di cosa sia successo a Sean il giorno prima. Ne aveva avuto abbastanza e aveva capito che era il momento di smettere».

(fonte)

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