Laura Boldrini entra in un caffè

Ho voluto acquistare il libello di Domenico Ferrara allegato a “Il Giornale” Tutte le boldrinate dalla A alla Z come memorabilia degli anni che stiamo passando (uso il  pluralis maiestatis anche con l’auspicio che lo sconforto sia condiviso). Nonostante si tratti di una semplice antologia delle sparate più spettacolari dell’attuale Presidente/a/ssa della Camera, corredata da un commento didascalico per l’elettore medio di destra, è comunque un documento degno di essere conservato, per non dimenticare cosa ha significato essere rappresentati da persone come la Boldrini.

Perché, pur riconoscendo che la Presidenta sia giunta alla ribalta mediatica in circostanze avverse anche per il politico più capace (e lei, obiettivamente, non lo è), l’infelicità delle sue dichiarazioni, unita a un vittimismo che mal si concilia col clima “anti-casta” (peraltro fomentato dalla stessa stampa che ora le tiene bordone), ha suscitato una particolare antipatia nei suoi confronti. Sarà forse colpa dell’atavico maschilismo o della congenita ignoranza degli italiani, ma sta di fatto che, tanto per fare un esempio, la sua collega Roberta Pinotti, seppur alla prese con un ruolo ben più compromettente per una donna (Ministro alla Difesa senza nemmeno aver fatto il militare), non è praticamente mai stata contestata.

Ma chi è veramente Laura Boldrini?, chiederebbe retoricamente un giornalista d’inchiesta. Beh, difficile rispondere: il suo curriculum “mondialista” la fa assomigliare a uno di quegli inquietanti personaggi femminili che fanno capolino nei centoni complottisti stile Massoneria e sette segrete, un’entità a metà strada tra Annie Besant, Barbara Marx Hubbard e… Jodie Foster. Personalmente, come ripetuto tante volte, mi ricorda la tipica comparsa di un vigilante film, la politicante liberal che nell’economia della trama serve solo a far saltare i nervi al “giustiziere della notte” di turno.

La Boldrini ne ha dette e fatte talmente tante che ormai non rimane più molto spazio per una discussione serena sul suo ruolo. Resteranno probabilmente solo degli elenchi sterminati delle sue gesta, da quando ha affermato che ridurre la donna a madre e sposa è fascista (fonte), a quando ha proposto di “sbianchettare” l’obelisco al Foro Italico (fonte); da quando ha paragonato gli immigrati ai partigiani (fonte), a quando ha stilato un vademecum del “linguisticamente corretto” per le redazioni dei quotidiani (fonte); da quando ha denunciato il maschilismo delle pubblicità (fonte) a quando è andata in ciabatte dal Papa (fonte); e, dulcis in fundo, da quando ha definito gli immigrati “avanguardia di uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi” (fonte), verso l’infinito e oltre.

Nihil novi sub sole, per chi la conosce. Tuttavia da questo “florilegio boldriniano” saltano fuori perle misconosciute, come le parole con cui, dalla sala Regina di Montecitorio, la Presidenta ammonì gli albergatori riuniti per un convegno sul turismo: «Non possiamo, senza una insopportabile contraddizione, offrire servizi di lusso ai turisti affluenti e poi trattare in modo, a volte inaccettabile i migranti che giungono in Italia dalle parti meno fortunate del mondo, spesso in condizioni disperate» (fonte).

Ammetto di aver percepito un brivido lungo la schiena nel momento in cui ho sentito ripetere lo stesso concetto a Bergoglio nell’ultima “aeroconferenza” di ritorno dal viaggio colombiano: «Oggi, a Cartagena, io ho incominciato da una parte, chiamiamola, povera, di Cartagena. Povera. L’altra parte, la parte turistica, lusso e lusso senza misure morali, diciamo. Ma quelli che vanno di là, non si accorgono di questo? O gli analisti sociopolitici, non si accorgono?» (fonte).

Aiuto! L’allieva ha superato il maestro? Il Papa copia la Papessa? In effetti la Boldrini era finita prima di lui sulla copertina di “Famiglia Cristiana” (come Italiana dell’anno nel 2009!), dunque la cosa non dovrebbe stupire più di tanto (suscitare una tristezza abissale sì, ma stupire no).

Che altro aggiungere? L’unica critica che posso muovere al pamphlet è che giunge a legislatura non ancora conclusa, quasi a implicare che la crestomazia boldriniana non possa arricchirsi di nuovi esemplari. Questo è del resto anche il punto di forza del libretto, come abbiamo osservato all’inizio: un samizdat dei nostri anni bui, che ci fa sperare un giorno di poterne finalmente ridere senza il timore di essere denunciati o censurati.

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