Le mascherine fanno più male del coronavirus?

Il nuovo passatempo dei medio-progressisti sui social è mettere alla gogna chi non indossa una mascherina. I governanti ci dicono che se non le mettiamo allora siamo degli egoisti che vogliono far morire le vecchiette. La polizia ferma chi non indossa in modo appropriato il nuovo “dispositivo”. E i negozi si rifiutano di servire chi non la mette.

Ora però c’è un altro dottore in città (a parte il super-esperto dottor Fauci, che comunque fino a un attimo fa sosteneva che le mascherine fanno parte del “teatrino della sicurezza” e non servono a nulla): è Russell Blaylock, neurochirurgo, che ha appena pubblicato un editoriale in cui afferma che “le maschere comportano gravi rischi per i sani” (Blaylock: Face Masks Pose Serious Risks To The Healthy, Technocracy.News, 11 maggio 2020).

Innanzitutto, il dottor Blaylock afferma che non ci sono prove scientifiche che le maschere siano efficaci contro la trasmissione del COVID-19. Le persone che dicono di “ascoltare la scienza” dovrebbero approfondire l’argomento…

«Per quanto riguarda le indicazioni scientifiche sull’uso della mascherina, un recente approfondimento della letteratura al riguardo, in cui sono stati analizzati 17 dei migliori studi, ha concluso che “nessuno degli studi ha stabilito una relazione tra l’uso della mascherina e la protezione contro l’influenza”. Si tenga presente che non sono stati condotti studi per dimostrare che una maschera in tessuto o una N95 abbiano alcun effetto sulla trasmissione del virus COVID-19. Pertanto, eventuali raccomandazioni devono basarsi su studi sulla trasmissione del virus dell’influenza. E, come si è visto visto, non ci sono prove conclusive della loro efficienza nel controllo della trasmissione del virus dell’influenza. È anche utile sapere che fino a poco tempo fa, le autorità sanitarie americane sconsigliavano di indossare una maschera o qualsiasi altra “copertura”, a meno che una persona non sapesse di essere infetta. Le persone non infette non devono indossare una maschera. Quando qualcuno ha la tubercolosi è lui a dover indossare la mascherina, non l’intera comunità. Le direttive attuali dell’OMS non si basano su alcun studio scientifico e non sono mai state adottate per contenere qualsiasi altra pandemia o epidemia nella storia».

Oltre alla mancanza di studi a supporto dell’uso di una mascherina come deterrente per un virus, Blaylock afferma che la preoccupazione più urgente è ciò che potrebbe accadere a chi lo indossa.

«Appurata la mancanza di prove scientifiche sull’utilità delle mascherine per la prevenzione, dovremmo chiederci se indossare tale “dispositivo” a lungo potrebbe provocare danni alla salute. In tal caso esistono invece numerosi studi che riscontrano problemi significativi derivanti dall’uso di una tale maschera, dalla cefalee all’accumulo di anidride carbonica nel sangue, all’ipossia fino a gravi complicazioni potenzialmente letali».

Esistono per l’appunto studi a sostegno di tale affermazione.

«In uno di questi studi, i ricercatori hanno esaminato 212 operatori sanitari (47 maschi e 165 femmine) chiedendo se l’uso della maschera N95 causasse loro mal di testa e se sì, in che modalità si manifestasse il malessere (durata, tipo, frequenza): è emerso che circa un terzo del campione ha avuto mal di testa a causa dell’utilizzo della maschera, mentre chi soffriva già di cefalea ha sperimentato un aggravarsi del proprio malessere. Il 60% ha utilizzato antidolorifici.
Per quanto riguarda la causa del mal di testa, mentre le cinghie e la pressione dalla maschera potrebbero avere un ruolo, la maggior parte delle prove indica come causa l’ipossia e/o l’ipercapnia, cioè una riduzione dell’ossigenazione del sangue (ipossia) o un aumento di C02 nel sangue (ipercapnia).
È noto che la maschera N95, se indossata per ore, può ridurre l’ossigenazione del sangue fino al 20%, il che può portare a una perdita di conoscenza, come è accaduto a quel poveraccio che proprio a causa della mascherina tenuta troppo a lungo è svenuto mentre guidava e si è schiantato.

Uno studio più recente condotto su 159 operatori sanitari di età compresa tra 21 e 35 anni ha rilevato che l’81% ha avuto mal di testa indossando una mascherina. Chi soffriva già di cefalee preesistenti ha provato un aggravamento del malessere. Tutti si sono trovati d’accordo sul fatto che il mal di testa influisse negativamente sulle prestazioni lavorative».

Il medico afferma che gli studi hanno anche dimostrato che le maschere facciano diminuire drasticamente l’assimilazione di ossigeno, con gravi conseguenze per la salute:

«Un calo dei livelli di ossigeno (ipossia) è associato a un calo delle difese immunitarie. Gli studi hanno dimostrato che l’ipossia può inibire il tipo di principali cellule immunitarie utilizzate per combattere le infezioni virali chiamate linfociti T CD4+. Ciò accade perché l’ipossia aumenta il livello di un composto chiamato “fattore 1 indotto dall’ipossia” (HIF-1), che inibisce i linfociti T e stimola una potente cellula immunitaria inibitrice. Questo pone le basi per contrarre qualsiasi infezione, inclusa quella da COVID-19, e rendere le conseguenze di tale infezione più gravi. In sostanza, la maschera potrebbe benissimo aggravare il malessere in chi la indossa».

In altre parole, se uno indossa una mascherina e contrae comunque una malattia infettiva, questa gli impedirà di combatterla in modo efficace come se avesse livelli normali di ossigeno nel sangue. La mascherina in alcuni potrebbe addirittura far insorgere la micidiale “tempesta di citochine”.

«Quando una persona è infettata da un virus respiratorio, espelle parte del virus ad ogni respiro. Se indossa una maschera, in particolare una maschera N95 o un’altra maschera aderente, respirerà costantemente il virus, aumentandone la concentrazione nei polmoni e nei condotti nasali. Sappiamo che le persone che hanno le reazioni peggiori al coronavirus sono quelle con una più alta concentrazione del virus all’inizio. E questo in alcuni porta alla micidiale “tempesta di citochine”».

Per quanto riguarda cancro, infarti e ictus, Blaylock afferma che le maschere facciali possono accelerare l’aggravarsi di tale malattie nelle persone che ne soffrono:

«Le persone con cancro, specialmente se è diffuso, saranno ulteriormente a rischio di ipossia prolungata poiché il tumore cresce meglio in un microambiente a basso contenuto di ossigeno. L’ossigeno basso promuove anche l’infiammazione che può favorire la crescita e la diffusione dei tumori. Ripetuti episodi di ipossia sono stati proposti come un fattore significativo nell’aterosclerosi e quindi aumentano tutte le malattie cardiovascolari (attacchi di cuore) e cerebrovascolari (ictus)».

Infine, essendo Blaylock un neurochirurgo, non può non concludere con una nota sui pericoli che corrono i nostri cervelli (non solo in senso lato):

«Studi recenti suggeriscono che il virus può anche entrare nel cervello, nella maggior parte dei casi attraverso i nervi olfattivi, che si collegano direttamente con l’area del cervello occupandosi della memoria recente e del consolidamento della memoria. Indossando una maschera, i virus espirati potrebbero concentrarsi nei passaggi nasali, entrare nei nervi olfattivi e farsi strada verso il cervello».

Fonte: Neurosurgeon Says Face Masks Pose Serious Risk to Healthy People (PJ Media, 14 maggio 2020)

2 commenti su “Le mascherine fanno più male del coronavirus?

  1. stavo prendendo sul serio questo blog leggendo vari articoli, chiedendomi se le informazioni contenute fossero faziose/incomplete/esagerate o meno, ma comunque considerandole come “possibilmente veritiere”, poi leggo questo articolo e la credibilità è scesa a zero. Come è noto, i chirurghi che da decine d’anni indossano mascherine in sala operatoria per 8/10 ore al giorno non sapevano dei terribili effetti mortali causati dalle mascherine…

    1. Sì, io ho solo tradotto un articolo che cita studi scientifici, perché fare polemica a tutti i costi? Se esistono altri studi che dimostrano che le mascherine non fanno male in modo ASSOLUTO va benissimo, cercali e citali.

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