Le ottanta magliette di Bolsonaro: calcio e populismo in Brasile

Universo Online (UOL) il più importante provider brasiliano, che si occupa anche di informazione, ha scomodato storici e antropologici per una inchiesta sull’uso politico delle magliette delle squadre da calcio da parte di Jair Bolsonaro (Jogo de poder, 26 dicembre 2020).

Si tratta di un’usanza praticata da tutti i presidenti brasiliani (di destra o di sinistra), che tuttavia ora sarebbe portata da Bolsonaro a un “livello superiore”, quello della propaganda populista.

La bestia nera del giornalismo internazionale avrebbe infatti indossato una ottantina di maglie (il conteggio è dello storico Victor de Leonardo Figols dell’Università Federale del Paraná), dedicando particolare attenzione alle squadre delle divisioni minori, per “avvicinarsi ai gruppi di nicchia che si espandono a livello nazionale” e darsi “un’immagine più popolare”.

Bolsonaro ha iniziato a indossare magliette del club degli stati in cui ha avuto migliori risultati nelle elezioni del 2018, come Paraná, San Paolo, Rio de Janeiro e Santa Catarina. Dal 2020, a poco a poco, è apparso con le divise dei club del Nordest. Secondo Figols, questa è una strategia pensata allo scopo di instaurare legami con un elettorato a lui estraneo (e più orientato verso il Partido dos Trabalhadores).

Per l’antropologo João Paulo Florenzano la mappatura dell’uso delle magliette può rivelare l’esistenza di una strategia sia a livello nazionale che locale. “Indossare questa o quella maglietta dimostra un calcolo politico sia in termini di popolarità che di politica locale, come assicurarsi qualche manager sportivo in una campagna elettorale, per esempio “.

Le foto di Bolsonaro con la maglia del Corinthians, ad esempio, hanno invaso i social e diviso i tifosi. In un comunicato, il club si è dissociato dalla scelta del Presidente. L’ex giocatore, ora telecronista, Walter Casagrande, ha affermato che “questa maglietta rappresenta la libertà, rappresenta la democrazia e nessuno ha il diritto di rappresentare politicamente il club”, ricordando che nel 1979 gli ultras della squadra esibirono uno striscione per chiedere l’amnistia per prigionieri ed esiliati politici.

Lívia Magalhães, professoressa di storia brasiliana all’Universidade Federal Fluminense, sottolinea che la strategia del presidente di attirare l’attenzione dei tifosi quando indossa una maglietta può avere un effetto controproducente rispetto a quello auspicato. “L’attuale Presidente indossa una serie di divise che attirano l’attenzione, compresa quella dei rivali, e ciò può portare all’effetto opposto di essere desiderati: essere screditati”.

La maggior parte delle magliette mostrate da Bolsonaro sono state peraltro consegnate da funzionari del club, non dai fan. Secondo Figols, in questo la politica procede in parallelo col calcio, nel senso che i grandi potentati controllano sia i club e che i governi: “Così come non ci si può aspettare nulla di nuovo da un parlamentare al potere da trent’anni, è molto difficile che una struttura oligarchica consolidata in più di un secolo possa cambiare completamente”.

Nel maggio 2020, Bolsonaro ha indossato una maglietta del Bahia in sella a una moto d’acqua sul lago Paranoá, a Brasilia: in quell’occasione il presidente del club, Guilherme Bellintani, ha criticato la scelta, trovando spiacevole l’accostamento tra la maglia della sua squadra e l’annuncio del raggiungimento di 10mila morti di covid in Brasile.

Secondo la professoressa Magalhães, il presidente vuole essere coinvolto politicamente ed economicamente nell’ambiente sportivo. In altre parole, usa il suo potere affinché campionati e partite diventino elementi di negoziazione e pressione, attraverso la concessione di diritti televisivi o leggi che potrebbero danneggiare le reti tradizionalmente dedite alla trasmissione delle partite, come Globo.

Oltre alle maglie, Bolsonaro ha visitato anche sei stadi brasiliani e uno straniero, per avvicinarsi ai tifosi. Secondo l’antropologo Florenzano, è una strategia simile a quella usata dall’ex presidente Emílio Garrastazu Médici, generale che governò il Brasile tra il 1969 e il 1974. Negli anni di piombo, il governo militare sfruttò la vittoria della Coppa del Mondo del 1970 per propagandare l’immagine di un Brasile sempre più forte, Médici diceva di essere un tifoso del Grêmio, ma come Bolsonaro (che si dice del Palmeiras) ha comunque sostenuto diversi club, preferibilmente le cosiddette “squadre del popolo”.

Il legame del presidente Jair Bolsonaro con il calcio è attestato sin dalla nascita: il suo stesso nome è un omaggio a Jair Rosa Pinto, idolo del Palmeiras (con cui ha segnato 71 gol in 241 partite).

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