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Madrid accusa: la Russia vuole invadere la Spagna per proclamare una Catalogna indipendente

How Spain, allegedly, came close to being invaded by Russia
(Al Jazeera, 9 dicembre 2020)

caratteristica statuina del folklore catalano con bandiera russa (fonte: caganer.com)

L’ultima accusa che lo stato spagnolo ha rivolto ai leader del movimento indipendentista catalano potrebbe benissimo provenire da una novella di spionaggio a buon mercato.

L’Europa sarebbe molto diversa da quello che è oggi, se i politici catalani avessero accolto l’offerta di aiuto da parte della Russia per raggiungere l’indipendenza della Catalogna nel 2017. Almeno questo è quanto sostengono le autorità spagnole.

Se solo avessero detto да e accettato di riconoscere l’annessione della Crimea come legittima, un gruppo clandestino, sorto durante l’era di Gorbaciov, avrebbe inviato 10.000 uomini a Barcellona per proclamare Carles Puigdemont Presidente della Repubblica indipendente di Catalogna. Il Cremlino, nel frattempo, avrebbe saldato il debito nazionale catalano e sostenuto il nuovo Paese sulla scena internazionale, lasciando l’Unione Europea umiliata e divisa.

Questa non è la trama di una novella di spionaggio da quattro soldi, ma l’ultima, surreale, accusa che lo Stato spagnolo ha rivolto ai leader del movimento indipendentista per minare la legittimità della loro lotta. Ovviamente la Russia non ha mai cercato di invadere la Spagna per aiutare gli indipendentisti catalani.

In effetti, non ha nemmeno riconosciuto la Catalogna come Stato indipendente all’indomani del referendum sull’indipendenza del 2017. Inoltre, l’unica “prova” di tale offerta mai avanzata è una registrazione che la polizia spagnola avrebbe trovato sul telefono confiscato di un politico catalano. Finora, le autorità non hanno fornito alcuna indicazione che l’offerta sia mai stata presa in considerazione da Puigdemont, né hanno fornito alcuna prova che ci fosse stata effettivamente questa “offerta”.

Tuttavia, per le autorità tali affermazioni infondate sono bastate per dare il via ad arresti di massa contro i leader del movimento di indipendenza, iniziativa che ha portato all’incarcerazione di 21 politici e attivisti catalani di alto livello il 28 ottobre 2020.

Mentre le autorità accusavano gli arrestati di una serie di crimini, dall’uso improprio di fondi pubblici e abuso d’ufficio al riciclaggio di denaro, il fatto che abbiano chiamato l’operazione Vóljov (Volkhov) in riferimento al fronte della Seconda guerra mondiale dove i fascisti spagnoli combatterono a fianco dei nazisti contro l’Unione Sovietica, rappresenta chiaramente un riferimento al presunto sostegno occulto della Russia al movimento di indipendenza.

Non è scioccante, per chi conosce la lunga storia di persecuzione dei catalani da parte degli spagnoli, che un’operazione di polizia abbia preso il nome da un capitolo così oscuro della storia spagnola, o che le autorità statali abbiano pubblicamente accusato un movimento pacifico di voler favorire l’invasione di un esercito straniero con prove così inconsistenti. Le forze di sicurezza spagnole agiscono però da tempo non come rappresentanti di uno Stato europeo democratico, ma di una ex dittatura fascista. Ed essere spiati, incarcerati illegalmente e accusati di tradimento e terrorismo solo per le proprie idee, purtroppo, è una realtà quotidiana per i catalani che lottano per l’indipendenza.

Dal referendum sull’indipendenza del 2017, lo Stato spagnolo si è costantemente impegnato a intimidire e mettere a tacere gli attivisti catalani e i loro rappresentanti democraticamente eletti. Nel 2019, la Corte Suprema spagnola ha giudicato colpevoli di “sedizione” nove politici catalani di alto profilo per aver contribuito a organizzare il referendum sull’indipendenza e li ha condannati dai 9 ai 13 anni di carcere. Amnesty International ha ritenuto il verdetto “una restrizione eccessiva e sproporzionata all’esercizio pacifico dei diritti umani”, mentre il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha chiesto il rilascio immediato di questi prigionieri politici. Tuttavia i pubblici ministeri spagnoli non solo si sono rifiutati di riconsiderare la loro posizione, ma hanno chiesto una “rieducazione costituzionale” dei prigionieri politici catalani, consentendo loro di lasciare il carcere per alcune ore al giorno.

Molti attivisti e politici, tra cui Puigdemont, nel frattempo, sono stati costretti a lasciare il Paese per evitare il carcere. Ma nemmeno gli indipendentisti in esilio sono riusciti a sfuggire alle persecuzioni di Madrid. I servizi segreti spagnoli li hanno spiati illegalmente anche all’estero e lo Stato ha utilizzato tutte le risorse a sua disposizione per ostacolare le loro attività politiche e garantire la loro estradizione in Spagna.

Puigdemont, che attualmente vive in esilio in Belgio, è membro del Parlamento Europeo dal 2019. Tuttavia, la Spagna è intenzionata a fargli revocare l’immunità parlamentare, che appunto impedisce l’estradizione. Un altro eurodeputato catalano, Toni Comlin, si trova nella stessa situazione. L’ex vicepresidente catalano Oriol Junqueras, diventato deputato al Parlamento europeo insieme a Puigdemont, non è stato neppure in grado di prendere posto al Parlamento europeo poiché è da due anni in detenzione provvisoria in Spagna per il presunto crimine di sedizione.

Quim Torra, Presidente del governo regionale della Catalogna dal maggio 2018 in seguito alla rimozione forzata di Puigdemont dall’incarico, è stato “commissariato” nel settembre 2020 per il “crimine” di essersi rifiutato di rimuovere gli striscioni a sostegno del movimento per l’indipendenza dalla facciata del Palau de la Generalitat de Catalunya, l’edificio storico che ospita il governo regionale.

La magistratura e le forze di sicurezza stanno cercando di intimidire e mettere a tacere attraverso anche centinaia di sindaci catalani, attualmente indagati per aver preso parte al referendum sull’indipendenza, e altrettanti attivisti, accusandoli di “crimini” come l’organizzazione di scioperi e il blocco delle strade. Diversi attivisti sono stati accusati di “possesso di esplosivi”, che si sono rivelati poi essere solo fuochi d’artificio. Anche alcuni capi della Policia de la Generalitat sono stati accusati di “sedizione” per non aver impedito agli elettori catalani di partecipare al referendum del 2017: anche se almeno loro, alla fine, sono stati tutti assolti.

Tutto ciò non è comunque bastato a sopprimere il desiderio catalano di autodeterminazione, quindi sembrerebbe che le autorità spagnole abbiano deciso ora di diffamare il movimento di indipendenza con ridicole accuse di collaborazione con la Russia per costringere l’UE ad assecondare i loro obiettivi politici.

I leader catalani non hanno mai nascosto il fatto di essere disposti a dialogare con tutte le nazioni per aumentare il sostegno al loro movimento. Tra i loro piani anche la creazione di una Repubblica Catalana virtuale, un’infrastruttura digitale non soggetta al controllo spagnolo, allo scopo di ampliare la partecipazione popolare alla politica regionale e anche rendere più difficile per la giustizia spagnola intervenire nelle loro attività politiche. Stanno persino cercando di creare una criptovaluta catalana e mezzi alternativi di pagamento digitale per liberarsi dalle grinfie del sistema bancario spagnolo. Questi sforzi sono gestiti dal Consell per la República Catalana (Consiglio per la Repubblica catalana), un’organizzazione privata con sede in Belgio guidata da Puigdemont.

Nessuno di questi sforzi e iniziative mostra però la volontà da parte del movimento indipendentista di entrare in guerra con l’UE, per non parlare di “invitare” truppe russe in Europa. Inoltre, l’idea che la Russia rischi una guerra con l’UE e la NATO per liberare una nazione che non è neanche lontanamente vicina al proprio territorio è tanto ridicola quanto imbarazzante.

Mentre l’UE non ha fatto nulla per fermare la repressione spagnola delle libertà politiche catalane (a parte qualche dichiarazione di circostanza), Madrid non è ancora riuscita a spegnere le fiamme dell’indipendenza e della libertà in Catalogna. Di conseguenza, le autorità spagnole sembrano ora determinate a suscitare i timori profondi dell’Europa di un intervento russo per poter aumentare la pressione sui cittadini catalani. Tuttavia, nemmeno questa “connessione russa” inventata sarà sufficiente a costringere i catalani a rinunciare al sogno dell’indipendenza. Tuttavia, potrebbe aiutare gli sceneggiatori di Hollywood a inventare la trama del prossimo thriller di spionaggio.

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