Mazzini in Catalogna

Il Presidente nazionale dell’Associazione Mazziniana Italiana, Mario Di Napoli, ha scritto una accorata “lettera aperta” al Presidente della Esquerra Republicana Catalana Oriol Junqueras, invitandolo a seguire il fulgido esempio del Padre della Patria:

«Le manifesto la grande preoccupazione dei mazziniani italiani per la scelta secessionista che la Esquerra Republicana Catalana sta portando avanti, senza che possa derivarne alcun vantaggio alla causa della democrazia né in Catalogna, né in Spagna, né in Europa. I grandi ideali della Repubblica democratica e federalista e degli Stati Uniti d’Europa non faranno alcun progresso in virtù di una scelta isolazionista che segnerebbe un arretramento della civiltà europea».

La soluzione avanzata dal Di Napoli assomiglia a quella di un Guy Verhofstadt qualsiasi (altro che Mazzini!): «Reform Spain into a federal state in a federal Europe», cioè «promuovere la trasformazione istituzionale di tutta la Spagna in senso repubblicano e federalista, contribuendo in tal modo a favorire la nascita degli Stati Uniti d’Europa». Ancora più imbarazzanti le parole con cui chiude il suo appello: Viva la Repubblica, Viva gli Stati Uniti d’Europa, Viva la Democrazia universale!

Credo che il buon Junqueras (un personaggio tutto sommato simpatico) non abbia prestato molto interesse al llamamiento del mazziniano, anche se in pratica aveva già risposto anticipatamente in un’intervista al “Corriere” prima del referendum:

«Sono di cultura italiana e capisco le vostre difficoltà a condividere il sogno catalano. Voi avete il mito fondatore dell’unità d’Italia: Garibaldi e Mazzini sono liberatori, eroi di una vittoria desiderata. Per noi catalani invece i re Borbone sono invasori e l’unità una sconfitta».

D’altronde anche la Jove Catalunya evocata dal Di Napoli era apertamente indipendentista, al pari di tutte le società gemelle nate nei Balcani, in Boemia, in Romania, in Polonia, in Irlanda eccetera, le quali appunto nacquero in opposizione agli “Stati Uniti d’Europa” dell’epoca (probabilmente invano, se oggi i mazziniani fanno certi discorsi mentre gli Asburgo-Lorena sono ancora in agguato).

Ben venga quindi il naturale rigetto di questa Super-Mega-Accozzaglia e il ritorno alla nostalgia per lo Stato-Nazione, unica forma finora in grado di garantire ai popoli un minimo di democrazia e uguaglianza. Se la lotta catalana, nominalmente anti-imperialista, intende opporsi anche all’imperialismo europeista, allora non è condannabile in senso assoluto, perché dopo aver partecipato in quanto “europei” alla criminalizzazione dell’idea di nazione, non si può appunto biasimare chi prende sul serio il progetto di dissoluzione degli Stati.

Finora una Catalogna indipendente mi era parsa una specie di Fiume per centri sociali; tuttavia, per percorsi imprevedibili, potrebbe rappresentare il granellino di sabbia che inceppa il terrificante meccanismo eurocratico. In fondo esiste sempre l’eterogenesi dei fini.

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