Meglio essere governati da un maschio italiano o da una femmina finlandese?

Pochi mesi fa lo psicologo argentino (dal nome improponibile) Tomas Chamorro-Premuzic ha pubblicato un duro attacco alla leadership maschile con l’avallo niente di meno che dell’Università di Harvard: Why Do So Many Incompetent Men Become Leaders? (And How to Fix It). Il volume si poneva lo scopo (in parte condivisibile) di demolire il mito del “carisma” e sottoporne le caratteristiche salienti (l’eccessiva stima nelle proprie capacità, l’autoritarismo, l’egocentrismo e l’ostinatezza nel porsi un obiettivo) a un’analisi realistica, volta a dimostrare la loro sostanziale incompatibilità con qualsiasi idea di leadership.

A detta invece dello “psicologo del business” (così si presenta), sarebbero le caratteristiche femminili a presentarsi come le più atte alla gestione del potere, in quanto privilegerebbero la coesione e lo spirito di gruppo, nonché, nel pieno rispetto della natura femminile, la tendenza al cambiamento e alla flessibilità. Si sa,  La donna è mobile, qual piuma al vento (peraltro nel Rigoletto c’è un’altra gran bella frase, ma ce la teniamo per noi).

Tralasciamo il solito cortocircuito che ha portato l’Autore a credere possibile imporre la meritocrazia femminile attraverso le quote rosa (le donne sono così brave che ci vogliono le corsie preferenziali perché gli uomini complottano per non farle arrivare al potere). Lasciamo da parte anche l’intelligenza emotiva, il problem solving creativo e l’onnipresente empowerment. Veniamo invece al coronavirus.

Sì, perché l’Helsinki Times in questi giorni se ne è uscito con un duro attacco all’ennesimo “governo più rosa al mondo”, quello finlandese, celebrato da mesi in tutte le salse: “A capo dell’imminente nuovo governo c’è Sanna Marin, 34enne cresciuta in una famiglia arcobaleno da due madri […]. Con lei, a guidare coalizione di centrosinistra ci sono altre quattro donne, di cui solo una supera i 35 anni. Li Andersson, 32 anni, è a capo dell’Alleanza di sinistra; la Lega Verde è guidata da Maria Ohisalo, 34 anni; la 32enne Katri Kulmuni è la leader il Partito di Centro; e Anna-Maja Henriksson, 55 anni, guida il Partito popolare svedese di Finlandia”).

La prima testata in lingua inglese del Paese, invece, ha usato toni meno trionfalistici per descrivere operato del direttorio verde-rosa-rosso-arcobaleno (Fight against Coronavirus in Finland hampered by lack of leadership, 15 marzo 2020):

Appena due settimane fa il primo ministro finlandese Sanna Marin, accompagnato dal ministro degli affari sociali e della salute Aino-Kaisa Pekonen, dal ministro degli affari familiari e dei servizi sociali Krista Kiuru e dal ministro delle finanze Katri Kulmuni, ha annunciato in una conferenza stampa che non c’era nessuna epidemia in Finlandia e che dunque non sarebbe stato preso alcun provvedimento. All’epoca, c’erano solo due casi confermati di Covid-19 nel paese.
Giovedì scorso, le stesse ministre si sono presentate nello stesso ordine per annunciare che ora l’epidemia in Finlandia non può essere fermata e l’obiettivo è quello di rallentarla. Il Paese ha oltre 240 casi confermati, il che è molto probabilmente una sottovalutazione in quanto da poco si è iniziato a fare test.
Le misure confuse, insufficienti e poco incisive annunciate dal governo non sono state all’altezza della situazione. Il Primo Ministro e le altre hanno semplicemente letto le raccomandazioni dei loro tecnici, proprio come un segretario o un addetto alle pubbliche relazioni rilascerebbe un comunicato stampa senza capirlo del tutto. Nell’annuncio non viene espressa nessuna direttiva e tutte le decisioni vengono delegate alle autorità locali, alle scuole, ai datori di lavoro e alla gente comune. Il Primo Ministro e il suo governo sembrano terrorizzati dall’idea di uscire dal seminato e hanno fatto ogni sforzo per non sfigurare, invece di capire l’eccezionalità della situazione e prendere misure per evitare la terribile situazione degli altri Paesi.
[…] Alcune delle “raccomandazioni” fornite dal quartetto sono state controproducenti nonché prive di fondamento. Per esempio, il Primo Ministro ha affermato che per essere sottoposto a test bisogna ottenere l’autorizzazione del medico di famiglia, il quale a sua volta dovrebbe consultare uno specialista in malattie infettive.
Ci sono solo circa un centinaio di consulenti in malattie infettive nel paese, e tutti hanno cose migliori da fare al momento, così come i medici di famiglia. I criteri di chi dovrebbe essere testato sono così semplici che persino un’infermiera potrebbe dare il via libera. […] Se il problema è la mancanza di kit per i test, questione a cui il governo avrebbe dovuto pensare già a gennaio, allora è venuto il momento di trovare una soluzione. I test su chiunque sia sospettato di essere infetto, come quelli in Corea del Sud, si sono infatti dimostrati essenziali nella lotta contro l’epidemia.
[…] Un’altra istruzione confusa e illogica che il governo Marin ha fornito riguarda gli assembramenti: quelli di meno di 500 persone sono ancora autorizzati, ma quando i giornalisti si sono chiesti su quale criterio si basi il numero, il Primo Ministro con un giro di parole ha ammesso che è solo una ipotesi.
La strategia “aspettiamo e vediamo” che il governo finlandese sembra adottare sarebbe comprensibile se la Finlandia fosse il primo paese ad essere colpito e non vi fossero precedenti, ma adesso è una politica assolutamente stupida, irresponsabile e letale, dopo aver visto quanto accaduto in Cina, Iran, Italia, Spagna e altri paesi. Inoltre, i numeri della pandemia in Finlandia sembrano peggiori di quelli delle altre nazioni nordiche. Il decimo giorno dopo il primo contagio, i casi confermati della Finlandia erano il 50% in più rispetto a quelli di Svezia e Norvegia al decimo giorno.
[…] È sorprendente che, nonostante le chiare indicazioni e gli esempi di diffusione della malattia, la Finlandia sia stata colta impreparata. Ora è chiaro che i casi Covid-19 aumentano in modo esponenziale. Ogni persona infetta trasmette il virus in media ad altre due. Esistono molte misure che potrebbero e dovrebbero essere prese immediatamente per cambiare la traiettoria dell’epidemia in Finlandia: chiudere le frontiere e mettere in quarantena chiunque entri nel Paese; testare tutti quelli che hanno sintomi; mandare a casa tutti i soldati non necessari (perché le caserme sono tradizionalmente uno dei luoghi più sensibili alla diffusione di epidemie); chiudere le scuole e annullare tutti gli incontri pubblici non indispensabili; rendere gratuiti i trasporti pubblici e incoraggiare i pagamenti senza contanti; lasciare che tutti quelli che possono lavorare da casa lo facciano; disinfettare regolarmente luoghi pubblici e mezzi di trasporto; facilitare l’isolamento degli anziani e dei malati cronici e organizzare la consegna di generi alimentari o cibo per loro; preparare un consistente aiuto finanziario per le piccole e medie imprese, che saranno colpite duramente dalla diminuzione della clientela e dalla chiusura.
Durante un’epidemia la Finlandia sarebbe probabilmente uno dei posti migliori al mondo dove trovarsi: il paese è geograficamente isolato, la densità di popolazione è una delle più basse, le persone sono scostanti per natura e i cittadini sono obbedienti e fiduciosi nei confronti delle autorità. Tuttavia, una leadership debole, confusa e indecisa potrebbe annullare tutti questi vantaggi.

“Donna governante, pericolo costante”? A differenza dello psicologo di cui sopra, noi non siamo sessisti e dunque non attribuiamo la debacle finlandese agli organi genitali di chi governa. Non pensiamo che una leadership tutta femminile debba naturaliter essere contraddistinta da umiltà, sobrietà, saggezza e understatement. Crediamo però che un’idea artefatta di femminilità abbia fatto schiantare le democrazie occidentali ancor prima che giungessero i fatidici tempi di “crisi” (e di decisione, ovviamente in senso schmittiano).

I rilievi espressi nell’articolo dell’Helsinki Times sono assolutamente condivisibili, indipendentemente dall’approccio che si vorrebbe adottare: la Finlandia si sarebbe potuta tranquillamente “salvare” dalla pandemia. Ora c’è il rischio che venga trascinata a fondo non tanto da una decisione sbagliata, quanto dalla mancanza stessa di una decisione qualsiasi. E allora inevitabilmente si tornerà a porre la questione del “sesso” del comando, paradossalmente fomentata dagli stessi che hanno annullato ogni senso critico nell’analisi del potere, delegando tutto al women-are-wonderful effect.

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