Michael E. Jones nella “stazione a gas”

Il polemista cattolico Michael E. Jones (mai tradotto in italiano, forse perché troppo cattolico) un mese fa ha rilasciato un’intervista alla trasmissione Gas Station (che in italiano tradurremmo con “stazione di servizio”, se non fosse un imbarazzante gioco di parole sull’olocausto) messa in piedi dal portale Goy Talk.

E già qui abbiamo detto -quasi- tutto: una trasmissione neonazista e antisemita che ospita uno scrittore verboten ultra-cattolico è una roba che nemmeno nelle più oscure fantasie di Laura Boldrini… Però in tal caso il buon vecchio Jones sta facendo “l’avvocato del diavolo” (è proprio il caso di dirlo), mettendosi a difendere persino la Chiesa di Papa Francesco al cospetto di due evoliani americani.

Mentre infatti gli intervistatori tentano continuamente di tirare in ballo il Vaticano come complice dell’ondata migratoria che ha travolto l’Europa, Jones non ha timore di ricordar loro che la causa “formale” del fenomeno sono state le guerre neo-con in Medio Oriente, mentre quella “efficiente” il lassismo dei governi occidentali nell’affrontare l’emergenza. Un po’ più imbarazzante, va detto, l’opinione con cui l’intervistato tenta di accattivarsi gli interlocutori: “I don’t think the Church is promoting immigration, I think the Jews are promoting”.

Jones trova modo anche di attaccare il nazionalismo bianco (in cui si identificano i suoi interlocutori), definendolo una bogus identity, un inganno intellettuale nato per distruggere le vere identità: «Non sai di essere bianco finché non vieni negli Stati Uniti […] Il suprematismo bianco è un segno della perdita della propria identità».

Il confronto è arricchito da scambi esilaranti (d’altronde anche il gas può essere tale), come questo (a 12:00):

Intervistatore: Preferirebbe che la popolazione delle nazioni occidentali fosse composta da una maggioranza di cattolici non europei o da una maggioranza di europei non cattolici?

E. M. Jones: È una domanda trabocchetto?

Ad ogni modo si è trattato di un dibattito intelligente e misurato, nel quale Jones ha ripercorso alcuni temi principali della sua ponderosa bibliografia, come la dialettica tra Logos (cristianesimo) e Anti-Logos (l’ebraismo dopo l’avvento di Cristo), la corrispondenza tra “etnia” e “religione” (sulla quale sono incentrate diverse sue analisi sulla “pulizia etnica” dei cattolici –perlopiù di origine irlandese– avvenuta a Philadelphia, di cui ha parlato anche nel volume The Slaughter of Cities) e più in generale quella che gli americani definiscono in codice JQ, la fatidica Jewish Question grazie alla quale Jones è diventato celebre nella destra alternativa: non è un caso che quei circoli lo utilizzino apertamente come fonte, nonostante il diffuso pregiudizio anti-cattolico stile W.A.S.P. che abbiamo appena visto all’opera.

3 commenti su “Michael E. Jones nella “stazione a gas”

    1. Ha qualche collegamento con la FSSPX?

      Pensa te l’ho scoperto da poco giungendoci via Eric J. Epstein cercando confutazioni contro il gombloddoh vaticano ( però per quanto mi riguarda non sono così convinto che il gesuitismo non sia marranismo a corollario di ciò)…

      Ad ogni modo sugli ebrei ognuno dà la propria definizione più acconcia. Ad essere seri le questioni rimangono lo Zohar ed il Sionismo. E’ difatti stancante ritenere a priori ogni àbbreo sia capo ed artefice di ogni nefandezza.

      p.s. non cito il Talmud giacché Pranaitis mi sembra un Taxil della situazione…

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