Nuova intervista a Isabel Medina: “In carcere scriverò Mi Lucha”

Sull’onda dello scandalo creato da un suo discorso a denuncia del “nemico ebreo”, lo youtuber politicamente incorrecto David Santos (con la collaborazione di Sergio Candanedo, altro commentatore “scorretto” che online si fa chiamare Un Tío Blanco Hetero) ha intervistato il nuovo volto del falangismo spangolo Isabel Medina.

La giovane si è mostrata molto combattiva e pimpante e, al di là dei problemi di connessione e le incursioni del suo cane, è riuscita a tenere il punto. Dopo aver rimarcato di non pentirsi delle sue affermazioni antisemite (No me arrepiento en absoluto) ha rincarato la dose sostenendo che anche il comunismo è una “invenzione ebraica” e che la “questione giudaica” non nasce con Hitler ma risale dall’espulsione dall’Egitto e giunge fino a all’epoca di Isabella la Cattolica, per poi ripresentarsi nella modernità attraverso appunto il comunismo e poi i Rothschild, i Rockefeller, i Soros (il presentatore gli chiede di fermarsi perché teme una censura “in diretta” da Youtube).


Alla domanda “Cosa pensi dell’olocausto?”, Isabel glissa e comincia a fumare. Più decisa invece quando l’intervistatore gli chiede se ha timore di venire arrestata (“No, assolutamente”) e, rievocando l’intervista appena rilasciata all’Español (in cui ha detto che in cella scriverà un libro sul fascismo), vuol sapere che titolo darà alle sue memorie: Mi lucha, replica la diciottenne senza alcuna esitazione.

Meno ridanciana quando deve però definirsi politicamente: la Medina accetta la definizione di “fascista” anche se precisa che la nozione è nata per influenza dell’Italia ed è stata presa di peso dall’esperienza mussoliniana e adattata a realtà sui generis come, oltre alla spagnola, anche quella polacca e messicana (evoca l’Unión Nacional Sinarquista). A suo dire tutte queste esperienze sono più “nazional-socialiste” che fasciste, ma temendo una confusione con il nazismo tedesco preferisce tenersi l’etichetta di fascista.

Alla domanda se lei si sente “nazista”, afferma che il modello non potrebbe adattarsi al contesto spagnolo e chiama in causa la questione catalana, sostenendo che il nazionalsocialismo tedesco avrebbe approvato il secessionismo di quella parte della Spagna in base alla propria idea di nazionalismo, prettamente etnica. Al contrario, per lei la Spagna è stata sempre varía, e sull’argomento si dimostra così unionista da meritarsi il rimbrotto del conduttore “Sulla catalogna sembri Pablo Iglesias”, il leader di Podemos anti-catalanista.

La Medina ribadisce l’impossibilità di riconoscersi in alcun partito spagnolo, nemmeno nell’estrema destra (“sono nazionalsocialista e basta”) e in particolare ripudia i populisti di Vox, accusandoli di sfruttare la bandiera per squallidi fini elettorali, di “ingannare i patrioti” e di essere a tutti gli effetti omogeno al chiringuito político che domina la Spagna. Alla fine giunge ad ammettere di preferire Podemos a Vox perché almeno loro “odiano la Spagna” apertamente e dunque nessun elettore può sentirsi tradito nel momento in cui li vota.

Altro gustoso siparietto: dato che continua a cadere la connessione, si parla ancora di censura e il discorso finisce sulle dittature. Isabel arriva a dire che “Potrebbe piacere la Corea?” E l’intervistatore: “Corea del Sud o del Nord?”, “Quella buona”, naturalmente, conclude maliziosamente la falangista.

Infine, un richiamo ai “riferimenti intellettuali”: mentre la Nostra parte citando Federico (sic) Nietzsche, l’altro intervistatore (“Un tizio bianco etero”) la blocca per costringerla a qualche riferimento più attuale, ma la ragazza non trova di meglio che chiamare in causa Savitri Devi, Miguel Serrano e Pedro Varela Geiss (un editore negazionista), dimostrando comunque gusti piuttosto “ricercati” (in tutti i sensi) in tema di neonazismo.

L’intervista dunque è andata perfettamente liscia nonostante i problemi di linea e i timori di David Santos (che ha frenato in più occasioni la Medina, per esempio quando stava partendo in quarta sul Piano Kalergi o sull’etnocentrismo israeliano), il quale ha poi commentato su Twitter:

“Ho intervistato musulmani, trans, comunisti, ecc.. e non mi è mai stato detto che stavo facendo un errore, ma ora con un falangista sembra di sì. Penso che la destra abbia troppi complessi e abbia paura di quello che diranno. Non temete, correrò io il rischio”.

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