“Operazioni religiose”: la propaganda britannica filo-islamica durante la Guerra fredda

‘Religious operations’:
How British propagandists used Islam
to wage cultural Cold War

(Ian Cobain, Middle East Eye, 28 febbraio 2020)

Vignetta commissionata da un’unità di guerra psicologica britannica durante la crisi di Suez del 1956. La didascalia recita: “Ma se Nasser ha detto che la nostra aeronautica controlla i cieli d’Egitto!”

Alcuni documenti declassificati rivelano come l’Information Research Department del Regno Unito attraverso sermoni, giornali e romanzi abbia diffuso messaggi anticomunisti in Medio Oriente. L’unità di propaganda del governo britannico ha condotto campagne segrete in tutto il Medio Oriente per diversi anni al culmine della Guerra fredda, diffondendo messaggi pro-islam nel tentativo di contrastare il comunismo.

Alcuni documenti ufficiali recentemente declassificati rivelano come l’Information Research Department (IRD), una divisione segreta del Foreign Office britannico esistita ufficialmente dal 1948 al 1977, abbia commissionato una serie di sermoni diffusi in tutto il mondo di lingua araba in funzione anti-comunista, e patrocinato articoli per le riviste dell’Università al-Azhar del Cairo, affinché fosse che ogni studente uscisse da lì come “un fiero nemico del comunismo”.

Nel tentativo di raggiungere un pubblico più vasto, l’IRD ha anche pubblicato e distribuito in tutta la regione una serie di romanzi rosa e gialli in lingua araba, inserendo all’interno delle trame messaggi atti a evidenziare l’ateismo intrinseco dell’ideologia comunista e la volontà del Cremlino di seminare disordine politico e caos economico in Medio Oriente.

Queste carte gettano altresì nuova luce sul modo in cui il governo britannico abbia controllato o influenzato stazioni radio e agenzie di stampa in Medio Oriente dagli anni ’40 alla fine degli anni ’60. Alcuni dettagli di queste operazioni sono emersi dopo la chiusura dell’IRD nel 1977.

Tuttavia, l’ultima tranche di documenti declassificati sembra mostrare come l’IRD sia stato principalmente impegnato in ciò che i suoi funzionari chiamano “operazioni religiose”, attraverso le quali la divisione ha tentato di fare dell’Islam un baluardo contro il comunismo.

Contrassegnati come Top Secret, molti dei documenti sono stati declassificati dopo 50 o 60 anni: tuttavia, alcuni passaggi sono stati oscurati prima che fossero resi pubblici presso gli Archivi nazionali del Regno Unito.

Sotterfugi, corruzione e sermoni

L’Information Research Department venne istituito nel 1948 al fine di proseguire le attività dell’Executive Political Warfare: per quasi trent’anni ha gestito numerosi giornali, riviste, agenzie di stampa, stazioni radio e case editrici, al fine di diffondere la propaganda anticomunista nel mondo.

Il suo metodo preferito era quello di inserire notizie su giornali affermati e di formare segretamente opinionisti, perlopiù attraverso sotterfugi e corruzione; un alto funzionario, John Peck, ha espresso perplessità su taluni metodi:

«Ho seri dubbi sulla validità della corruzione come mezzo per far pubblicare articoli anticomunisti dalla stampa. Mi è stato detto che in Medio Oriente -a parte la Giordania e forse la Siria- la circolazione di quei giornali disposti a lasciarsi corrompere è ridicola e la loro influenza trascurabile».

Nello stesso memorandum, Peck spiega il motivo per cui il materiale IRD veniva distribuito in forma anonima:

«Per quanto validi possano essere i nostri argomenti,  proprio il fatto che siano nostri li rende sospetti agli arabi. Possiamo aggirare questo ostacolo solo presentando gli stessi temi attraverso un intermediario arabo».

Nonostante la diffidenza di Peck, la corruzione ha continuato a essere un mezzo per far circolare materiale di propaganda in tutta la regione.

Sebbene sostenuto dai fondi segreti dei servizi britannici, i documenti mostrano che l’IRD ha ottenuto finanziamenti anche dall’industria petrolifera: «Nell’ultimo anno abbiamo ricevuto un sostegno economico occulto da compagnie petrolifere», così un messaggio top secret inviato al direttore Ralph Murray nel 1954. Tuttavia, proseguiva il messaggio, «in Medio Oriente sta emergendo uno stato di guerra ideologica totale. E sebbene tale aiuto sia molto apprezzato, l’importo è assolutamente inadeguato ai nostri bisogni».

Le carte declassificate contengono numerosi riferimenti alle “operazioni religiose”. Spesso l’espressione si riferisce al finanziamento di tali campagne di propaganda: una voce tipica del bilancio è “1000 sterline per le Operazioni religiose”.

Nel febbraio 1950, ad esempio, due anni dopo l’istituzione dell’IRD, il suo rappresentante presso l’ambasciata britannica al Cairo scriveva a Londra:

«Il sermone del venerdì è da sempre uno dei modi più efficaci per fare propaganda nel mondo islamico. Abbiamo escogitato un sistema per garantire che i temi anticomunisti siano adeguatamente introdotti, provvedendo a stilare noi stessi una serie di sermoni». 

Lo stesso copione si ripete dieci anni dopo, come emerge da un promemoria top secret inviato da Beirut dell’agosto 1960:

«Auspichiamo di pubblicare due brevi opuscoli o sermoni al mese su argomenti religiosi. Saranno scritti dallo sceicco Saad al Din Trabulsi, del tribunale islamico di Beirut (e ora di quello di Zahlé), stimato come pio musulmano. Duemila copie verranno distribuite in modo anonimo in tutto il mondo di lingua araba (tranne l’Iraq). I destinatari saranno sceicchi, personalità di spicco, moschee e istituti di istruzione musulmani».

L’intermediario tra il Dipartimento e Trabulsi è chiamato “Rivera”, quasi sicuramente un nome in codice. Un altro intermediario tra l’IRD e gli “operatori religiosi” è Talaat Dajani, rifugiato palestinese di Beirut che si trasferì a Londra per ricevere una medaglia d’onore dalla Regina nel 1979 e dove morì nel 1992. L’intera “operazione Trabulsi”, ha riferito a Londra il rappresentante dell’IRD, sarebbe costata 8800 lire libanesi (circa 1000 sterline) all’anno.

Sebbene l’Iraq fosse stato escluso da quella campagna, il Paese fu comunque obiettivo di altre “operazioni religiose”. Nel 1953, ad esempio, il quartier generale dell’IRD contattò uno dei suoi uomini a Baghdad per «sapere di più sul progetto per la diffusione segreta di propaganda nei luoghi santi sciiti, poiché potrebbe ispirare idee da sfruttare al di fuori dell’Iraq».

I funzionari dell’IRD colsero un’altra opportunità di ricorrere alle “operazioni religiose” in Iraq dopo il tentato assassinio del primo ministro Abd al-Karim Qasim mentre attraversava Baghdad in corteo nell’ottobre del 1959. Come notò il Dipartimento, ci fu un “notevole risveglio religioso” in seguito all’attentato:

«Gli operai impegnati in lavori di demolizione vicino al luogo del tentato assassinio avevano scoperto la tomba di un santo musulmano; questa storia è stata ampiamente pubblicizzata e ha dato corpo alla credenza popolare che il premier si sia salvato grazie a un miracolo. Si è convenuto che sarebbe utile dare più ampia diffusione possibile a questa storia. Nel frattempo abbiamo fatto affiggere diversi manifesti religiosi a Baghdad e dobbiamo considerare l’eventualità di stamparne altri».

Operazioni di disturbo

Nell’aprile del 1960 a Beirut si tenne una conferenza degli ufficiali IRD di stanza in Medio Oriente. Il verbale di quella “sessione riservata sulla propaganda segreta” rivela che Ralph Murray elencò una serie di obiettivi da “influenzare” o colpire con “operazioni di disturbo”. Tra questi, partiti comunisti e agenzie di propaganda ostili. In quel momento si pensava che le ambasciate sovietiche stampassero diecimila copie al giorno di un giornale chiamato Akhbar. Tra gli individui da “attenzionare” invece c’erano giovani, donne, sindacati, organizzazioni di insegnanti, forze armate e personalità religiose

Per il rappresentante dell’ambasciata britannica a Baghdad, l’Iraq era «un obiettivo importante per il materiale religioso», perciò gli ufficiali dell’IRD con sede ad Amman e Khartum «hanno insistito con forza per avere sermoni e articoli di stampo religioso, da poter facilmente piazzare nelle attuali circostanze».

I documenti attestano che molti governi della regione hanno collaborato con l’IRD e favorito i sermoni e gli articoli da esso commissionati. L’uomo del Dipartimento a Baghdad sottolinea che «anche l’esercito iracheno è un obiettivo importante» e suggerisce di accordarsi affinché ufficiali scelti visitino il Regno Unito, attraverso viaggi organizzati da agenzie che nono abbiano però evidenti legami col governo britannico.

Il funzionario osservava anche che a Bassora la stessa stamperia veniva utilizzata sia per giornali comunisti che non comunisti, aggiungendo che «l’uso giudizioso di alcuni incentivi finanziari potrebbe eventualmente consentire di sbarazzarsi del giornale comunista».

I delegati sono poi stati resi edotti sull’impegno degli altri membri del Patto di Baghdad, l’alleanza tra Iran, Iraq, Turchia, Pakistan e Regno Unito sciolta nel 1979. L’IRD ha intrattenuto rapporti di lunga durata con questi governi, offrendo sia materiale propagandistico che supporto tecnico. Come tuttavia venne riferito ai delegato in quell’occasione: «A livello pratico, solo i turchi sono davvero attivi, avendo favorito la pubblicazione sulla stampa di una trentina di articoli al mese dei nostri autori».

Alla fine, la compagine riunita in segreto fu informata che il governo di Sua Maestà gestiva due giornali del Bahrein: al Khalij e il suo corrispondente in lingua inglese, il Gulf Times. Un paragrafo del verbale rileva che la collaborazione con questi giornali venne definita “eccezionale”, in quanto l’IRD «preferiva lavorare attraverso quotidiani più affermati».

Questi verbali sono tra i documenti declassificati e consegnati agli Archivi nazionali del Regno Unito; ciononostante il paragrafo successivo resta oscurato anche a distanza di sessant’anni.

Nasser e la crisi di Suez

Nasser con il presidente siriano Fares al-Khoury al Cairo (anni ’50)

Dalla fine della Seconda guerra mondiale agli anni ’60, pare che i governi britannici abbiano usato l’intelligence e la propaganda per preservare i propri interessi strategici ed economici in Medio Oriente e mantenere la propria influenza nella regione.

Precedenti indiscrezioni sulle attività dell’Information Research Department hanno dimostrato che mentre alcuni alti diplomatici fossero entusiasti del sistema, altri erano più scettici, preoccupati che tale condotta avrebbe potuto esacerbare i sentimenti anti-britannici. In effetti questo è ciò che è esattamente accaduto quando gli inglesi hanno perso la loro ultima partita imperialista nel 1956, in Egitto.

L’IRD era stato sin dalla sua creazione particolarmente attivo in Egitto: come risulta da un documento stilato al Cairo nel 1950: «Le condizioni in Egitto sono tali da renderlo un terreno fertile per il comunismo», soprattutto per la «diseguaglianza profonda tra poveri e benestanti» e la concentrazione della proprietà terriera nelle mani di una piccola parte della popolazione. Tuttavia, come aggiunge subito dopo l’autore della nota, l’interesse del Dipartimento era confinato esclusivamente «all’uso della propaganda di ispirazione britannica» e non riguardava «il problema più impellente di porre rimedio a condizioni sociali ed economiche in grado favorire la diffusione del comunismo».

L’IRD era interessato ad attenzionare gli studenti dell’Università di Al-Azhar sulla base della convinzione che «lì si formano gli imam che predicano il sermone del venerdì in ogni moschea egiziana, gli insegnanti di arabo nelle scuole secondarie e tutti gli insegnanti nelle scuole del villaggio e gli avvocati specializzati in diritto musulmano».

Il Dipartimento favoriva inoltre «la produzione di romanzi rosa, gialli o polizieschi in inglese, ispirati alla propaganda anticomunista ma al contempo adatti alla sensibilità egiziana. Il Dipartimento Informazioni del Cairo è pronto a farli tradurre da qualche pennivendolo locale e favorirne la diffusione».

L’unità avrebbe anche «indagato sulla possibilità di far pubblicare brevi storie d’amore o thriller (circa 2000 parole) con un taglio anticomunista». Il gioiello della corona dell’IRD al Cairo era la Arab News Agency (ANA), una delle numerose organizzazioni mediatiche che i servizi segreti britannici istituirono durante la Seconda guerra mondiale.

Come altre agenzie di stampa e stazioni radio create a Beirut, Tripoli, Sharjah a Dubai, Bahrein e Aden in Yemen, l’Arab News Agency passò sotto il controllo dell’IRD dopo che l’organizzazione fu fondata nel 1948. Per i “profani” l’ANA faceva parte della Hulton Press, una grande azienda di proprietà del magnate dei media Edward Hulton che aveva fornito copertura all’IRD e all’agenzia di intelligence d’oltremare britannica, l’MI6.

Oltre a diffondere notizie autentiche, raccolte da giornalisti egiziani e britannici, l’agenzia ha veicolato la propaganda prodotta dall’IRD ed è diventata un punto di riferimento per gli agenti dell’MI6 camuffati da giornalisti.

Nel marzo del 1956, durante la crisi tra Regno Unito ed Egitto, il Foreign Office del Regno Unito ordinò all’IRD di spostare la sua “attenzione” dall’anti-comunismo al governo di Gamal Abdel Nasser, che peraltro partecipò a operazioni di propaganda contro gli inglesi per diversi anni.

Il luglio successivo, dopo che Nasser ebbe nazionalizzato la Suez Canal Company, assumendo il controllo del canale di Suez (che per gli inglesi rappresentava la “giugulare” dell’Impero), le azioni di propaganda e spionaggio del Regno Unito sotto la copertura dell’Arab News Agency aumentarono di intensità.

Anthony Eden, primo ministro britannico, era convinto che Nasser fosse manovrato dal Cremlino (sebbene l’ambasciatore britannico al Cairo, Humphrey Trevelyan, non condividesse tale opinione) e l’MI6 iniziò a prendere in considerazione l’assassinio del Presidente egiziano (tra le opzioni, il gas asfissiante o dell’esplosivo nascosto in un rasoio elettrico).

Quando però scoppiò la crisi di Suez, Eden pose il veto all’operazione e gli inglesi optarono per la guerra psicologica al Cairo, seguita da un intervento militare. In Iraq fu installato un nuovo trasmettitore radio per diffondere programmi dalle stazioni arabe nella regione segretamente sotto il controllo britannico, operazione alla quale fu dato il nome in codice di “Transmission X”.

Mentre gli inglesi, i francesi e gli israeliani pianificavano di invadere l’Egitto e occupare l’area intorno al canale, gli specialisti della propaganda dell’IRD e dell’MI6 iniziarono a far visita agli uffici dell’Arab News Agency al Cairo.

Il “via vai” non passò inosservato al governo egiziano e ad agosto, poche settimane prima dell’invasione, tutte le attività dell’agenzia informativa – notizie, diffusione di propaganda e raccolta di informazioni – furono interrotte bruscamente: la polizia segreta egiziana fece irruzione nei suoi uffici e nelle case di diversi membri del personale.

Undici egiziani furono accusati di essere spie al soldo degli agenti dell’MI6 presso l’agenzia; uno, Sayed Amin Mahmoud, insegnante, fu giustiziato e suo figlio, un ufficiale di marina, condannato all’ergastolo. Due agenti dell’MI6 che collaborarono alla gestione l’agenzia vennero interrogati e incarcerati. Altri furono processati in assenza; due diplomatici britannici e quattro giornalisti vennero espulsi.

Tuttavia, il direttore dell’agenzia britannica, corrispondente dell’Economist e del Times, riuscì a sfuggire all’arresto: in realtà sembra che costui abbia avallato talvolta la propaganda del governo egiziano, che forse lo risparmiò per servirsi ancora di lui.

Per sopperire al danno, l’IRD si limitò a creare una nuova agenzia di stampa araba dagli uffici di Beirut, con personale a Londra, Il Cairo, Amman e Damasco. Secondo uno dei documenti declassificati, risalente al 1960 pochi di quelli che lavoravano nel quartier generale dell’agenzia Beirut erano consapevoli di essere pedine del governo britannico: il personale dell’IRD era stato avvertito di «esser cauto nei loro confronti».

Nel marzo dello stesso anno un alto funzionario dell’IRD presso l’ambasciata britannica a Beirut scrisse a Londra: «Per quanto concerne le nostre operazioni segrete di informazione, attribuisco la massima importanza all’Arab News Agency. Non c’è dubbio che stiano lavorando nella maniera più efficace in tutta la regione».

Reuters e BBC

I documenti recentemente declassificati fanno infine luce sul modo in cui negli anni ’60 il governo britannico convinse la Reuters, l’agenzia di stampa internazionale, a coordinare le operazioni sui due fronti dell’Information Research Department, quello mediorientale e quello sudamericano. I rapporti tra la Reuters e l’IRD sono emersi per la prima volta negli anni ’80.

Il governo ha finanziato queste operazioni attraverso la BBC, rimborsandola di tutti i compensi avanzati e consentendole così di girare alla Reuters fondi extra. Nonostante il Dipartimento di propaganda fosse consapevole di non poter esercitare un controllo completo sull’agenzia, i documenti declassificati mostrano quanto confidasse comunque di acquisire “un certo grado di influenza” su di essa.

Alcune delle attività dell’IRD in Medio Oriente e Nord Africa restano ancora segrete, poiché molti documenti rimangono classificati per motivi di sicurezza nazionale. In questo caso non tutti il materiale sulla Reuters e l’Arab News Agency è stato acquisito dal National Archive: per esempio, due documenti risalenti agli anni ’60, dal titolo Rinegoziazione del contratto tra Reuters e l’Arab News Agency e Information Research Department: televisione giordana, restano top secret.

Altri documenti non desecretati riguardano la distribuzione del materiale IRD attraverso l’agenzia di stampa Maghreb Arab Press (istituita nel 1959), o hanno titoli come Information Research Department: sindacati arabi.

Un danno alla reputazione?

Gli Stati Uniti furono anch’essi impegnati nel diffondere propaganda in Medio Oriente durante la Guerra Fredda. Il materiale creato e distribuito dall’Information Service americano promuoveva la comunanza tra valori occidentali e islamici piuttosto che attaccare il comunismo.

Tuttavia questi documenti riguardano esclusivamente le “campagne” britanniche. E nonostante l’Information Research Department venne chiuso nel 1977 (soprattutto perché ormai tutti sapevano della sua esistenza), restano ancora molte domande senza risposta.

La prima riguarda l’influenza che tali operazioni può aver avuto sui popoli arabi. Durante la Guerra fredda, molti diplomatici britannici in Medio Oriente si dimostrarono scettici sull’utilità dell’IRD: secondo alcuni il comunismo aveva un’attrattiva limitata nella regione e il nazionalismo arabo rappresentava una minaccia maggiore per gli interessi del Regno Unito rispetto a Mosca.

Anche nei confronti dell’Iraq (che l’IRD riteneva più suscettibile all’influenza comunista rispetto all’Egitto) gli inviati della Gran Bretagna covavano più di un dubbio. Nel 1955 un diplomatico scrisse da Baghdad all’IRD:

«Gli arabi non hanno modo di verificare l’accuratezza delle nostre accuse sulle iniquità del sistema comunista, ma approvano invece la propaganda russa sulle malefatte francesi e britanniche nel Golfo Persico e in Nord Africa. Per quanto abbiano potuto verificare, agli iracheni interessati alla politica non importa nulla [dei misfatti] del sistema comunista».

Col senno di poi, molti storici coltivano un simile scetticismo. Vyvyan Kinross, nel suo volume dedicato alla battaglia per il controllo delle menti in Medio Oriente Information Warriors (Gilgamesh Publishing, Londra, 2020), sostiene che i tentativi di Eden di demonizzare Nasser nel 1956 abbiano portato la Gran Bretagna a disastrose azioni militari; a suo parere il fallimento della guerra di propaganda avrebbe contribuito a «un collasso generale della reputazione della Gran Bretagna nella regione».

James Vaughan, docente di storia internazionale all’Università di Aberystwyth in Galles, che ha studiato a fondo la propaganda in Medio Oriente durante quel periodo, conclude: «La storia della propaganda britannica in Egitto dimostra come il declino dell’influenza britannica fosse un fenomeno già in atto anni prima della decisione di Nasser di nazionalizzare il canale di Suez» (cfr. The Failure of American And British Propaganda in the Middle East, 1945-57, Palgrave Macmillan, Basingstoke, 2005)

Un altro dubbio concerne il destino della propaganda britannica dopo la chiusura dell’IRD nel 1977. Una risposta interessante è stata data da Adnan Abu-Odeh, ministro delle informazioni nel governo del re Hussein di Giordania, un palestinese che si era fatto strada tra i ranghi della polizia segreta giordana ed era finito nel mirino dell’MI6.

All’epoca il regno stava attraversando una grave crisi, che passò alle cronache come Settembre Nero, quando le forze armate giordane attaccarono ed espulsero l’OLP di Arafat dai campi profughi giordani. La crisi si risolse con l’invio dei fedayin in Siria.

In un’intervista al Middle East Eye del 2018, Abu-Odeh ha affermato di esser stato mandato in Inghilterra all’inizio degli anni ’70, per essere addestrato dall’IRD. In qualità di ufficiale dell’intelligence, Abu-Odeh ha affermato di essere stato avvicinato dal nuovo direttore dell’intelligence del Paese: «Mi disse: “Sua Maestà vuole che tu segua un corso a Londra all’IRD”. E io: “Cos’è l’IRD? Non sapevo cosa fosse”».

Dopodiché venne rimandato in Inghilterra per studiare le tattiche di guerra psicologica in un’accademia militare. «Il re voleva farmi Ministro dell’informazione, su consiglio dell’MI6. L’IRD mi ha insegnato tattiche e metodi. Quando poi sono diventato Ministro, ho formato a mia volta un altro paio di ufficiali».

Sebbene non vi sia alcuna conferma nei file IRD recentemente declassificati, non è improbabile che l’organizzazione abbia addestrato altri funzionari governativi in ​​tutta la regione.

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