Oriol Junqueras, il Burzum democristiano

Ho ritrovato il trafiletto di cui parlavo pochi giorni fa, l’intervista (o la “chiacchierata”) che l’ex vicepresidente del governo catalano Oriol Junqueras ha concesso al “Corriere” prima del referendum (ma pubblicata solo una decina di giorni dopo). Non so perché l’abbia conservato, forse per usarlo come spunto per dei battutoni con quelli che vengono a trovarmi (anche se non so per quanto resterà attuale la questione catalana).

Comunque, veniamo al punto: “E il Papa che dice?”, si chiedeva il placido Junqueras. La risposta probabilmente se l’è data da solo quando i caramba spagnoli son venuti ad arrestarlo… ¡caramba che sorpresa! (questo era lo spunto per i battutoni). Insomma, pare proprio che Sua Santità alla fine se ne sia un po’ battuto il belino, come dicono i catalani.

Peraltro ieri in Catalogna c’è stato uno sciopero generale, del quale non ha parlato nessuno perché l’attenzione dei media si sta rapidamente volatilizzando; il sottoscritto, per esempio, ha potuto scoprirlo solo collegandosi per caso con TV3, che appunto informava della  partecipazione dell’emittente alla vaga general.

Torniamo tuttavia alla domanda essenziale: “Che dice il Papa?”. Eh beh, ci sono tante altre espressioni, sempre “catalane”, che potrebbe figurare il tipo di risposta data dal Pontefice, ma non vorremmo sembrare irrispettosi. Del resto si può sdrammatizzare quanto si vuole, ma il dramma rimane: il morigerato e gesuitico Junqueras… sta ar gabbio!

Per capire di chi stiamo parlando, aggiungiamo che il politico catalano, leader del primo partito di maggioranza (la “Sinistra Repubblicana”), fondamentalmente è un cattocomunista, nel senso “nobile” del termine (LaPira&Dossetti). Per intenderci ancora meglio, potremmo definirlo quasi un democristiano di sinistra, via. In sostanza, il suo ruolo è sempre stato quello del moderato-mediatore (“moderatore”?), uno status riconosciutogli sia dallo stesso articolista del “Corriere” («Se Madrid potesse eliminare un solo ribelle, oggi, sceglierebbe il presidente Puigdemont e a trattare resterebbe il “cardinale” Junqueras» – il fatto che invece lo abbiano sbattuto in galera dice già tutto) che dal programma satirico “Polònia”, che si è spesso fatto beffe dei suoi tentativi di mettere assieme il centro (destra) e i centri (sociali):

Di conseguenza –se intuiamo le motivazioni di Junqueras–, è probabile che lo scenario in cui ha creduto di poter operare fosse quello del “cattocomunismo reale”, dove appunto una Catalogna “affrancescata” (o “bergoglionata”) avrebbe goduto di un immenso spazio di manovra tra Bruxelles, Roma e Madrid.

Invece, con la crisi catalana, abbiamo scoperto “sul campo” (come si dice) che a Bergoglio in fondo non interessa imporre la sua “linea”, né sedere alla “sinistra del Padre” (dopo duemila anni di “destra”). L’unico scopo della sua azione “pastorale” appare ora la distruzione dell’esistente («Alles, was entsteht, Ist wert, daß es zugrunde geht»): dunque l’accusa di voler creare una “Controchiesa”, alla luce di quanto poi accaduto a livello teologico-politico, non sembra del tutto infondata.

Oppure, senza porla in termini così apocalittici, tale inanità potrebbe essere un semplice prodotto delle aporie del relativismo, che a un certo punto si scontra con un invalicabile limite teorico insito nella sua stessa natura (in una sentenza: è possibile “relativizzare” anche il relativismo?).

Nella pratica, ciò significa che non ci verrà consentito nemmeno un po’ di grigiume democristiano, perché sarebbe fin troppo “colorato” per i tempi che corrono. Ed è per questo che, in conclusione, il Papa dovrebbe almeno rispondere alla domanda: Di che colore è il nulla?

En un article en italià (“Corriere della Sera”, 11 d’octubre), Junqueras fa un mes preguntava al diari: “I el Vaticà no diu res?”, i ara està a la presó…

El pobre Junqueras! No, el Papa no parla. Si entenem els motius de Junqueras, és probable que va creure que també trobaria suport a Roma. Però el primer papa jesuita a la història no és jesuític…

No, Bergoglio no té res a dir, i aquest silenci s’està fent sospitós. Podem formular diferents hipòtesis: potser perquè Francesco no li importen les coses a Europa? O ​​els seus consellers són encara desconcertats per la velocitat dels esdeveniments? Un tercer supòsit és que el Pontífex, després de repetides derrotes causa de la seva interferència (referèndum de Colòmbia, victòria de Trump), ha decidit quedar-se una mica en silenci.

En qualsevol cas, és gràcies a Bergoglio que el Vaticà es va convertir en un actor secundari en les crisis internacionales, així no és posibile considerar-lo el principal acusat en aquest “procés d’intencions”. En lloc d’això, crec que el primer culpable és la Unió Europea, incloent, per descomptat, els fanàtics de l’europeisme, que des de fa trenta anys ens han recordat que “ja no existeixen les fronteres.” Per contra, mentre les fronteres exteriors d’Europa s’han suprimit efectivament, les fronteres interns s’han enfortit no només mitjançant la construcció de murs a Àustria, Hongria, Bulgària i Espanya, sinó també directament amb els porres quan alguns ingenus va començar a creure seriosament que la “Europa” havia abolit les nacions…

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