Ospedali al collasso, interventi cancellati, picco di morti (Italia 2012-2019)

Paralisi ospedali, da Pronto soccorso a posti letto
(Ansa, 20 febbraio 2012)

«Molti ospedali italiani sono alla paralisi. I pronto soccorso “scoppiano” – per sovraffollamento, carenza di organici e strutture – e la situazione va verso il peggioramento, denunciano medici e sindacati: la riduzione in atto dei posti letto in corsia, frutto dei tagli ai bilanci della sanità, sta infatti proprio provocando l’ulteriore intasamento dei Pronto Soccorso, con il moltiplicarsi di situazioni limite come quella fotografata al San Camillo-Forlanini di Roma.
[..] [La situazione] è critica non soltanto a Roma: negli ospedali di Napoli, segnala il Tribunale per i diritti del malato, le ambulanze restano ferme anche 10 ore a causa della mancata riconsegna delle barelle (che fungono da posti letto) e l’attesa al Pronto soccorso può raggiungere le 10 ore, mentre la media di attesa a livello nazionale varia da 5 a 12 ore.
Situazioni critiche, afferma il Tdm, si registrano dal Nord al Sud, da Milano a Catanzaro. […] Tra il 2000 e il 2009, sulla base dei dati del ministero della Salute, sono stati quasi 45mila i posti letto tagliati in Italia, pari cioè al 15,1% del totale, con un rapporto di posti letto per abitante passato da 5,1 ogni mille abitanti di 12 anni fa, al 4,2 attuale. Un dato che ci pone sotto la media europea, che è di 5,5 per mille. I tagli maggiori si sono avuti in Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Puglia con riduzioni superiori al 20%. La politica del ridimensionamento dei posti letto doveva essere accompagnata da una parallela crescita dei servizi territoriali che, però, stenta tuttora a realizzarsi in molte Regioni».

Influenza, picco in provincia di Trapani. Ospedali pieni. Ecco i consigli
(TP24, 24 gennaio 2013)

“I reparti con i maggiori ricoveri dovuti alle complicazioni influenzali sono Cardiologia e Pneumologia, e i ricoverati sono soprattutto anziani. Il picco d’influenza è dovuto alle basse temperature di questi giorni, che hanno favorito la trasmissione del virus, mettendo a letto molti trapanesi. L’alta incidenza delle forme influenzali e parainfluenzali si evidenzia anche a scuola. La maggior parte delle classi sono ridotte di circa un terzo perché gli studenti sono a casa con la febbre. Se, tuttavia, per i giovani sono meno probabili le complicazioni, per gli anziani la situazione è più difficile da affrontare”.

Ospedale: chiuso per influenza
(Gazzetta di Lucca, 17 gennaio 2015)

«La denuncia è di Valerio Bobini, presidente del CREST, il quale interviene per rilevare come anche al nuovo ospedale di Lucca, il S. Luca, così come nei “gemelli” la situazione è al collasso:  “Mettiamo insieme un’influenza che sembra più aggressiva del previsto, un vaccino che secondo alcuni studi è efficace solo nel 23 per cento dei casi, aggiungiamo medici di base oberati e un’assistenza territoriale inesistente che costringe i cittadini a cercare l’unica risposta possibile rivolgendosi ai Pronto Soccorso. Aggiungiamo un numero di posti letto insufficiente nei tre nuovi ospedali (Prato, Pistoia e Lucca) studiati più per soddisfare le esigenze di un centro commerciale che per far fronte ai bisogni sanitari dei cittadini. Sommiamo il tutto alla carenza di personale medico ed infermieristico generalizzata… che cosa otteniamo?
Ospedali in crisi per l’influenza! Barelle nei corridoi, attese di ore per una visita e poi per il posto letto, personale ospedaliero allo stremo e le sale operatorie che si fermano. Si fermano perché i posti letto nei reparti di chirurgia breve sono utilizzati per ricoverare i malati delle medicine. Le magnifiche 13/17 sale operatorie dei nuovi ospedali non svolgeranno più le attività ordinarie, ma saranno attive solo per le urgenze e le patologie oncologiche”».

Caos nei pronto soccorso, e anche i medici si ammalano
(Linkiesta, 21 gennaio 2015)

«Cosa sta succedendo? In questo periodo dell’anno, con 350mila persone finite a letto per via dell’influenza solo nella seconda settimana del 2015, l’afflusso dei pazienti al pronto soccorso è aumentato. Proprio come avviene d’estate durante i picchi di caldo. E non si tratta solo di falsi allarmi per un po’ di febbre o di mamme ansiose che non vedono calare la temperatura dei bambini: in questo periodo gli accessi impropri sono meno del 5 per cento. “Non sono i casi non gravi a creare il caos. Questi pazienti con il codice bianco al massimo aspettano molto”, dice il dottor Costantino Troise. “Il problema sono i pazienti che necessitano di un ricovero. Per un anziano che ha già più patologie, un’infezione virale può portare scompensi di ogni tipo, dai problemi cardiaci a quelli respiratori. Per cui spesso un anziano necessita di un ricovero ospedaliero. Va ricordato che ogni anno l’influenza in Italia causa 8mila morti, concentrati nella fascia d’età più avanzata, che è in continua crescita nel nostro Paese”».

Allarme influenza, pronto soccorso al collasso. Appello al prefetto: “Letti dalle cliniche”
(Repubblica, 22 gennaio 2015)

«Pronto soccorso presi d’assalto da giorni. Ma ora arriva l’ipotesi di coinvolgere le strutture private accreditate per alleggerire il carico di pazienti in attesa negli ospedali. E un “eventuale intervento del prefetto Giuseppe Pecoraro” potrebbe facilitare l’operazione, per il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che accoglie, così, la richiesta avanzata da Natale Di Cola, segretario regionale della Fp Cgil che aveva chiamato in causa l’inquilino di Palazzo Valentini per contribuire a risolvere la questione. “I privati in un momento di grave emergenza devono fare la loro parte visto che rientrano nel sistema sanitario regionale finanziato dalle tasse dei cittadini”, fa notare Di Cola. Nel frattempo le venti strutture sanitarie fanno i conti con il picco influenzale che ha spinto verso l’alto il numero dei pazienti: ieri pomeriggio – ad esempio – c’erano stati 1.091 accessi e 302 persone erano in attesa di ricovero. Ma le cose, nei giorni scorsi sono andate peggio: lunedì la Cgil aveva parlato, nel Lazio, di circa 1800 accessi di cui 500 in attesa di trasferimento. Tanto che dalla Pisana fanno notare che ieri “non è stato neanche il momento di maggior stress, perché alle 14 di lunedì scorso le presenze erano 1.227″».

I malati di influenza curati con le macchine salva-polmoni
(Corriere, 22 gennaio 2015)

«Alle 10.45 di ieri un’email del San Gerardo di Monza raggiunge i più importanti centri di rianimazione italiani: “Le terapie intensive sono intasate da pazienti che sono appena usciti dall’Ecmo (il macchinario che si sostituisce ai polmoni, ndr) o sono talmente gravi da poterne avere bisogno”. Era da anni che non si vedeva un’influenza così virulenta. Il motivo? Le gravi insufficienze respiratorie causate dal virus. La situazione è pesante: solo negli ultimi giorni ben dieci malati hanno dovuto essere attaccati alla macchina che fa riposare i polmoni, un supporto salvavita, ma decisamente invasivo e, dunque, utilizzato in casi molto seri.
[…] Non è un’influenza qualunque. I medici hanno riconosciuto il virus H1N1, più noto come l’influenza suina. […] Secondo il rapporto Influnet dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultima settimana si sono ammalati 519mila italiani, portando il totale dall’inizio della stagione influenzale a un milione e 911 mila casi. I più colpiti i bambini: nella fascia di età tra gli 0 e i 4 anni l’incidenza è di 23 casi ogni mille assistiti».

Milano, picco di ricoveri per l’influenza: tutto esaurito al pronto soccorso del Policlinico
(Leggo, 23 Gennaio 2015)

«I pronto soccorso milanesi sono in difficoltà a causa dell’influenza, che ha raggiunto il picco. “Nel solo gruppo Mangiagalli, De Marchi e Policlinico arrivano 350 persone al giorno, un numero eccezionale se si confronta con quello standard, 280 accessi quotidiani. I reparti sono stracolmi“, spiega Basilio Tiso, direttore medico di presidio del Policlinico.
Contro il sovraffollamento è in partenza un nuovo programma della Regione. “Saranno stanziati 2 milioni di euro per dare la possibilità agli ospedali lombardi di aumentare i posti letto in un massimo di 45 giorni all’anno. Al Policlinico ci sono circa 200 posti letto attivi nelle varie aree mediche che, grazie a questi fondi, potrebbero salire fino 220 nei momenti critici” spiega Tiso.
La difficoltà riguarda particolarmente i grandi ospedali del centro, dove affluiscono i residenti anziani, per i quali l’influenza e la polmonite rappresentano pericoli seri. “L’influenza porta in ospedale 9 anziani su 10. Al Policlinico in particolare affluiscono numerose persone oltre gli 80 anni, soprattutto donne”».

Ospedale Goretti al collasso, cancellati gli interventi chirurgici
(Latina Quotidiano, 2 Febbraio 2015)

«L’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina è sempre più a rischio paralisi. È di oggi la notizia che tutti gli interventi chirurgici in programma sono stati cancellati. Questo perché la sala operatoria è occupata da pazienti intubati che attendono di essere trasferiti nel reparto di rianimazione, dove già ci sono quattro letti in più rispetto a quelli previsti. La situazione si è resa ulteriormente complicata per la mancanza di sangue che sarebbe stato necessario per eseguire gli interventi».

Sanità calabrese a rischio: “Gli ospedali collassano e il governo sta a guardare”
(Qui Cosenza, 23 febbraio 2015)

«La situazione sanitaria in Calabria inizia a diventare critica, bisogna nominare urgentemente un Commissario ad acta, perché “sulla salute dei cittadini – afferma l’on. Barbanti in un comunicato – non si scherza”.
“Abbiamo toccato il fondo. La Sanità calabrese sta lentamente naufragando e questa (purtroppo) non è di certo una novità. Personale carente, tecnologie poco avanzate e ospedali al collasso: i livelli essenziali di assistenza non sono garantiti. Questo è un terreno che ha bisogno di interventi urgenti mentre, invece, la politica sta a guardare e quindi è tutto fermo. Sembra strano, ma purtroppo è l’amara realtà. In Calabria, ad oggi, la Sanità è gestita da un sub commissario che, così come prevede la legge, ha poteri limitati e può svolgere solo attività di ordinaria amministrazione».

Boom di ricoveri per l’influenza: a Brescia il doppio del 2014
(Brescia Today, 17 aprile 2015)

«Potrebbero essere addirittura una trentina i bresciani ricoverati in rianimazione con grave insufficienza respiratoria a causa dell’influenza invernale. I dati, raccolti dal Corriere Brescia, raccontano di un aumento dei casi rispetto allo storico: lo scorso anno solo 13 persone sono state ricoverate in ospedale, quest’anno più del doppio. E non sono purtroppo mancati i decessi “sospetti”, soprattutto tra gli anziani, di cui però non sono ancora disponibili i dati ufficiali.
La causa dell’impennata sarebbe dovuta alla diffusione di diversi tipi di virus: due di questi sarebbero ancora in circolazione, stanno “tirando le ultime” ancora per un paio di settimane. La conferma arriva dall’Asl di Brescia, che definisce la stagione influenzale appena conclusa come “più severa” rispetto agli anni passati».

Ospedali al collasso, la Regione ai direttori: “Massima attenzione ai pronto soccorso”
(La Nazione, 5 gennaio 2016)

«Una lettera a tutti i direttori generali e sanitari delle Aziende sanitarie territoriali e di quelle universitarie per invitarli a “porre la massima attenzione alla situazione dei Pronto soccorso, utilizzando ogni strumento utile a diminuire il disagio delle persone che vi accedono e del personale che ci lavora”. A inviarla, dopo le tante segnalazioni di disagi degli ultimi giorni, è stata oggi l’assessore regionale alla salute della Toscana, Stefania Saccardi chiedendo di intervenire “per far fronte ai picchi di accessi che si stanno verificando in questi giorni, diminuendo tempi di attesa e disagi per i cittadini”.
La Toscana, spiega l’assessore che chiede ai direttori sanitari di potenziare tutte le strutture e il personale dei Pronto soccorso, si trova a fronteggiare “una situazione straordinaria e imprevedibile” dovendo “fare i conti con un picco influenzale straordinario con accessi ai Pronto soccorso aumentati anche dalla legittima preoccupazione destata dai recenti casi di meningite”».

Morti, boom dei decessi in Italia nel 2015. I motivi? Caldo, Grande guerra e influenza
(Il Fatto Quotidiano, 10 febbraio 2016)

«2015: mai visti tanti decessi dalla Seconda guerra mondiale. Colpa della crisi economica? Dei tagli alla sanità? Dell’influenza? Dell’inquinamento atmosferico? Le ipotesi si sono rincorse per settimane. L’invito alla cautela da parte dell’Istat è arrivato un po’ tardi, con un comunicato del 28 dicembre. A due mesi di distanza dall’allarme, si può cercare di capire qualcosa di più, grazie anche ad alcuni studi e riflessioni nelle ultime settimane.
Ma partiamo dall’origine del mistero, l’analisi del demografo Gian Carlo Blangiardo. Dai dati Istat relativi ai primi sette mesi del 2015 il professor Blangiardo desume un surplus di 39.000 morti in confronto al medesimo periodo del 2014, “un aumento dell’11% che, se confermato su base annua, porterebbe a 664.000 i morti nel 2015, contro i 598.000 dello scorso anno”. Un’impennata di 66.000 decessi (la stima verrà poi rivista a 68.000 con i dati più recenti) che Blangiardo assimila a quelli registrati solo durante le due guerre mondiali.
[…] I dati del Sistema informativo della mortalità del Comune di Roma hanno permesso di approfondire l’analisi, abbinando ai dati di mortalità stagionali quelli su sesso, classi di età e cause di morte. Si è così accertato che l’eccesso di mortalità invernale a Roma ha riguardato soprattutto i grandi anziani (ultra85enni), deceduti in gran parte per cause respiratorie e cardiovascolari, compatibili con le complicanze dell’influenza.
“Un aumento dei decessi nei mesi invernali era stato già segnalato a livello europeo e attribuito alla particolare virulenza dell’epidemia influenzale della stagione 2014-2015 e, in parte, alla minore efficacia del vaccino” sottolinea Paola Michelozzi, prima firmataria del lavoro».

In Italia nel 2015 sono morte 54mila persone in più (+9%). Ecco le possibili cause
(IlSole24Ore, 25 febbraio 2016)

«”La ragione […] potrebbe essere rappresentata dall’influenza. “Nella stagione influenzale del 2014/2015 si ritiene che ci sia stato l’utilizzo di un vaccino anti-influenzale a bassa efficacia (25%, fonte: Ecdc) – spiega Oliva su Neodemos.info – dovuto a una mutazione del virus stagionale che ha reso i vaccini preparati meno efficienti“. Per vari motivi, si è registrato anche un crollo della copertura vaccinale proprio in Italia (scesa al di sotto del 50% per la popolazione oltre i 65 anni, come attestano i dati dell’Istituto Superiore di Sanità). «Questi due fattori rendono l’ipotesi di un “effetto virale” molto plausibile», conclude Oliva, anche sulla base dell’analisi dei dati virologici distribuiti dal sistema di monitoraggio dell’influenza europea Eisn».

Geriatria super affollata malati ricoverati in corsia
(Il Centro, 25 settembre 2016)

«Corridoi pieni di letti. Malati costretti ad essere curati tra i visitatori che vengono a far visita ai loro parenti. Medici e infermieri allo stremo. Ecco la Geriatria dell’ospedale civile di Pescara. Da due giorni il reparto è in grave difficoltà per il gran numero di pazienti ricoverati. Ce ne sono in tutto una sessantina e le stanze sono sovraffollate. Per questo motivo, diversi malati sono stati sistemati in letti d’emergenza lungo i corridoi. […] “Gli ospedali sono tutti pieni”, dice il primario, “siamo costretti a ricoverare i pazienti che arrivano dal Pronto soccorso nei corridoi”. Il primario non sa spiegarsi i motivi di questo sovraffollamento che, solitamente, si registra in inverno durante le ondate di influenza e malattie da raffreddamento».

Pronto soccorso al collasso, in attesa anche oltre 48 ore
(Ansa, 07 ottobre 2016)

“Sovraffollamento, tempi di attesa per il ricovero in reparto che possono superare le 48 ore, adeguata attenzione alla terapia del dolore solo in 6 strutture su 10 ma in modo differente a seconda delle realtà regionali, spazi dedicati al malato in fase terminale solo nel 13% delle strutture. È questa la fotografia sullo stato di salute dei Pronto soccorso italiani scattata dal monitoraggio presentato oggi dal Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva e la Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu)”.

Pazienti in corridoio e operatori al collasso
(Tempo News, 24 Novembre 2016)

“All’Obi – Osservazione Breve Intensiva- dell’Ospedale di Carpi sono stati destinati 6 letti, alla Medicina d’urgenza e Nefrologia 4, mentre all’Oti –Osservazione temporanea intensiva- è stata destinata una stanza nella quale stanno al massimo quattro barelle. Riempiti quegli spazi, tutti i pazienti (ricordiamo che gli accessi al Pronto Soccorso di Carpi sono oltre 45mila l’anno e superano persino quelli dell’Ospedale di Baggiovara) che dopo una prima visita necessitano di accertamenti ulteriori e terapie vengono parcheggiati lungo il corridoio per mancanza di spazio, persino davanti alle uscite di emergenza e non è raro che chi attende gli esiti degli esami venga fatto accomodare in sala d’attesa per liberare i posti”.

Influenza, Sant’Anna al collasso. Barelle in corsia, 540 pazienti in meno di due giorni
(Espansione TV, 26 dicembre 2016)

“Sala d’attesa gremita e, una volta all’interno, pazienti e barelle ovunque: nei corridoi, nelle sale di osservazione. Senza contare i malati che sono già stati spostati nei reparti. Il conto aggiornato alle 16 di oggi pomeriggio parla di un totale di 161 persone arrivate al pronto soccorso generale, a cui si sommano – anche se seguono poi percorsi diversi – 37 pazienti più giovani al pediatrico e 14 donne all’ostetrico-ginecologico. Il reparto di emergenza-urgenza di San Fermo sta registrando numeri record, dovuti – come detto – in gran parte all’impennata dei casi di influenza“.

Influenza: Pronto Soccorso al collasso
(Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio, 3 gennaio 2017)

«L’epidemia più virulenta degli ultimi 16 anni, con un numero di casi più che raddoppiato rispetto agli ultimi inverni. Passato il Capodanno, Roma fa i conti con l’influenza. I numeri degli ammalati registrati sono già alti nell’ultima settimana di dicembre, con oltre 168mila persone, a Roma e nel Lazio, che si sono già messe a letto, secondo i dati della rete Influnet, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, che si avvale delle segnalazioni di medici sentinella sul territorio. Ma nei prossimi giorni queste cifre sono destinate ad aumentare, con un picco molto anticipato rispetto a quello che, di solito, si registra negli ultimi dieci giorni di gennaio. Ed è già allarme nei pronto soccorso, che potrebbero essere presi d’assalto soprattutto dai cittadini che rientrano nelle categorie a rischio, in primis gli anziani, visto anche il periodo festivo (venerdì prossimo è l’Epifania).
Tra i medici di base c’è preoccupazione, senza cedere all’allarmismo. “Un dato tranquillizzante arriva dall’incremento delle vaccinazioni antinfluenzali, che in questi mesi sono aumentate del 60 per cento”, spiega Pierluigi Bartoletti, segretario romano della Fimmg, la federazione dei medici di medicina generale. “Dall’altra parte c’è un virus mutato, che non è presente nel vaccino e quindi è molto aggressivo – sottolinea Bartoletti – che presenta sintomi molto pesanti e colpisce soprattutto i polmoni“».

All’ospedale di Asti pronto soccorso al collasso
(La Stampa, 3 Gennaio 2017)

«In soli tre giorni, dal 26 al 28 dicembre, sono stati 510 gli accessi al Pronto soccorso: la segnalazione arriva dal Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche. “Il reparto di urgenza del Massaja è al collasso – scrive il sindacato – Da inizio mese al 28 dicembre gli accessi sono stati 4.404; 57.254 dal 1° gennaio 2016 al 28 dicembre, 58.125 nel 2015″».

Sanità al collasso, tornano le barelle all’ospedale Cardarelli
(Il Mattino, 23 Gennaio 2017)

«”Siamo arrivati al pronto soccorso alle tre di domenica pomeriggio, ci hanno visitato abbastanza velocemente però da allora siamo qui, su una barella nel corridoio davanti all’osservazione breve, dentro non c’è più posto”. È una giovane donna, distesa su una barella con un’infezione renale, a descrivere la crisi dell’ospedale Cardarelli di Napoli dove sono ricomparse le barelle in tutta l’area del pronto soccorso e dove oggi si sono fermate le operazioni di neurochirurgia, perché nella sala operatoria i medici sono stati costretti a sistemare i pazienti che avevano bisogno di rianimazione e terapia intensiva, reparti però già pieni. Una crisi infinita, quella dell’ospedale napoletano, che si è acuita nel week-end e in particolare nella notte tra domenica e lunedì, quando 138 persone si sono presentate al pronto soccorso: 90 nella gli accessi nella sola mattinata di oggi».

L’anno nero dell’influenza: “Morti ventimila anziani in più”
(Repubblica, 17 marzo 2017)

«Ancora un anno nero per le morti in Italia. Nell’inverno che si sta concludendo c’è stato un altro boom dei decessi dopo quello del 2015. Vittime, in particolare, gli ultra sessantacinquenni. La scarsa diffusione del vaccino tra gli anziani e un’influenza molto aggressiva hanno condizionato pesantemente il dato epidemiologico. In Italia c’è stato il 15% in più di ultra sessantacinquenni morti rispetto a quelli attesi, cioè circa 3mila decessi imprevisti nelle 19 città prese come campione per studiare i numeri in tempo reale.
[…] “Possiamo stimare quindi un dato nazionale di morti in eccesso tra 15 e 20 mila – spiega il presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi – Anche se bisogna avere qualche precauzione a fare la proiezione dei 3mila di partenza perché nei centri urbani il rischio di mortalità, anche per l’influenza, è diverso da quello di paesi e aree rurali”.

[…] La situazione sembra pure peggiore di quella che la stessa fonte aveva osservato dopo l’inverno del 2015, anno nero per le morti in tutto il continente e in Italia, dove ci furono 54mila decessi in più del 2014 con un incremento dell’11%, che non si vedeva dagli anni Quaranta. Ovviamente quel dato era stato condizionato non solo dalla stagione fredda ma anche da un’estate in cui fece molto caldo, quindi è ancora presto per dire se il 2017 alla fine avrà numeri simili. Di certo c’è da aspettarsi una crescita rispetto all’anno scorso».

Pronto soccorso del Galliera al collasso, L’Usb: “Colpa di tagli e carenza del personale”
(Genova24, 25 Ottobre 2017)

«“Per risolvere la situazione di sovraffollamento del pronto soccorso del Galliera, si pensa di ‘facilitare le dimissioni e di dirottare le ambulanze in altri ospedali’ ma le cause che hanno portato a questa situazione, più volte denunciate dal nostro sindacato, al Galliera come in altre aziende genovesi, hanno un nome e si chiamano tagli alla spesa sanitaria, carenza di personale, con il blocco delle assunzioni confermato anche per questo triennio, la cessione di attività ai privati e in fine la chiusura di quelli ospedali metropolitani che facevano da filtro, soprattutto per i casi meno gravi”. Lo dichiara in un comunicato il sindacato Usb».

Ospedali in tilt per l’influenza: “Nei pronto soccorso una situazione già infernale”
(La Stampa, 28 Dicembre 2017)

«I corridoi sono pieni di persone che aspettano in piedi il loro turno, le sale d’attesa non hanno più posti a sedere e i reparti sono al completo. Si presenta così il pronto soccorso delle Molinette durante il primo pomeriggio di emergenza influenza. Alla fine è arrivata e lo ha fatto anche prima dello scorso anno (e prima rispetto alle previsioni degli epidemiologi che la davano in arrivo per Capodanno). Secondo il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, diramato ieri sera, il Piemonte sarebbe la terza regione più colpita d’Italia con quasi 12 ammalati ogni mille abitanti (la media nazionale è di 6). Peggio, per ora, solo Trentino e Calabria.
“Subito dopo pranzo è scoppiato l’inferno” – racconta il dottor Franco Riccardini, responsabile del pronto soccorso delle Molinette -. “L’afflusso di pazienti è aumentato velocemente e tutti gli spazi disponibili si sono riempiti”. […] Unica consolazione è che, per ora, sintomi e disturbi provocati dal virus non sembrano essere molto più provanti rispetto a quelli dell’anno scorso: “Febbre, tosse, diarrea. È un po’ il solito iter dell’influenza”».

L’influenza record manda in tilt il 118
(La Stampa, 5 gennaio 2018)

“Ieri c’è stato un momento, poco dopo mezzogiorno, nel quale il tabellone che smista gli interventi del 118 ha reso plasticamente le ricadute dell’epidemia influenzale in atto a Torino e provincia: 70 missioni in corso, con una maggioranza schiacciante di codici verdi, 2 eventi in valutazione, 11 da assegnare. Ha significato la mobilitazione di tutte le ambulanze disponibili, personale con il fiato corto (in centrale e sulle ambulanze), tempi di attesa sfasati. Normalmente, spiegano dal sindacato Nursing Up, i tempi sono di 10-15 minuti sui codici verdi, 3-5 minuti al massimo sui rossi, mentre ora i tempi di attesa sono di un’ora o più per i codici verdi. Quanto ai gialli e ai rossi, spesso arrivano solo ambulanze di base.

Influenza, due milioni a letto. I Pronto soccorso al collasso
(La Stampa, 5 Gennaio 2018)

“L’impennata dei casi di influenza sta mandando in tilt i Pronto soccorso dei nostri ospedali. Fino al 31 dicembre il virus ha costretto a letto 2,2 milioni di italiani, 220 mila dei quali, stima il Simeu, la Società scientifica della medicina d’emergenza, si sono recati in ospedale”

L’influenza manda in tilt gli ospedali bolognesi
(Repubblica, 16 gennaio 2018)

“Ricoveri sospesi al Sant’Orsola e interventi rimandati all’Ospedale Maggiore: l’influenza non mette solo a letto tanti bolognesi ma mette a dura prova anche i più grandi ospedali cittadini. A fare le spese del picco influenzale così non sono solo i pazienti febbricitanti, ma anche quelli che avevano programmato un’operazione chirurgica o un ricovero non d’urgenza. Tutto rinviato a data da destinarsi, c’è bisogno dei letti per il malanno di stagione“.

Influenza, mai picchi di incidenza così alti da 20 anni
(IlSole24Ore, 5 febbraio 2018)

«La stagione influenzale 2017-18 ha visto picchi di virulenza fra i più elevati degli ultimi vent’anni. Stando a quanto riporta l’ultimo rapporto Epidemiologico InfluNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella seconda settimana del 2018 abbiamo assistito a un picco di incidenza considerato “molto alto”, più elevato anche di quello osservato nelle stagioni 2004-05 e 2009-10. Per la prima volta dal 2009/2010, tutte le regioni, escluso il Molise, riportano la presenza di casi gravi confermati di influenza che hanno necessitato di terapia intensiva, concentrati prevalentemente durante le vacanze di Natale. In sole due settimane si sono registrati 41 morti e ben 187 casi gravi».

Allarme rosso per infezioni prese in ospedale, 49 mila morti l’anno
(Ansa, 15 maggio 2019)

«Allarme rosso per la mortalità causata dalle infezioni ospedaliere: si è passati dai 18.668 decessi del 2003 a 49.301 del 2016. L’Italia conta il 30% di tutte le morti per sepsi nei 28 Paesi Ue. Il dato emerge dal Rapporto Osservasalute 2018 presentato oggi a Roma. “C’è una strage in corso, migliaia di persone muoiono ogni giorno per infezioni ospedaliere, ma il fenomeno viene sottovalutato, si è diffusa l’idea che si tratti di un fatto ineluttabile”, ha detto Walter Ricciardi, Direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute.
In 13 anni, dal 2003 al 2016, il tasso di mortalità per infezioni contratte in ospedale è raddoppiato sia per gli uomini che per le donne. L’aumento del fenomeno è stato osservato in tutte le fasce d’età, ma in particolar modo per gli individui dai 75 anni in su. I tassi regionali, spiega il rapporto Osservasalute, presentano un’alta variabilità geografica, con valori più elevati nel Centro e nel Nord e valori più bassi nelle regioni meridionali. Nel 2016 per gli uomini i valori più alti sono stati registrati in Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, i più bassi in Campania e Sicilia. Per quanto riguarda le donne, i più alti sono in Emilia Romagna e Liguria e livelli minori in Campania e Sicilia come per gli uomini. Il gap territoriale può in parte essere legato alla maggiore attenzione da parte delle strutture ospedaliere nel riportare le cause di morte nel certificato».

Pronto soccorso, mancano duemila medici: 118 al collasso, emergenza estate
(Il Messaggero, 23 Giugno 2019)

«Il maggiore sindacato dei medici dirigenti, l’Anaao-Assomed, parla di “situazione di emergenza”, precisando che l’allarme per la carenza di medici “è una questione che i sindacati stanno denunciando da tempo”. A livello nazionale, “registriamo almeno 8-10mila medici in meno rispetto al fabbisogno e questo per effetto del blocco del turn-over dal 2009. Ora il settore più penalizzato è proprio quelle dell’emergenza e dei Pronto soccorso, dove i medici in meno sono circa 2mila”. La sofferenza, sottolinea, “è maggiore negli ospedali del Centro-Sud: in Molise, Sicilia, Calabria, Lazio e Campania, gli ospedali registrano infatti il 30% in meno della dotazione organica rispetto al 2009”. E con le prossime ferie estive del personale medico-sanitario si avrà un “ulteriore aggravio al quale si sta cercando in alcuni casi di sopperire ricorrendo, ad esempio, ai neo-laureati, ai medici pensionati o stranieri“»

Polmonite, ospedali super affollati: come riconoscerla e affrontarla
(Repubblica, 16 gennaio 2020)

“Tosse, dolori articolari, fitte al torace e febbre persistente: sintomi che fanno pensare immediatamente all’influenza ma che – se persistono oltre i 3-4 giorni – soprattutto nei soggetti fragili come gli anziani o i bambini molto piccoli possono essere l’allarme di qualcosa di più serio come la polmonite. Una patologia che ancora oggi provoca circa 12mila morti ogni anno in Italia, molti di più di quelli causati da incidenti stradali (circa 1.200) di cui il 97% sono anziani oltre i 65 anni.
[…] Dal Niguarda di Milano (dove si registrano anche 350 accessi al giorno) al Policlinico Umberto I della Capitale, i Pronto soccorso sono presi d’assalto. […] Solo in Europa sono stati stimati approssimativamente oltre 3 milioni di casi di polmonite all’anno, di cui un milione con ricovero ospedaliero. Secondo i più recenti dati Istat, lo scorso anno si sono verificati circa 12mila decessi per polmoniti”.

Un commento su “Ospedali al collasso, interventi cancellati, picco di morti (Italia 2012-2019)

  1. Grazie Tot, articolo fantastico, che la dice lunga sullo “sdraiamento” del nostro giornalismo e sulla inconsistenza delle nostre fisime e paure. Ad multos annos

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