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Per colpa di ELON MUSK l’antisemitismo nel mondo è aumentato di SEI MILIONI di volte

Mi stupisce che la stampa italiana non abbia ancora iniziato a descrivere Elon Musk come un neonazista ma si sia limitata a segnalare qualche “inciampo” nel condividere tweet (si chiamano ancora così?) di account estremisti come un Donald Trump qualsiasi, nel momento in cui il Nostro non solo interagisce quotidianamente con profili che fino a qualche anno fa sarebbero stati bannati in modo permanente dai social, ma nell’ultimo periodo ha persino avallato l’idea (di certo complottista) che gli ebrei sobillano l’odio antibianco, anche nella prospettiva della sua battaglia, ormai non solo personale, contro la più influente associazione ebraica americana, l’Anti-Defamation League.

Sembra che il mainstream non riesca a tenere il passo a quella che esso stesso definirebbe una “radicalizzazione” del personaggio Musk, che ha comunque messo le mani avanti definendosi “filosemita” (non un’espressione casuale, come presto si vedrà): in effetti ora Twitter (ma sarebbe il caso di chiamarlo definitivamente X, simbolo che ricorda anche una svastica), ospita contenuti un tempo (intendo nel lontano 2022) relegati negli angoli più oscuri del web (è appagante parlare così) tipo la sezione /pol/ di 4chan o Stormfront.

Sì, ho già espresso il concetto due volte ma ci tengo a ribadirlo, specialmente ora che ho “testato” il feed di X nella maniera più neutrale possibile (cioè utilizzando un account privo di following e follower) e ho potuto osservare come esso proponga di default centinaia di post dal contenuto obiettivamente antisemita: nella giornata di ieri, per esempio, quando la polizia newyorchese ha fatto irruzione in una sinagoga per smantellare un sistema di tunnel sotterranei, la creatura di Musk è esplosa riportando in auge alcune tradizionali accuse agli ebrei, come l’insinuazione che compiano sacrifici rituali di bambini cristiani, gestiscano il traffico internazionale di esseri umani, o in generale usufruiscano di cunicoli e catacombe per sovvertire l’ordine costituito.

Ecco, a questo punto il giornalista depensante e mediocre, così come l’esponente medio dell’intellighenzia e l’intellettuale engagé di non si sa quale “sistema”, giungerebbero all’ovvia conclusione che Elon Musk è un antisemita e la sua influenza sta suscitando un’ondata di odio negli Stati Uniti, che poi si rovescerà sul mondo intero. Niente di più falso, in verità: al contrario, si potrebbe dire che è l’America “profonda” ad aver radicalizzato l’ingenuo Elon Musk, che per l’appunto ci tiene comunque a definirsi “filosemita” nella misura in cui tale espressione rappresenta un ideale antico della cultura occidentale, passato quasi senza soluzione di continuità dalla filantropia massonica all’immaginario di Hollywood (il popolo ebraico come portatore di valori universali di giustizia, altruismo e tolleranza).

Nella cultura popolare americana (e non solo popolare – e non solo americana), tuttavia l’antisemitismo è presente da secoli e non sono state di certo le necessità contingenti (la criminalizzazione del nazismo o il sostegno a Israele durante la Guerra fredda) ad averlo scalfito. Dunque è bastato che uno come Musk allentasse di un minimo le maglie della censura per fare emergere la vera anima dell’americano medio, che vede nell’ebreo un corpo estraneo alla nazione, l’eterno sobillatore e mestatore, emblema di tutto ciò che è “antiamericano”.

Se poi parliamo di New York, allora l’antisemitismo diventa addirittura “pane quotidiano” per gli abitanti della metropoli: non a caso il “picco” attuale del fenomeno è coinciso con una storia partita da una sinagoga di Brooklyn. Il primo commento del normaloide della Grande Mela al cospetto della foto di un ebreo in abiti ortodossi che sbuca da sottoterra potrebbe esser stato “Ecco il mio padrone di casa che viene ad aumentarmi l’affitto”.

Ciò mi riporta alla mente una prima pagina del New York Post di una decina di anni fa, sulla quale campeggiava l’immagine di immobiliarista ebreo con tanto di shtreimel tradizionale, che era stato ammazzato e gettato in un cassonetto, apostrofato col titolo “Chi non avrebbe voluto vederlo morto?”. L’haredim veniva descritto come un uomo avido e odiato da tutti, e il fatto che ad ucciderlo siano stati degli afroamericani ha consentito anche alla “narrazione” progressista di abbeverarsi alle torbide fonti dell’antisemitismo.

Penso che un italiano non possa neppure farsi un’idea della situazione, dal momento che egli è probabilmente convinto che l’americano medio consideri ogni ebreo come una comparsa vivente di Schindler’s List, quando semmai tale “filosemitismo” è perlopiù ad appannaggio di chi ha voluto o dovuto collocare gli ebrei al di fuori della storia, in un iperuranio dove possono esistere solo come angeli, esseri puri dediti esclusivamente a fare il bene dell’umanità.

D’altro canto, emergono degli scampoli di tale forma mentis nelle centinaia di battute antisemite presenti nei film come nelle sitcom e nei cartoni animati provenienti da oltreoceano: proprio per questo, per portare un esempio clamoroso, nella versione nostrana della serie televisiva La tata di metà anni ’90, la protagonista di origine ebraica è stata trasformata in “italoamericana” (dirottando di conseguenza tutti gli stereotipi antisemiti sui “terroni”). Come riporta la Wikipedia italiana (che almeno per una volta svolge un servizio utile):

«L’edizione italiana della serie ha subito una radicale modifica in merito alle origini e ai nomi dei personaggi, per opera del direttore del doppiaggio Guido Leoni. In particolare quelle della protagonista e della sua famiglia, che da ebrea del Queens è divenuta italiana originaria di Frosinone e cattolica, che si è trasferita negli Stati Uniti presso gli zii Assunta e Antonio. Infatti Sylvia, la madre di Fran, è divenuta la zia Assunta, e la zia Yetta, in origine la nonna di Fran e madre di Sylvia, diviene la zia Yetta. Sono stati inoltre stravolti dialoghi e battute, riferite alla cultura ebraica o a personaggi celebri, sostituendoli con riferimenti alla cultura italiana e alle celebrità del nostro paese. Si generano così forti incoerenze e si trovano riti e simboli ebraici fatti passare per riti e simboli della cultura italiana e cattolica, come ad esempio la circoncisione; i bar mitzvah; i tradizionali matrimoni ebraici con la rottura del bicchiere e i balli sulle sedie; la menorah, il candeliere ebraico, che qui appare in tutte le puntate natalizie, mentre gli ebrei, che notoriamente non festeggiano il Natale, celebrano invece Hannukah. Queste modifiche sono state particolarmente impattanti sulla serie e, al contrario di altre serie televisive doppiate in italiano, una delle maggiormente controverse. Le ragioni di tale adattamento sono di natura prettamente commerciale, dato che si temeva che gli stereotipi sulle persone che vivono in determinati quartieri di New York non venissero compresi dal pubblico italiano e di conseguenza non avrebbero suscitato ilarità e la serie non avrebbe avuto successo, spingendo quindi i doppiatori ad adattarla alla cultura italiana».

A mio parere invece l’adattamento è stato pensato proprio per evitare che, trovandosi al cospetto di un’opera praticamente basata solo su stereotipi antiebraici, gli italiani si rendessero conto di quanto l’antisemitismo fosse diffuso negli Stati Uniti.

Ora, non penso che un “adattamento” simile possa funzionare con Elon Musk, dipingendolo come un nazista invece che come un “americano medio” (sempre in base alla dinamica radicalizzante/americanizzante di cui sopra); e anche trasformarlo in un boomer di Catanzaro sulla scia di quanto fatto con La Tata non parrebbe un’idea geniale.

Precisato quanto sopra, mi dissocio dai meme che pubblico di seguito, tutti emersi dalle fogne di X a causa delle fogne (in senso materiale e non metaforico, sia chiaro!) da cui sono emersi i Chabad-Lubavitch.

(fonte)

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