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Per i giovani americani l’olocausto è un’invenzione

Un sondaggio tenuto dall’Economist agli inizi di dicembre 2023 mostra che il 20% degli americani di età compresa tra 18 e 29 anni ritiene che l’Olocausto sia una invenzione, rispetto all’8% di chi ha tra 30 e 44 anni, mentre un ulteriore 30% di giovani americani non sa dire se l’Olocausto sia accaduto realmente o meno.

Il sondaggio è stato pubblicato sull’onda delle polemiche che hanno travolto Elizabeth Magill, preside dell’Università della Pennsylvania, la quale durante la commissione d’inchiesta del Congresso americano sull’antisemitismo nei campus universitari, avrebbe affermato che a seconda del contesto è consentito evocare un genocidio per gli ebrei, e ha dovuto dimettersi immediatamente dopo tali affermazioni.

Molti intervistati hanno inoltre approvato l’affermazione che gli ebrei detengano un’influenza troppo marcata sul governo americano: i giovani hanno quasi cinque volte più probabilità di pensarlo rispetto a quelli di età pari o superiore a 65 anni (28% contro 6%).

Secondo il foglio britannico, la colpa non sarebbe da attribuire ai livelli di istruzione (piuttosto omogena tra i “negazionisti”) ma ai social media:

«Secondo un sondaggio del 2022 del Pew Research Center, gli americani sotto i 30 anni hanno la stessa probabilità di fidarsi delle informazioni lette sui social media quanto di quelle che compaiono sulle testate giornalistiche nazionali. […] I social media sono infestati da teorie del complotto e le ricerche individuano un forte legame fra i tassi di utilizzo dei social media e le credenze in tali teorie».

Infine, il sondaggio viene interpretato anche in chiave etnica (in certi casi si può fare!), con la segnalazione che il 27% degli intervistati afroamericani e il 19% di origine latinoamericana credono che gli ebrei abbiano troppo potere in America, rispetto al 13% degli intervistati bianchi.

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