Per me la fica è la cosa più bella che ci sia oggi in Italia

Volete sapere quanto soldi ho speso per portar fuori le mie follower? Io sono uno di quelli che conserva ogni scontrino, che conta qualsiasi centesimo speso e lo rinfaccia appena può, dunque eccoci con il rendiconto completo del denaro buttato via per avere il privilegio di stringere la mano a ‘ste quattro stronze. Di seguito troverete l’elenco e tutti i dettagli, anche scabrosi, che potranno appagare la vostra perversa curiosità.

Invece no, ovviamente. Le righe qui sopra servivano per trollarvi con le anteprime. Dei soldi me ne frego proprio, al di là del fatto che le mie nereidi mi hanno fatto spendere davvero poco. Parto dalla questione economica perché, nonostante ogni esperienza sia stata a suo modo deliziosa (ma qualcuna un po’ di più!), l’unico rospo che non sono riuscito a mandar giù è stata una frase della prima follower che ho incontrato, la 9 di vent’anni – e già dalla descrizione si capisce che può permettersi di dire e fare quel che vuole (ma anche a noi cuori fragili è consentito essere permalosi).

Prima che mi ghostasse, la nove aveva ribattuto alle mie solite frecciate sul #pagotuttoio (“Se vieni a Milano ti compro il sushi e le scarpe” è un mio cavallo di battaglia) affermando che con lei ci avevano provato uomini ben più facoltosi di me. Non fatico a crederci: la differenza è che, non essendo un puttaniere ladro privilegiato, ogni euro che ho in tasca me lo guadagno lavorando sodo. Sono consapevole che in giro è pieno di vecchi merdosi con lo yot e la giaguar, ma io non sono di quella risma: i soldi li faccio come li ha fatti tuo padre, se è un uomo onesto. Non sono mai sceso a compromessi, non ho mai accettato un lavoro che considerassi poco dignitoso: ho stretto i denti e usato ogni briciolo della mia intelligenza per cavare il sangue dalle rape.

Il senso delle battute dunque va inquadrato in tale contesto, e la cosa non è difficile da capire anche per chi fa la finta tonta: solo conducendo una vita da reietto, da monaco mancato, da wagecuck, sono riuscito a mettere qualche soldo da parte. Per forza: lavoro e basta, non faccio altro nella vita. O per meglio dire non facevo altro fino al 2019, quando ho incominciato a uscire con delle donne. L’ultima (e unica) volta era stato nel 2005, quando andai al cinema con una ragazza (in sovrappeso e più grande di me) e la sola cosa che facemmo fu tenerci per mano mentre eravamo seduti (ebbene sì, della KHHV non avevo la handholdless, ma se lo avessi detto sin da subito vi sareste accorti che sono un fakecel). Purtroppo non ha voluto proprio baciarmi. Ricordo che lo ebbi duro per tutta la durata del film. Anche quando qualche follower mi ha dato la mano o mi ha tenuto sottobraccio mi è venuto duro. Ma perché lo dico? Tanto per corroborare l’atmosfera da commedia all’italiana, anche se forse questa storia dei soldi può farmi correre il rischio di essere frainteso.

Io non voglio “comprare” nessuna, figuriamoci. Certo, c’è chi potrebbe chiedermi qualsiasi cifra e io accetterei, ma non è questo il punto: come afferma un modo di dire spagnolo (cito questa lingua perché la Dea dell’Amore l’adorava), Solo lo barato se compra con dinero. Ovvero, “solo le robe da quattro soldi si comprano col denaro”. E come canta Luis Vargas, il più grande bachatero contemporaneo: Las cosas que tu compra te la doy con caricias | Yo se que tu me pagas con amor y algo mas.

Sono “costretto” a evocare la Dea dell’Amore (nella mia mente ormai totalmente assimilata all’idioma castellano) perché credo mi abbia già ghostato per motivi che sono troppo immaturo e disorientato per comprendere: è una cosa che mi fa soffrire, non lo nego, ma d’altro canto non posso che esserle riconoscente per quel che mi ha dato. Non riesco a provare risentimento nei suoi confronti: del resto non penso sia sparita per ferirmi, semplicemente certe cose vanno così. I momenti passati con lei sono stati i migliori della mia vita, gli unici che valga la pena ricordare in un’esistenza vuota e priva di qualsivoglia colore. In effetti non riesco a dimenticare nemmeno il più insignificante di quegli istanti, e in verità mi piacerebbe continuamente parlare solo di essi: tuttavia so che lei non sopporta tali atteggiamenti “ossessivi”, dunque l’unico regalo che posso farle (per me davvero il più caro) è quello di non evocarla più.

Detto questo, non mi metto a fare elenchi delle follower incontrate, baciate, sfiorate, eccetera, perché per me esse sono ogni cosa fuorché tacche da aggiungere alla cintura. Ho patito troppo la segregazione per poter considerare il sesso qualcosa di “normale” o banale: per me è sempre un’esperienza esaltante e indimenticabile, l’unica in grado di farmi sentire umano. Eppure questa cosa difficilmente riesco a farla capire: passo sempre per un indiano ingrifato (senza offesa alla nuova superpotenza), un maniaco di internet, un morto di figa in cerca di qualche “distributore automatico di ossitocina” (bella definizione di una “seguace”). Invece sono solo un tizio di trentaquattro anni che non è mai stato sfiorato da una donna fino a pochi mesi fa, che non è mai stato desiderato, che è sempre stato guardato con disgusto e respinto perfino da una ragazza sulla sedia a rotelle.

Non so cosa sia cambiato. Ho rotto il famigerato “soffitto di cristallo” di cui le femministe si riempiono la bocca (absit iniuria verbis): la volevo, l’ho urlato ai quattro venti, e me la sono presa. Se in tutto ciò non c’entra l’inceldom, allora non penso valga la pena parlare di alcunché. Eppure riconoscermi incel è servito a chiarire a me stesso cosa volessi nella vita: al diavolo le grandi letture solitarie, le comfort zone, le seghe, i viaggi con gli amici di famiglia, l’inesistente dignità di un maschio vergine (a meno che non la si consacri al Signore, ma se uno non sente la “chiamata” sta facendo semplicemente il gioco di Satana). Volevo solo la fica, la fica, la fica.

Essere desiderato da una donna ha spazzato via il peso di questi lunghissimi e insopportabili anni: la Dea dell’Amore mi ha fatto sentire come uno strano animale metafisico a metà strada tra Jean-Paul Sartre e un campione liceale di football americano. Voilà le Touchdown. Adesso sto braggando e taglio corto: d’altronde avrei tante cose da aggiungere sulle altre, ma preferisco non creare difficoltà e imbarazzi – non voglio si sparga in giro la voce che sono io il coglione che va a scrivere tutto su internet…

Però qualcosa va detto. Queste sono esperienze che cambiano una persona nel profondo. Gli ultimi mesi del 2019 sono stati perfetti, a ripensarci quasi mi commuovo. Non sono più il nulla mascherato di niente, mi sento finalmente un essere umano, ma la cosa più importante mi pare quella di non aver rinunciato alle mie contraddizioni, le mie fisime e capricci. Ricordo che un giorno prima di incontrare la Dea dell’Amore ho fatto un sogno incredibile: ero seduto a tavola con qualche parente e dall’altro capo del desco mi scrutavano nella penombra, con aria interrogativa, i miei nonni paterni (morti da anni). Erano così silenziosi da sembrare statue, ma i loro sguardi esprimevano attesa, quasi impazienza, senza tuttavia tensione o ansia. Mi sono risvegliato in lacrime. Erano tutti i natali in cui non gli ho mai portato una fidanzatina a crollarmi addosso: io, il ramo secco e sterile (ma purtroppo in famiglia non sono il solo, dal lato paterno siamo quasi tutti fils affaiblis d’une forte race), che esce con una donna, e addirittura scopa. Dio mio, quale riscatto al cospetto dei miei Mani onorati e onorandi…

C’è qualcuno che può capirmi? Un’altra Dea, quella della fertilità, amore, bellezza, matrimonio, figli e devozione (ma sti cazzi?) mi ha raccomandato di non rendermi ridicolo ingigantendo esperienze che avrei dovuto fare vent’anni fa. Io le ho risposto (o se non l’ho fatto allora, lo faccio adesso) di provare a immaginare vent’anni senza abbracciare e baciare una persona. Per giunta in un contesto dove il sesso è strombazzato da tutte le parti e dunque l’unico motivo per cui tu non lo fai è che sei un subumano immeritevole persino di uno sguardo.

Io sono uscito da questa condizione di inferiorità, anche se devo ancora rendermi conto di come ho fatto. Non sono un normaloide, sono lo stesso scarto evolutivo che non ha mai avuto nulla per quasi sette lustri: c’è stato obiettivamente un bel po’ di moneymaxxing (da due anni ho praticamente due stipendi), ma credo che lo statusmaxxing sia stato cruciale. Di cosa stiamo parlando, però: di un blog, di una pagina Facebook? Quelli li hanno tutti, peraltro la maggior parte molto più conosciuti e fortunati dei miei. E se lo status fosse invece la condizione stessa di incel, l’onestà –in primis intellettuale- di farla finita con le strategie di coping e il coraggio di ammettere che il 99% delle cose che fa un maschio sono volte a procacciarsi figa o a non pensare alla stessa?

Il compito di  fingere che non sia così lo lascio a chi vuole coprirsi realmente di ridicolo: continuate pure a raccontarvi che non avete una donna perché dovete prevenire la Terza guerra mondiale (che non c’è stata e anche se scoppiasse io non smetterei comunque di pensare sempre alla figa), perché tocca proprio a voi illuminare le menti profane con le vostre sbrodolate geopolitiche “del cazzo e della merda” (cit.). La verità è che, come dice quel grande popolo che ora nel 2020 rappresenta ufficialmente una superpotenza, There’s no life without wife.

PS: Rispondo alle critiche di una lettrice più per evitare fraintendimenti che per aver ragione (tanto alle donne ormai la do sempre vinta).

Ho letto il tuo ultimo post. Ci sono rimasta un po’ male ma non capivo perché. Forse ho capito. La contraddizione è che dici di volere contatto umano ma sembri non mettere alcuna volontà di relazione. Vuoi che ti sia dato ciò che ritieni serva a te. L’altra persona appare puramente strumentale. Poi magari non è così, magari è una specie di scudo tuo, ma così appare. La metto sul personale: l’impressione è che della mia persona non ti importi nulla se non nella misura della possibilità di ottenere gli ingredienti che ti occorrono per cercare la tua completezza.

Ora, il fatto che non metta mai in conto la possibilità di una relazione dipende dal mio estremo realismo riguardo al tema: in primo luogo perché non so cosa sia una relazione. C’è una sfilza di domande banalissime alle quali non posso rispondere: per esempio, se bisogna essere sposati per garantirsi una qualche stabilità o basta solo convivere; oppure se una coppia può funzionare anche a distanza; ancora, se la gelosia per il partner è sintomo di coinvolgimento o volontà di possesso; ecc ecc. Romanzi e saggi non aiutano. Non ho mai capito, tanto per citare, l’abusato incipit di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. La felicità mi sembra più misteriosa e meno scontata dell’infelicità, che dalla prospettiva del focolare alla fin fine dipende sempre dai soliti problemi: adulterio e noia, penuria di mezzi ed eccesso di alcol.

Perciò escludo a priori la possibilità di essere amato in modo duraturo, addirittura fino alla fine dei miei giorni: peraltro questa faccenda dell’indissolubiltà mi appare un residuo arcaico di epoche totalmente diverse dalla nostra. In ogni caso al giorno d’oggi solo un maschio superiore, potrebbe -forse- assicurarsi una compagnia per tutta la vita. E se non ce la fa nemmeno lui (quanti Chad divorziati vediamo sugli autobus, che tenerezza!), figuriamoci noialtri. I maschi beta bruttini subumani possono solo accontentarsi di un minimo di ossitocina.

Mi pare che questa cosa si fosse chiara sin dall’inizio, ma forse è meglio esplicitare: a me non interessa farmi il catalogo di conquiste da mostrare alle madamine. È uno stress enorme provarci con tutte, girare mezza Italia, organizzare le “giornate perfette” solo per poter passare la notte con una donna almeno per una volta, e un’altra ancora.

Io sono naturaliter monogamo, non solo per formazione “culturale”, essendo una persona dall’indole mite e introversa, nonché piuttosto pigra e indolente. Tuttavia non posso vivere perennemente triste, solitario y final. Oltretutto non saprei nemmeno cosa “portare” in una relazione: la dedizione e la fedeltà in uno con la mia faccia vengono percepite come imbarazzanti attestati dell’impossibilità di non avere alternative. Per non dire del resto.

In definitiva, non si tratta di una profezia auto-avverantesi: trentaquattro anni mi sembrano un periodo abbastanza lungo per rendersene conto. È solo una questione di realismo, come dicevo: dalle donne non posso pretendere alcunché, non affetto, non amore, né attaccamento o squallida “dipendenza”. C’è solo uno spiraglio di pietas che talvolta si apre per qualche istante: io ci entro finché è aperto, poi torno nella mia tana. È l’unico equilibrio che posso permettermi al di là della solitudine assoluta, e per ora mi va benissimo così.

6 commenti su “Per me la fica è la cosa più bella che ci sia oggi in Italia

  1. Ho letto l’articolo con estremo interesse, credo di aver finalmente capito quello che provi.
    Dopo aver letto le obiezioni della tua follower sono ancor più convinto di una cosa: nessuna donna, per quanto sensibile sia, potrà mai comprendere un incel. Potrà tentare di empatizzare ma non potrà mai immaginare la sofferenza che porta la consapevolezza di non poter avere uno straccio di vita sessuale o affettiva.

  2. Ti invidio. Non perché la tua situazione sia buona, ma perché stai comunque meglio di me. No, non mi riferisco al fatto che tu hai trombato e io no. Più o meno, la mia storia è simile alla tua, rimasto vergine fino a oltre i 30, poi ho avuto qualche soddisfazione e anche una relazione di due anni (scarsi) finita malissimo, of course, e che mi ha disintegrato emozionalmente. Dopo di che, qualche palo, una o due pomiciate che non hanno portato a nulla, e poi il vuoto. Perché il fardello della storia finita male (su cui da bravo sfigato avevo investito letteralmente tutto me stesso, considerandola la mia unica possibilità), unito all’astinenza che ormai dura da anni e alla misandria dilagante a tutti i livelli della società, pubblici e privati, mi ha reso freddo e cinico ai limiti del nichilismo. In realtà la sera nel letto ancora sento il bisogno di un abbraccio, di una persona con cui condividere e progettare qualcosa, ma ho la libido azzerata e, quel che è peggio, credo di non essere più in grado di innamorarmi di una donna (dopo tanti calci nel sedere – che partono sin dalla preadolescenza – temo che una parte di me non voglia in realtà più innamorarsi). Mi è venuta a trovare una vecchia amica, molto bella, ed è stata qualche giorno da me. Non è successo nulla, non credo che fosse interessata al sesso, ma in ogni caso non ero neanche arrapato, e anni fa lei mi arrapava moltissimo. Per carità, anche prima rimediavo pochissimo per timidezza ma duro veniva duro… Per farla breve, tu sei fortunato perché ancora vuoi la fica. Io sono ridotto a “voler volere” la figa. Morirò solo, triste, e amareggiato.

    1. Se ti può in qualche modo consolare, io, pur avendo ancora la libido ancora stelle, non ho mai combinato qualcosa con una donna se non a pagamento. Ho perso la verginità a 34 anni con una prostituta.
      Non avrei mai neppure baciato una ragazza se non mi fossi deciso a metter mano al portafoglio. Non riesco neppure ad immaginare cosa possa voler dire sentirsi desiderato da una donna, anche solo per breve tempo.

  3. Roberto, 2 cose:
    La prima è che vorrei poterti conoscere un po’ meglio. Invidio la tua erudizione. Quanto e quando hai letto/leggi nella tua vita? Che percorso di studi hai seguito? In che ambito lavori?
    La seconda è un oracolo che ti lancio, perché ovviamente sarebbe inutile cercare di spiegare cose che si possono apprendere soltanto sulla propria pelle: di qui a 5 anni – diciamo fine 2025 – sarai sposato (o convivente) con figli. Mi raccomando però, sii onesto, tienici aggiornati!

    1. Grazie, per quanto riguarda le prime domande magari ti rispondo a parte. Per il vaticinio, a quell’epoca avrò i fatidici 40 anni, non so se le cose cambieranno, ti ringrazio per la fiducia ma temo rimarrà tutto come ora fino alla fine dei miei giorni…

  4. Ti ha lasciato perché pensava di poterti trasformare in un uomo forte e consapevole. Quando ha capito che né lei né la sua fica ti bastavano e che preferivi restare abbarbicato alla tua posa di intellettuale emarginato dalla Fica Terribile, se ne è andata. Tutte le donne, nessuna esclusa, odiano essere deluse da quello che credevano degno del loro amore. In un certo senso – proprio quello che ti immagini – è la cosa più violenta del mondo.

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