Per un politico polacco i pogrom hanno migliorato la razza ebraica e il coronavirus migliorerà quella polacca

Il parlamentare polacco Janusz Korwin-Mikke, membro della Koalicja Odnowy Rzeczypospolitej Wolność i Nadzieja (Coalizione per il Rinnovamento della Repubblica – Libertà e Speranza), partito conservatore a cui ha dato il suo stesso nome e che conta sei seggi al Sejm, durante un’intervista del 27 febbraio a Polsat sull’emergenza coronavirus ha affermato che “la Polonia non è preparata per affrontare l’emergenza, ma la diffusione del morbo ha qualche aspetto positivo perché favorisce la selezione naturale”; a suo parere infatti un virus come questo rappresenterebbe “un modo come un altro per migliorare il patrimonio genetico della nazione e dell’intera umanità”.

Il politico polacco, al cospetto dello sconcertato conduttore, si è lanciato poi in una digressione storica sulla superiorità etnica degli ebrei: “Gli ebrei sono così forti perché hanno subito pogrom e solo i più dotati sono sopravvissuti. Questo dovrebbe essere preoccupante per gli antisemiti: ecco perchè gli ebrei oggi sono così potenti, per i pogrom”.

Secondo Korwin-Mikke i massacri di ebrei, eliminando i più deboli, hanno favorito la selezione naturale. Inoltre a suo parere “ci sarebbero delle testimonianze che proverebbero che a provocare i pogrom fossero i rabbini”, proprio allo scopo di rafforzare la razza ebraica. Ad ogni modo egli ha tenuto a precisare di essere contrario ai metodi utilizzato da Hitler, in quanto favorevole a una selezione appunto “naturale” e non “artificiale”.

Janusz Korwin-Mikke, nato a Varsavia nel 1942, è una singolare figura di “liberale oltranzista” più volte salito alla ribalta per le sue affermazioni poco ortodosse, come quando nel 2015 all’europarlamento definì gli immigrati śmiecie ludzkie, “feccia umana”, oppure quando sostenne (con un argomento simile a quello di Milton Friedman, che però nessuna vestale del politicamente corretto ha colto) che è giusto che le donne vengano pagate meno degli uomini, “perché sono più deboli e in media meno intelligenti”. L’anno scorso aveva già suscitato l’ira delle organizzazioni ebraiche internazionale per essersi opposti al divieto d’ingresso dello storico revisionista David Irving in Polonia.

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