Petrov, mira a Washington!

“Petrov, mira su Washington!”: non è passata inosservata la “parodia nucleare” sovietica nella Cattedrale di S. Pietroburgo
(“Gog&Magog“, 7 marzo 2019)

“Un sottomarino con motore atomico,
trasportando una dozzina di bombe da 100 megatoni,
attraverso l’Atlantico e avverto il mio cannoniere:
Hey Petrov, gli dico, mira sulla città di Washington!

Tra-la-la, tra-la-la,
Non c’è niente che non possa fare per tre rubli!
I miei saluti, terra straniera e ostile!”

Questa è la canzone interpretata, in un apparente estemporaneo fuori programma, nella Cattedrale di Sant’Isacco dal Coro di San Pietroburgo, al termine di un Concerto per il 23 febbraio (data in cui sia in Russia che in alcuni paesi dell’ex Unione Sovietica si festeggia il Giorno dei difensori della patria).

La canzone è stata scritta nel 1980 da un paroliere dissidente durante il servizio militare di leva, e aveva intenti scherzosi e addirittura parodistici della retorica del regime sovietico; tuttavia la sua esecuzione in quel preciso contesto non è passata inosservata in Russia (e forse anche altrove), per vari motivi:

a) anzitutto, va ricordato che la Cattedrale è tuttora una importante chiesa consacrata in cui si officia il culto divino: il prestigioso coro era sistemato proprio davanti all’iconostasi (nella tradizione ortodossa, “la Porta del Cielo”);

b) in Russia, a tutela della difficile convivenza fra diverse religioni, ci sono leggi molto dure sul rispetto dei luoghi sacri (le Pussy Riot ne sanno qualcosa, dopo la loro performance su un altare della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca): il canto di cui sopra ha un contenuto al contempo sia “leggero” e irriverente, sia apocalittico e oscuro (si parla della distruzione della civiltà), comunque lo si voglia interpretare, in ogni caso non è apparso adatto a un luogo di culto. Ciò è stato immediatamente notato dalla diocesi ortodossa locale, che ha formalmente protestato.

L’autore della canzone “galeotta”, Andrej Kozlovzkij, si è detto per nulla entusiasta della performance (“Non ne verrà fuori niente di buono”), mentre il coro, a seguito delle polemiche, ha emesso un comunicato da cui il brano (che era fuori programma) potrebbe essere connotato come una critica al governo, o “uno scherzo” per dissipare la tensione sul tema.

Anche il protodiacono ortodosso Andrej Kurajev, che è anche un teologo e un intellettuale ed è spesso fortemente critico nei riguardi della gerarchia ortodossa, ha scritto che la parodia potrebbe non essere stata compresa:

«La canzone in sé è vecchia, nata nelle viscere del movimento underground sovietico. Allora si trattava di uno scherzo, di satira contro gli agitprop sovietici. Ma oggi, dopo i “fumetti” e gli “scherzi” di Putin, e in circostanze molto serie, non sembra per niente uno scherzo. Perché i criminali delle periferie di San Pietroburgo [riferimento alla famosa “educazione dura” di Vladimir Putin] oggi non sono più dei semplici delinquenti. Sono al potere. E il loro principio fondante è “tira il primo pugno”. Perché il proletariato oggi non ha più niente da perdere, eccetto le sue tre rupie»;

c) solo pochi giorni prima, immediatamente dopo il discorso sullo stato della nazione di Putin il 20 febbraio, la tv di Stato russa, con riferimento al ritiro unilaterale degli USA dal trattato INF sulla non proliferazione nucleare, ha mandato in onda uno spezzone che mostrava una mappa dei potenziali obiettivi nucleari negli Stati Uniti;

d) Putin solo pochi mesi fa, a ottobre 2018, intervenendo al Forum di Valdai, nello spiegare che in caso di potenziale aggressione il contrattacco sarebbe questione di secondi, si era espresso in questi termini (sempre allegri ma non troppo):

“L’aggressore deve sapere che il castigo è inevitabile, che sarà ridotto in cenere. Mentre noi, vittime dell’aggressione, come martiri andremo in Paradiso. Ma loro semplicemente periranno, perché non avranno nemmeno il tempo di pentirsi”;

e) “Petrov” era anche il cognome di Stanislav Petrov, un tenente colonnello dell’Armata Rossa che, di turno il 26 settembre 1983 in una base missilistica alle porte di Mosca, pur apparendogli (per un errore di sistema) sul radar cinque testate nucleari americane che si dirigevano verso la città, si assunse la responsabilità di ritenerlo un falso allarme e non avvertire i superiori, evitando così una possibile rappresaglia atomica.

Finzione o messaggio determinato, in entrambi i casi il tutto appare non casuale, e inserito in un contesto abbastanza chiaro. Chi vuole intendere intenda?

PS a fronte del ritiro degli Usa, la Russia ha annunciato il suo ritiro dal trattato INF il 4 marzo 2019.

“E sull’aereo di sopra, il mio amico Vovochka
Non è venuto a trovarmi con i portelli vuoti,
Su un sottomarino, sì, con un motore atomico.
L’equipaggio ha cantato una canzone allegra.
Tru-la-la-la-la-la, ru-la-la-la-la-la,
Possiamo fare tutto per tre rubli!
Il nemico sta bruciando, la Terra sta bruciando!
Sonnecchiano dolcemente le luci sulle rive di Norfolk,
Dormono i giocattoli stanchi, dormono tranquilli i negri.
Mi dispiace, America, buona America,
Ma cinquecento anni fa, sei stata scoperta invano!
Tru-la-la-la-la-la, tru-la-la-la-la-la,
Posso fare tutto per tre rubli!
Dimezzare la terra nemica a metà!”

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