Più ci si avvicina all’Europa e più ci si avvicina alla Morte

Uno dei momenti più avvincenti della mia esistenza insapore e incolore è stato il viaggio di ritorno da Pola come fossi un profugo istriano. E allora le foibe? Sì, adesso basta far finta di non essere fascio. Ho anche chiesto alla famosa associazione filantropica se volesse accettarmi tra i suoi ranghi, però mi hanno fatto capire che non posso fare l’invornito che corre a raccontare tutto quello che fa sul blog postando le foto del cesso della sezione etc. Io ho risposto “Ok, però in cambio ci date tutte le femoidi che vogliamo bardate come le ancelle di The Handmaid’s Tale, va bene?” “No”. “No? E allora noi ci iscriviamo all’islam e poi vedremo come finisce stu fattu quai“.

Istria! Fiume! Dalmazia! Ragusa! Zara! Pola! Eja, carne dal Carnaro! Eja Eja Alalà! “Sono arrivato a Padua dopo nove ore di viaggio, tesoro, ti sono mancato?” “Ma con chi stai parlando, non vedi che sono una statua?” “Ah già è vero, dimenticavo, sono solo”. Nove ore di bus già ridotto a poltiglia umana, e poi una ridda di alberghi e ostelli per ritrovarmi ancora solo di fronte a tutte le statue trafugate dal Belzoni. L’ossessione per le mutande sempre pulite, lavate con acqua e sapone appese dappertutto in bagno. E allora le fobie (sic)? Omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia. Presto, un disegno di legge: è di questo che gli italiani devono occuparsi. Morire.

Più ci si avvicina all’Europa, di cui il Bel Paese è provincia ormai calabrizzata, e più si sente odore di morte. Non ha tutti i torti, la tribù pigmea dei Mbendjele, a tradurre nel proprio idioma (il lingala) la parola Europa con la stessa espressione usata per indicare la Morte, putu (suona bene peraltro). Amu dua putu è un tipico eufemismo con cui indicano il trapasso, letteralmente Se ne è andato in Europa. Della stessa tribù faceva probabilmente parte uno dei cuori più negri (lelz) che abbia mai battuto nell’Italia demo-pluto-catto-ecc.: Svart Jugend. Nel suo capolavoro Fuori Piove Sangue l’idea di Europa è sempre associata al tramonto, alla sconfitta, appunto alla Morte:

Sentinella, perché in questi giorni ripeti ossessivamente la parola “Europa”?
Perché voglio morire.

Abbasserò le mie pretese fino alla resa dei conti dal solito esito schiettamente europeo (la sconfitta).

Più mi avvicino all’Europa e più sento il fetore di morte. La stazione di Padua paragonata ai bassifondi di Pula (che nemmeno esistono): niente meticciato straccione e molesto, niente odore di piscia onnipresente, niente scarabocchi sui muri, niente vandalismo dei figli dei piddini, niente sbirri mandati da Giuda, niente cupio dissolvi mascherato da filantropia e altruismo patologico. Gli unici moretti che si vedono in Croazia o sono figli di diplomatici o sono turisti tedeschi (ecco la Commare Secca col suo mantello blustellato). È triste dover ammettere che se quel pezzo di Istria è ancora italiana è perché non è rimasto italiano.

Il bello è che quando elogio la Republika Hrvatska tutti mi bacchettano: “Loro ci odiano, ci vogliono infoibare di nuovo”. Beh, certo, non è che sono un cazzone: ci tengo alla mia reputazione tra i fratelli istro-veneti. Col covid in effetti alcuni croatini hanno rotto le palle a quelli che avevano il cognome italiano nonostante avessero passato il confine l’ultima volta nei primi anni ’80. Però, anche se sono un carnivoro, riesco ancora a distinguere una cosa viva da una morta. E L’Italia è morta, mentre la Croazia è viva. Da una parte l’Adriatico è sabbia, alghe tossiche e biondine polacche stuprate da marocchini e congolesi; dall’altra è venti chilometri di spiaggia gratuita con pinete, palestre libere all’aperto, seppie e granchi che ti invitano a R’lyeh (nel frattempo anch’essa ribattezza dai crovatti Nova Rljeha).

Sarò piccolo-borghese ma per me queste cose fanno la differenza: quando gli sbirri smettono di accanirsi sui criminali, ecco che si sfogano col bon père de famille. Lo abbiamo visto durante la militarizzazione anti-Covid: dopo anni di retorica buonista e tollerante, è calato il manganello sugli untori in scarpe da tennis. Nessun colpevole, tutti colpevoli. E naturalmente le merde allogene e indigene hanno continuato a spacciare, a non pagare il biglietto per qualsiasi cosa, a cacare pisciare e sborrare a ogni angolo. In Istria invece giravo con un coltello stile Crocodile Dundee (ufficialmente per staccare le patelle dagli scogli), ero perennemente sbronzo (con la b) e talvolta mi addormentavo sotto un portico in riva al mare. Ci fosse una volta che una guardia del cazzo fosse venuta a rompermi il cazzo (“Ma smettila di scrivere ‘cazzo’ sul blog, non sei Svart, non ti si addice” – zitta e sistemati quella cuffia bianca!).

Mi ricordo nel 2018, secondi a Mondiali: Thompson in piazza a tutto volume, Lijepa li si e poi l’immortale Bojna ČavoglaveZA DOM… SPREMNI! Karlovačko a fiumi per i ribelli. Io però, in effetti, ero al cimitero. Guardavo le tombe degli italiani i cui cognomi in una generazione si sono “arricchiti” di ć e č  (sono due c diverse). Il mio cappero (ih ih) di cognome nemmeno i turchi lo sanno pronunciare, sicuramente non sarebbero riusciti ad attaccarci un -ić alla fine. Ecco perché ho tentato di portare in Croazia l’unica cosa che l’Italia e l’Europa mi hanno insegnato: Morire. L’unico contributo che può dare la mia generazione all’umanità è questo: un bel suicidio collettivo contro la tortura della goccia cinese a cui ci sottopongo i demoni che ci governano (purtroppo non mesopotamici ma di altra estrazione).

Mi era capitato di leggere una storia di una ostetrica italiana infoibata solo perché “aveva fatto morire un bambino croato”. Ho trovato la stessa “energia” (come dicono gli americani) in una notizia sparata da tutti i media nel bel mezzo dei tafferugli scatenati da Black Lives Matter: Black newborns more likely to die when looked after by White doctors. Anche in America c’è puzza di Morte, cioè di Europa: la stampa spinge apertamente per la guerra civile, inventa titoloni (ovviamente la statistica dipende dal fatto che ci sono più dottori bianchi che di colore) per fomentare il caos. Ma cos’è ‘sta roba? Chi è che ci vuole tutti infoibati? I soliti sospetti: famme sta’ zitto che sennò divento un meme del Memri.

No, troppo facile trovare un capro espiatorio, sognare complotti e il modo di disfarli, confidare quindi in una qualche salvezza: ma dietro tutto c’è solo Morire, c’è solo Europa. Più ci si avvicina al cuore del Vecchio Continente e più aumentano le manifestazioni di disfattismo, masochismo e autolesionismo: Parigi, Berlino e Bruxelles sono un’unica grande cloaca. Lisbona e Budapest possono salvarsi per la loro posizione periferica, così come Varsavia e Lubiana. Quando però la tabe intacca, non c’è più speranza.

Questa è l’unica spiegazione che posso dare alla ferocia con cui le istituzioni europee si accaniscono contro i loro stessi popoli: andare in Europa equivale ad andare nel Regno dei Morti. Altrimenti non si comprenderebbe l’insopprimibile istinto all’autodistruzione esteso a ogni livello, dal sociale al politico fino al biologico. Non ci può consolare additando vecchi e nuovi liberismi: anche questo sistema è suscettibile di rappresentare a suo modo dei valori “positivi” (in senso lato), come la volontà di potenza, il thymos, la distruzione creativa. Nonostante non si sia così ingenui da ipotizzare una perfetta separazione tra i mezzi e i fini, si può comunque conferire una certa “neutralità” al liberismo, così come alla “tecnocrazia” e a tutte le altre alchimie politiche. Non quando però esse si imbattono nell’Europa, che le maciulla e trasforma nell’ennesimo veicolo di dissoluzione. Non ci si illuda sull’eventualità che il desiderio di annientare se stessi espresso attraverso il socialismo o l’autarchia possa dare un esito diverso: il problema è a monte, il pesce puzza dalla testa.

È l’Europa, idea morta e fetente della quale bisognerebbe stare a debita distanza. Nessuna nazione merita di fare la nostra fine, specialmente quelle in cui c’è ancora la possibilità di essere felici. Diventiamo nemici dell’Europa, o almeno allontaniamocene moralmente e spiritualmente, auspicando che qualche divinità più benevola ci indichi una bandiera che incuta il terrore ai vessilliferi dello straccio blu.

5 commenti su “Più ci si avvicina all’Europa e più ci si avvicina alla Morte

    1. Sto cercando di conformarmi perfettamente allo stile di Svart Jugend. In fondo anche i farmaci equivalenti hanno la loro utilità.

      1. …sempre di coping (anzi copying) si tratta…devi trovare una ‘tua’ forma di contundenza se no sono le porte girevole del consolamentum, del trastorno ciclotimico, della messa a terra della disagio…e sai benissimo che sono forme interpassive direbbe Zizek…
        Qui ci vuole il passaggio all’atto, assumersi finalmente la agency in qualche modo, che sia quello di farti gran guru della rivoluzione Incel o quello micropolitico di assumere appieno la selvatichezza maschia menando la clava nel quotidiano contro il minimo abuso femoide.

    1. Noooooo! Nooooooo!
      Sì, certo, ma in un altro senso è “lontana” sia politicamente che geograficamente (per questo ho anche richiamato Ungheria, Polonia, Slovenia ecc)

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