La Polonia e l’immigrazione islamica

Un portale di estrema destra (wPrawo.pl) annuncia in preda alla disperazione che il novello premier Mateusz Morawiecki (in carica dal dicembre scorso) sarebbe intenzionato a “islamizzare la Polonia”… Ma come, vi chiederete, se il mite governo conservatore di Varsavia viene puntualmente descritto dai media di tutta Europea come xenofobo, anti-islamico, anti-europeista, clerico-fascista eccetera?

La tenue argomentazione degli estremisti si basa sul fatto che durante un incontro bilaterale, Angela Merkel ha ringraziato il premier polacco per aver accolto in questi anni molti rifugiati provenienti, oltre che dall’Ucraina, dall’Asia centrale. L’articolista infervorato tira in ballo l’Uzbekistan, attualmente la prima repubblica dalla quale giungono il maggior numero di immigrati in Polonia: il problema è che l’accordo tra Varsavia e Tashkent è stato stipulato nel marzo 2017 da Beata Szydło, per consentire ai vari Voivodati di reclutare lavoratori uzbeki per settori quali l’agricoltura, la zootecnia, l’industria alimentare e tessile.

Cade quindi qualsiasi ipotesi di un complotto euro-islamico che avrebbe portato Morawiecki al potere: al contrario, rattrista vedere quanto i destrorsi polacchi, nonostante la loro area sia culturalmente più forte che nel resto dell’Europa, sappiano davvero poco della propria patria. Infatti, i legami tra Varsavia e le repubbliche centro-asiatiche (KazakistanTurkmenistan, ecc…) sono tradizionalmente molto forti e non hanno fatto che rinsaldarsi dopo la caduta dell’Unione Sovietica.

Riguardo invece all’islam, sussistono relazioni poco conosciute ma storicamente e culturalmente (oltre che diplomaticamente ed economicamente) solidissime con il Pakistan (anche dal punto di vista militare), l’Iran, l’Azerbaigian e l’Indonesia.

Se invece vogliamo parlare propriamente di “islamizzazione”, la Polonia ha una storica comunità di tatari Lipka (circa 2000 anime) ai quali il governo offre persino il pellegrinaggio alla mecca.

Se, infine, ci tocca discutere di “rifugiati”, a parte le migliaia di ucraini accolti dal 2014 (ma quelli sono bianchi e dunque non fanno effetto, anche se sono tutt’altro che “pacifici”), la Polonia ospita la più vasta comunità tibetana in Europa, che dal punto di vista culturali è anche una delle più vivaci al mondo (si veda, solo a titolo d’esempio, qui o qui).

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