Quando le donne parlano di “personalità” in un uomo, in realtà si riferiscono al suo aspetto fisico

Era dal 2015 che non utilizzavo Facebook per “rimorchiare”: l’esperienza è sempre disastrosa, ma basta che passi qualche anno e mi dimentico sempre quanto sia disastrosa. Non so se tutto ciò sia un indice di irrigidimento mentale (=rincoglionimento) o un fenomeno di auto-suggestione causato dalla carestia sessuale (=morte di figa).

Ad ogni modo, uno dei problemi ricorrenti riguarda l’anonimato: cerco sempre di non fornire troppi dati a Zuckerberg per giustificatissima paranoia, né di offrirgli immagini che quasi sicuramente utilizzerebbe per sperimentare le sue tecnologie cinesizzanti di riconoscimento facciale. Tuttavia ogni tanto mi capita di trovare un’alchimia così forte con una di queste evanescenti “ammiratrici” da mandargli qualche mio scatto assolutamente “al naturale” (errore gravissimo).

Da quel momento in poi, l’incredibile affiatamento che ha prodotto mesi ininterrotti di scambi esaltanti e serrati, si trasforma quasi subitamente in aperta avversione. Adesso le battute che fino a un attimo prima la divertivano non sembrano più così divertenti, anzi diventano un pretesto per dubitare della mia intelligenza, così come opinioni originalissime e stupefacenti trascolorano all’istante in una banalità irritante.

È in quei momenti che il cervello della donna, per quanto più piccolo di quello maschile (è provato scientificamente, non rompete) si è già messo in moto, obbligandola a investire le caratteristiche morali e comportamentali dell’interlocutore della repulsione estetica che esso le suscita, in modo da evitare il pericolo di portare la prole di un essere geneticamente inferiore.

Per esempio, una donna che, rievocando le  sue esperienze di appuntamenti online, racconta di essersi imbattuta in un tizio che dal vivo non corrisponde perfettamente alla fotografia (magari photoshoppata) del suo profilo, sarà autorizzata a commentare in tal guisa la propria “disavventura”: “Nella foto sembra bellissimo, poi però appena lo incontro dal vivo subito mi domando dove sia finita quella personalità che avevo visto nella foto?”.

Esatto, molte donne nemmeno si accorgono di ammettere che la “personalità” a cui sono interessate si può cogliere immediatamente da una foto. Siamo a questo livello. Ma la faccio breve perché la storia la sapete già: peraltro è stata anche ritratta “in modo plastico” in uno pseudo-reality di qualche anno fa,  Dating in the dark (proposto in tutta la anglosfera) nel quale le concorrenti si innamoravano letteralmente del loro partner “al buio” (arrivando persino a pomiciarci), salvo poi rimanere schifate una volta vistolo in faccia… Su Youtube quasi tutte le collezioni di worst moments sono state cancellate per motivi di copyright, ma nel video che segue a partire dal quinto minuto trovate un paio di esempi (“L’alchimia si trasforma in merda non appena lei vede la sua faccia”).

Queste sono le donne: prendere o lasciare. Dove per “prendere” si intende che se per motivi biologici esse devono essere necessariamente più selettive nella scelta del partner, allora l’onere di creare una cultura in grado di stemperare questo loro tratto involutivo spetta quasi interamente al maschio. A pensarci bene, l’ipergamia femminile con tutto quel che ne consegue (dall’epidemia delle ragazze-madri a scendere) si spiega quasi tutta così: nonostante i contraccettivi e gli altri diabolici espedienti contro la fertilità, le donne continuano a percepire istintivamente che il peso dell’accoppiamento ricadrà su di loro e ciò le porta, in un modo o nell’altro, a prediligere i maschi caratterizzati da tratti percepiti ancora come espressione di una genetica superiore (narcisismo, machiavellismo, e psicopatia). Come a dire che se il maschio scappa a ingravidare le altre, perlomeno lascerà dietro di sé dei figli “forti” come lui.

Del resto è dalla notte dei tempi che per umanizzare (sarebbe meglio dire “ominizzare”) il rapporto tra sessi la nostra specie ha creato infiniti motivi culturali volti a trattenere il maschio all’interno dell’oikos: se ora queste stesse tecnologie culturali (in primis la monogamia) vengono “messe in soffitta”, è inevitabile il risorgere della bestiale sessualità femminile, che è talmente “crudele” da accentuarsi nel momento stesso in cui gli alibi biologici si assottigliano (non è quindi producendo figli in provetta che ci libereremo del problema).

Colgo l’occasione per ringraziare comunque i lettori che mi hanno “costretto” a creare una pagina Facebook sperando sotto sotto che dimostrassi l’invalidità della Teoria L (“money” e “status” sono cose aggiunte tanto per indorare un po’ la pillola nera), quando invece non posso fare a meno di corroborarla per l’ennesima volta.

Per giunta ultimamente sono stato persino costretto a bloccare (a malincuore) alcuni seguaci che si sono messi a importunare delle follower solo perché mettevano “mi piace” ai miei post. De te fabula narratur, è vero, ma ho dovuto recitare la parte del white knight, soprattutto per difendere la dignità del genere maschile. Non è infatti umanamente possibile illudersi ancora che un like a un post di Facebook rappresenti qualcosa di più di quel che è, cioè meno di niente. Se a trent’anni suonati non si è ancora riusciti a trovare uno straccio di donna, non è perché non si è “provato abbastanza” o perché il proprio quartiere era a bassa densità di figa.

Non mi va però di inferire, perché, come appena detto, so benissimo cosa vuol dire sentirsi soli come cani e riporre tutte le proprie speranze in qualsiasi ombra fuggevole ci passi davanti. Però queste cose non si fanno: esistono dei limiti da non superare, e definirsi “incel” ha molto a che fare con tale consapevolezza, anche se la lezione dovrebbe valere per tutti i maschi: “morire di figa” non ha alcunché di dignitoso.

Le regole del gioco le conosciamo: solo i maschi dotati di “personalità” (=fisicamente attraenti) possono atteggiarsi come tali. Gli altri devono tirare avanti con ciò che hanno, evitando per quanto possibile di rendersi ridicoli. E di offrire pretesti a chi li disprezza già abbastanza. Alla fin fine resta in eterno valido il motto (adocchiato su qualche forum incel o magari scaturito dai miei succhi cerebrali) you can’t meme your way into pussy.

7 commenti su “Quando le donne parlano di “personalità” in un uomo, in realtà si riferiscono al suo aspetto fisico

  1. Crudo ma giusto. È imbarazzante vedere gente che passa ore sui social ad insultare cuck e white knights mettere like a qualunque commento pubblicato da una donna. Sulla pagine del Redpillatore è pure peggio.

    1. Beh ma sul “Redpillatore” quell’atteggiamento è giustificato perché lui non è incel (o comunque non si considera come tale), ma appunto orientato alla ideologia “redpill” che comunque include la possibilità di “provarci” in qualsiasi luogo e momento. Invece chi segue la blackpill sa che è già finita. O, che per meglio dire, non è mai cominciata.

      1. D’accordo, ma se uno passa il tempo a vomitare insulti su chi zerbina poi non dovrebbe, per coerenza, comportarsi nel medesimo modo. Senza contare che è semplicemente assurdo pensare davvero di suscitare l’interesse di una sconosciuta mostrando apprezzamento per i suoi interventi.
        Per quanto riguarda la blackpill, come sai l’ho presa da un bel po’ ma ora sono passato allo stadio successivo: l’accettazione. Sono nato brutto e non posso sperare di suscitare la benché minima attrazione sessuale in qualunque esemplare femminile della specie homo sapiens sapiens. Pazienza, non vale la pena farmi venire i travasi di bile o la depressione.

  2. Sentite,
    vi ricordate del Parco Verde di Caivano?
    Il protagonista di quei fatti, brutto, molestatore seriale di ragazzini/e schedato come tale; senza un’entrata economica fissa; etc., aveva cambiato quattro-cinque conviventi, nella stessa strada. Nella stessa strada, ovvero in posti in cui i fatti suoi erano ben conosciuti. E tutte donne, non brutte. Non erano top model, ma erano donne dall’aspetto normale. E non erano ragazzine o vecchie fuori “mercato”. Anzi, erano tutte mamme di famiglie, over 35, ma under 50, ovvero nel pieno dell c.d. “maturità”. NON si può spiegare nemmeno in termini di mera dimensione del membro. AMMESSO e non concesso che era un superdotato, con chi ha sole dimensioni, ci si fa la sveltina, non ci si convive.

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