Rassegna stampa complottista sull’attentato in Nuova Zelanda

[questa rassegna stampa è puro shitposting e non vuole in alcun modo ispirare “letture alternative” dei tragici fatti neozelandesi; per ulteriori chiarimenti invito a leggere questo post]

La pista turca

«L’autore dell’attacco terroristico in Nuova Zelanda, in cui 50 musulmani sono stati uccisi, ha visitato la Turchia “due volte”, ha dichiarato oggi a “TRT World” un alto funzionario turco.
“Dalle nostre indagini preliminari è apparso che l’autore dell’attentato a Christchurch, si sia recato in Turchia più volte e abbia trascorso molto tempo nel paese”.
[…] Il funzionario ha detto che l’aggressore potrebbe aver viaggiato in altri Paesi di Europa, Asia e Africa: “Stiamo attualmente indagando sui movimenti e i contatti del terrorista all’interno della Turchia”.
Ieri i pubblici ministeri in Bulgaria hanno iniziato a indagare sulla recente visita nel paese da parte del terrorista. Tarrant è stato in Bulgaria dal 9 al 15 novembre scorso, allo scopo dichiarato di “visitare siti storici e studiare la storia dei Balcani”, come ha affermato il pubblico ministero bulgaro Sotir Tsatsarov, aggiungendo che l’inchiesta stabilirà se la motivazione sia corretta “o se egli avesse altri obiettivi”.
Le autorità turche ritengono che l’attentatore della moschea, che ha anche invocato l’assassinio del presidente Erdoğan, si sia recato in Turchia “per compiere un attacco terroristico o un omicidio”.
I funzionari comunicano che Tarrant ha visitato la Turchia tra il 17 e il 20 marzo 2016, prima del tentativo di colpo di stato del 15 luglio, ed è rientrato in Turchia il 13 settembre 2016. Ha poi lasciato il Paese il 25 ottobre 2016. La polizia turca sta indagando sulle attività dell’aspirante terrorista durante i suoi 43 giorni di permanenza nel Paese»
(Perpetrator of New Zealand terrorist attack visited Turkey ‘twice’, “TRT World”, 16 marzo 2019; articolo archiviato)

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«La Turchia ha inviato una delegazione di alto livello in Nuova Zelanda all’indomani degli attacchi alla moschea che hanno causato la morte di almeno 49 persone, ha detto il presidente turco.
“Vi mando il nostro vicepresidente, il ministro degli Esteri e una delegazione in Nuova Zelanda”, ha dichiarato Recep Tayyip Erdoğan il 15 marzo in una telefonata a Dame Patsy Reddy, governatore generale della Nuova Zelanda […].
“Il manifesto che il terrorista ha pubblicato dimostra chiaramente che non si tratta di un atto individuale”, ha aggiunto Erdoğan, sottolineando l’importanza di sgominare i gruppi dietro gli attacchi e offrendo il suo sostegno per farlo.
Durante il loro viaggio in Nuova Zelanda, il vicepresidente Fuat Oktay e il ministro degli esteri Mevlüt Çavuşoğlu porteranno le condoglianze della Turchia per gli attacchi […]»
(Turkey sends delegation to New Zealand after terror attack, “Hurriyet Daily News”, 16 marzo 2019)

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«[…] Il “manifesto” del terrorista dedica un capitolo “ai turchi”, nel quale minaccia di uccidere tutti i turchi che vivono nella parte europea della Turchia e in Europa. Il testo definisce l’area in cui ai turchi è consentito di vivere tranquillamente come “la parte orientale del Bosforo”.
“Stiamo venendo a Costantinopoli per distruggere ogni moschea della città: la Hagia Sophia sarà ripulita dai minareti e Costantinopoli tornerà ai cristiani”, prosegue il testo.
Il manifesto attacca anche il presidente Erdoğan, sostenendo che si sarebbe dovuto ucciderlo durante una visita alle comunità turche in Europa (“i suoi soldati etnici che occupano l’Europa”, li definisce l’assaltatore).
Nel manifesto è scritto anche che la morte di Erdoğan servirebbe a seminare zizzania “tra gli invasori turchi che occupano le nostre terre e gli europei etnici, e al contempo indebolire il dominio turco sulla regione, eliminare un nemico della Russia e destabilizzare la NATO”.
[…] Il manifesto sostiene che la NATO dovrebbe diventare un esercito europeo e che la Turchia (secondo esercito dell’Alleanza e uno dei primi membri dal 1949) dovrebbe essere ricondotta al ruolo di “potenza nemica e straniera”»
(Christchurch terrorist threatens Turks living in Thrace and Europe, calls for Erdoğan’s death, “Daily Sabah”, 15 marzo 2019)

Una moschea “chiacchierata”

«I genitori di un uomo ucciso da un drone nello Yemen sostengono che egli si sia “radicalizzato” a Christchurch. Ma i predicatori alla moschea della città affermano di essere dei moderati.
I leader musulmani di Christchurch sono scioccati e infastiditi dalle affermazioni che due uomini uccisi in un attacco condotto con droni in Yemen siano stati iniziati all’Islam radicale nella loro moschea.
L’australiano Christopher Havard, 27 anni, e il cittadino australiano e neozelandese Daryl Jones sono stati uccisi da un missile lanciato da un drone statunitense nel novembre [2013]. […] I due si trovavano su una lista della polizia federale australiana per i loro legami con il gruppo terroristico di Al Qaeda nella penisola arabica (AQAP).
Havard e Jones –che aveva preso il nome di Muslim bin John– si sono incontrati a Christchurch dopo che Havard si era convertito all’Islam.
La madre e il patrigno di Havard, Bronwen e Neill Dowrick, sostengono che il loro figlio frequentasse la moschea locale e che quello è stato il luogo in cui è venuto per la prima volta in contatto con l’islam radicale»
(Drone victims ‘radicalised’ at mosque, “Stuff”, 5 giugno 2014; articolo archiviato)

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«Un barbuto Aaron Tahuhu, in tunica marrone e sandali, si affaccia su campi verdi vicino a casa sua. Negli anni a venire, spera di poter guardare le sabbie del deserto vicino alla Mecca.
Tahuhu è uno dei musulmani fondamentalisti di Christchurch. Per alcuni, si adatta perfettamente alla descrizione di un estremista. Membro dell’Associazione Musulmana Maori Aotearoa, sostiene apertamente lo Stato Islamico e afferma di essere in contatto con persone in prima linea nel conflitto mediorientale.
La sua pagina Facebook contiene articoli e video sul gruppo e molti dei suoi amici sono convertiti musulmani.
Tahuhu, 33 anni, noto anche come Yusif Haroon Mik’eal, dice che la gente di Christchurch non ha nulla da temere.
[…] “Non ho intenzione di far esplodere nulla o decapitare gli infedeli al supermercato”, ha affermato Tahuhu. Inoltre sostiene che Christchurch abbia ospitato numerosi individui con opinioni simili alle sue
Il primo ministro John Key questa settimana ha dichiarato che fino a 80 neozelandesi sono stati monitorati per i loro legami con lo Stato Islamico, dopo che esso ha invocato attacchi terroristici contro obiettivi occidentali.
[…] Tahuhu afferma che se la Nuova Zelanda si impegnasse a combattere con lo Stato islamico, sarebbe costretto a emigrare: “Non posso stare in un paese che combatte la mia religione, se il mio paese mi farà diventare un suo nemico, allora non avrò altra scelta che andarmene e trasferirmi nello Stato islamico dove mi accoglieranno a braccia aperte e non verrò perseguitato per la mia religione o le mie opinioni”.
[…] Un portavoce dei servizi segreti non ha voluto confermare se Tahuhu si trovi o meno nella “lista nera” del governo. […] [Lui ha dichiarato che] “[Il governo] può controllarmi tutto il giorno, non ho nulla da nascondere”»
(Aotearoa Muslim is proud to support Isis, “Stuff”, 8 novembre 2014; articolo archiviato)

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«Un adolescente neozelandese radicalizzatosi su internet ha pianificato di investire persone a Christchurch e poi pugnalarle. L’adolescente, dopo aver lasciato un messaggio di addio alla madre, era pronto per compiere l’attentato […] ma alla fine ha dovuto rinunciare “perché non aveva i mezzi per uccidere abbastanza persone”, come ha dichiarato al tribunale distrettuale di Christchurch il procuratore Chris Lange durante il processo. “La ragione per cui nessuno è rimasto ferito era che non è riuscito a procurarsi i coltelli”.
[…] Dopo il suo arresto, il giovane ha detto alla polizia di essere arrabbiato e di averlo “fatto per Allah”. Aveva abbandonato la scuola a 15 anni, era diventato un solitario e poi si era convertito all’Islam.
Il tribunale ha adottato un approccio riabilitativo verso il giovane: il giudice Stephen O’Driscoll lo ha rilasciato sotto sorveglianza […]. Tra le condizioni del rilascio – che saranno applicate per due anni mentre il giudice controlla i suoi progressi – la consulenza di un membro della comunità musulmana locale»
(Kiwi teenager radicalised online planned mass killing in Christchurch ‘for Allah’, “Stuff”, 16 febbraio 2018)

Un servizio segreto a caso

«Una squadra di spie del Mossad potrebbe aver perso la propria  copertura a causa del terremoto di Christchurch che ha colpito la Nuova Zelanda.
[…] Sul corpo di un israeliano, di nome Ofer Mizrahi, recuperato dopo che un muro è crollato sul suo furgone, sono stati ritrovati almeno cinque passaporti. Altri tre israeliani che si trovavano nel veicolo sono riusciti a fuggire seppur gravemente feriti e hanno abbandonato il Paese in giornata.
Il “Southland Times” scrive che il gruppo è sospettato di aver tentato di hackerare il sistema informatico della polizia neozelandese. […]
Un uomo dei servizi ha dichiarato al giornale che l’intelligence aveva maturato sospetti sulle attività di diversi gruppi israeliani durante e subito dopo il disastro, che ha causato 181 vittime. […] [L’agente] Murray Mitchell ha detto al giornale di aver chiesto ripetutamente al primo ministro John Key di confermare i dettagli di un’indagine dei servizi sulle infiltrazioni del Mossad nei computer della polizia.
[…] [Il Primo Ministro] ha confermato di esser stato chiamato quattro volte da Benjamin Netanyahu il giorno del terremoto.
Sette anni fa agenti del Mossad sono stati condannati per furto di identità dopo aver ottenuto illegalmente dei passaporti della Nuova Zelanda.
Mentre Key ha rifiutato di commentare i sospetti sui quattro uomini nel furgone, l’ambasciatore israeliano in Nuova Zelanda, Shemi Tzur, li ha liquidati come “fantascienza”, sostenendo che i tre amici del signor Mizrahi hanno lasciato la Nuova Zelanda in tutta fretta perché scioccati e desideriosi di tornare subito a casa.
“Erano giovani in vacanza nel vostro bellissimo Paese”, ha dichiarato Tzur ai media locali. […] Tzur ha affermato di essere a conoscenza del fatto che Mizrahi avesse più di un passaporto con sé […], ma ha risposto che avere una doppia cittadinanza è una cosa comune in Israele, a causa delle difficoltà nell’uso dei passaporti israeliani in alcuni paesi.
[…] L’ambasciatore israeliano sostiene che è stato negato il permesso di entrare a Christchurch a due squadre di ricerca provenienti da Israele giunte subito dopo il disastro, in quanto non accreditate. “Erano state mandate dai genitori degli altri due turisti israeliani morti nel terremoto”, ha detto. […]»
(Earthquake unmasked team of Israeli spies in New Zealand, “Daily Mail”, 21 luglio 2011; articolo archiviato).

Il Pakistan è il Paese che amo

«Un utente di Twitter ha scoperto una cosa interessante: Brenton Tarrant, il presunto attentatore della moschea di Christchurch, ha visitato il Pakistan nell’ottobre 2018. Un post su Facebook (poi cancellato) mostra una foto del sospettato seduto nel cortile di qualcuno (?) mentre sorride. Nella didascalia scriveva: “Ciao a tutti, mi chiamo Brenton Tarrant e sto visitando il Pakistan per la prima volta. Il Pakistan è un posto incredibile, abitato dalle persone più sincere, gentili e ospitali al mondo, e la bellezza della valle dell’Hunza e di Nagar in autunno non ha pari. Sfortunatamente molti turisti scelgono altri paesi a causa dello stress e della difficoltà necessarie a ottenere un visto pakistano. Speriamo che un giorno il governo pakistano e il signor Imran Khan apportino le necessarie modifiche al programma dei visti in modo da incoraggiare il turismo […]”.
Il post ha ricevuto 218 likes, 482 commenti e 170 condivisioni prima di essere rimosso.
[…] [Tarrant] ha visitato l’Europa, il Sud-est asiatico e l’Asia orientale. I suoi viaggi lo hanno portato anche in Corea del Nord, dove è stato fotografato assieme a un gruppo di turisti in visita al Grande Monumento di Samjiyon»
(Christchurch Shooter Reportedly Visited Pakistan Last Year…, “Clover Chronicle”, 17 marzo 2019)

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Mentre Tarrant compieva la strage, un ex agente dei servizi segreti pakistani, Asad Munir, veniva trovato impiccato della sua casa a Islamabad. L’ex direttore dell’agenzia di intelligence di Peshawar era rimasto sconvolto dalla rivelazione che il National Accountability Bureau (NAB), durante la sua riunione del consiglio di amministrazione, avrebbe approvato la presentazione di un provvedimento contro di lui (Former Pakistan Intel Operative Found Dead Under Mysterious Circumstances In Islamabad,”News18″, 15 marzo 2019

Roba talmente complottista che a un certo punto ho smesso di tradurla

«[…] Tarrant e il gruppo con cui ha lavorato hanno probabilmente contatti negli ambienti militari e fanno parte della stessa cellula che ha perpetrato l’irruzione nell’ambasciata nordcoreana di Spagna il 22 febbraio, probabilmente con legami con le varie agenzie che cooperano sotto l’Accordo angloamericano conosciuto come Five Eyes (FVEY).
[…] I primi sospetti riguardano il modo in cui Tarrant e i suoi presunti complici siano riusciti a procurarsi un numero così alto di armi militarmente avanzate e munizioni in una nazione dalle leggi relativamente severe. Un’indagine approfondita avrebbe potuto immediatamente individuare le tendenze di Tarrant, che presumibilmente iniziò a radicalizzarsi a partire dal 2016 quando era disoccupato. […] L’australiano ha anche intrapreso diversi viaggi all’estero in una serie di Paesi che avrebbe dovuto sollevare qualche sospetto nell’intelligence: […] Pakistan, Corea del Nord, Turchia, parti dell’Africa, Portogallo, Spagna e Francia. I numerosi spostamenti e l’accesso ad armi da fuoco di livello militare avrebbero dovuto rendere impossibile l’individuazione da parte delle forze dell’ordine e dei servizi di intelligence.
[…] Ci sono una serie di analogie tra l’attacco all’ambasciata nordcoreana di Spagna e l’attentato di Christchurch che suggeriscono il coinvolgimento della stessa organizzazione. In entrambi i casi, i perpetratori hanno dimostrato di essere esperti in tattiche di breach and clear in edifici pieni di persone. In entrambi i casi gli edifici sono stati “ripuliti” in modo efficiente e veloce (anche se l’obiettivo dell’irruzione nell’ambasciata era la raccolta di informazioni di intelligence) […]. Nel garantire una via di fuga dall’ambasciata della Corea del Nord, la squadra di circa dieci persone ha utilizzato due auto di lusso. Nell’attacco di Christchurch, i sospettati hanno usato due veicoli in cui sono stati trovati ordigni esplosivi. Il numero di veicoli utilizzati in entrambi gli incidenti suggerisce un numero simile di partecipanti.
[…] L’analisi dell’attacco terroristico di Christchurch indica che i perpetratori facessero parte di una cellula militare. […] I filmati video diffusi online mostrano due individui con armi da fuoco durante gli attacchi. Entrambi indossano cappellini da baseball. Ciò significa che nessuno dei due può essere Tarrant, il quale stava filmando se stesso durante l’attacco e indossava un elmetto con una fotocamera montata su di esso.
[…] I viaggi di Brenton Tarrant in Turchia, Francia, Spagna e Portogallo sollevano interrogativi sulle potenziali connessioni a servizi di intelligence che collaborano liberamente con Five Eyes. Inoltre, il tempo trascorso in Pakistan, un paese in stretti e longevi rapporti con la CIA, suggerisce che Tarrant possa aver avuto legami con organizzazioni militari o di intelligence»
(Evidence Indicates Link Between North Korean Embassy Break-In And Christchurch Attacks, “Disobedient Media”, 16 marzo 2019)

10 commenti su “Rassegna stampa complottista sull’attentato in Nuova Zelanda

  1. Scusa Roberto tu ne sei più addentro almeno di me e molti altri fra noi che ti leggiamo, dobbiamo dedurne che ormai anche il trollaggio via meme è stato in un certo senso…sussunto?
    Non potresti farne uno scan evolutivo?

    1. Non credo di aver capito bene la domanda, ma se l’ho capita allora la risposta è sì: nel senso che da un’ottica “complottista” non c’è bisogno che l’attentatore sia stato chissà quale frequentatore di board segrete; semplicemente anche i meme si possono “imparare” come un lessico, se non addirittura “profilare” per dare il più ampio risalto possibile all’azione. Mi impensieriscono solo alcuni richiami troppo ricercati sulla battaglia di Lepanto: quella, in verità, non è mai diventata un meme e perciò potrebbe indirettamente testimoniare una militanza più “profonda” (se non politica almeno intellettuale).

    2. Compreso benissimo. Il tuo blog è incontrastato, davvero.

      Se davvero potessi fare uno scan evolutivo della ricezione memetica sarebbe encomiabile, utile ed opera di misericordia verso gli affamati di comprensione.
      Perché tu hai di certo ragione ma se il retroterra di tale cazzeggio macabro ironizzante distopico compiuto principalmente da sfigati e/o disadattat è stato come con la Questione riguardo Trump in quei ritrovi no?…visto che una destra di tal stampo lì c’è sempre stata, il tutto potrebbe virare in mano loro.
      Correggimi se sbaglio, esagero o malinterpreto, perché tutti gli articoli che riporti in questa rassegna sembrano quasi il meme mainstream contro il meme underground, a rinforzo l’uno dell’altro. Non so se mi sono lasciato intendere…

  2. Ho toppato a scrivere meme mainsteam vs meme underground. Intendevo l’informazione.

    Scusa il marchiano errore ma con la memetica ancora ci pijo poco!

    Grazie

  3. La poiesi del meme è per sua natura intimamente trollante, se vogliamo il complottismo stesso è trollante, credo questo sia una delle chiavi di lettura.
    La natura troll-like del sottobosco digitale è stata evidenziata in “Alt-Right: From 4chan to the White House” (2108) di Mike Wendling, autore BBC (un libtard se volete, non so se citato in questo blog) che compie qualcosa di molto vicino allo scan evolutivo di cui sopra per capire cosa/come dal “mondo di sotto” affiora nel maistream social e giornalistico.
    Illuminanti le pagine su “Australi Witness”: un ragazzetto Joshua Ryne Goldberg, trollatore virtuoso del “copypasta” tra twitter, reddit, 4chan, disadattato, malato capace di interpretare in rete l’affiliato Isis (generando pagine di fake-guide e serie minacce che mandano il tilt FBI) il suprematista bianco, il teorico del “corrective rape” etc Si capisce quale miscela espolosiva rappresentino nella rete trollaggio, social-engineering, mentalismo, bias-cognitivi, psicopatologia…capacità mimetica e memetica.

    1. Concordo sul complottismo tanto quanto concorderei sulla natura dell’informazione generalista.
      Se posso farti una domanda…quanto ha contribuito il mondo cattolico di anni ed anni fa a ciò?

      1. Per trollante intendo anarchico, sovversivo, eretico, entropico, bastiancontrario, destabilizzante, minoritario, oppositivo rispetto a un potere dominante ed egemonico…non volendo di proposito entrare nel merito dei motivi per i quali si trolla, appunto perchè si può trollare per puro godimento, per disagio psichico, per oscuri disegni politici.
        In questo senso credo che il complottismo si possa intendere come pratica trollante.
        Cercando di interpretare la tua domanda: se per mondo cattolico, devo intenedere l’istituzione religiosa gerarchica, essa ha rappresentato un potere egemonico dominante, detentore del Verbo-verità che in varie epoche, contesti e modi ha imposto (anche) con la forza, annientando l’alterità scomoda o sovversiva; in molti casi l’alterità è stato capace di assimilarla e riscriverla all’interno della sua visione escatologica.
        Se mi permetti la semplificazione rimanendo nell’ambito della comunicazione, la cristianità in quanto depositaria del logos, della parola-verità e per esteso -appunto- della comunicazione, è stata padrona indiscussa degli strumenti con cui essa viene esercitata e dispiegata.
        Sempre semplificando, in questo senso, la comunicazione del potere in qualunque forma ha debiti con la cristianità: non sono, il discorso del totalitarismo, quello del capitalismo, etc se pensiamo alla costruzione simbolica dei collettivi, delle masse, dei meccanismi identificatori col capo o con le elite, debitore del “discorso” cristiano?
        Ogni discorso del potere fa “whatever it takes” per imporsi e perpetuarsi, nel suo armamentario c’è anche il complotto, come stratagemma per la costruzione di verità artate, manipolata o anche solo velate per conseguire un fine.
        Il mondo sommerso delle subculture web (dell’alt right, della manosphera) rispetto a discorso del potere è in questo senso trollante, oppositivo ed eretico.
        Miscelando estremismo, semplificazione dei codici in unità memiche elementari, ma anche gergo esoterico risulta estremamente disorientante rispetto alle categoria, ai registi del mainstrem. E’ sfuggente, non sappiamo chi è chi, chi c’è dietro la fake-persona, chi finge, chi cazzeggia, chi è psicopatico, black humorist o chi dice una verità sua soggettiva-psicanalitica, chi una verità psico-sociale, chi passerà all’atto.
        Chi è quindi Bannon Tarrant? è un crypto-cel (sua nonnetta lo dipinge come scapolone incallito!) che passa le sue giornate tra videogames e gymcelling e shitposting? Uno che da di matto nella sua discesa agli inferi? un invasato assassino fine ingenere della viralità digitale? Troll sopraffino? militante di una internazionale suprematista?

  4. Nel senso che la forza del trolleggio in senso però tecnico è sempre stata la simulazione di tutte le caratteristiche che hai detto laddove si piega tutto per estrarre qualcosa da un “luogo” di per sè non prono a poter divenire come il tizio a cui ci riferiamo questi giorni.
    Non sò se sia chiaro…e preso come caso Barruel con le sue fandonie, putacaso fosse davvero marrano come tutto il suo ordine, avremmo un altolocato dignatario di un’associazione in pericolo ma comunque sia potente e narrativamente autorevole ergo “mainstream”.

    D’altronde underground e mainstream, alternativi ed ufficiali, controculturali e generalisti non possono che dipendere l’uno dall’altro e rinforzarsi…

    Grazie molte ad ogni modo.

  5. Mi servirà una settimana per leggermi tutto il dibattito, comunque ringrazio entrambi per aver dato lustro a queste lande desolate

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