Reazioni avverse ai vaccini anti-covid: lo stato dell’arte

In Italia a ottobre 2021 sono quasi 90 milioni le dosi di vaccino anti-covid somministrate, e oltre 40 milioni gli italiani sottoposti a doppia vaccinazione (al momento considerata “completa”, ma si parla già di un altro richiamo). Fare il punto sui cosiddetti “eventi avversi” non è facile, in primo luogo perché il sistema di farmacovigilanza italiano, gestito dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) è “passivo”, nel senso che si basa sulle segnalazioni spontanee di medici, operatori sanitari o vaccinati stessi. È innegabile che anche a causa di questo sistema di farmacovigilanza, l’AIFA segnali poco più di 100.000 reazioni avverse, di cui la maggior parte (l’85,4%) “non gravi”.

Questa prima difficoltà è già cruciale, perché il presupposto con cui i vaccini sono stati immessi in commercio senza essere considerati “sperimentali”, ma attraverso una “autorizzazione condizionata” (cioè in un contesto comunque emergenziale), è la garanzia di una ferrea farmacovigilanza. Il quadro si fa ancora più preoccupante se consideriamo che la maggior parte dei vaccini somministrati utilizza una tecnologia effettivamente mai approvata per l’uso sull’uomo prima d’ora.

I vaccini tradizionali sono infatti creati con un ceppo indebolito del microrganismo responsabile della malattia, mentre questi nuovi “vaccini” anti-covid sono vaccini a mRNA, i quali funzionano iniettando mRNA virale nel corpo, che replicandosi all’interno delle cellule incoraggerebbe l’organismo a produrre antigeni per le “proteine ​​​​spike” del virus. Nessuno dei vaccini anti-covid, peraltro, è stato sottoposto a trial adeguati. Molti di essi hanno saltato le prove in fase iniziale, mentre i test in fase avanzata non sono stati sottoposti a revisione paritaria, i dati non sono stati resi pubblici (per ulteriori approfondimenti si rimanda a questo post).

Già alla fine del 2020 una importante rivista scientifica aveva invitato a preparare l’opinione pubblica a probabili effetti avversi partendo dai problemi riscontrati in fase di sperimentazione: per esempio, un biologo che si era offerto volontario per testare il vaccino Moderna, si era trovato “il braccio gonfio come un uovo d’oca” e aveva avuto “dolori muscolari e ossei e febbre alta”. I vaccini a mRna sembrano detenere “una reattogenicità più elevata di quella dei vaccini antinfluenzali, anche quelli ad alto dosaggio”, ha affermato un epidemiologo.

In ogni caso, anche volendo credere che questa nuova tecnologia non causi alcun effetto negativo sugli esseri umani, è necessario ricordare che comunque i tempi di sviluppo dei vaccini anti-covid sono stati troppo brevi. I media mainstream negano anche questo aspetto del problema, riconducendo ancora il tutto al contesto emergenziale e affermando che si è potuto “fare in fretta” perlopiù grazie alla concentrazione degli sforzi e degli investimenti. D’accordo, sarà vero che “il tempo è denaro”, ma probabilmente non è vero il contrario, soprattutto se ricordiamo che prima del 2020 il “record” per lo sviluppo di un vaccino era di quattro anni (detenuto da quello della parotite nella seconda metà degli anni ’60 del secolo scorso).

Gli stessi esperti che garantiscono la “sicurezza” dei vaccini, nel momento in cui affermano senza problemi che non è nota la durata dell’immunità da essi conferita, al contempo ammettono implicitamente che non è possibile essere certi dell’assenza di effetti a lungo termine. In questi mesi, del resto, uno studio tedesco sul vaccino prodotto da Pfizer ha rilevato anticorpi solo in due terzi degli anziani vaccinati, mentre un altro ha evidenziato cambiamenti a breve termine sul ciclo mestruale. Questo solo per fare qualche esempio sugli effetti più blandi, perché già non mancano altre ricerche su reazioni molto più gravi, che possono portare anche al decesso.

Una di queste è la Vipt (Vaccine induced prothrombotic immune thrombocytopenia), un’insorgenza di trombosi e trombocitopenia in persone che non ne hanno mai sofferto e non hanno mai assunto eparina in vita loro. Uno degli studi, del New England Journal of Medicine, pur riconoscendo la percentuale infinitesimale di soggetti colpiti, invita a un monitoraggio più stringente e a “ulteriori studi”, in particolare per stabilire se “determinate popolazioni possano essere identificate come candidate più idonee per l’uno o l’altro vaccino” (un discorso simile è stato fatto riguardo all’insorgenza di miocarditi negli adolescenti dopo la seconda dose di Pfizer o Moderna).

La questione è che nemmeno nei Paesi in cui esiste una farmacovigilanza attiva sussiste la volontà di prendere sul serio i numerosi casi di reazioni avverse: sulla stampa americana ha fatto scalpore la morte di un celebre esperto di sicurezza informatica, che nell’aprile 2021 è deceduto per chetoacidosi diabetica dieci giorni dopo la seconda dose di vaccino Pfizer. Nonostante la chetoacidosi sia collegata ai vaccini a mRNA in più rapporti nel database Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) degli ormai noti Centers for Disease Control (CDC), il caso dell’informatico non è entrato in alcun “registro ufficiale”. Il lato più angosciante della vicenda è che la morte del soggetto, qualora si fosse verificata durante i trial, non sarebbe stata di certo liquidata come “non correlata”, se non altro perché il somministratore avrebbe avuto a disposizione storia clinica e anamnesi del vaccinando. Anche qui, sia consentito almeno concludere che la fretta è cattiva consigliera, in specie alla luce dei metodi da “ospedale da campo” che in certe circostanze sono stati utilizzati.

Se è difficile per gli organismi istituzionali mettere in atto monitoraggi ferrei delle reazioni avverse, non immaginiamo quanto possa esserlo per dei comuni cittadini: tuttavia, qualche sito o pagina social si è messa in moto autonomamente per raccogliere notizie di decessi improvvisi e morti sospette. Al momento segnaliamo il canale Telegram Eventi Avversi Vaccino Covid (che ha anche un sito) e il portale Esclusa Correlazione, con la consapevolezza che i dati raccolti non hanno valore epistemologico o statistico ma perlopiù “testimoniale/morale”, se così si può dire.

Dalla prospettiva italiana, la maggior parte dei casi è passata in sordina ma qualcuno di essi ha fatto un minimo di scalpore. Sembra che la prima probabile reazione avversa grave nel nostro Paese sia stata quella di una 89enne di Genova, morta di emorragia cerebrale dopo la vaccinazione (la stampa non ha specificato a quale vaccino fosse stata sottoposta). L’Agenzia Ligure per la Sanità ha però immediatamente affermato di non aver riscontrato “nessi causali diretti tra emorragia e vaccino”.

Poi, sempre a inizio 2021 ci sono stati altri casi preoccupanti: un’infermiera 39enne di Frosinone morta nel sonno (“Appena vaccinata il 29 dicembre alla presenza del governatore del Lazio Nicola Zingaretti e dell’assessore alla Salute Alessio D’Amato”); una farmacista comunale 49enne del ravennate (“L’Ausl specifica che non c’è assolutamente nessuna correlazione tra il vaccino e quello che è successo alla donna”); un infermiere romano di 42 anni ( “Vaccinato con il secondo richiamo”); un medico 45enne di Nocera Inferiore (“Il dottore si era da poco vaccinato contro il covid”); un dipendente 47enne del 118 palermitano (“Un malore fatale, una emorragia cerebrale”): un’infermiera veronese di 55 anni (“Sottoposta alla vaccinazione col siero targato Pfizer”); un sottufficiale dei carabinieri 54enne (della Procura di Trapani); un’infermiera 40enne di Bra (“Aveva completato il ciclo vaccinale con la seconda dose, è stata probabilmente stroncata da un infarto”); una professoressa 62enne di Napoli (“La donna aveva accusato delle crisi di vomito che però figurano tra gli effetti collaterali del vaccino”); un dipendente 50enne della Croce Rossa di Voghera (“Stroncato da un attacco cardiaco”); un odontoiatra 63enne dell’ospedale di Bressanone (“Dopo la seconda dose del vaccino, avrebbe accusato forti dolori alle articolazioni, febbre e aritmie cardiache. Tre settimane dopo ha avuto un ictus e, dopo un periodo in terapia intensiva, è deceduto”); una fotografa umbra 49enne di arresto cardiaco (“Aveva fatto la doppia dose di vaccino”); una volontaria 44enne della Croce Rossa di Messina.

Quando però cominciano a morire militari e poliziotti, qualcosa, almeno a livello mediatico, comincia a muoversi: nel marzo 2021 muore un miliare 43enne servizio ad Augusta per arresto cardiaco dopo AstraZeneca, e la Marina Militare provvede alla sospensione delle somministrazioni del vaccino nell’ospedale del comune siciliano.  Il vaccino anglo-svedese entra quindi nel mirino nelle procure:  “Due fiale dello stesso stock, già sequestrato dalla Procura di Siracusa potrebbero avere prodotto effetti letali sul sottufficiale della Marina Stefano Paternò, 43 anni, in servizio nella base navale di Augusta, deceduto poche ore dopo la somministrazione, e sull’agente dell’Anticrimine di Catania Davide Villa, 50 anni, stroncato dopo 12 giorni di sofferenza. Sono ben quattro le procure a lavoro. […] Gli effetti devastanti potrebbero determinarsi in soggetti predisposti, nei trombofiliaci. Alcuni eccipienti non sarebbero tollerati da chi ha problemi venosi. Questa ipotesi porta anche a Napoli perché la sintomatologia dell’insegnante deceduta (v. supra) sarebbe simile a quella riscontrata a Catania”. Il lotto ABV2856  viene quindi sequestrato .

Sulla stampa italiana, da quel momento, è una rincorsa per denunciare esclusivamente gli effetti collaterali di AstraZeneca (che a metà marzo 2021 viene temporaneamente sospeso dall’Aifa, così come in Austria, Danimarca, Norvegia e repubbliche baltiche): Insegnante muore dopo il vaccino AstraZeneca a Bologna (Il Resto del Carlino, 13 marzo 2021); Morto docente a Biella, Piemonte sospende lotto Astrazeneca in via precauzionale (Quotidiano.net, 14 marzo 2021: si parla del lotto ABV5811); Vaccino, Piemonte blocca lotto AstraZeneca dopo la morte di un professore. A Lecce ricoverata una maestra (Quotidiano di Puglia, 14 marzo 2021: alla maestra salentina è stata diagnosticata la sindrome di Guillain-Barré); Sanitario muore per trombosi dopo il vaccino Astrazeneca (Il Giornale, 15 marzo 2021): AstraZeneca, si indaga sui casi sospetti: dal dentista romano alla signora di Napoli (Il Messaggero, 16 marzo 2021); Caso vaccini Astrazeneca, si indaga sulla morte di un’insegnante di Cerveteri (TRC, 16 marzo 2021); Covid, la denuncia a Bari: “Mia sorella in coma, vaccinata con AstraZeneca” (Borderline24, 16 Marzo 2021 – ricoverata un’insegnante “affetta da un deficit congenito di coagulazione che predispone a trombosi”); Napoli, bidello morto dopo vaccino AstraZeneca: dall’autopsia nessun legame, ma ora altri esami (Corriere della Sera, 16 marzo 2021); Carabiniere di 46 anni muore per un’emorragia cerebrale, l’Azienda sanitaria: nessuna correlazione con il vaccino (Messaggero Veneto, 16 marzo 2021); Muore 20 giorni dopo vaccino, denuncia in Procura (Ansa, 21 marzo 2021 – “Somministrata la prima dose del vaccino AstraZeneca”); Agrigento, ingegnere 37enne muore dopo vaccino AstraZeneca: malore improvviso (Stop Censura, 22 marzo 2021); La scuola in lutto è morta la prof Ilaria Pappa di 31 anni a causa di una tromboembolia (TeleIschia, 24 marzo 2021 – trombo-embolia a 10 giorni dalla vaccinazione con AstraZeneca); Formia, finanziere muore dopo un malore. 2 giorni fa aveva ricevuto il vaccino (Latina Quotidiano, 25 marzo 2021 – “Gli era stata somministrata la prima dose del vaccino anti-covid AstraZeneca”); Morta [di trombosi] insegnante del Don Bosco di Palermo: aveva fatto il vaccino AstraZeneca 7 giorni prima del ricovero (Giornale di Sicilia, 28 Marzo 2021); AstraZeneca, è morta la prof Augusta Turiaco: era finita in coma dopo l’iniezione (Il Messaggero, 31 marzo 2021 – “Emorragia cerebrale dovuta a trombosi”); Montalto Uffugo (CS). Muore due giorni dopo il vaccino, indaga la Procura (Tempo Stretto, 31 marzo 2021 – prima dose di AstraZeneca); Agrigento, 70enne muore per sospetta trombosi: quattro giorni prima vaccinata con Astrazaneca (Repubblica, 31 marzo 2021);  AstraZeneca, insegnante di 32 anni muore a Genova: aveva fatto il vaccino il 22 marzo (Il Messaggero, 4 aprile 2021); Caso vaccini: avvocato morto a Messina, indaga la procura (Ansa, 5 aprile 2021 – “Era stato sottoposto al vaccino Astrazeneca nelle scorse settimane, e dopo pochi giorni dalla somministrazione del siero ha cominciato ad accusare forti mal di testa”); Morti per trombosi diffuse dopo il vaccino (Sardegna Live, 13 aprile 2021 – tutti con AstraZeneca); Donna in rianimazione, trombosi sospetta dopo il vaccino (Live Sicilia, 18 aprile 2021 – “In corso verifiche su eventuali collegamenti col vaccino Astrazeneca”); Partinico, muore quattro giorni dopo il vaccino AstraZeneca: caso segnalato a Aifa (Repubblica, 20 aprile 2021); Muore, aveva fatto AstraZeneca. Il marito ha un ictus due giorni dopo il Pfizer (Resto del Carlino, 8 maggio 2021).

Un caso che ha fatto ancora più discutere è, nel giugno 2021, quello di una diciottenne ligure deceduta a causa di una trombosi a pochi giorni dalla prima dose di AstraZeneca. In tale occasione alcune delle cosiddette “virostar” (gli esperti in medicina che durante la pandemia sono diventati ospiti fissi dei programmi televisivi) non hanno  trovato di meglio che biasimare la “corsa al vaccino” da parte dei più giovani e prendersela col governo per non aver bloccato definitivamente il siero britannico in favore dei vaccini a mRna. Alla fine, le autorità italiane hanno deciso di vietare AstraZeneca ai cittadini al di sotto dei 60 anni.

Questo solo per evidenziare come i media si siano concentrati soprattutto sul serio anglo-svedese rispetto a Moderna o Pfizer, i quali nello stesso periodo registravano comunque un simile ruolino di “non correlati” (un vigile 62 del salernitano; una 83enne di Lanciano; un 60enne di Fucecchio; una 83enne del riminese; un radiologo ennese 48enne). Molti altri decessi sono stati poi riportati dalla stampa senza che venisse specificato il nome del vaccino (probabilmente non era AstraZeneca?).

Per ampliare la prospettiva (e “depurarla” da probabili scontri politici in seno all’Euorpa), proponiamo un’altra macabra carrellata sui casi internazionali. A gennaio 2021 l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) segnalava già 245 morti dopo il Pfizer (e oltre 16mila casi di effetti collaterali). Dopo la prima dose Pfizer, in in Israele tra la fine di dicembre 2020 e gennaio 2021, sono morti un 75enne (“L’anziano soffriva di patologie cardiache e oncologiche e che non è stata rilevata alcuna connessione tra l’accaduto e il vaccino”), un 88enne e una 75enne; in Norvegia 29 anziani in casa di riposo; in Olanda 15 (“Morti da 1 a 9 giorni dopo la prima iniezione”); in Svizzera 16 (“Le persone decedute avevano in media 86 anni e nella maggior parte dei casi gravi patologie pregresse”); in Grecia un 85enne otto minuti dopo esser stato vaccinato; negli Stati Uniti una fisioterapista 28enne (“Non è chiaro se fosse Pfizer/BioNTech o Moderna”) e un ginecologo 56enne della Florida per emorragia celebrale (“In una nota la Pfizer ha precisato che il caso è sotto esame, anche se loro non credono vi sia una connessione diretta con il vaccino”.); in Polonia il medico Witold Rogiewicz (deceduto per un “arresto cardiaco improvviso”, si era fatto iniettare la seconda dose di Pfizer in diretta tv per smentire le teorie complottiste).

Queste sono solo gocce nell’oceano degli eventi avversi, che probabilmente non verrà mai esplorato. Fa specie, in conclusione, che la logica dei “benefici che superano i rischi” possa essere applicata solo quando i decessi sono causati dal vaccino e non dal covid. Per il virus ci è stato imposto di sacrificare il benessere di milioni di persone pur di salvare la vita a qualche migliaia di ultranovantenni; per il vaccino invece conta solo la  fredda statistica, il calcolo utilitaristico, nonché la minimizzazione e la soppressione di ogni “allarmismo”.

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