Richard Dawkins difende (ancora) l’eugenetica

Lo studioso neodarwinista e divulgatore scientifico Richard Dawkins è tornato nuovamente a difendere l’eugenetica su Twitter (infatti lo aveva già fatto ai tempi in cui nessuno prendeva il social network sul serio, a partire almeno dal 2013 e anche per giustificare l’aborto).

Ieri 16 febbraio 2020 Dawkins ha pubblicato tre tweet consecutivi che hanno infiammato il dibattito sui social ma non hanno suscitato reazione altrettanto accese a livello mainstream (fatta eccezione per RT, Dailywire e Patheos, che del tanto mainstream non sono).

Una cosa è deplorare l’eugenetica per motivi ideologici, politici e morali. Un’altra è concludere che non funzionerebbe nella pratica. Certo che potrebbe funzionare. Funziona per mucche, cavalli, maiali, cani e rose. Perché mai non per gli umani? I fatti ignorano l’ideologia.

Per quelli intenzionati a fraintendere, condanno l’idea di una politica eugenetica. Sostengo solo che condannarla non significa affermare che non funzionerebbe. Proprio come alleviamo mucche per produrre più latte, possiamo allevare umani che corrano più velocemente o saltino più in alto. Ma non voglia il cielo (lol) che ciò accada.

Una politica eugenetica sarebbe negativa. Mi oppongo solo al passaggio illogico da “X sarebbe male” a “Dunque X è impossibile”. L’eugenetica funzionerebbe nello stesso modo in cui funziona per le mucche. Combattiamola per motivi morali. Negando invece fatti scientifici evidenti perdiamo – o nella migliore delle ipotesi dirottiamo- la discussione.

Lasciando da parte l’indignazione posticcia di pseudo-progressisti e radical chic, c’è da sottolineare che dell’argomento non è possibile discutere così a cuor leggero, se pensiamo che pratiche eugenetiche sono già informalmente messe in atto -come ricorda il Daily Wire– in Islanda, dove il 100% dei bambini affetti da sindrome di Down viene abortito. Oppure in Danimarca, che però si ferma “solo” al 98%. Ricordiamo anche che pochi anni fa la Francia vietò uno spot sui bambini Down girato da una associazione italiana perché le immagini disturbavano “la coscienza delle donne che, nel rispetto della legge, hanno fatto altre scelte di vita personale”, cioè appunto hanno deciso di abortire per motivi -se le parole hanno ancora un senso- eugenetici.

Lo stesso Dawkins, a una donna che si poneva il dilemma etico sul portare a termine la gravidanza di un bimbo down, nel 2014 ha risposto così: “Abortisca e provi di nuovo. Sarebbe immorale farlo nascere quando c’è possibilità di scegliere”.

Al di là del dibattito in sé, porre la società attuale di fronte alle sue ipocrisie è comunque un lavoro sporco che qualcuno deve pur fare: Dawkins si è assunto l’onere di deludere le schiere dei suoi ammiratori più tenaci, gli atei col Fedora e i geek à la “I Fucking Love Science”.

In cauda venenum, senza voler polemizzare contro l’ipergamia femminile, vogliamo ricordare che la maggior parte delle donne seleziona il proprio partner quasi esclusivamente sulla base di principi eugenetici. A dire il vero negli Stati Uniti chi si rivolge alle famigerate “banche del seme” parte precisamente da tale presupposto (“Voglio lo sperma di uno che sia alto, intelligente e sano”),

mentre nella vita quotidiana questo tipo di “nazismo implicito” (magari da parte di chi non fa che strillare al “nazismo” tutto il santo giorno) è più edulcorato, e si camuffa in varie forme, come mostra ad esempio la vignetta che segue (peraltro proprio rivolta ai fedora-bedecked atheists di cui sopra).

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