Richard Dawkins odia ancora

Il 10 aprile 2021 Richard Dawkins ha pubblicato un tweet per invitare a un dibattito aperto sui transessuali, chiamando in causa il caso di Rachel Dolezal, una donna bianca presidente di una sezione locale della National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) che si è definita “transrazziale” per essersi finta nera (attraverso lampade e apposite acconciature) e poter così farsi una carriere da “militante afroamericana”.

Quello su cui il noto divulgatore scientifico è il motivo per cui valesse un doppio standard riguardo al tema dell’identità, cioè perché un bianco che si crede nero viene lapidato dai media e invece un uomo che si crede donna viene esaltato.


Solo per questo tweet, la American Humanist Association ha annunciato il ritiro di un premio conferito nel 1996 al Dawkins con la seguente motivazione:

“Le sue recenti dichiarazioni implicano che le identità degli individui transgender siano assunte indebitamente, e al contempo riducono l’identità nera a un qualcosa di cui ci si possa appropriare quando conviene. I suoi successivi tentativi di scusa sono inadeguati e non esprimono né sensibilità né sincerità“.

Dawkins aveva in effetti provato a fare un passo indietro affermando di non essere un “bigotto repubblicano”, ma di voler semplicemente porre delle domande sul tema dei transessuali; tuttavia, le scuse non sono appunto bastate perché oggi affermare che “un uomo non è una donna” è una forma di hate speech.

È curioso che le stesse istituzioni che hanno conferito popolarità a Dawkins quando era necessario usare la “scienza” contro il cristianesimo ora lo scarichino per la sua estrema devozione all’approccio scientifico. D’altro canto, i richiami alla “sensibilità” la dicono lunga sulla solidità dell’ideologia attuale, che fondamentalmente si basa solo sull’argumentum ab auctoritate nel senso più bieco e brutale dell’espressione: l’autorità come semplice potere che stabilisce a giorni alterni cosa sia vero e cosa non lo sia, senza rispettare alcun tipo di logica, coerenza o “deontologia”.

L’ennesima “dipartita” di Dawkins (che ormai è diventato “venerabile maestro” e non può essere censurato, nonostante sia già finito nel mirino per le sue dichiarazioni “razziste” o “islamofobiche”) dimostra quanto sia difficile per il politicamente corretto forgiare la propria èlite di ideologi: forse alla fine è meglio credere in nulla che non credere nel nulla.

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