Rivas Vaciamadrid, la comunità degli apostati

La pagina della Wikipedia italiana dedicata al comune spagnolo di Rivas Vaciamadrid presenta un’unica particolarità di questa ridente provincia di Madrid:

«Rivas-Vaciamadrid è un comune spagnolo di 35.742 abitanti situato nella comunità autonoma di Madrid. È il primo comune spagnolo ad aver inaugurato il servizio civile di apostasia: chiunque voglia rinnegare la propria religione può rivolgersi all’Ufficio del Comune. Nel servizio è ovviamente inclusa la possibilità di invalidamento del battesimo».

Dunque questo è tutto ciò che un italiano dovrebbe sapere su Rivas (non ho citato il link al sito del comune perché la pagina non è più disponibile). Mentre la pagina della Wikipedia spagnola elenca ben altri primati nelle telecomunicazioni, nell’energia “verde” e nella demografia (oltre a ricordare tra le ricorrenze il giorno del pellegrinaggio all’eremo di Cristo), la Wiki italiana, gestita da un gruppo di “soliti ignoti”, si affida religiosamente a Repubblica come unico filtro tra la cosiddetta enciclopedicità e il resto dell’universo. Andiamo quindi a recuperare lo “storico” pezzo di “Repubblica” segnalato nelle note (Ufficio comunale per sbattezzarsi, 7 marzo 2008):

«Il municipio di Rivas-Vaciamadrid, alla periferia di Madrid, ha inaugurato oggi un servizio civile per consentire ad un cittadino di rinnegare la propria religione e, nel caso di un cattolico, di “sbattezzarsi”. Finora solo le autorità religiose potevano concedere tale facoltà. La prima a fare dichiarazione di apostasia è stata Julia Anton, 77 anni, decisa ad abbandonare la chiesa cattolica perché, lamenta ironicamente, “qualcuno mi ha iscritto senza permesso a un club di cui non intendo fare parte”».

Cinque righe: più che una finestra sul mondo, un buchetto nel muro delle dimensioni consentite dall’ideologia. A leggere i giornali italiani, sembra che questo comune spagnolo meriti di essere conosciuto solo per la sua abilità nel far incazzare i cattolici. Anche il Corriere ha riportato una di queste belle trovate, in un tono comicamente macabro (E. Rosaspina, Madrid, il consultorio per la morte dignitosa, 27 settembre 2008):

«Si può telefonare, inviare una e-mail oppure presentarsi personalmente, un giorno alla settimana, il giovedì pomeriggio: bussate e vi sarà aperto. Ma, soprattutto, spiegato quali siano i diritti acquisti in Spagna per porre fine alle proprie sofferenze, quando la medicina può soltanto prolungarle. È il primo Ufficio Comunale per la “Morte dignitosa”, che la legislazione iberica non intende chiamare né assimilare all’eutanasia. Da oggi il nuovo servizio di consulenza pubblica, sanitaria e giuridica, funziona a Rivas Vaciamadrid, una ventina di chilometri a sud est della capitale. I primi utenti si sono già prenotati per telefono: c’è chi ha da sottoporre casi particolarmente complessi, sia sul piano medico sia su quello legale, e chi vuole semplicemente essere aiutato a compilare correttamente il proprio testamento in vita. […] I consulenti vengono forniti dalla “Associazione per il diritto a morire dignitosamente” di Madrid e, con il loro servizio, garantiscono al sindaco José Masa (eletto nelle liste del partito di Izquierda Unida) un altro primato per la sua cittadina: oltre a essere demograficamente la più dinamica di Spagna, con una crescita record della popolazione da 500 a 60 mila abitanti in poco più di 25 anni, Rivas Vaciamadrid è anche la prima comunità che ha aperto un ufficio pubblico, lo scorso mese di marzo, per facilitare gratuitamente le pratiche amministrative per gli apostati che vogliano farsi cancellare dai registri battesimali e dalle liste dei cattolici. Sotto la stessa bandiera della “difesa dei diritti e delle libertà pubbliche”, l’amministrazione municipale ha deciso di diffondere tra i suoi abitanti la consapevolezza sulle possibilità che offre la medicina per ridurre il dolore nei malati terminali e “per aiutare a vivere, insegnando a morire”. Secondo il governo cittadino “non si può nascondere la morte e non è giusto occultare ai cittadini le conoscenze e i mezzi disponibili per congedarsi dalla vita senza dolore e senza il degrado fisico che causa sofferenze”. Oltre alle consulenze personali e personalizzate, il servizio promette giornate e incontri pubblici dedicati al tema, che a livello nazionale è affrontato ancora con prudenza dal ministero della sanità, per evitare nuove frizioni con la gerarchia ecclesiastica».

La notizia stimola l’immaginazione: Rivas Vaciamadrid come distopia realizzata, a metà strada tra Orwell, Huxley e Il Padrone del Mondo di Robert H. Benson? Se non fosse per quel timido accenno alla crescita demografica, tanto varrebbe riconvertila in immensa clinica a cielo aperto. In realtà esiste un terzo primato, oltre allo sportello comunale per lo sbattezzo e il consultorio per la morte, in virtù del quale gli italiani dovrebbero appassionarsi a Rivas Vaciamadrid: l’energia rinnovabile. Da un articolo di Le Monde (tradotto da AgoraVox, La Spagna che va a energia solare, 2 maggio 2011):

«Vaciamadrid, città con un’età media di trent’anni, ha visto un boom demografico. Nel 1937 aveva rischiato di essere distrutta in seguito alla battaglia di Jarama (sic); nella quale i repubblicani cercavano di contenere l’avanzata dei nazionalisti che marciavano su Madrid. Oggi conta quasi 75 mila abitanti contro i 500 del 1980. La città è costituita da zone residenziali e commerciali che si succedono per chilometri e infine case in mattoni rossi o palazzi. I pannelli solari non disturbano il paesaggio: bisogna alzare la testa per scorgere le piastre di silicio che riflettono il sole. Il più potente impianto di tutta la città è quello costruito sulle tribune dello stadio di atletica e di baseball. Nel 2002 il materiale era spagnolo, poi arrivava dagli Stati Uniti e oggi arriva dalla Cina […]».

Allora non ci sono solamente apostati e becchini: c’è anche voglia di vita, di energia, di fertilità… Al culto della morte si alterna quello del sole? Ci troviamo forse in presenza di una piccola colonia azteca emersa dalle profondità del tempo? Ai curiosi consigliamo, per evitare qualsiasi pericolo, un giretto attraverso Google Street View…

Rivas è governata da trent’anni da partiti di sinistra (e negli ultimi venti esclusivamente dalla estrema di Izquierda Unida). La città assomiglia a un immenso cantiere dove ogni piccolo spazio di terra è occupato da gru, carriole e scheletri di palazzi (vedi qui, qui, qui, qui ecc). Dobbiamo ammettere che questa sorta di “fondamentalismo della crescita” ci colpisce in maniera positiva: tuttavia non vorremo che fosse l’ultima illusione dello zapaterismo (forma degenerata di socialismo irreale). Ci auguriamo davvero che dal luglio 2008 (epoca in cui sono state scattate le foto da Google) ad oggi l’operosità di questa provincia madrileña non sia stata travolta dallo scoppio della burbuja inmobiliaria (la “bolla immobiliare”). Ma non possiamo fare a meno di notare che le strade di Rivas sono messe davvero male; Inoltre, la presenza costante di inferriate ai primi piani della maggior parte degli stabili (qui, qui, qui) è l’ennesima dimostrazione che la socialdemocrazia in tutte le sue incarnazioni non riesce mai a mantenere la promessa di eliminare il crimine attraverso la pace sociale.

Mettendo da parte la sociologia, affrontiamo Rivas-Vaciamadrid da un punto di vista estetico: possiamo dire con una certa sicurezza che l’attività più amata dai suoi abitanti (a parte la carpintería) è la scrittura murale. Il brand universale “antifa” è indice di una elevata coscienza repubblicana e anti-franchista diffusa in tutto il tessuto sociale. Ipotizziamo addirittura la presenza di una squadra di verniciatori incaricata di censurare ogni accenno di reazione figurativa da parte dei concittadini. Ad un livello più ricercato, troviamo un’apprezzabile rappresentazione della Spagna eterna:

Segnaliamo en passant anche una Plaza Luis Buñuel (ma il mezzobusto al centro non sembra rappresentare il regista…).

Veniamo però alle vere attrazioni turistiche: in cima alla lista, l’orgoglio artistico di Rivas, il Monolito de la avenida de los Almendros, sfoggiato come simbolo della città nella stessa pagina spagnola di Wikipedia.

Come dovremmo definire questa “Cosa” (senza allusioni lacaniane) che proietta la sua inquietante silhouette sull’asfalto? Forse si tratta di un omaggio alle innumerevoli gru che costellano il paesaggio, l’auto-rappresentazione di una città che vuole crescere sempre di più; ma come simbolo fallico (per parlar chiaro), comunica una certa angoscia. La base spezzata sembra inconsciamente rappresentare la fragilità del mercato immobiliare, la Babele umiliata e distrutta dopo aver sfidato il cielo. L’arte contemporanea si riconosce sempre nella sua superbia: una proiezione del proprio nulla che sfida persino la catastrofe. Questa tendenza “municipale” all’iconoclastia triste (ormai diffusa anche nelle province italiane), la ritroviamo in una fontana “abbandonata” al centro di una rotonda, per metà disseccata e per metà immersa in un’acqua verdognola e stagnante.

Lasciamo il post-moderno resta ad affogare nelle sue deiezioni, e rivolgiamoci all’arte sacra, sperando di trovare qualche oasi di bellezza anche nella disperata provincia europea. L’impatto non è buono, la prima chiesa (Parroquia de San Maximiliano María Kolbe) è al primo piano di un condominio.  Il valore estetico è pari a quello della iglesia evangelista che si trova dalla parte opposta della città (che è segnalata sul sito del comune, ma a quanto pare è ben nascosta tra un androne e l’altro). Più gradevole alla vista la Parroquia de San Marcos, de estilo neoclásico: la costruzione risale al XVI secolo, ma un’alluvione ha demolito le fondamenta spazzando via l’antica chiesa. Il sito della parrocchia afferma che dopo la Guerra Civile l’edificio è stato ricostruito una seconda volta, e quello che possiamo vedere oggi risale ufficialmente al 1959. Il biografo è avaro di informazioni: possiamo immaginare che la chiesa sia stata distrutta durante la battaglia del Jarama dalle forze repubblicane, e che non sia molto conveniente ricordarlo in una città dominata dall’estrema sinistra. Comunque è un neoclásico molto modesto, senza colonne né decorazioni sulla facciata; solo il timpano dimostra la tiepida fedeltà allo stile:

Ma è solo quando scorgiamo da lontano il “gioiello” di Rivas Vaciamadrid, la Parroquia de Santa Monica, che rimpiangiamo di aver deplorato il “neoclassico di maniera” di San Marcos:

Assomiglia a una mastodontica carcassa di balena scaricata in mezzo alla città: sembra addirittura che l’architetto abbia voluto riprodurre i colpi di coda di questa “balena” all’altra estremità dell’edificio:

Ancor più impressionante della facciata -che dovrebbe essere la “coda” della balena-, gli interni (galleria completa):

Santa Mónica (Int5)

Il progetto è di Ignacio Vicens e José Antonio Ramos; la costruzione è partita nel 2003 e terminata nel 2008. Ipotizziamo che le foto di Google (risalenti a luglio 2008) siano state scattate durante le ultime fasi (vediamo ancora le transenne); perciò ci auspichiamo che scritte e scarabocchi siano stati eliminati prima dell’inaugurazione.

L’intero edificio è costato seicentomila euro: i soldi del prestito sono finiti prima di completare los salones y viviendas parroquiales. La parrocchia ora è in rosso, ma se qualcuno volesse contribuire può andare sul sito e fare un versamento sul loro conto corrente… (ricordatevi anche che Santa Monica ha ricevuto il premio 2009 come miglior design ecclesiastico dalla “revista de tendencias” Wallpaper).

Il tour potrebbe chiudersi così, malinconicamente. Di fronte a chiese come quella di Santa Monica, diventa difficile rinfacciare agli apostati di aver travisato il cattolicesimo. Rivas Vaciamadrid “cattolicamente” è comunque salva, perché il 29 settembre di ogni anno si compie da più di tre secoli il pellegrinaggio all’Ermita del Cristo de Rivas. Non è stato facile trovare l’eremo dei Mercedari Sacalzi: è nei pressi del Jarama, lontanissimo dalla città, separato dall’autostrada solamente da un muretto, nucleo impenetrabile della Spagna secentesca.

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