Romano Prodi a fumetti (Quando gli X-Men allagarono Piazza Navona)

Nel 2002 Romano Prodi, in veste di Presidente della Commissione europea, comparve sui numeri 402 e 407 degli X-Men per salvare l’Europa assieme ad Arcangelo e l’Uomo Ghiaccio.

Così ne parlò la cronaca dell’epoca:

«I fumetti made in USA scritturano Romano Prodi. Il presidente della Commissione europea  appare tra i protagonisti di un fumetto della catena Marvel, la potente casa editrice americana che pubblica anche l’Uomo Ragno. Romano Prodi è il primo politico italiano che viene raffigurato in questo genere di pubblicazioni.
Luca Scatasta che cura le edizioni italiane della Editrice Marvel,per la Panini, con viva soddisfazione sottolinea:
“È certamente il segnale di una breccia che si apre nell’immaginario collettivo degli Usa dopo decenni di totale dominio.  Riusciamo a farci notare, senza dubbio, grazie all’Europa unita. Trapela dalle storie pubblicate negli anni scorsi, che in passato il Vecchio continente che si univa, faceva paura all’americano comune e a volte era raffigurato come minaccioso. Ora c’è un’ulteriore evoluzione, nelle vignette si vede una Roma vista come città moderna, e non più folcloristica, anche se non manca lo svarione di piazza Navona disegnata completamente allagata“.
Prodi, nel fumetto  presenta ai capi di stato nel corso della riunione del  G8 che l’autore (Joe Casey) ambienta a Roma, un mutante con superpoteri, del gruppo X-Men, che propugna la convivenza pacifica tra uomini e mutanti. Prodi che tratta con il supereroe alla pari, e che lo invita con decisione di lasciare alle forze dell’Onu  la gestione di una base mutante dove si è svolta una dura battaglia, viene mostrato con fantasia americana, come un potente presidente del continente Europeo»
(“Fondazione Italia”, settembre 2003)

«Il presidente della Commissione europea è il primo politico italiano che compare in un fumetto Marvel, il gigante Usa che pubblica anche l’Uomo Ragno. L’esperto: “È l’Europa che fa breccia nell’immaginario americano”.
ROMA – “Thank you Mr president ”. Con questa battuta Romano Prodi fa l’ingresso nel mondo dei fumetti americani, primo politico italiano a venir citato, e raffigurato, in un albo della Marvel Comics. Si tratta del gigante mondiale del genere supereroi, lo stesso che pubblica in tutto il mondo “star” delle nuvole parlanti come l’Uomo Ragno, Capitan America e i Fantastici Quattro. Prodi compare in una storia degli X-Men (pubblicata negli Usa l’anno scorso, ma arrivata in Italia con un anno di ritardo, come avviene di consueto). L’occasione è una riunione del G8 che l’autore (Joe Casey) ambienta a Roma, come si ipotizzò per un periodo, prima che si decidesse di spostarlo a Genova.

Per trovare un esempio precedente bisogna risalire agli anni ’40, quando ogni tanto era Benito Mussolini a diventare protagonista di qualche fumetto: ma il Duce era ovviamente ritratto rigorosamente come un nemico da abbattere, così come succedeva a Hitler. Come dire che finora l’immaginario collettivo americano, di cui i fumetti sono certamente uno specchio fedele, era rimasto impermeabile agli accadimenti della “provincia” italiana. E un politico italiano, a meno di prendere parte a una guerra mondiale, risultava per chiunque negli Usa un perfetto sconosciuto.
“È certamente il segnale di una breccia che si apre nell’immaginario collettivo degli Usa dopo decenni di totale dominio – commenta Luca Scatasta, curatore della serie pubblicata in Italia dalla Marvel Italia, divisione della Panini – Riusciamo a farci notare, senza dubbio, grazie all’Europa unita. Trapela dalle storie pubblicate negli anni scorsi, che in passato il Vecchio continente che si univa, faceva paura all’americano comune e a volte era raffigurato come minaccioso. Ora c’è un’ulteriore evoluzione, nelle vignette si vede una Roma vista come città moderna, e non più folcloristica, anche se non manca lo svarione di piazza Navona disegnata completamente allagata“.
Nella prima parte della storia Prodi presenta ai leader del mondo G8 un mutante dotato di superpoteri, uno dei protagonisti appunto del gruppo X-Men che insegue il sogno di una convivenza pacifica tra mutanti e uomini. Nella seconda parte, tratta da pari a pari con il supereroe, ingiungendogli di lasciare alle “forze di sicurezza dell’Onu” la gestione di una base mutante dove si è svolta una cruenta battaglia. Insomma, nella fantasia americana, “Mr President Prodi” diventa un po’ come un Bush dell’Europa, un vero e proprio potente presidente del Continente. Il che per ora è davvero solo un fumetto».
(G. Marino, Prodi e gli X-Men: il fumetto Usa scopre l’Italia, “Il Nuovo”, 26 febbraio 2003)

A proposito delle dichiarazioni del curatore della versione italiana di Uncanny X-Men, un lettore mi fa notare un “svarione” nello “svarione” di cui parla:

«È certamente il segnale di una breccia che si apre nell’immaginario collettivo degli Usa dopo decenni di totale dominio. Riusciamo a farci notare, senza dubbio, grazie all’Europa unita. Trapela dalle storie pubblicate negli anni scorsi, che in passato il Vecchio continente che si univa, faceva paura all’americano comune e a volte era raffigurato come minaccioso. Ora c’è un’ulteriore evoluzione, nelle vignette si vede una Roma vista come città moderna, e non più folcloristica, anche se non manca lo svarione di piazza Navona disegnata completamente allagata».

Il numero a cui si fa riferimento è il 403, successivo a quello in cui Prodi dà l’endorsement al mutante multimiliardario Arcangelo (normale routine per l’eurocrazia), dove appunto si nota uno squarcio della piazza allagata dietro la navicella che sgomma:

Incredibile a dirsi, ma quel che il curatore non ha colto è che si tratta a tutti gli effetti di un riferimento colto (no pun intended): certo fa specie che si chiacchieri tanto di “Europa Unita” e poi ci si lasci bagnare il naso nientedimeno che dall’americani. Non che possa permettermi troppo di fare il saputello, perché come ho detto pure a me il riferimento era completamente sfuggito. Giusto per un ripassino, limitiamoci a citare quanto scrive Wikipedia:

«Il nome della piazza era originariamente “in Agone” (dal latino in agonis, “giochi”) poiché lo stadio era usato solo ed esclusivamente per le gare di atletica. Anticamente la piazza era concava, si bloccavano le chiusure delle tre fontane e l’acqua usciva in modo da allagare la piazza. […] La piazza ospita un mercato che nel tempo è divenuto tradizionale. Nato come mercato rionale […], simile a quello attivo di Campo de’ Fiori, risultava caratteristico per l’ubicazione dei banchi che seguivano l’ovale. Durante i mesi caldi, il mercato era sospeso per l’uso di allagare la piazza a fini di refrigerio della cittadinanza, abitudine in uso sino all’Ottocento».

Antonio Joli (1700-1777)
Piazza Navona allagata

Sempre da Wikipedia, traiamo anche una testimonianza dei “giochi d’acqua” di Giuseppe Baracconi (I rioni di Roma, 1904), in voga con fortune alterne fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando per motivi igienici Pio IX li abolì definitivamente:

«Fra gli spettacoli memorabili di piazza Navona, divenuta, all’epoca del rinascimento, il Circo Massimo dei romani per le feste carnevalesche, i tornei, le corse, le cacce, le rappresentazioni sceniche e i giuochi d’ogni maniera, rimarrà celebre e singolarissimo quello del lago. Il sabato sera, d’agosto, chiudevasi il chiavicone, posto allora presso la fonte del Moro: turavansi le fistole del pilo di mezzo, e la parte concava della vasta piazza rimaneva inondata in sole due ore. L’allagamento protraevasi infino all’una di notte della seguente domenica, e si rinnovava ogni sabato per tutto il mese. In Roma, città delle acque per eccellenza, sorviveva dunque la memoria e il diletto delle natatorie e delle naumachie; e di questa innocua e borghese di piazza Navona seppe ella farsi una festa delle più pittoresche e sollazzevoli. Introdottone l’uso, regnante Innocenzo X, nel 1653 – età aurea di piazza Navona – fu vietato per scrupoli igienici e per l’ipocondria d’un cardinale nel 1676. Clemente XI lo restituì, ventisette anni più tardi, alle istanze di Roma, cui la severità degli ultimi pontefici aveva interdetto quasi tutte le feste tradizionali. Datano da quest’epoca i suoi fasti. Non capita sovrano a Roma, che non desideri godere di quel magico colpo d’occhio. L’alto clero, la nobiltà, la finanza, la bellezza, lasciano pel lago i passeggi galanti di villa Medici e di piazza di Spagna; dal Sacro Collegio all’infima plebe Roma intera vi accorre. Una siepe variopinta, ondeggiante di popolo, corona i lembi asciutti della piazza; le fenestre, i balconi, adorni d’arazzi e di parati smaglianti, ostentano il fiore della bellezza e della moda, mentre nell’acqua si complica, s’interseca il via vai delle carrozze dorate, dei calessi, delle carrette, dei cavalieri e dei succinti popolani. Quale attraente spettacolo!».

Per chi invece avesse superato le medie (beato lui!) e desiderasse un riferimento più raffinato di Wikipedia, sempre l’attento lettore mi segnala alcune preziose pagine di Maurizio Fagiolo dell’Arco, “Analisi di una festa esemplare. Il Lago di Piazza Navona” (in Corpus delle feste a Roma. 1.  La festa barocca, Roma, 1997, pp. 149-155), dove si individua l’origine della “trovata” dell’acqua nella «mentalità berniniana di uomo di teatro» e, tra le varie riprove, si cita una testimonianza di Domenico Bernini (figlio del Cavaliere) dello “spettacolo” organizzato per il giorno della visita di Innocenzo X (8 giugno 1651):

«Due volte il Papa tentò di partirsi; e pur due volte tornò a vagheggiarla, e finalmente richiese, Quando l’Acqua si saria potuto veder cadere? Rispose il Bernino a bella posta, Che non così presto, richiedendosi maggior tempo per prepararle la strada, ma che haverebbe procurato di servir Sua Santità con ogni sollecitudine. Allora Innocenzo, datagli la Benedizione, partissi. Ma non fù giunto alla Porta del vicino Steccato, che havendo il Cavaliere con mirabil Arte, e secretezza concertato il modo, con cui ad ogni suo cenno dovesse l’Acqua in gran copia sboccar per la Fonte, che sentissene un mormorìo, altrettanto sonoro, quanto meno aspettato, et al Papa, che rivoltossi indietro, comparve uno spettacolo, che lo fece del tutto rimanere estatico per la maraviglia».

Infine, visto che siamo in ballo, ricordiamo anche il suggestivo profilo “teologico-politico” dell’opera tracciato dal critico romano, che implica l’influenza diretta sul Bernini del noto gesuita tedesco Athanasius Kircher:

«Il significato globale dell’apparato in Piazza Navona appare chiaramente in rapporto con l’atmosfera di conciliazione che segue il trattato di Westfalia (1648) che viene a concludere la Guerra dei Trent’Anni. Il trattato tra i vincitori (la Francia e i due Stati protestanti di Olanda e Svezia) e gli sconfitti imperiali (Germania, Spagna) punisce in realtà il pontefice romano perché ratifica una situazione politica, non curandosi del fatto che vengono equiparate le diverse religioni. Si dovrà anche aggiungere che si sta approssimando il Giubileo e della metà del secolo. in questo senso, l’allegoria della fine del Diluvio, in concomitanza con la piena del Nilo (un equivalente di fertilità e ricchezza), diventa un traslato della quiete che il regno pamphiliano vuole assicurare al mondo […]. Quasi certamente in piazza Navona possiamo trovare ancora qualche cosa d’altro, in rapporto con la cultura egiziaca di Athanasius Kircher. Si noti che il Lago avveniva tra il giugno e l’agosto, in una data pressappoco coincidente con la piena del Nilo. La data del Lago di Piazza Navona slitta dal 23 giugno (la data della prima volta in cui è stato realizzato) ai pomeriggi di sabato e domenica del mese di agosto, mentre la piena del Nilo avveniva programmaticamente con l’entrata del sole nel segno del leone (intorno al 23 luglio).
Quell’allagamento antico significava benessere, fecondità e salute e si svolgeva quando il sole entrava nel segno del Leone, in opposizione all’equus marinus simbolo della distruzione e del male. è soltanto un caso che i due animali vengano messi in gran luce nella fontana (e che le fonti li attribuiscano proprio allo scalpello del Bernini)?».

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