Salento e Polonia: I polacchi di Alessano

Nel magnifico volume Salento e Polonia (Ed. del Grifo, 1994) lo storico Vittorio Zacchino, ricostruendo gli ancora inesplorati legami che uniscono il sud della Puglia alla terra più “latina” dell’Oriente europeo, ricorda la vicenda dei soldati che dopo aver combattuto in Italia, allorché gli Alleati diedero la Polonia in pasto a Stalin, si trovarono impossibilitati a tornare in patria.

Salento e Polonia, cinquecento anni di amicizia

Per impedire alla situazione di degenerare e garantire la pacifica convivenza fra le truppe e la popolazione civile, il governo polacco di opposizione residente a Londra, in accordo col generale Władysław Anders, organizzò istituti di vario indirizzo affinché gli ex-studenti potessero ottenere il titolo.

Nacquero così diverse scuole polacche, delle quali oggi rimangono come testimonianza le targhe votive che i soldati fecero murare nelle chiese a ringraziamento della Vergine di Częstochowa per il buon esito delle loro imprese militari e scolastiche.

Centinaia di questi studenti-soldati vennero dislocati nel comune di Alessano (LE), situato all’estremo del Salento. Sembra che tale comunità abbia lasciato un segno più delle altre, non solo dal punto di vista umano e sociale, ma anche culturale: ancora oggi i polacchi che soggiornarono ad Alessano a metà degli anni ’40 continuano a rinnovare il loro legame con ricorrenti ritrovi – tra i più importanti quello del 1995 per il cinquantenario e quello del 2005, che ha visto la presenza di personalità quali Szczepan Wesoły (allora telegrafista militare, dal 1994 e fino al 2003 arcivescovo responsabile per la pastorale degli emigranti polacchi, grande amico di Giovanni Paolo II), Zdzisław Eugeniusz Wałaszewski (filologo e giornalista, ex rettore dell’università polacca di Londra, deceduto nel 2008), Henri Strzelecki (co-fondatore della celebre marca di abbigliamento nautico Henri Lloyd, deceduto nel 2012) e Wojciech Narębski (geologo dell’Università di Cracovia).

Ancora oggi quei reduci vengono identificati come gli “alessanesi” (alessanscy) e ha dell’incredibile la bibliografia di cui uno studioso interessato ad approfondire il tema può usufruire. Tra i titoli segnalati a Zacchino dal professor Antonio Caloro (storico salentino venuto a mancare poco meno di tre anni fa, che nel 2005 ne pubblicò un’antologia, Gli Alessanesi di Anders), segnaliamo i più importanti:

Michał Czartoryski, Na końcu włoskiego buta (1986)
[“Alla fine dello stivale italiano”]
Mieczysław Wacławski, Liberka (1992)
Henryk Panas, Jak mi było u Andersa (1988
[“Come sono stato sotto Anders”]

Olgierd Terlecki, Concertina (1983)

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