Santa Greta da Thunberg

Greta Thunberg – Patron Saint of the Age of Stupidity
(James Delingpole, Breitbart, 16 agosto 2019)

Perché così tante persone adulte sono ansiose di prostrarsi ai piedi di una scolaretta ribelle con le treccine manco fosse il nuovo Messia? Non è solo un fenomeno curioso, ma una pericolosa isteria di massa che coinvolge diversi individui in posizioni di potere, a quanto determinati a usare i vacui slogan di Santa Greta da Thunberg come espediente per smantellare la civiltà industriale occidentale.

Ecco, per esempio, l’ex direttore del Guardian (ora preside di un college di Oxford) che sfrutta il suo prestigio per rovesciare un po’ di disprezzo su coloro che osano pronunciare il nome di Greta invano.

Per rendersi conto dell’irrazionalità di tutto ciò, si immagini una studentessa autistica organizzare uno “sciopero della scuola” contro l’immigrazione, i diritti delle donne in Medio Oriente, la distruzione delle foreste pluviali per l’olio di palma per i biocarburanti, lo sterminio di uccelli e pipistrelli dovuto all’energia eolica o gli abusi cinesi a Hong Kong.

Quanti politici la ascolterebbero? Quanti milionari le offrirebbero il loro yacht per un viaggio gratuito attraverso l’Atlantico? Quanti media le garantirebbero piena copertura? La risposta è nessuno. Questo perché, a differenza della falsa causa sostenuta da Santa Greta, i problemi elencati sono seri, reali, controversi, non facilmente risolvibili con “esibizioni di virtù”. Qualsiasi ragazzina, con le treccine o meno, che protestasse contro i temi di cui sopra verrebbe immediatamente richiamata dai suoi insegnati, che le ricorderebbero che i ragazzini non devono impicciarsi delle cose degli adulti.

Al contrario, lo status di Santa Greta è al momento talmente elevato che se la critichi o fai delle battute su di lei, come di recente il magnate pro-Brexit Arron Banks, vieni segnalato direttamente alle autorità.

Per lo storico progressista e conduttore tv Dan Snow, Greta sarebbe un incrocio tra Alessandro Magno, Giovanna d’Arco e il giovane Enrico V.

Il mondo dello spettacolo ha perso completamente la testa per Santa Greta: se nessuno li ascoltasse, non ci sarebbe alcun problema, ma troppa gente pende dalle labbra di questi influencer. Il che è decisamente inquietante se pensiamo a cosa si nasconde dietro il fenomeno Santa Greta da Thunberg.

Uno dei suoi burattinai è Ingmar Rentzhog, l’imprenditore svedese dietro la start-up tecnologica che ha sfruttato l’ingenuità di Greta per spingere la propria green agenda. Ecco cosa dichiara nelle interviste:

Qual è il senso dello slogan Non Abbiamo Tempo? Qual è il suo obiettivo a lungo termine?
Il nostro slogan – Non Abbiamo Tempo – è anche il nome della nostra organizzazione. Sul nostro sito c’è un manifesto che afferma sostanzialmente che il cambiamento climatico è una catastrofe in corso e che dobbiamo agire ora, farci avanti tutti assieme. Le élite politiche ed economiche non prendono abbastanza sul serio il climate change e la minaccia contro i nostri ecosistemi, altrimenti non saremmo arrivati a questo punto. Non possiamo confidare nel fatto che politici, funzionari e imprenditori facciano qualcosa da soli: la sfida è troppo grande, la questione troppo importante, la catastrofe imminente. Crediamo che il vero cambiamento arriverà solo con un movimento di cittadini da tutto il mondo. Dobbiamo spingere loro, noi stessi e il nostro prossimo, a fare di più e più in fretta. Costruendo la più grande piattaforma al mondo focalizzata sui cambiamenti climatici, tu, io, i miei amici, i tuoi amici, le nostre famiglie, tutti e tutti – possiamo essere il cambiamento.

Questo dovrebbe spaventarvi: non solo perché il movimento ambientalista si sta radicalizzando (vedi gli amichetti di Greta Extinction Rebellion) ma anche perché sta anche raccogliendo sempre maggiore sostegno dall’opinione pubblica, almeno in Europa (e forse pure negli Stati Uniti). Tuttavia, ci sono numerosi punti controversi da chiarire:

1. Non esistono prove – a parte modelli ripetutamente smentiti e falsificati – che il riscaldamento globale sia una catastrofe senza precedenti o sia causato esclusivamente dalle attività umane;
2. Anche se potessimo stabilire la temperatura ideale del mondo, l’umanità abbia accesso a una manopola che possa controllarla, e se potesse non è detto che tale tipo di controllo porterebbe più bene che male;
3. Non un centesimo dei miliardi attualmente impiegati ogni anno per finanziare il Climate Industrial Complex sta avendo un qualche effetto riscontrabile nel contrasto ai cambiamenti climatici;
4. Indipendentemente da ciò che facciamo in Occidente, l’India e la Cina sono impegnate ad aumentare le loro emissioni di anidride carbonica in un modo tale da sminuire qualsiasi misura di decarbonizzazione adottata unilateralmente dalle economie occidentali. E quelle economie occidentali che decarbonizzano non includeranno gli Stati Uniti di Trump o il Brasile di Bolsonaro, che renderanno ancora più inutili e autolesionistici gesti come il “carbonio zero” della Gran Bretagna.

Eppure nessuna di queste serie obiezioni ai controllori di Santa Greta di Thunberg è mai stata presa in considerazione. Invece, quando persone come me cercano di esprimersi, veniamo liquidati come negazionisti sul libro paga dei petrolieri (magari!) o come dei bulli che se la prendono con una sedicenne autistica.

Beh, mi dispiace, ma “riportiamo la civiltà industriale occidentale al Medioevo perché un sedicenne con le treccine è apparsa sulla copertura di GQ e ora sta attraversando l’Atlantico su una costosa barca a vela” non è un argomento. E gli adulti creduloni dovrebbero provare pena per se stessi.

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