Schäuble: il vero problema dell’economia è l’essere umano

Schaeuble on the eurozone: ‘The real problem is the human being’
(Bruno Waterfield, “Telegraph”, 28 gennaio 2014)

L’eurozona è composta da persone sbagliate. Lo ha detto Wolfgang Schäuble, dunque è ufficiale. Il Ministro delle Finanze tedesco è il cardinal Richelieu (o per alcuni il Dottor Stranamore) dell’euro. Scordatevi l’idea anacronistica che l’economia (per non parlare delle istituzioni monetarie come la Banca Centrale Europea) esiste per essere al servizio del bene comune. Che l’Eurozona si sta disumanizzando (e l’esperienza, in Grecia come altrove, ce lo dimostra) è un bene, lascia intendere Herr Schaeuble. “Sono convinto che il vero problema dell’economia sia l’essere umano”, ha detto a un incontro dell’European Policy Centre, come riportato dal Wall Street Journal.

Parafrasando un poco (in fondo stava solo parlando della battaglia per abbassare i salari e la qualità della vita degli europei), egli ha detto che il “vero problema dell’euro è l’essere umano”.  Ma io sto dalla parte degli esseri umani. Io sono un “umanista”, contro i modelli post- democratici, post-illuministi secondo i quali la ragione d’essere dell’Unione Europea è di mettere in salvo lo Stato e la politica dai pericolosi cittadini. L’economia, la politica monetaria e la valuta dovrebbero essere al servizio degli esseri umani. Le istituzioni come l’eurozona, non dovrebbero esistere per manipolare le persone in ossequio ai pregiudizi del signor Schäuble. Se le istituzioni non rappresentano il popolo, è giunto il momento di abolirle.

La sua dichiarazione mi ha portato alla mente una poesia di Bertolt Brecht, Die Losung, “La soluzione”, scritta all’indomani dell’insurrezione popolare di Berlino Est contro lo Stalinismo nel 1953 [trad. it.].

Dopo la rivolta del 17 giugno
il segretario dell’Unione degli scrittori
fece distribuire nella Stalinallee dei volantini
sui quali si poteva leggere che il popolo
si era giocata la fiducia del governo
e la poteva riconquistare soltanto
raddoppiando il lavoro. Non sarebbe
più semplice, allora, che il governo
sciogliesse il popolo e
ne eleggesse un altro?

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