Scrittura e approssimazione: la filosofia di Leo Strauss come refuso

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Da una recensione di Gunther Heilbrunn (A Strauss of Cards, “National Interest”, 15 giugno 2015) al volume di un seguace di Leo Strauss, Arthur M. Melzer (Philosophy Between the Lines: The Lost History of Esoteric Writing), apprendo un dettaglio sull’opera del maestro della filosofia politica americana contemporanea che mi era completamente sfuggito:

«Quando Melzer prova a fare un esempio di “scrittura esoterica”, si lascia decisamente fuorviare dalla sua “eccessiva fiducia e dipendenza” (per usare le sue stesse parole) nei confronti di Leo Strauss. Analizzando una frase dei Discorsi di Machiavelli, per esempio, egli fa affermare all’autore che gli scrittori romani “ai quali era proibiti criticare Cesare […] esprimono le proprie opinioni in segreto, criticando Catilina”».

Heilbrunn, per confutare questa convinzione si limita semplicemente a citare la frase originale dei Discorsi («Chi vuole conoscere quello che gli scrittori liberi ne direbbono [di Cesare], vegga quello che dicono di Catilina»), evidenziando come in tale occasione Machiavelli non stesse affatto dando indicazioni su come criticare un tiranno in tutta tranquillità semplicemente eleggendo a bersaglio dei propri strali qualcuno che è odiato da tutti e che è lecito odiare. 

In cauda venenum, tuttavia, il redattore risale al vero colpevole dell’equivoco di Melzer: niente di meno che il Maestro stesso. Nei suoi Pensieri su Machiavelli, infatti, Leo Strauss parafrasò l’affermazione di cui sopra in tal guisa: «Poiché sotto gli imperatori romani gli scrittori liberi non potevano biasimare Cesare, essi biasimavano Catilina, sfortunata prefigurazione di Cesare» (tr. it. G. De Stefano, 1970).

E’ però fuorviante affermare che gli “scrittori liberi” attaccarono Cesare rimpiazzandolo con Catilina: in realtà, o non scrissero nulla, oppure addirittura lo elogiarono. Se fossero stati liberi, gli avrebbero destinato lo stesso trattamento di Catilina.

Giustamente Heilbrunn conclude con una constatazione perentoria, rivolta a Melzer ma che invece riguarda indirettamente Strauss: «In tale occasione Strauss rivela un po’ frettoloso: […] ma perché non leggere i Discorsi, o almeno controllare la parafrasi?»

Non possiamo chiaramente dedurre da tutto questo che l’intera filosofia di Strauss sia frutto di un refuso, epperò…

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