Se fosse passato il DDL Zan, questo libro sarebbe stato censurato

È appena stato tradotto in italiano, per i tipi de Il Timone, Sex and the Unreal City (il titolo è rimasto uguale per rendere il gioco di parole con la squallida serie tv), la raccolta di saggi dell’intellettuale cattolico americano Anthony M. Esolen, noto anche come traduttore di Dante e del Tasso in inglese. Il volume era già stato recensito “in tempi non sospetti” sul sito di Sabino Paciolla e poi, tra gli altri, da Costanza Miriano, Teodoro Klitsche de la Grange, Fabio Piemonte su La Nuova Bussola Quotidiana e Giuliano Guzzo. Rimandiamo a questi commenti chi volesse farsi un’idea generale, dal momento che in tale occasione non vogliamo discutere del libro in sé (lo faremo più avanti), ma segnalare diversi passaggi che, qualora il famigerato DDL Zan non fosse stato -almeno per il momento- affossato in Senato, lo avrebbero reso passibile di censura.

Come è noto, il nefasto disegno di legge conteneva, nel suo quarto articolo (non che gli altri fossero migliori), le premesse per la (re)introduzione del “reato d’opinione” in Italia, istituendo la possibilità di vietare l’espressione di un’opinione qualora fosse stata giudicata (da un comitato ad hoc, o ancora meglio da una “lobby”?) ispiratrice di atti discriminatori (“Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni […] purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti“).

Probabilmente anche i passaggi che seguono sarebbero stati interpretati come un incitamento al crimine di omotransfobia (o come viene definito attualmente). Li pubblichiamo aggiungendo talvolta qualche commento (che magari varranno come difesa in un’eventuale processo alle opinioni).

«Il disastro di irrealtà che è il movimento “transgender” non è, come a volte viene affermato, misogino. È solo il surriscaldamento e l’estensione del disastro di irrealtà che fu il femminismo. Il femminismo dice che le donne e gli uomini non sono fatti l’uno per l’altro, e quindi i loro interessi sono separabili. Questa è una bugia. Il transgenderismo è d’accordo con questa menzogna e aggiunge che una donna può essere trasformata in un uomo, o viceversa, o che i due sessi sono comunque interscambiabili, come accadeva all’antico Tiresia. Le femministe hanno affermato che le differenze tra i sessi sono minime e limitate alla regione riproduttiva e urinaria. L’unica cosa che un soldato maschio poteva fare di diverso rispetto a un soldato femmina, disse una delle più insopportabili e ingrate di queste ultime, era urinare attraverso il buco di una recinzione. Quelli che sono per l’alterazione dei sessi, sono d’accordo con tale affermazione, a parte il fatto che ora dicono che in realtà alcune donne possono urinare attraverso un buco nella recinzione, cioè quegli uomini che “si sentono” donne ma che non arrivano al punto di auto castrarsi.
(Caro lettore, se dovessi imbatterti in queste parole tra mille anni, sappi che il nostro peccato iniziale di negare il valore del maschio e della femmina divenne prima una negazione dell’esistenza stessa dei due sessi, e poi l’affermazione che essi avrebbero potuto essere qualunque cosa avessimo potuto immaginare. È un ragionamento tanto folle, quanto se avessero insistito d’essere non solo trans-genere, ma trans-specie, tipo gatti in forma semiumana. E in effetti alcune persone hanno fatto proprio questo*)» (pag. 39).

Il riferimento al transumanesimo potrebbe sembrare eccessivamente polemico, ma bisogna considerare che nella cultura anglosassone è già stata sdoganata la simbiosi tra fluidità di genere e fluidità di specie: si veda l’ultimo manifesto gender di Donna Haraway, Chthulucene, che auspica l’ibridazione di umani resi androgini con farfalle e anguille allo scopo di creare un universo di creature mostruose “piene di tentacoli, antenne, dita, cavi, code a frusta, zampe da ragno e chiome arruffate”.

“Chthulucene” di Donna Haraway: il femminismo contemporaneo tra piccioni, uncinetto e creature ctonie piene di tentacoli

«A volte intere società fanno lunghe incursioni nella follia, ma una situazione del genere non può durare e le persone finiscono sempre col tornare a qualcosa che assomiglia alla sanità mentale. Consideriamo di nuovo questa faccenda del movimento “transgender”. Ci sono persone di entrambi i sessi che credono davvero di appartenere al sesso opposto. Come possano saperlo con certezza, nessuno lo dice. È una semplice sensazione, di solito una sensazione di intensa insoddisfazione o disgusto per il proprio sesso e il proprio corpo. È come l’anoressia in questo senso: cioè come quando giovani donne ridotte pelle e ossa si sentono grasse e vedono solo grasso, e muoiono di fame per liberarsi di ciò che non esiste.
Gli adulti in preda a questa illusione sessuale ora incoraggiano i bambini a unirsi a loro. Stanno sottoponendo i bambini a mutilazioni irreversibili del corpo, castrando ragazzini ed eseguendo mastectomie su ragazze adolescenti per far vivere loro una fantasia, una finzione. Perché ci sono oltre seimila differenze fisiche tra maschi e femmine, e tutto ciò che gli interventi chirurgici possono fare è arrivare a imitare qualche aspetto del sesso opposto, come far crescere i peli sul mento alle femmine o gonfiare di grasso i seni dei maschi. […] Tutto quel che rappresenta il movimento transgender è raccapricciante.
L’irrealtà di ciò si rivela ogni volta che un ragazzo o un uomo, dichiarandosi femmina, con o senza mutilazione, gareggia in uno sport contro ragazze o donne. I risultati sono sempre ossa rotte e umiliazione per le femmine. Perché l’unico modo in cui lo sport femminile può esistere è tramite l’esclusione degli uomini» (pp. 62-63).

Anche qui, i toni potrebbero sembrare eccessivi, ma che dire del fatto che in Inghilterra come negli Stati Uniti si sta mettendo in piedi una vera e propria “fabbrica di trans” che colpisce principalmente i bambini, con la connivenza della burocrazia, dei sistemi sanitari e, ça va sans dire, delle lobby e della politica?

Per quanto riguarda invece la questione dei trans nello sport, è uno dei punti fermi della nuova amministrazione Biden, che con i suoi ordini esecutivi sta nella pratica demolendo l’universo dell’agonismo femminile, ponendo le atlete in competizione con persone che si sentono donne ma biologicamente sono maschi al 100%.

Joe Biden approva subito la distruzione dello sport femminile

Riportiamo anche un lungo passaggio sulla cosiddetta Drag Queen Story Hour, iniziativa nata nel 2015 che vede un travestito invitato negli asili e nelle scuole elementari a leggere fiabe per bambini. Lo scopo, a detta degli stessi promotori sarebbe quello di “cattura[re] l’immaginazione e il gioco della fluidità di genere dell’infanzia e offre ai bambini modelli di ruolo affascinanti, positivi e sfacciatamente queer. In spazi come questo, i bambini possono assistere a persone che sfidano le rigide restrizioni di genere e immaginare un mondo in cui le persone possono presentarsi come desiderano, dove il travestimento è reale”.

A volte queste “ore di lettura” sfociano in spogliarelli o in giochetti imbarazzanti e obiettivamente inappropriati… (per chi non lo sapesse, il fenomeno si sta diffondendo anche in Italia)

(fonte)
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«È diventata una moda, tra bibliotecari e insegnanti, organizzare la cosiddetta Drag Queen Story Hour, allo scopo di imporre la confusione a bambini, ragazzi e ragazze, nel periodo di quella che dovrebbe essere la loro latenza sessuale, in un tripudio di sorrisi, biscotti e bevande zuccherate. Quello che solo pochi anni fa sarebbe stato considerato degenerativo e corruttivo della morale di un minorenne, ora è celebrato, e chi si oppone viene etichettato come un odiatore, un uomo molto molto cattivo.
“Ma non fanno nient’altro che leggere delle storie”, potrebbe sostenere qualcuno. Se la cosa consistesse soltanto nel leggere storie, che senso avrebbe vestirsi da membro del sesso opposto? Un uomo non può più leggere le avventure di Winnie the Pooh senza indossare una gonna? Non può più recitare Come il Grinch ha rubato il Natale senza mascara e rossetto? No, il punto è l’indottrinamento dei piccoli, i quali non hanno la minima idea di cosa stia realmente accadendo, per indirizzarli verso comportamenti sessuali che sono contro la loro natura e che renderanno più difficile il loro pieno sviluppo. In che modo una drag queen aiuterà un bambino a imparare a diventare un uomo, in modo che possa sposare una donna e avere figli? Il travestito è lì piuttosto nelle vesti di “dirottatore”. Non vogliamo incoraggiare il bambino a diventare un uomo. Non vogliamo ciò che è normale e naturale. Vogliamo l’anormale e il perverso. È solo l’anormale e il perverso che può eccitare un popolo stanco della vecchia affidabile realtà, come viene mostrato alla fine del film indecente ma amaramente onesto Conoscenza carnale (1971), in cui il protagonista sporcaccione rimane talmente consunto da anni di peccato sessuale da non riuscire più a espletare le normali funzioni di un uomo con una donna.
Quindi la drag queen – nel nostro caso un brutto ceffo di una città vicino a noi […]- non è lì per i bambini, ma per se stesso. Non è al servizio del loro bene. Il loro bene è sacrificato alla sua irrealtà. Questa è ciò che chiamo la struttura morale della pedofilia, e oggigiorno si trova ovunque. Il benessere dei bambini è subordinato alla gratificazione sessuale degli adulti. Cos’altro possiamo dire quando prima o poi più della metà dei nostri figli avrà fatto esperienza di cosa vuol dire non avere un padre o una madre?
[…] La drag queen è come una donna che si autodefinisce strega perché crede di poter lanciare incantesimi. Se una strega mette in scena uno spettacolo per bambini sulla stregoneria, non sta recitando. La drag queen non dice: “Ehi, ragazzi, sono un uomo che si comporta da donna, facciamoci una risata!”. Nella propria mente l’uomo che si traveste da drag queen si sente appunto una queen, una “regina”. Egli non ha intenzione di togliersi il costume e poi passare a recitare la parte di un generale della Guerra di Secessione americana. Il suo scopo è non rivelare la realtà nella sua profondità tramite la recitazione. Egli gioca all’irrealtà per annebbiare la mente dei bambini, per nascondere la realtà e incoraggiarli all’irreale. Egli rappresenta solo miseria e confusione e, in realtà, quello che sta facendo è reclutamento» (pp. 66-68).

Infine, per concludere, due commenti al vetriolo sugli omosessuali (che tuttavia rappresentano ormai la “retroguardia” delle minoranze sessuali):

«Da quello che ho letto e da quello che mi hanno riferito gli stessi uomini omosessuali, sembra che le loro relazioni siano sessualizzazioni di amicizie maschili, e l’amicizia è una cosa diversa – non necessariamente una cosa migliore o peggiore, ma diversa – da ciò che gli uomini e le donne sperimentano quando si donano l’uno all’altro nel matrimonio» (pag. 140).

«Il gay sa benissimo che la sua condotta sessuale non assomiglia affatto a quella di un uomo normale, e molti lo ammettono apertamente. Ma egli fonda la sua rivendicazione di un diritto al “matrimonio” sull’indifferenza: dobbiamo fingere che le sessualità siano uguali. È un altro raggiro intellettuale. Il bersaglio ultimo della rivolta è sabotare l’ordine stesso del mondo come ci è stato dato, per conformare le nostre passioni a quell’ordine; il bersaglio ultimo, è il Creatore» (pag. 155).

3 commenti su “Se fosse passato il DDL Zan, questo libro sarebbe stato censurato

  1. Molto interessante. Davvero. Ma, lo chiedo perché non ho seguito troppo attentamente le vicende del DDL, davvero un libro del genere sarebbe stato censurato? Ricordo un dibattito in tv in cui a fronte di un paventato pericolo di censura rispetto all’espressioni di opinioni come quelle del libro, veniva ribadito che non c’era nessun pericolo del genere.

    1. Anche in un dibattito sul vino l’oste direbbe che è buonissimo. Nel disegno di legge è scritto nero su bianco che bisogna valutare la pericolosità sociale delle opinione.

      1. No no Robbè. E’ da una magistratura predisposta ed una cultura opportunamente imboccata desumere peggio di quel che potrebbe esser stato scritto, ma a conti fatti, a leggerlo, è scritto “bene”.
        Lo si vede oggi con il lasciapassare emergenziale: non contraddice la costituzione giacché anch’essa , ben 70 anni fa, era stata scritta bene.

        Vien da dire, meglio non saper scrivere…

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