Sono Felice

Questa sera è domenica
e non mi va proprio di uscire,
preferisco stare in casa
a guardare la televisione.
Danno un film con quell’attore
che mi fa morire,
quello con i capelli rossi,
Woody Woodpecker.

Come sono Felice Gimondi.
Lo so che non è facile
nella vita scoprire
che c’è anche Eddie Merckx,
ho quasi paura.
Ma affronterei il mondo
quando lui pedala al mio fianco.

A volte mi vien voglia
di saltare in sella,
pedalare un po’ con lui,
parlare della nostra biga,
e magari lui è lì
che sta indossando la maglia rosa
perché in testa è così lontano
ma è così vicino a me.

A volte lui se ne va via,
non mi sta neanche a aspettare,
mi lascia con Bitossi,
mi sembra di impazzire,
tanto che mi vorrei ritirare
e sento in un minuto
tutti i ciclisti del mondo
che hanno bisogno di aiuto
dalla propria ammiraglia
ma non lo sanno dire
come me in questo momento,
che sono Felice.

Un giorno prenderei la testa
solo per farmi notare,
la notte bucherei i suoi Palmer
per non farlo partire,
mentre gli smonto il cambio
e gli sego i pedali
perché mi surclassa
anche solo quando parla con De Zan.

A volte lui se ne va via,
non mi sta neanche a aspettare,
mi lascia con Bitossi,
mi sembra di impazzire,
tanto che mi vorrei ritirare
e sento in un minuto
tutti i ciclisti del mondo
che hanno bisogno di aiuto
dalla loro ammiraglia,
ma non riescono a parlare
come me in questo momento,
che sono Gimondi,
con gli occhi rotondi,
la testa quadrata,
la bici scassata.

R.I.P. (1942-2019)

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