Tertulliano e la donna come pericolo pubblico

Agli occhi di Tertulliano, filosofo e apologeta cristiano, la donna è un pericolo pubblico e l’uomo, a partire da Adamo, ha tutto da temere da queste creature. L’apologeta non perde occasione per ritrarre la femmina come vanitosa, presuntuosa, sensuale, frivola, avida e allo stesso tempo stupida e astuta. Così nel De virginibus velandis (XVII, 1) stigmatizza le donne che adempiono all’obbligo di indossare il velo mettendo uno straccetto sulla sommità della crocchia in modo che ognuno possa ammirare durante la messa la ricercatezza delle loro capigliature. Così nel De pallio (IV, 2) dove a suo parere le attività di Achille travestito da donna sarebbero consistite nel “render appariscenti le sue vesti, acconciarsi i capelli, curarsi la pelle, guardarsi allo specchio, abbellire il collo, effeminare persino gli orecchi perforandoli”.

Nell’Ad uxorem (II, 8, 3) ricompare il tema della vanità (ambitio, muliebris gloria) già condannata nel De cultu feminarum (I, 2, 1) assieme all’avidità che spinge la donna a calpestare ogni sentimento umano, per esempio disinteressandosi delle sofferenze dei minatori che estraggono i metalli preziosi per i suoi monili (I, 5). Inoltre decorandosi con la gemma che si trova sulla fronte dei draghi, essa non esita a prendere in prestito un ornamento di quel Tentatore di cui dovrebbe essere al contrario nemica ereditaria (I, 6: qui Tertulliano assimila il Serpente della Genesi ai draghi favolosi di Plinio il Vecchio).

L’ambizione e la cupidigia sono, con la sensualità, le ragioni principali che spingono una donna a sposarsi: ciò che in realtà essa desidera (Ad uxorem, I, 4, 6-7) è “dominare sulla proprietà altrui, appropriarsi della ricchezza degli altri, estorcere al prossimo ciò che le manca, sperperare denaro non suo”. La donna è comunque anche talmente stupida da disprezzare il vero bene e correre dietro a cose sbrilluccicanti, come l’oro, molto meno utile del ferro e del bronzo (De cultu feminarum, I, 5). oppure le perle, che sono solo una malattia del mollusco (I, 6, 2).

La sua intelligenza limitata non le permette di comprendere il valore relativo delle cose (I, 7,1; 9, 1; II, 10, 2): accumula stupidamente oggetti che in altre parti del mondo sono ignorati perché abbondano. Tuttavia è al contempo così astuta da riuscire a rovinare un uomo che nemmeno il diavolo avrebbe osato attaccare (I, 1, 2). Sa adattare abilmente la legge divina in modo da potersi presentare a Dio tutta truccata e agghindata quando è scritto nel Vangelo che nessuno può cambiare un capello nero in bianco o viceversa (II, 6, 3) e trova un modo semplice per non contravvenire alle parole della Scrittura (“Nessuno può aumentare la taglia dei propri capelli”) raggruppando le crocchie di capelli finti dietro invece che sopra la testa (II, 7, 2).

Il più grande pericolo del trucco e della cura del corpo è indurre l’uomo in tentazione (De cultu feminarum, II, 2, 5). Persino patriarchi come Abramo ne furono vittime (II, 2, 6). E se è necessario credere al De resurrectione mortuorum (ego me scio neque alia carne adulteria commisisse neque nunc alia carne ad continentiam eniti, LIX, 3), lo stesso Tertulliano potrebbe esser caduto in qualche tranello muliebre. Ma qual è il mezzo per resistere a una bellezza che, ancor prima dell’invenzione della “toletta”, aveva sedotto gli angeli (De cultu feminarum, I, 2, 3)? Cosa fare per affrontare questo essere pericoloso e futile che è la donna?

Ovviamente mantenerla il più possibile in un ruolo subordinato. Le epistole di San Paolo, che appassionarono particolarmente l’apologeta, trattano della donna in diversi passaggi (ad es. che deve essere sottomessa a suo marito e in chiesa portare il velo e stare in silenzio), consigli che il Nostro sposerà in pieno.

Prima della caduta, Eva era considerata al pari di Adamo, “chiamata ad aiutare l’uomo e non a servirlo” (Adversus Marcionem, II, 11, 1: in adiutorium masculo, non in seruitium fuerat destinata); Tertulliano si affretta però a ricordare la maledizione della Genesi che ha introdotto col peccato l’ineguaglianza di fatto nell’uguaglianza di diritto. Inoltre, la donna ha sedotto gli angeli: come ricorda sempre l’Apostolo, essa deve indossare il velo nelle assemblee “a causa degli angeli”. È giusto, infatti, che il volto che ha causato la caduta degli esseri celesti “sia sbiadito dalla sua umiliazione esterna e il velo steso sulla sua bellezza” (Ad. Marc., V, 8, 2). La questione del velo è così importante che, non contento di averle dedicato il De virginibus velandis, la affronta anche in lunghe digressioni nel De corona, nel De oratione e nell’Adversus Marcionem. La donna “tratta dall’uomo e fatta per l’uomo” deve portare sulla sua testa il marchio della potestas maschile, e lo stesso Tertulliano si rivolge alla moglie con identico proposito: praecipio igitur tibi (Ad uxorem, I, 1, 4).

Anche se la donna è descritta da Tertulliano come futile e depravata, al contempo essa è creatura di Dio e su questo non si discute: per esempio nel De anima (XXXVI) l’apologeta afferma che l’anima non ha un sesso prestabilito, cioè che non ci sono cuori femminili inferiori a quelli maschili. Cuore e carne “vengono seminati” contemporaneamente nell’utero al momento del concepimento.. Inoltre, come potrebbe il genere di Maria – sempre e ovunque glorificato da Tertulliano – essere di second’ordine? Se il sesso di Eva ha fatto cadere l’umanità confidando nel serpente, Maria, confidando in Gabriele, pone la femminilità al centro del mistero della Redenzione. L’unione dell’uomo e della donna (magnum sacramentum) simboleggia dunque l’unione di Dio e della Chiesa (Cast., V, 3, inter alia). La donna, infine, risorgerà come l’uomo nell’ultimo giorno, con la stessa sostanza e le stesse prerogative.

La santità è ciò che Tertulliano desidera per ogni donna: “Dovete essere perfette come il Padre vostro che è nei cieli” (De cultu feminarum, II, 1, 4). Il problema della predilezione muliebre per gli ornamenti viene affrontato dalla prospettiva della fede, delle promesse escatologiche, del peccato originale e delle sue conseguenze. La donna non deve mai perdere di vista la propria responsabilità nell’aver portato il male nel mondo, perché solo un’obbedienza assoluta alla volontà divina può espiare il disordine causato dalla sua disobbedienza.

La donna avrà perciò cura di evitare di modificare ciò che è naturale truccandosi, tingendosi i capelli, vestendosi con tessuti vistosi. Tutti questi artifici sono solo un modo per Satana di attaccare Dio attraverso di essa (De cultu feminarum, II, 5, 3). L’opera del divino vasaio, la plastica Dei, merita rispetto, e non solo da parte delle donne: l’atleta che ha acquisito un corpo “innaturale” o il lottatore col naso schiacciato e le cicatrici non sono meno colpevoli a questo riguardo della donna truccata (De Spectaculis., XXIII, 7; XVIII, 2).

La donna non sconvolgerà l’ordine voluto da Dio nel vestirsi con pietre preziose o metalli nobili, che Egli aveva avuto cura di nasconderle (De cultu feminarum, I, 2, 1). Rispetterà la Scrittura e ad essa conformerà la sua condotta, senza cercare di distorcerne i precetti, sia che si tratti di obbedire al marito o pettinarsi. Per Tertulliano nessun dettaglio, nemmeno dell’abbigliamento, è moralmente indifferente. Tutto ha una posizione pro o contro Dio: non c’è nessuno accordo tra Cristo e Beliar (I, 2, 5). Talvolta però il filosofo cristiano sorvola sulla fedeltà al concetto di “natura”, quando per esempio intima a una donna carina di dissimulare la propria bellezza naturale per evitare di essere un’occasione di peccato (De cultu feminarum, II, 2, 5; 3, 3).

La donna deve infine sopportare il martirio: in Ad Martyras (IV, 3) l’apologeta sollecita le donne ad accettare con tranquillità il tormento, e perfino a cercarlo per onorare il loro sesso: ut uos quoque, benedictae, sexui uestro respondeatis. Un marito, i figli, la vita domestica, il desiderio di apparire bella ed essere ammirata sono retinacula che le impediscono di obbedire al dovere. Dovrebbero quindi essere eliminati, in un continuo sforzo di rinuncia (De cultu feminarum, II, 13, 5).

Gli elogi alla donna sono estremamente rari in Tertulliano, e valgono solo per le madri, le vedove e le donne in età avanzata che “formate dall’esperienza di tutti i sentimenti [possono] offrire alle altre sostegno, consigli e consolazioni, essendo passate per tutti gli stati che possono mettere una donna alla prova”(De virginibus velandis, IX, 3).

ANTOLOGIA

«Ogni donna dovrebbe camminare come Eva nel lutto e nella penitenza, di modo che con la veste della penitenza essa possa espiare pienamente ciò che le deriva da Eva, l’ignominia, del primo peccato, e l’odio insito in lei, causa dell’umana perdizione. Non sai che anche tu sei Eva? La condanna di Dio verso il tuo sesso permane ancora oggi. La tua colpa rimane ancora. Tu sei la porta del Demonio! Tu hai mangiato dell’albero proibito! Tu per prima hai disobbedito alla legge divina! Tu hai convinto Adamo, perché il Demonio non era coraggioso abbastanza per attaccarlo!Tu hai distrutto l’immagine di Dio, l’uomo! A causa di ciò che hai fatto, il Figlio di Dio è dovuto morire!» (De cultu feminarum, I, 1)

«Il Signore ha detto, “Chiunque guarda una donna con lo sguardo della concupiscenza l’ha già violata nel suo cuore”. Ma chi la guarda pensando al matrimonio fa qualcosa di più o di meno? E chi la sposa ? Chi non vorrebbe averla e desiderarla per il matrimonio, senza guardarla con concupiscenza; a meno che sia possibile per una moglie essere sposata senza che sia vista e desiderata. Riconosco che vi è una certa differenza se un uomo sposato o un uomo non sposato desidera un’altra donna. Ogni donna, comunque, per un uomo non sposato, è sempre “un’altra”, così la desidera a chiunque appartenga; né vi è modo che colei che diventa una donna sposata non diventi per un altro un’adultera. Vi sono leggi che sembrano fare una differenza tra il matrimonio e le fornicazione; piccola differenza di illecito, a causa della natura della cosa. Inoltre che cosa avviene negli uomini e nelle donne con il matrimonio e la fornicazione? La commistione della carne, naturalmente; la concupiscenza che il Signore ha messo sullo stesso livello della fornicazione.  “Allora,” direbbe qualcuno,” tu nello stesso tempo vuoi distruggere l’una cosa e lo stesso matrimonio?”. In tal caso sì, e non senza ragione; poiché esso è l’essenza stessa della fornicazione. Di conseguenza, la migliore cosa per un uomo è non toccare donna; e di conseguenza la verginità è la santità principale, perché è libera da qualsiasi affinità con la fornicazione» (De exhortatione castitatis, IX)

«Non è permesso a una donna parlare nella chiesa; né insegnare, né battezzare, né offrire, né pendere parte ad alcuna funzione virile, o ad alcun ufficio sacerdotale. […] Come, allora, Dio non ha voluto fare tale concessione all’uomo (più che alla donna), sebbene sul terreno di una maggiore intimità, l’uomo sia a sua immagine, o lo affatica sulla terra più dura? Ma se nulla (è stato concesso) all’uomo, tanto meno alla donna» (De virginibus velandis, IX-X)

«Come Cristo è libero, così è libero l’uomo cristiano e non ha alcun obbligo di portare la testa coperta, o portare un velo. Ma la testa di chi è sottomesso deve portare un velo, voglio dire la donna, come qualcuno che appartiene come un oggetto, e non una corona. Essa ha l’obbligo di sopportare il carico della sua umiltà. Se essa non dovrebbe apparire con la testa scoperta sul conto degli angeli, molto di più una donna con una corona sulla testa offende coloro che sono superiori. A cosa serve una una corona sulla testa di una donna, ad una bellezza che deve sedurre, come marchio di assoluta vanità, come segno di avere abbandonato la modestia, o come un fuoco di tentazione?» (De Corona, XIV).

Fonte: Turcan, 1990 (passim)

2 commenti su “Tertulliano e la donna come pericolo pubblico

  1. Attenzione:
    Tertulliano cadde nell’eresia MONTANISTa.
    I montanisti erano, in ultima analisi degli gnostici, che disprezzavano la materia, considerata opera del demonio. Mentre, nel periodo in cui era cattolico si limitava a sconsigliare un nuovo matrimonio a vedove e vedovi, ma poi faceva sue le parole di San Paolo : “Meglio sposarsi che ardere”, da montanista non esitava a definire un nuovo matrimonio di vedovi e vedove quale identico ad un adulterio. Da cattolico invitava, secondo gli esempi degli Apostoli, a non temere il martiro, ma a non cercarlo, da montanista incitava ad offendere i persecutroi, per avere maggiori sofferenze. I montanisti in carcere, infatti, minacciavano gli aguzzini di denunciarli ai loro superiori, perché volevano torture più feroci. Non erano dei martiri, ma dei “fachiri”, al limite del masochismo. Ed oltre .

  2. Se le femministe affermano che bisognerebbe ricominciare dalla De Beauvoir, noi potremmo rispondere dicendo che bisogna ricominciare da Tertulliano…
    Battute a parte, vi sono analogie enormi tra il pensiero di Tertulliano (gnostico in particolare) e quello del femminismo della differenza (il senso ovviamente è totalmente diverso, ma la coincidenza con le tesi di partenza rimane).

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