Theodor Bilbo e i democratici di una volta

Theodore Gilmore Bilbo (13 ottobre 1877 – 21 agosto 1947) fu un politico americano del Partito Democratico, due volte governatore del Mississippi (1916-1920, 1928-1932) e Senatore degli Stati Uniti (1935-1947). Come molti democratici del Sud sostenne la segregazione dei neri e fece parte del Ku Klux Klan, appartenenza che rivendicò anche in tarda età in base al principio Once a Ku Klux, always a Ku Klux.

Bilbo nacque il 13 ottobre 1877 nella cittadina di Juniper Grove, contea di Hancock (in seguito Pearl River) da genitori di origini scozzesi-irlandesi (i celebri “protestanti dell’Ulster”). Prima di entrare in politica, fece il farmacista e l’insegnante (venne anche accusato di “simpatie eccessive” nei confronti di una studentessa). Dopo essere entrato nel Senato del Mississippi, nel 1915 fu eletto governatore e prestò servizio dal 1916 al 1920.

Molti storici riconoscono che il primo mandato di Bilbo fu un successo, soprattutto perché riuscì a conciliare il risanamento dei conti con politiche sociali progressiste, caratterizzate ad esempio dall’introduzione dell’obbligo scolastico e dall’aumento della spesa per i lavori pubblici. Per queste misure divenne noto come “Bilbo il Costruttore”, avendo anche rilanciato l’industria locale, favorito la creazione di un sistema autostradale e di un ospedale adibito alla cura della tubercolosi.  Un altro soprannome che si guadagnò fu The Man, per l’abitudine di parlare di se stesso in terza persona.

Nel 1920 si candidò senza successo alla Camera. Vinse di nuovo le elezioni al governatorato nel 1927 e prestò servizio dal 1928 al 1932. Il suo secondo mandato fu invece costellato di polemiche, in particolare quando tentò di spostare la sede dell’Università del Mississippi da Oxford a Jackson, oppure quando fece diffondere la notizia che il candidato repubblicano Herbert Hoover aveva un’amante di colore per avvantaggiare il democratico Al Smith alle presidenziali del 1928. Nel 1930 fu il primo governatore americano a introdurre una imposta sulle vendite.

Nel 1934 ottenne per un seggio al Senato, dove sostenne il New Deal di Roosevelt e continuò a lottare per il mantenimento della segregazione razziale, dichiarandosi tra le altre cose apertamente contrario al diritto di voto ai neri. Nei suoi interventi più celebri si scagliò veementemente contro gli “assassini di contadini”, i “nemici della povera gente”, gli “avvelenatori internazionali benestanti”, i “distruttori delle strutture di previdenza”, i banchieri privati, i “facoltosi nemici dell’istruzione pubblica”, i “depennatori del debito europeo”, i “fabbricatori di disoccupati”, i pacifisti e i comunisti.

Si guadagnò anche la fama di provetto “ostruzionista”, soprattutto quando tentò in tutti i modi di bloccare l’approvazione di disegno di legge contro il linciaggio, motivato dalla convinzione che “con questo provvedimento il sud diventerà un inferno: stupri, sommosse, rivolte razziali e crimine aumenteranno di mille volte, e il sangue delle nostre figlie violentate e torturate ricadrà sulle teste di chi si renderà responsabile della sua approvazione.”

Per un periodo condivise anche le idee dei separatisti neri e sposò addirittura la dottrina di Marcus Garvey (padrino del nazionalismo nero), proponendo nel 1938 un emendamento per la lotta alla disoccupazione che avrebbe comportato la deportazione di dodici milioni di afroamericani in Liberia. Qualche anno dopò continuò a sostenere il progetto nel volume Take Your Choice: Separation or Mongrelization (1946), ricevendo il plauso dello stesso Garvey.

Un politico di colore (iscritto al Partito Comunista Americano)  che invece non suscitò di certo le sue simpatie fu Richard Wright, autore della nota autobiografia Ragazzo negro (1945) contro il razzismo degli Stati del Sud, che il senatore così apostrofò:

“Lo scopo di Wright è piantare i semi della rivolta nei cuori e nelle menti di ogni negro americano. Il suo libro è una delle cose più luride, sciocche e oscene che siano mai state pubblicate. Non vorrei mai che i miei figli lo leggessero, perché è soltanto spazzatura. Tuttavia viene da un negro e chiaramente non si può aspettare di meglio da una persona di tal fatta”.

Alla fine della sua carriera politica si ritirò nella sua tenuta “Dream House” a Poplarville. Morì a 69 anni a New Orleans. Sul letto di morte, convocò Leon Louis, direttore del quotidiano Negro South, per un’ultima dichiarazione:

“Sono contrario alla mescolanza sociale di negri e bianchi, ma non ho nulla di personale contro i negri in quanto razza. Dovrebbero essere orgogliosi del loro retaggio e considerarlo un dono di Dio, proprio come io sono orgoglioso del mio. Credo che i negri debbano avere il diritto di voto anche nel Mississippi, sempre che non abbiano intenzione di infangare la reputazione del mio Stato”.

Gli inservienti della clinica in cui morì fecero rimuovere il suo corpo da un tirocinante di colore (che in seguito sarebbe diventato vicepresidente dell’Università del Minnesota), con la consapevolezza che in vita Bilbo “non si sarebbe mai fatto toccare da un nero”.

Una statua di Bilbo venne collocata nella rotonda del Campidoglio del Mississippi ma poco tempo dopo venne trasferita all’interno, in una parte dell’edificio in seguito occupata da un caucus di afroamericani, i cui frequentatori oggi utilizzano il braccio della scultura come appendiabiti.

Le informazioni di questo articolo sono tratte dalla pagina di Wikipedia dedicata al politico americano. Abbiamo preferito riportarle direttamente sul nostro blog, invece che tradurla in italiano per Wikipedia, non solo per introdurre la figura di Theodore Bilbo (che approfondiremo in una serie di post), ma anche per evitare spiacevoli attriti con la nostrana versione di Wikipedia, i cui “amministratori” negli anni passati si sono dimostrati piuttosto solerti in materia di censura degli argomenti “politicamente scorretti”, persino quando espressi nel tono più neutrale possibile.

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