Un giornalista polacco nel 2012 parlò di un virus usato come arma biologica dai cinesi

Mariusz “Max” Kolonko è un celebre corrispondente polacco dall’America che ha lavorato per i principali media del Paese (TVP, TVN, Panorama). A partire dal 2012 ha deciso di “mettersi in proprio” aprendo un canale Youtube (esclusivamente in lingua polacca) di grande successo, nel quale discute di varie tematiche “politicamente scorrette”.

Il 12 dicembre 2012 ha pubblicato un video “in diretta da New York” (Chinczycy i wirusy przed 2030, “I cinesi e il virus prima del 2030”) che negli ultimi tempi è diventato virale nel web polacco perché sembra predire il coronavirus come arma biologica cinese. Ecco la trascrizione del suo intervento:

«Il nuovo rapporto dell’intelligence americana giunge al Presidente subito dopo le elezioni per informarlo delle tendenze demografiche, politiche ed economiche e consentirgli di adeguare le sue politiche estere di conseguenza.

Il rapporto minaccia la perdita di status di superpotenza mondiale da parte degli Stati Uniti prima del 2030, a fronte dell’avanzata cinese. Pechino continua a progredire nel consolidamento della sua potenza militare, che cerca di rafforzare non solo attraverso mezzi legali, ma anche col furto di tecnologia.

Ricorderete la foto della prima portaerei cinese inaugurata da poco. La storia dietro questa immagine è interessante: originariamente costruita dai russi, dopo il crollo dell’Unione Sovietica rimase bloccata in un porto ucraino perché non era stata completata neanche per il 30%. L’Ucraina non aveva idea di cosa farsene finché non ricevette una telefonata da un ufficio turistico di Hong Kong che offrì 20 milioni di dollari per acquistarla (un affare, visto che una portaerei completa costa almeno 4 miliardi). Il cliente cinese dichiarò di volerla trasformare in un casinò sul mare. Gli ucraini dunque gli vendettero la nave e vent’anni dopo la Cina ci ha ricavato la sua prima portaerei.

Ora cosa ci atterra sopra? Aerei J-20 fabbricati in Cina, che però sembrano copie esatte dei Sukhoi russi. Due mesi fa ho potuto visionare un’immagine del primo aereo cinese invisibile al radar che assomigliava a una copia esatta dell’F-22 Raptor americano. I cinesi ci stanno semplicemente rubando la tecnologia.

Gli americani avrebbero potuto incominciare a capire di cosa sono capaci i cinesi all’inizio degli anni ’90, quando Clinton aprì i confini alla Cina e i cittadini cinesi iniziarono a invadere gli Stati Uniti, dal Queens di New York alle piccole città come Fort Lee nel New Jersey.

[…] In generale i cinesi negli affari sono pericolosi, vanno subito a caccia delle risorse naturali di una nazione. In Africa lo fanno da anni. Così come in Polonia, quando costruimmo le autostrade. I cinesi hanno disposizione una forza lavoro composta da 941 milioni di persone, tre volte più grande dell’intera popolazione degli Stati Uniti. E poi si comprano anche il debito americano, tanto che se decidessero di venderlo, i tassi di interesse negli Stati Uniti salirebbero alle stelle e il mercato crollerebbe.

[…] Ciò che mi preoccupa del rapporto dei servizi non sono però i prodotti cinesi con cui ci inondano, né la loro natura predatoria verso le risorse naturali di un Paese, ma una frase che citerò per intero: “Un attacco di un nuovo tipo di virus dalla Cina è imminente nei prossimi anni”. Ricorderete l’epidemia di AIDS che ha decimato perlopiù l’Africa. Ricordiamo anche cosa fece la Peste Nera alla popolazione europea, quando la ridusse di un terzo. Il rapporto avverte che nel giro di qualche anno, comunque prima del 2030, dobbiamo aspettarci un attacco di un nuovo tipo di virus che causerà “la morte di molti milioni di persone in ogni angolo della terra in sei mesi”. Questa previsione è piuttosto preoccupante. Il rapporto degli Stati Uniti parla della morte di milioni di persone in meno di sei mesi. Questo deve preoccupare».

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