Un mese di Tinder

Questa estate ho “usato” Tinder per un mese. Devo scrivere qualcosa sull’esperienza, ma cercherò di farlo senza infangare la reputazione del blog. Ad ogni modo, sei match in totale (mangiate la mia polvere, incels!), dei quali due avevano strisciato sbagliato, un’altra mi ha fatto due domande di numero, “cm va” e “da dv” (scritte proprio così) e quando ho risposto “Milano” mi ha cancellato (troppe vocali?), un’altra veniva da un paesino tipo Vergate sul Membro e si è offesa a morte quando ho fatto una battuta, reagendo da vera poraccia. L’ultima era una italo-giapponese che ha esordito dicendo “Non mi piacciono i comunisti”, mi ha mandato centomila messaggi su quanto è importante avere una compagna fedele e ligia alle tradizioni e io per un attimo ho pensato fosse uno di voi che volesse trollarmi. Infatti l’ho lasciata perdere perché stava diventando una cosa inquietante (comunque sono ancora convinto che fosse un fake).

In totale, zero appuntamenti (ça va sans dire). Un appunto sgradevole: troppi gay che si iscrivono indicando “donna” come sesso per apparire tra le scelte dei  maschi, per non dire dell’impressionante presenza di trans (Italia mi deludi!), anche se riconosco alla categoria una certa onestà intellettuale nel palesarsi (qualche volta effettivamente ci si può cascare, anche perché quando ero giovane io -nel 2003- non c’erano ancora). Altra nota di colore: più ci si allontana dal confine italiano e più aumentano le ossessioni riguardanti l’altezza, “niente bassetti” (per “basso” intendono chi non supera i 180 cm, davvero), e la troiaggine cosmopolita e progressista.

Dovrei portare qualche screenshot dei casi clinici, ma ce ne sono davvero troppi, inoltre potrei avere problemi per la privacy (in ogni caso meglio non rischiare, con le attuali “commissioni contro l’odio” e tutto il resto). Tra le categorie più ridicole, le “sapiosessuali” (quello che si dicono “attratte fisicamente dall’intelligenza di un uomo” ma che se la cercano su Tinder allora misurano tale “intelligenza” in base alla mascella e agli addominali) e le comunistelle da strapazzo (quelle che nella biografia in cui dovrebbe spiegare chi sono scrivono letteralmente: “voglio un uomo comunista non sposato”; “no merde nazi no sbirri”; “no lega no fasci no borghesi sì Carola” ecc…).

Veniamo infine a qualche dato più serio: in primis, la testimonianza di un lettore dalla mia pagina Facebook che è stata cancellata e dunque immortalo qui.

Sono sulla soglia dei 50 anni e da 20 anni che ho internet (cavolo come passa il tempo) a quel periodo mi sembra (ma non vorrei dire una cavolata) ci fosse sono Meetic e alcuni annunci sul portale di Supereva (almeno io conoscevo quello). Orbene, in questo portale si potevano mettere gli annunci di ricerca dell’anima gemella, l’unico parametro era la città di appartenenza. Bene, in Vicenza e provincia le donne che hanno messo un annuncio erano 9 (nove), gli uomini 450 (quattrocentocinquanta). Chiaro che con questa “concorrenza” gli uomini sbattevano contro cocenti delusioni, al di là che io ho lasciato perdere, ho provato a tastare il terreno in una agenzia matrimoniale e volevano 300 euro di iscrizione e 85 euro al mese per 15 mesi: quando hanno detto che ero un bel ragazzo (per carità, facevano anche il loro lavoro) me ne sono andato.

Ovviamente uno potrebbe dire: “Si tratta di un fenomeno marginale”. Peccato che il più recente studio della Stanford University (luglio 2019) affermi che il 40% delle coppie americane ora si conosca online e che i siti d’incontro abbiano surclassato gli approcci al bar, a scuola, in chiesa, nel vicinato, ecc ecc…

C’è poi quello che dice: “Beh, a qualche maschietto comunque serve”. Parliamo di una percentuale infinitesimale, qualcosa al cui confronto la regola 80/20  è puro wishful thinking: su Tinder vige la regola del 95,5/4,5, come ha dimostrato un altro recentissimo studio.

Per portare un esempio concreto, una ventitreenne ha pubblicato su Reddit le statistiche personali di un anno di Tinder: ha scartato l’87,9% di uomini; in totale quelli che non sono stati scartati in base alla foto del profilo sono il 12%, ma l’1,5% “sopravvive” al primo messaggio e solo lo 0,017% riesce a ottenere un appuntamento.

Perciò la conclusione rimane la stessa: le ragazze su Tinder scopano un sacco! E anche lo 0,017% della popolazione mondiale maschile, cioè quegli esemplari conosciuti come Gigachad (ma vallo a spiegare alla Aspesi…).

Un commento su “Un mese di Tinder

  1. A proposito delle (sedicenti?) “sapiosessuali”, qualche anno fa non ricordo che pagina di Facebook mise alcune foto di ragazzi “intellettuali”, intenti a leggere dei libri in metropolitana. Il titolo era qualcosa tipo “Gli uomini col cervello esistono e sono quelli che ci piacciono” (non ricordo esattamente ma il senso è quello). A me arrivò perché alcune mie conoscenti ci avevano commentato. Commenti che erano tutti della solfa “sìiii meglio il cervello dei muscoli”, “sempre stata sapiosessuale”, eccetera (la maggioranza in inglese, era una pagina internazionale). Ora, la cosa buffa non era tanto che i tipi erano tutti dei modelli strafighi, per altro vestiti all’ultima moda (anche se quella finto-casual), ma che il tipo più gettonato stava leggendo (vabbé, era ritratto come se stesse leggendo) “Cosmos” di Carl Sagan, un libro che io a 8 anni (non 18 o 28, proprio 8 anni) avevo già letto, anzi lo sapevo praticamente a memoria. E niente, fa già ridere (o piangere) così.

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