Una poesia medievale dedicata alla figa

Ferita nel costato di Cristo dal libro di preghiera di Bona di Lussemburgo (1345)

Cywydd y Cedor è un componimento della poetessa gallese Gwerful Mechain (1460–1502) che celebra l’organo sessuale femminile e biasima quei colleghi che disdegnavano l’argomento. Non credo sia da considerare “femminista”, non solo perché non esiste una traduzione italiana (e il nostro è uno di quei Paesi nei quali si sceglie ciò che non deve essere tradotto, non viceversa), ma soprattutto perché il contesto è irrimediabilmente medievale (in particolare nel connubio tra erotismo e religione che caratterizza l’opera della poetessa) e perciò irricevibile al gusto moderno.

Pob rhyw brydydd, dydd dioed,
mul frwysg, wladaidd rwysg erioed,
noethi moliant, nis gwrantwyf,
anfeidrol reiol yr wyf,
am gerdd merched y gwledydd
a wnaethant heb ffyniant ffydd
yn anghwbl iawn, ddawn ddiwad,
ar hyd y dydd, rho Duw Dad:
moli gwallt, cwnsallt ceinserch,
a phob cyfryw sy fyw o ferch,
ac obry moli heb wg
yr aeliau uwchlaw’r olwg;
moli hefyd, hyfryd dwf,
foelder dwyfron feddaldwf,
a breichiau gwen, len loywlun,
dylai barch, a dwylaw bun.
Yno o’i brif ddewiniaeth
cyn y nos canu a wnaeth,
Duw er ei radd a’i addef,
diffrwyth wawd o’i dafawd ef:
gadu’r canol heb foliant
a’r plas lle’r enillir plant,
a’r cedor clyd, rhagor claer,
tynerdew, cylch twn eurdaer,
lle carwn i, cywrain iach,
y cedor dan y cadach.
Corff wyd diball ei allu,
cwrt difreg o’r bloneg blu.
Llyma ‘ynghred, teg y cedawr,
cylch gweflau ymylau mawr,
pant yw hwy na llwy na llaw,
clawdd i ddal cal ddwy ddwylaw;
cont yno wrth din finffloch,
dabl y gerdd â’i dwbl o goch.
Ac nid arbed, freisged frig,
y gloywsaint, gwyr eglwysig
mewn cyfle iawn, ddawn ddifreg,
myn Beuno, ei deimlo’n deg.
Am hyn o chwaen, gaen gerydd,
y prydyddion sythion sydd,
gadewch heb ffael er cael ced
gerddau cedor i gerdded.
Sawden awdl, sidan ydiw,
sêm fach, len ar gont wen wiw,
lleiniau mewn man ymannerch,
y llwyn sur, llawn yw o serch,
fforest falch iawn, ddawn ddifreg,
ffris ffraill, ffwrwr dwygaill deg,
breisglwyn merch, drud annerch dro,
berth addwyn, Duw’n borth iddo.

Ogni stupido poeta ubriacone
che sputa vanità senza sosta,
(e posso attestarlo,
io di nobile stirpe)
ha sempre declamato sterili lodi
nel canto per le donne delle valli,
tutto il giorno, nel modo più imperfetto
al dono più certo datoci da Dio Padre:
lodando i capelli, le vesti raffinate
di ogni ragazza vivace,
e poco più in basso, cantando gioiosamente
le sopracciglia sopra gli occhi;
lodando anche, bella forma,
la morbidezza del seno morbido,
e le braccia dell’amata, drappi ammalianti
che le fanno onore, e le sue mani.
Quindi con le sue rime migliori
prima del calar della notte cantava
rendendo omaggio alla grandezza di Dio
con elogio sterile dalla sua lingua:
lasciando il centro senza lode,
il luogo in cui i bambini sono concepiti,
la calda passera, eccellente fra tutte,
tenera e soffice, cerchietto spezzato fervente e brillante,
dove ho potuto amare, in perfetta salute:
quella passera sotto le mie vesti.
Sei un organo di forza illimitata,
una corona ben ordinata di piumaggio carnoso.
Dichiaro perciò che la passera è onesta,
cerchio di labbra ad ampia bordatura,
è una valle più lunga di un cucchiaio o di una mano,
un fossato per tenere un pene lungo due pertiche;
una figa nei pressi di un culo tondo
platea del canto col suo doppio in rosso.
E i santi più santi, gli uomini di Chiesa,
quando ne hanno la possibilità, regalo perfetto,
non perdono l’occasione per la massima benedizione
di Beuno, per dargli una bella sensazione.
Per questo motivo continua la mia reprimenda
a tutti voi orgogliosi poeti:
lasciate che i carmi alla passera circolino
e trovino fortuna e siano tramandati.
Sultana delle odi, morbida come seta
fessurina, tendina drappeggiata su un dolce buchetto,
due belle frappe che si incontrano in un luogo lieto,
un boschetto dolceamaro pieno d’amore,
foresta formidabile, dono impareggiabile,
tenero fregio, pelliccia di una bella coppia di palle,
il folto boschetto di una ragazza, cerchietto di amore prezioso,
bel cespuglio, che Dio la benedica.

3 commenti su “Una poesia medievale dedicata alla figa

  1. Mentre il nostro eroe vede “pheega” da tutte le parti, a me par di vedere solo l’antesignana delle “comedian” americane, per le quali basta infilare “muh vagina” in ogni discorso per presupporre (leggasi: esigere) ilarità dal pubblico.

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