Vaccinerò mio figlio per fargli vedere il Napoli allo stadio

A fine novembre Repubblica ha pubblicato un editoriale di tale Viola Ardone (che sarebbe una scrittrice) nel quale la signora racconta i motivi per cui farà vaccinare suo figlio di dieci anni. I motivi si possono riassumere nell’andare a vedere il Napoli allo stadio.

Partiamo da una premessa: un tempo sarei andato in biblioteca a prendermi tutti i libri di questa Ardone, spulciarli in cerca di qualche affermazione che avrebbe contraddetto le sue opinioni attuali e far cadere una goccia di verità nel mare dell’ipocrisia e del conformismo.

A chi mi segue sarà nota (almeno lo spero) la mia natura onnivora di lettore e la mia capacità di divorare volumi in poche ore: il “giochetto” di andare a cercare la citazione che mette in ridicolo il fanfarone dell’ultima ora o dell’ultimo evo spesso mi è riuscito ottimamente. Penso a Greta (e a sua madre), a Pippo Civati, a Carola Rackete o, per restare in tema di covidiotismo, a quell’altro illustre sconosciuto (Rosario Pellecchia) che auspicava soluzioni pinochetiane contro i manifestanti anti-lockdown mentre si faceva pubblicare da Mondadori insipidi romanzetti sentimentali.

Ora, questa cosa non posso più farla da quando è entrato in vigore il Green Pass per i topi di biblioteca (che vale naturalmente anche solo per farsi prestare i libri). Perciò in biblioteca non ci vado più da… ho perso il conto dei mesi (tra poco degli anni). E una volta andare in biblioteca era tutta la mia vita: sì, lo so, una vita di merda, ma proprio perché mi hanno tolto persino i passatempi più sfigati che uno sfigato possa immaginare avrò qualche ragione di essere incazzato. E comunque no, io questi libroidi (oggetti a forma di libro) non me li compro, perché immeritevoli del mio cestino e dunque fanculo a tutti quanti. Mi permetto ugualmente di commentare il raccapricciante pezzo della Ardone come un ignorante qualsiasi (sempre meglio che farsi vaccinare).

Allora, la scrittrice (o per meglio dire la scrivente) inizia così:

I bambini ci guardano, diceva quel bel film di Vittorio De Sica: mio figlio ha visto me, il suo papà e i nonni vaccinarsi e rivaccinarsi per tre volte nel corso di meno di un anno e rientrare a casa ogni volta più sereni, ha visto i suoi famigliari togliere via via le mascherine quando erano nella stessa stanza, li ha visti tornare ad abbracciarsi e sedere insieme a tavola in occasione dei festeggiamenti”.

Il “bel film di De Sica” è la storia di un dramma famigliare causato da una madre puttana che scappa con l’amante e fa finire il suo bambino in collegio, mentre il padre si ammazza per il dolore e il disonore. Le tenebre aggiunte al Cuore del De Amicis (Cuore di Tenebra, appunto). Una pellicola tragica, straziante, la cui natura non può che sfuggire a persone come la scrivente, la cui fazione di appartenenza ha maciullato i sentimenti con la sferza dell’anti-bigottismo per poi recuperare il più infimo dei bigottismi in forma di obbligo vaccinale. Perché mostrare il supplizio di un bambino vittima del divorzio dei suoi genitori è ancora un qualcosa di moralistico, seppur profondamente morale: mentre fuggire dalle tenebre di sofferenza e perdizione che decenni di sfascismo e sfamilismo hanno creato, invocando una nuova normalità con i no-vax al posto delle madri fedifraghe è la più comoda delle scappatoie. Mi sovviene sempre la stessa parola: merda.

I bambini oggi ci guardano nel nostro delirio, nella nostra convinzione che per salvare i loro nonni dobbiamo prima rinchiuderli in casa e poi sottoporli a un “vaccino” di cui non sappiamo nulla. L’anima innocente sente babbo e mamma dirgli che “appena possibile anche lui dovrà fare la punturina” e allora avanza almeno una contropartita: andare a vedere il Napoli allo stadio. Non riesco proprio a commentare senza ripetere continuamente merda, merda merda.

Viola Ardone evoca la scienza, anzi la “fiducia” in essa, e poi ne dice tante altre:

Non sono una virologa, mi informo come tanti e come tanti ho paure e dubbi e cerco di capire, senza nessuna certezza di essere nel giusto. Mi affido alla scienza perché la ritengo più affidabile delle mie congetture e della mia immaginazione. E dunque vaccinerò mio figlio, per evitare che il virus continui a circolare e che sviluppi varianti contro le quali il vaccino possa rivelarsi insufficiente. Per evitare, come pare, che possa incrudelire proprio sui bambini, che sono al momento più esposti degli altri. Per evitare che i nonni tornino a infettarsi”.

Affidarsi alla scienza è un atteggiamento anti-scientifico, spero che almeno questo sia pacifico. Tanto è vero che non esistono argomenti scientifici di fronte alla credenza che le varianti di un coronavirus nascano dalle mancate vaccinazione collettive. Tanto è vero che non esiste uno straccio di studio a dimostrazione che esso “incrudelisca sui bambini” (“come pare” a chi?). Tanto è vero che non è stato ancora dimostrato che i bambini siano gli ultimi untori rimasti, dopo i runner, i discotecari e i no-vax.

Sorvolo sulle altre considerazioni dell’Autrice, perché ad assecondare i suoi deliri ci ha già pensato chi è al governo (“Sarebbe meglio un vaccino a forma di lecca lecca o di caramella mou, di pop-corn, di ovetto di cioccolato con tanto di sorpresa dentro”), e concludo con la sua considerazione finale sul motivo principe per cui vuole iniettare una roba sperimentale a un decenne: “Per questo vaccinerò mio figlio, perché la sua libertà inizia dove finiscono le mie paure”.

Era intuibile che sarebbe finita così: il sessantottismo, il ribellismo, i generici appelli alla “libertà” sono sfociati nel più squallido e insulso dei mammismi. Freud, dove sei? Sì, perché avrete notato che nello scritto dell’Ardone manca completamente il Padre. Qualcuno che almeno dia un limite alla “libertà” di una Giocasta ormai fuori controllo.

Senza voler insinuare nulla, noto che questa “libertà” delimitata dalle “paure” è in fondo la stessa con cui la madre premurosa di cui sopra avrebbe potuto giustificare un eventuale aborto. Però questo è di per sé un approccio fin troppo “politico” alla questione, che una persona di buon senso potrebbe relegare alla saggezza popolare. Sempre partendo dal presupposto che qualcuno abbia conservato ancora un granello di buon senso…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.