Vado in televisione a sfanculare le donne

Emilio Fede conduce Studio Aperto

Un tizio che si è presentato come giornalista di Studio Aperto mi ha contattato attraverso un noto social network per offrirmi l’incredibile opportunità di partecipare a un servizio targato con l’esclusivo brand di Italia1. Non ha specificato l’argomento, ma credo non voglia discutere di antologie scolastiche curde dell’Armenia sovietica o della cosiddetta “pronuncia erasmiana” del greco antico, quanto del fatto che per me le donne se ne devono tutte andare affanculo.

Probabilmente si tratta di una trollata come il 99% delle mie interazioni online (anche se il profilo e le credenziali sembrano reali), tuttavia credo che l’amico giornalista, qualora non fake, sia stato tratto in inganno dal numero di like totalizzati da alcuni post della mia pagina Facebook, in verità generati perlopiù da una schiera di bot con nomi in cirillico, armeno e georgiano che mi hanno preso di mira per motivi sui quali stiamo ancora indagando.

Comunque sia, ho declinato gentilmente l’offerta per ragioni che -ci tengo a precisare- non hanno nulla a che fare con una presunta “dignità” da difendere (se non nella misura in cui mi sono posto nella condizione di difenderla, ma adesso  spiego): la questione è che, ringraziando l’Altissimo (Elhamdülillah) io ho già avuto figa e dunque non alcun bisogno di diventare un fenomeno da baraccone.

 

Perché -spero che almeno questo sia chiaro- chiunque “nato su internet” si presti ad andare in tv lo fa solo per la figa, cioè per aumentare il proprio status (“statusmaxxare”) sperando finalmente di rimediare qualcosina. Siccome io sono già a posto, non ho alcun bisogno di balaganizzarmi (neologismo di mia invenzione, dal russo балаган, “teatro provvisorio destinato a rappresentazioni popolari nelle piazze delle maggiori città, dal carattere grossolano e rudimentale”).

Ripeto, non sto rivendicando chissà quale “purezza” o superiorità morale, tanto è vero che, se non fosse andata come è andata, anch’io -lo ammetto apertamente- mi sarei prestato a certe imprese televisive il cui eco è giunto fin oltreoceano. La questione è però totalmente differente: le mie idee si propagano benissimo online e non ho bisogno di “personalizzarle” ulteriormente, anche perché allo stato attuale un’eccessiva attenzione sul “personaggio” rischierebbe di diventare controproducente.

Del resto questa delirante e perversa ricerca della figa non va letta nell’ottica della soddisfazione di chissà quale irresistibile urgenza (per quello ci sono modi molto meno “compromettenti”, e nemmeno illegali se si supera il confine), né l’affermazione di chissà quale principio, tipo che alcune femmine sarebbero attratte sessualmente dall’intelligenza (una panzana crudelissima che vale solo nel caso tale “intelligenza” si traduca nel perseguimento di uno status – tipo comparsa di un servizio di Studio Aperto) o che esisterebbero gli “unicorni”, le NAWALT ecc (quando invece tutte le donne sono così).

La figa si incorpora nel mio sistema solo come passaggio obbligato (in pratica lo sto facendo per voi stronzi) al ripristino del patriarcato, o perlomeno di un patriarcato, anche “tascabile” e minimale, come scrivevo qualche settimana fa (chiedo scusa per l’auto-citazione ma è sempre meglio che passare per un rincoglionito che ripete le stesse cose cambiando solo gli avverbi):

La superiorità degli approcci “reali” rispetto a quelli virtuali è soltanto un pregiudizio: tutto ciò che definiamo “realtà” non è che una versione espansa di Tinder. Le donne nella realtà reale giudicano gli uomini solo in base all’aspetto e a posteriori proiettano inconsapevolmente quelle caratteristiche esteriori sulla “personalità” e il “carattere” del soggetto maschile.
Dunque la morale della storia è fin troppo scontata: un uomo brutto non può esprimere quel che è realmente in un gesto, una camminata, uno sguardo, una frase. [….] Come si fa a dunque proiettare il proprio mondo interiore a discapito della mera apparenza?
I social, i blog e le chat aiutano di molto, è impossibile negarlo. In fondo il motivo per cui odiamo Tinder è che ci ricorda troppo le nostre origini ancestrali e violente: inconsciamente sappiamo che la “facilità” promessa dai siti d’incontro (“Ma com’è possibile che nessuno ci abbia mai pensato prima?”) la scontiamo con la distruzione di quel sottilissimo diaframma che separa natura e cultura. Potremmo definire tale diaframma “civiltà”, ma il termine è percepito come troppo neutrale e non impressiona quanto dovrebbe: sarebbe meglio usare esplicitamente l’espressione patriarcato.
L’approccio reale, diretto, immediato è ipergamia, tinderismo e degenerazione. L’approccio virtuale, indiretto e mediato è patriarcato, civiltà ed equità. Patriarcato tascabile. Tutto ciò che non posso concentrare in un “gesto”, cioè in un mento prominente, spalle larghe e due metri d’altezza, lo porto qui, nell’ambito della noosfera. Da questo punto di vista, per un uomo farsi dunque precedere dalla propria “fama” (o fame) potrebbe conferire un qualche misterioso vantaggio, nella misura in cui le donne sono suggestionabili e in grado -a quanto pare- anche di proiettare all’esterno qualità positive interiori qualora si siano imbattute in esse prima di subire l’imprinting dell’attrattività fisica.

Non penso che tutto ciò si possa concentrare in un servizio o “approfondimento” telegiornalistico, per i motivi appena espressi dal messaggio che dovrei comunicare in diretta tv. La cosa probabilmente si ridurrebbe a Sono un incel e voglio farmi dieci scopate con l’appello finale alle volontarie disponibili a concedermi le altre sei. Già che ci sono, preciso che “dieci” non è un numero casuale ma dipende dal fatto che mio nonno (classe 1913) ha avuto nove figli e di conseguenza mi piacerebbe almeno superare il numero delle sue scopate attestabili (per quelle che si è fatto non a scopo riproduttivo invece mi rassegno, anche se fa specie che che nell’epoca del libertinismo di massa l’80% degli uomini abbia probabilmente chiavato meno dei propri avi: col senno di poi, la sessuofobia cattolica era l’unica a concedere un po’ di figa al maschio medio).

Negli spazi stretti e dramatici (sic) dell’etere rischierei peraltro di non chiarire un equivoco che sorge continuamente riguardo alle mie intenzioni: esse non rappresentano un “tana libera tutti” o “una serie di impulsi da soddisfare”. Il fraintendimento è più che giustificato, ma sortisce principalmente dall’incomprensione della vera essenza della rivoluzione sessuale, che non è mai stata l’esaltazione dell’edonismo ludico-libidico, ma il ripristino di gerarchie ferine e inumane. E qui per farla breve mi autocito ancora (vedi che la tv -anche solo come miraggio- fa male): la retorica degli “impulsi da soddisfare” non è rivolta a quelli come me (come noi?), ma al 20% dei maschi geneticamente superiori (e anche le donne faticosamente cristianizzate ormai reclamano un Chad, precludendo al parrocchiano sfigato qualsiasi possibilità di “consacrare” le proprie pulsioni erotiche).

Ancora più avvilente chi mi accusa di cercare solo “rapporti instabili” (ho risposto al messaggio che segue, scritto da una follower, nel post scriptum di questo post):

“Dici di volere contatto umano ma sembri non mettere alcuna volontà di relazione. Vuoi che ti sia dato ciò che ritieni serva a te. L’altra persona appare puramente strumentale. Poi magari non è così, magari è una specie di scudo tuo, ma così appare. La metto sul personale: l’impressione è che della mia persona non ti importi nulla se non nella misura della possibilità di ottenere gli ingredienti che ti occorrono per cercare la tua completezza”.

Quando ho cercato una relazione (nei trentacinque anni precedenti della mia vita), sono stato respinto perché “prendevo le cose sempre sul serio” (“Mica ci dobbiamo sposare”; “Mica dobbiamo giocare a Dante e Beatrice”; eccetera). Ora che finalmente sono riuscito ad accettare che le donne siano tutte delle puttane senza cuore, ecco che vengo accusato dell’opposto, in quel che sembra una crudele tentativo di allargare il recinto della friendzone. D’altro canto certe obiezioni potrei solo accettarle da uno come me: non da una donna che non ha mai dovuto fare alcuno sforzo per ottenere una carezza, un abbraccio, un bacio (altro che scopare).

Una donna queste cose non le può davvero capire perché è limitata: non dal punto di vista mentale (anche se mediamente ha il cervello più piccolo) ma quasi “fisiologico”, nel senso che non sa cos’è la segregazione sessuale, l’apartheid in base all’estetica, TRENTACINQUE ANNI senza coccole eccetera. Come afferma il filosofo australiano Jim Jefferies,

“La mia teoria è questa: un uomo che va a letto con molte donne è uno stallone [stud], mentre una donna che dorme con molti uomini è una troia [slut]. E la gente pensa che sia ingiusto. Non è vero, è la sacrosanta verità, perché è facilissimo essere una troia e difficilissimo essere uno stallone. Per essere uno stallone devi essere spiritoso, affascinante, ben vestito, avere delle belle scarpe e un lavoro fantastico. Per essere una troia devi solo esistere. Ci sono troie brutte e grasse, ma non esistono stalloni brutti e grassi. Ho incontrato delle troie nane, ma mai uno stallone nano”.

Ecco, magari in un cazzo di studio televisivo sarebbe pure emersa questa ridicola obiezione: gne gne noi donne libertine perché voi maschi lo volete gne gne. Basta, smettila, sta’ zitta. Per riuscire a scopare la metà delle volte attestate di mio nonno ho dovuto inventarmi un fottutissimo freak show incentrato su me stesso, cercando di evitare ogni secondo la tentazione di trasformarmi in un fenomeno da baraccone (per tornare ab ovo).

In conclusione, al di là delle boutade, potrei diventare veramente un freak e passare la vita a fare “Il Signor Incel”, l’unico italiano apparso sulla wikipedia ufficiale dell’Inceldom; invece studio l’hindi, leggo Kierkegaard e scrivo canzoni d’amore (suono anche il bouzouki, ma qui niente link perché mi vergogno). Non riuscirete a ridurre tutto questo ai vostri schemi – ovviamente mi rivolgo sempre alle donne (perché invece i maschi possono dirmi tutte le cattiverie che vogliono, tanto li perdóno sempre). Non troverete l’ennesima scappatoia, non mi ridurrete al cringe. Io sono l’antitesi del mainstream e agirò come una talpa (non marxista) o un cancro (non fascista), rimettendovi in riga nei modi più imprevedibili.

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